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lunedì 31 agosto 2015

Lesson number... dunno!

Ultimamente capita non di rado che i miei post prendano spunto da risorse in lingua inglese. Tradurre è utilissimo per rinfrescare le mie conoscenze – anche se il mio tallone d'Achille è sempre stato la conversazione orale – e in questo periodo completo l'opera esercitandomi con Duolingo... anche se temo di aver appena esaurito le unità didattiche disponibili! :-/
Oggi condivido un paio di spunti sull'uso dell'idioma d'Albione che per noi di madrelingua italiana non sono affatto banali. Il primo l'ho trovato sul blog di Grammarly... e sì, lo so che per te sarebbe più utile leggerlo in lingua originale, ma io non resisto alla tentazione di tradurlo! ;-)

Lo sapevi che that e which non sono affatto intercambiabili? La differenza la fanno le frasi restrittive e non restrittive.
Ah, il vecchio dibattito that contro which. È una regola grammaticale così comune e frustrante. Ma non preoccuparti! Continua a leggere per trovare le nostre dritte facili e veloci su come usare correttamente that e which.
La frase restrittiva contro la frase non restrittiva
Proprio così, tutto si riduce a questi due tipi di frasi.
Una frase restrittiva agisce come un aggettivo per modificare il soggetto del periodo. La frase restrittiva è essenziale per il periodo perché fornisce informazioni che, se omesse, cambiano completamente il soggetto del periodo. Una frase restrittiva è sempre preceduta da that. Ecco alcuni esempi:
The ring that she had custom-made was stolen from the vault.
(L'anello che lei aveva fatto fare su misura è stato rubato dalla cassaforte)
Personal computers that utilize retina displays are great for graphic designers.
(I personal computer che utilizzano i display retina sono l'ideale per i graphic designer)
Una frase restrittiva non è mai posta fra segni di interpunzione.
Una frase non restrittiva di solito contiene informazioni opzionali sul soggetto che non sono del tutto necessarie per il periodo. In altre parole, se si omette una frase non restrittiva da un periodo, il soggetto del periodo rimane invariato. Una frase non restrittiva è normalmente preceduta da which (se viene usato un pronome). Ecco alcuni esempi:
The ring, which was part of a custom jewelry set, was stolen from the vault.
(L'anello, che faceva parte di una parure di gioielli, è stato rubato dalla cassaforte)
Personal computers, which were actually invented in 1964, have come quite a long way.
(I personal computer, che sono stati effettivamente inventati nel 1964, hanno fatto parecchia strada)
Una frase non restrittiva è di solito posta tra virgole, trattini o parentesi.
Ricorda: se il tuo periodo ne ha bisogno, allora hai scritto una frase restrittiva, e dovresti usare that. Se la frase dà un po' di informazioni extra, non necessarie, allora hai scritto una frase non restrittiva, e dovresti usare which.
Infine, dritta dritta dalla pagina Facebook di Grammarly, ecco un'immagine bizzarra ma esplicativa per chiarire l'impiego della cosiddetta virgola seriale, o Oxford comma.

domenica 30 agosto 2015

#evoisaresteUP

Oggi ti invito a visitare la pagina Facebook Buone notizie secondo Anna, la cui protagonista è una bellissima bimba con sindrome di Down – stavo per scrivere "affetta da", ma NON SI DICE... vedi sotto! – dalla risata davvero contagiosa: vedere per credere! :-) <3


Per i tuoi momenti '#down', 'RisatAnna plus' prima e dopo i pasti! :)#sindromedidown
Posted by Buone notizie secondo Anna on Martedì 30 giugno 2015
Ecco come si presenta la piccola, nata il 24 marzo 2014, nella descrizione sulla sua pagina: «Ciao, sono Anna e probabilmente tu hai un cromosoma in meno di me :)». Un netto ribaltamento del modo di pensare comune, secondo cui sono le persone Down ad avere il difetto di un cromosoma in più. Inoltre, «Cosa sono venuta a fare in questo mondo? A portare buone notizie e tanti sorrisi! :)».
La bimba presta il suo adorabile faccino a degli importanti spunti di riflessione sulla sindrome di Down: eccone qui di seguito alcuni.


Sono venuta a conoscenza di questa pagina grazie a un post di Saverio Tommasi, il quale a suo tempo ha dedicato due video a un argomento generalmente ritenuto tabù: il modo in cui le persone con sindrome di Down vivono l'amore e la sessualità.

sabato 29 agosto 2015

La felicità? È un atteggiamento...

L'altro giorno su Facebook mi sono imbattuta in un brano che mi ha colpito molto, e ho pensato di condividerlo qui. Purtroppo quella che ho letto io aveva tutta l'aria di essere una scadente traduzione da una lingua straniera... allora, piuttosto che correggerla prima di pubblicarla, ho preferito cercare una versione migliore, che ho trovato qui in inglese e ho ritradotto con le mie manine. Enjoy!
Dopo anni di duro lavoro al servizio della sua azienda, Rahul era stato nominato nuovo direttore. Alla nomina erano presenti anche sua moglie Anita e alcune delle mogli degli altri soggetti di vertice. In una stanza adiacente, Ann, la moglie dell'amministratore delegato dell'azienda, fece alla moglie di Rahul una domanda:
«Tuo marito ti rende felice?».
Il marito Rahul, che in quel momento non era accanto a lei, ma era sufficientemente vicino da udire la domanda, prestò attenzione alla conversazione, sentendosi sicuro, con il petto pieno di orgoglio e speranza, che Anita non avrebbe mai denigrato pubblicamente suo marito, ma avrebbe risposto di sì, dal momento che era sempre stata al suo fianco durante il loro matrimonio e attraverso gli alti e bassi della sua vita.
Tuttavia, con grande sorpresa sua e degli altri, lei rispose semplicemente:
«No, lui non mi rende felice...».
La stanza divenne sgradevolmente silenziosa, come se tutti stessero ascoltando la risposta della moglie. Ci fu un improvviso gelo nell'aria. Il marito era pietrificato. Sul suo volto apparve un'espressione accigliata. Non riusciva a credere a quello che sua moglie stava dicendo, soprattutto in un'occasione così importante per lui. Con grande stupore di suo marito e di tutti, Anita si mise a sedere risolutamente e spiegò con tono modesto ma austero alle altre mogli che erano presenti:
«No, lui non mi rende felice... ma... IO SONO FELICE. Il fatto che io sia felice o meno non dipende da lui, ma da me. Dio ha concesso a ciascuno di noi l'intelletto e il discernimento per ragionare, interpretare e decidere. Dio mi ha reso la persona da cui dipende la mia felicità. Faccio la scelta di essere felice in ogni situazione e in ogni momento della mia vita. Se la mia felicità dovesse dipendere da altre persone, da altre cose o circostanze sulla faccia di questa terra, io sarei in guai seri. Nel corso della mia vita ho imparato un paio di cose: io decido di essere felice e il resto è una questione di "esperienze o circostanze" come aiutare, comprendere, accettare, ascoltare, consolare, e con mio marito ho vissuto e praticato questo molte volte. Onestamente la vera felicità sta nell'essere appagati».
Si notò chiaramente un sorriso sul volto di Rahul sollevato e rassicurato.
La felicità si troverà sempre nell'appagamento, nel perdono e nell'amare sé stessi e gli altri.
Ci sono quelli che dicono di non poter essere felici:
  • perché sono malati;
  • perché non hanno soldi;
  • perché fa troppo freddo;
  • perché sono stati insultati;
  • perché qualcuno ha smesso di amarli;
  • perché qualcuno non li ha apprezzati;
  • perché il partner non era interessato a loro;
  • perché... perché... perché... un'infinità di perché!
Ma quello che non sanno è che possono essere felici anche se malati, se fa troppo caldo, che abbiano soldi o meno, se qualcuno li ha insultati, o qualcuno non li ha amati o non li ha apprezzati...
Essere felici è un atteggiamento nei confronti della vita, e ognuno di noi deve decidere.
Essere felici dipende tutto da noi.
Negli ultimi tempi ho la sensazione che mi vadano quasi tutte storte, e spesso mi convinco che "sarei in guai seri" se non potessi contare sul supporto di un uomo fantastico. Ma questo brano l'ho trovato di grande ispirazione, perché suggerisce chiaramente che per essere felici non è necessario aggrapparsi all'amore di qualcuno, né stare in perfetta salute, oppure essere apprezzati da tutti, o magari vincere al Superenalotto... No, la felicità va cercata prima di tutto dentro di sé; se poi arriva anche il resto, tanto meglio. :-) E avere un atteggiamento positivo nei confronti della vita è una premessa fondamentale per vedersi venire incontro tante cose belle.
[Ahimè no, non c'è atteggiamento positivo che possa propiziare una vincita al Superenalotto, una volta che hai giocato la schedina... ;-)]

venerdì 28 agosto 2015

Il mio segreto di bellezza ;-)

All'indomani del mio ultimo post, torno ad occuparmi di bellezza... perché il fatto che detesti perder tempo a truccarmi e farmi la messa in piega non vuol mica dire che non me ne freghi niente del mio aspetto! :-) Il mio principale tallone d'Achille è la pelle impura: anche se alla mia età gli adolescenziali brufolazzi (cit.) sono soltanto un ricordo, i punti neri continuano ad assillarmi. Finora li tenevo a bada applicando circa una volta alla settimana una maschera sebo-assorbente – purtroppo nei punti vendita dove mi rifornisco abitualmente non trovo più quella della Topexan, che era tanto pratica nel suo tubetto, ma soltanto formati monodose che detesto – oppure andando a ogni morte di papa dall'estetista a fare la pulizia del viso: un trattamento che, come ho già scritto, richiede preferibilmente una soglia del dolore abbastanza elevata. Ma l'altro giorno, leggendo questo articolo, ho trovato quella che sembra essere una soluzione tanto semplice ed economica quanto efficace del mio problema. Va da sé che l'ho già sperimentata, e ne sono così entusiasta che voglio condividere qui di seguito la traduzione!!! :-)
Questo facile trucco può aiutarti a sbarazzarti immediatamente di tutti quei fastidiosi e disgustosi punti neri!
I punti neri sono disgustosi e assai seccanti da rimuovere. La maggior parte delle persone si affida alle strisce per pulire i pori [come queste, che nei mesi scorsi ho provato a riutilizzare trovandole meno efficaci di un tempo, NdC] che presumibilmente dovrebbero aiutare a tirarli fuori. In realtà tutto quello che le costose strisce sembrano fare è seccare la fragile pelle sul naso e irritarla ulteriormente, oltre ad essere piuttosto dolorose da rimuovere. Invece di sprecare altri soldi alla ricerca di una soluzione a questo antichissimo problema di bellezza, prova questo metodo naturale al 100%. Tutto ciò che esso richiede è limone, sale e acqua tiepida. È molto più efficace di qualunque altra cosa nel rimuovere i punti neri, ed è incredibilmente a buon mercato e facile da fare.
In una ciotolina mescola un cucchiaio di sale marino [è senz'altro preferibile quello fino, anche se non è "marino", rispetto quello grosso, perché il composto si spande molto meglio, NdC], mezzo cucchiaino di succo di limone e un cucchiaino d'acqua. Applica il composto sul viso, con particolare attenzione a dove si trovano i punti neri o dove tendono a formarsi. Inizia a massaggiare delicatamente il composto sulla pelle con la punta delle dita. Esegui un movimento circolare, come se stessi lucidando una macchina, e concentrati sulle zone con punti neri. Continua a massaggiare il composto sul viso per almeno 2-4 minuti prima di risciacquare con acqua tiepida. Attendi qualche minuto e poi lava il viso una seconda volta con acqua fredda. Ciò contribuirà a chiudere i pori impedendo alle impurità di intasarli.
Se ti stai chiedendo come funziona questo semplice scrub, ecco la spiegazione. Il sale è un antibatterico naturale e aiuta a sturare i pori combattendo i germi e liberandoli da essi. Il succo di limone contiene acido citrico che aiuta anch'esso a combattere germi e batteri e pulire così la pelle. L'acido citrico illumina anche la tua pelle, in modo simile a come funziona un peeling chimico che la rischiara bruciandone lo strato più esterno. Anche se ciò suona piuttosto sgradevole, in realtà non è così male come si potrebbe pensare. L'acido citrico semplicemente dissolve via le cellule morte della pelle, l'olio, la sporcizia e altri agenti inquinanti che intasano e ostruiscono i pori. Il risultato è che la tua pelle rimane luminosa, rinfrescata e visibilmente più sana.
Se vuoi, puoi anche applicare lo scrub al limone e al sale sul resto del viso. È delicato e sicuro per praticamente tutti i tipi di pelle, e funziona incredibilmente bene per esfoliare e levigare. Limita tuttavia l'uso di questo scrub a solo 1 o 2 volte la settimana ed evita la luce solare durante l'applicazione, perché il succo di limone attira i raggi nocivi del sole che possono potenzialmente bruciare la pelle. Che cosa stai aspettando? Prendi un limone e un po' di sale: provare per credere!
Garantisco che dopo il trattamento la mia pelle la vedo e la sento liscia come se fossi appena uscita dall'estetista. E a un costo di gran lunga inferiore rispetto ai 25 euro che si fa pagare lei... ;-)

giovedì 27 agosto 2015

Essere donna

Ieri una mia amica ha pubblicato su Facebook il seguente messaggio di stato:
Tutte le donne sono uguali davanti ad una vetrina di scarpe!
Il suo status segue di qualche giorno quello della ben più famosa Selvaggia Lucarelli, la quale aveva scritto:
Nessun uomo al mondo potrà mai comprendere il male di vivere che ci piglia quando dobbiamo lavarci e asciugarci i capelli in vacanza. Tutte le incomprensioni uomo-donna nascono da qui, sul resto ci si incontra anche.
Leggendo certe cose, mi viene da dire che il mio problema non sono le incomprensioni uomo-donna, bensì le incomprensioni che si instaurano con donne di questo (stereo)tipo. Già, è innegabile che la sottoscritta i capelli se li lava più spesso che può, perché purtroppo i miei tendono ad appesantirsi e ci tengo ad averli sempre puliti... ma non si può certo dire che trascorra un sacco di tempo ad armeggiare con phon e spazzola, anzi: nella stragrande maggioranza dei casi io i capelli non me li asciugo proprio, nemmeno d'inverno – e temo che un giorno non lontano la mia cervicale mi presenterà il conto – a meno che non debba uscire subito dopo ed essere presentabile, nel qual caso me la cavo con cinque minuti di phon a testa in giù. Per quanto riguarda le scarpe, diversamente da "tutte le donne", non vado di certo in visibilio di fronte a un tacco 12, ma il mio unico criterio quando devo scegliere un nuovo paio è: saranno comode? O meglio: sarò in grado di camminarci con disinvoltura? Ciò esclude tutti i modelli dal tacco più alto di cinque centimetri. Per fortuna sono dotata di una statura leggermente superiore alla media, oltre che di capelli abbastanza lisci da stare in ordine di per sé. Ma anche se madre natura mi avesse fatta in un altro modo, dubito che avrei accettato di assoggettarmi alla schiavitù del tacco alto e del trucco&parrucco: sono ben contenta di essere una donna che non si cura di certe cose... Di tante, troppe altre cose sì, ahimè! ;-)

mercoledì 26 agosto 2015

Auguri a Fido!

Ho scoperto che oggi è il National Dog Day, la giornata nazionale del cane: una festa che, a differenza di Halloween e del Thanksgiving, non mi risulta sia stata ancora importata dagli Stati Uniti in Italia... ma scommetto che è soltanto questione di tempo! :-) La sottoscritta, che pur essendo "felina" di natura non disdegna i cani, celebrerà la ricorrenza odierna condividendo un'immagine tratta da 9GAG...

«Non sono pericolosi se allevati nel modo giusto. E neppure i cani lo sono» :-D
... una citazione di @BiIIMurray, a quanto pare semplicemente un fake del quasi omonimo attore e comico statunitense...
Sono sospettoso nei confronti delle persone che non amano i cani, ma mi fido di un cane quando non gli piace una persona.
... e una piccola selezione di GIF animate tratta da questa raccolta pubblicata su BuzzFeed che mostra quanto i nostri amici animali possano essere teneri, astuti, buffi e chi più ne ha più ne metta! :-)

 
 
 
 

[Per le fonti delle GIF rimando all'articolo da cui ho preso spunto]

martedì 25 agosto 2015

Benedetti vaccini

A un anno esatto di distanza – grazie Timehop :-) – dal mio post sull'omeopatia, torno ad occuparmi di teorie mediche a dir poco controverse: oggi è la volta degli oppositori dei vaccini. Sulla pagina Facebook di Sheeple ho trovato questa immagine...


... che prende spunto da un meme messo in circolazione dagli antivaccinisti, smontandolo pezzo per pezzo. Ecco qui di seguito la traduzione di ciò che c'è scritto.
IL BAMBOLOTTO MOSTRA QUANTI VACCINI RICEVE UN BAMBINO ENTRO I DUE ANNI DI ETÀ.
CI SONO DOMANDE?
Sì, ho tre domande.
  1. Quali delle malattie da cui queste iniezioni proteggono vorresti che il tuo bambino fosse a rischio di contrarre? 
  2. Se raggruppassi due anni di qualsiasi cosa su un bambolotto per fare una foto, non credi che potrebbe sembrare altrettanto impressionante? (latte, pannolini, bacetti)
  3. Hai mai avuto la poliomielite? (Nemmeno io, grazie ai vaccini)
L'immagine è piuttosto efficace nella sua concisione, ma in questo articolo di Wired potrai trovare molti altri spunti per controbattere alle argomentazioni di chi ritiene che i vaccini facciano più male che bene. Io sono fermamente convinta del contrario, tanto è vero che ho ritenuto opportuno vaccinarmi contro la rosolia...

lunedì 24 agosto 2015

Che cos'è il privilegio?

È fin troppo normale sentirsi insoddisfatti della propria esistenza, capita a me per prima, lo ammetto... e spesso non ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati non soltanto rispetto ai profughi che migrano in condizioni disperate nella speranza di costruirsi una vita migliore in un Paese straniero, ma magari semplicemente rispetto al vicino della porta accanto.
L'altro giorno ho visto su YouTube un video che mi ha colpito parecchio, pubblicato nel canale BuzzFeedYellow: si intitola What Is Privilege? (Che cos'è il privilegio?). Se lo guardi anche tu, sono convinta che ti offrirà validi spunti di riflessione...


Qui di seguito riporto la traduzione del parlato e delle scritte in sovraimpressione.
– Alcune persone nascono in famiglie dove devono camminare per delle miglia soltanto per prendere l'acqua. Tutto quello che devo fare io è aprire il rubinetto: questo è un privilegio.
La camminata del privilegio è un'attività pensata per aiutare le persone a comprendere gli effetti dei privilegi sociali. Un elenco di 35 privilegi o svantaggi sociali è stato letto ad un gruppo di 10 persone. Ciascuna persona faceva un passo avanti o un passo indietro a seconda di come si identificava con l'affermazione.
– Credo che il privilegio sia quando alcune persone hanno delle cose ed altre non ce le hanno.
– Sento che il privilegio è qualcosa di cui non si ha ancora veramente il controllo.
– Penso che sarebbe sciocco da parte mia dire che non ho diversi privilegi, considerando il paese in cui vivo e il lavoro che riesco a fare e l'università dove mi è stato permesso di andare.
– Suppongo che essere un maschio bianco mi aiuterà a finire da qualche parte nelle file davanti, ma farò qualche passo indietro per il fatto di essere gay.
– Non penso che ce la farò ad arrivare davanti. Credo che forse sarò nel mezzo. Questa è solo una sensazione che ho.
E queste sono le vostre posizioni finali.
– Penso che sia stato un po' strano per tutti.
– È una cosa difficile di cui discutere o su cui riflettere.
– È stato molto imbarazzante.
– Credo che quando lo puoi rappresentare visivamente in questo modo e così immediatamente, assume senz'altro una forma nuova.
– Oh, penso che ci stessimo tutti scherzando su all'inizio. Era tutto piuttosto leggero, ma non appena hanno cominciato ad arrivare le domande, l'umore è cambiato immediatamente e si è fatto silenzio.
– Solo guardare indietro e vedere un gruppo di persone dietro di te non è una bella sensazione.
– È strano quanto ci tieni a spiegare un certo privilegio come "Oh, ma in realtà non si tratta di me, perché io ho davvero lavorato sodo per questo". Quindi è strano fare un passo avanti quando senti come se stessi facendo un passo avanti con qualcun altro, ma porti un sacco del bagaglio di come quelle cose erano difficili. [Questa confesso di non averla capita, pur avendo a disposizione la trascrizione del parlato... C'è per caso qualcuno che vorrebbe suggerirmi una traduzione migliore di «It's like weird how you want to hold onto explaining a certain privilege like, "Oh, but that's not actually me because I hard to work really hard for that." So it's weird to take a step forward when you feel like you're taking a step forward with someone else, but you wear a lot of the baggage of how those things were hard»?, NdC]
– È stato più emozionante di quanto pensassi.
– Mi ha ricordato di quando si parla di schiavitù al liceo e tu ti senti arrabbiato per qualche giorno, ma poi ti rendi conto che è così che vanno le cose.
– Per me è stato un po' frustrante guardarmi indietro e vedere di quanto alcune persone fossero dietro di me e rendermi conto che né il fatto di lavorare duro e nemmeno la legislazione può colmare quella lacuna.
– È interessante essere un asiatico americano perché non sei davvero sicuro di dove cadi nello spettro del privilegio.
– So che per me uno dei motivi per cui sono finita così indietro era che c'erano domande sulla sicurezza. Essendo afro-americana, essendo donna, essendo una donna gay, c'erano così tanti modi diversi di non sentirmi al sicuro.
– Mi sento come se avessi appena imparato ad essere grato per quello che ho. Sai, siamo in una società così grande dove è tutto un lamentarsi di quello che non si ha.
– Ti mostra solo che per alcune famiglie, come ciascuna famiglia, sei destinato a fare meglio. I miei nonni hanno fatto bene, i miei genitori hanno fatto bene, ed io farò ancora meglio.
– Io credo che se non sei consapevole del privilegio dovresti fare questo esercizio, ma è più complicato.
E questo è l'elenco completo delle domande che sono state poste ai partecipanti al "gioco".
Se i vostri genitori lavoravano di notte e nei weekend per sostenere la vostra famiglia, fate un passo indietro.
Se potete muovervi nel mondo senza temere violenze sessuali, fate un passo avanti.
Se potete mostrare affetto per il vostro partner in pubblico senza paura del ridicolo o di violenza, fate un passo avanti.
Se vi è stata mai diagnosticata una malattia o una disabilità fisica o mentale, fate un passo indietro.
Se la lingua principale parlata nella vostra famiglia mentre crescevate non era l'inglese, fate un passo indietro. [Questa domanda ovviamente non ha altrettanto senso in un Paese la cui lingua ufficiale non è l'inglese, NdC]
Se venite da un ambiente familiare che vi ha sostenuti, fate un passo avanti.
Se avete mai provato a cambiare il vostro modo di parlare o di fare per guadagnare credibilità, fate un passo indietro.
Se potete andare ovunque nel paese, e trovare facilmente i tipi di prodotti per capelli di cui avete bisogno e/o cosmetici che corrispondono al colore della vostra pelle, fate un passo avanti.
Se siete stati in imbarazzo per i vostri vestiti o la vostra casa durante la crescita, fate un passo indietro.
Se potete commettere errori senza che la gente attribuisca il vostro comportamento ai difetti del vostro gruppo razziale/genere, fate un passo avanti.
Se potete sposare legalmente la persona che amate, indipendentemente da dove vivete, fate un passo avanti.
Se siete nati negli Stati Uniti, fate un passo avanti. [Altrove la domanda andrebbe riformulata con il nome del Paese in cui ci si trova al posto degli Stati Uniti, NdC]
Se voi o i vostri genitori avete mai affrontato un divorzio, fate un passo indietro.
Se sentivate di avere un accesso adeguato a cibo sano durante la vostra crescita, fate un passo avanti
Se siete ragionevolmente sicuri che sareste assunti per un lavoro in base alle vostre capacità e qualifiche, fate un passo avanti.
Se non ci pensereste mai due volte prima di chiamare la polizia quando si verifica un problema, fate un passo avanti.
Se potete vedere un medico ogni volta che ne sentite il bisogno, fate un passo avanti.
Se vi sentite a vostro agio nell'essere emotivamente espressivi/aperti, fate un passo avanti.
Se siete mai stati l'unica persona della vostra razza/genere/stato socio-economico/orientamento sessuale in ambiente scolastico o sul posto di lavoro, fate un passo indietro.
Se avete avuto prestiti per la vostra educazione, fate un passo indietro.
Se prendete permessi sul lavoro per le vostre feste religiose, fate un passo avanti.
Se avete avuto un lavoro negli anni delle scuole superiori e dell'università, fate un passo indietro.
Se vi sentite a vostro agio andando a casa a piedi da soli di notte, fate un passo avanti.
Se avete mai viaggiato al di fuori degli Stati Uniti, fate un passo avanti. [Anche questa domanda altrove andrebbe riformulata con il nome del Paese in cui ci si trova al posto degli Stati Uniti, NdC]
Se avete mai sentito che non ci fosse una rappresentazione adeguata o accurata del vostro gruppo razziale, di orientamento sessuale, di genere e/o di disabilità nei media, fate un passo indietro.
Se siete fiduciosi che i vostri genitori sarebbero in grado di aiutarvi/sostenervi finanziariamente qualora doveste andare incontro a difficoltà finanziarie, fate un passo avanti.
Se siete mai stati vittima di bullismo o presi in giro per qualcosa che non potete cambiare, fate un passo indietro.
Se c'erano più di 50 libri in casa vostra mentre crescevate, fate un passo avanti.
Se avete studiato la cultura o la storia dei vostri antenati alle scuole elementari, fate un passo avanti.
Se i vostri genitori o tutori hanno frequentato l'università, fate un passo avanti.
Se siete mai andati in vacanza con la famiglia, fate un passo avanti.
Se potete comprare vestiti nuovi o andare fuori a cena quando volete, fate un passo avanti.
Se vi è mai stato offerto un lavoro per via della vostra associazione con un amico o un familiare, fate un passo avanti.
Se uno dei vostri genitori è mai stato licenziato o è rimasto disoccupato non per scelta, fate un passo indietro.
Se vi siete mai sentiti a disagio per uno scherzo o un'affermazione che avete sentito legata alla vostra razza, etnia, sesso, aspetto o orientamento sessuale ma non ve la siete sentita di affrontare la situazione, fate un passo indietro.
Mi è venuto spontaneo pensare quanti passi avanti e quanti indietro dovrei fare io, e ho concluso che, come dice la donna al minuto 0:37, sarebbe sciocco da parte mia non riconoscere di essere abbastanza privilegiata. Ma ho trovato molto stimolante quello che dice il ragazzo al minuto 3:35: ognuno di noi dovrebbe rimboccarsi le maniche per fare ancora meglio delle generazioni che ci hanno preceduti.
[La scritta che apre il post, «Se non ci devi pensare, è un privilegio», è tratta da Black Men in America.com]

domenica 23 agosto 2015

Che c'azzecca?

La diciottesima edizione della Notte della Taranta, festival di musica popolare che mira a valorizzare la musica tradizionale salentina attraverso la sua riproposta e la contaminazione con altri linguaggi musicali (cit.), ha potuto contare su vari superospiti, tra i quali uno che meno degli altri dovrebbe aver bisogno di presentazioni: Luciano Ligabue. È stata lui la star del concertone finale di Melpignano. Ho saputo della sua partecipazione stamattina sfogliando i social network: Galatea ha twittato
Capisco le esigenze di marketing, ma Ligabue al festival della Taranta è un po' come invitare Marcella Bella a cantare lo jodel.
mentre un mio facciamico ha commentato
Ligabue alla Notte della taranta. Praticamente Satana che fa una cover dei Backstreet Boys
In effetti può suonare strano che una rockstar emiliana DOC prenda parte a un festival incentrato sulla pizzica salentina, ma se leggiamo la cosa in chiave di contaminazione non sembra più tanto strano, anzi. Ovviamente non ho resistito alla tentazione di ascoltare con le mie orecchie la sua performance, e ho trovato questo video registrato durante le prove generali. Liga è sempre Liga con la sua inconfondibile voce, piaccia o non piaccia... comunque mi sembra che abbia fornito un'interpretazione più che decorosa di un brano che non appartiene al suo repertorio abituale. Per quanto riguarda la pronuncia dialettale... beh, non posso far altro che astenermi e lasciare che siano i veri salentini a giudicare! :-)

sabato 22 agosto 2015

Il giustiziere... pensionato

L'altro giorno ho visto condiviso da almeno un paio di miei contatti Facebook il post di un signore, presumibilmente americano. Ne riporto qui di seguito la traduzione perché l'ho trovato... brillante, come dire! :-)
Mia moglie ed io siamo andati in città e abbiamo visitato un negozio. Quando siamo usciti, c'era un poliziotto che stava compilando una multa per divieto di sosta. Siamo andati da lui e io gli ho detto: «Andiamo, amico, che ne dice di concedere una pausa a un anziano?». Lui ci ha ignorati e ha continuato a compilare la multa.
L'ho chiamato «cog***ne». Lui mi ha guardato e ha cominciato a riempire un'altra multa per pneumatici fuori uso.
Allora mia moglie lo ha chiamato «testa di c***o». Lui ha completato la seconda multa e l'ha messa sul parabrezza assieme alla prima. Poi ha iniziato a compilare altre multe.
È andata avanti così per circa 20 minuti. Più noi lo insultavamo, più multe lui scriveva. Finalmente ha finito, ha sogghignato verso di noi e si è allontanato. Proprio in quel momento è arrivato il nostro autobus, ci siamo saliti sopra e siamo andati a casa.
Cerchiamo sempre auto con adesivi religiosi. Proviamo a divertirci un po' ogni giorno, adesso che siamo in pensione. È così importante alla nostra età!
La sottoscritta non ama granché i tiri mancini, specie quelli architettati ai danni di sconosciuti. E non credo affatto che esporre simboli religiosi sia di per sé una colpa da espiare. Ma, ammesso che le infrazioni contestate dal poliziotto fossero reali e non invece ingigantite o peggio ancora inventate di sana pianta per ripicca, mi piace pensare che tutte quelle multe siano state la giusta sanzione per qualcuno che aveva preso il volante un po' troppo alla leggera... [Ebbene sì, so cosa vuol dire beccarsi una multa, anche se "solo" per divieto di sosta, e direi proprio che mi è servito di lezione] Anche se debbo confessare che difficilmente la sottoscritta troverebbe mai il coraggio per giocare un tiro del genere a chicchessia!

venerdì 21 agosto 2015

E famo 'na cosetta sobria...

Non accennano a placarsi le polemiche – ho sempre sognato di scrivere questa espressione ;-) – riguardo alla sontuosa cerimonia andata in scena – è proprio il caso di dirlo – per rendere l'estremo saluto a Vittorio Casamonica, esponente dell'omonimo clan malavitoso. Il funerale ha avuto luogo ieri a Roma, come sottolineato da Roberto Saviano nella stessa chiesa che aveva negato le esequie religiose a Piergiorgio Welby, il cui imperdonabile crimine era stato quello di aver voluto porre fine a una vita di indicibili sofferenze. E a me son tornate in mente, attuali come non mai, le parole dell'attore Andrea Rivera che suscitarono tanto clamore anni fa: «Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, per Franco e per uno della banda della Magliana. È giusto così, assieme a Gesù Cristo non c'erano due malati di Sla, ma c'erano due ladroni».
Il sindaco di Roma Ignazio Marino ha espresso la sua indignazione in un tweet: «Ho chiamato il Prefetto perché siano accertati i fatti. È intollerabile che i funerali siano strumenti dei vivi per inviare messaggi mafiosi». E dall'interno dell'ambiente ecclesiastico è arrivata una presa di posizione analoga, quella di don Luigi Ciotti, fondatore dell'associazione contro le mafie Libera. A questo punto ci vorrebbe proprio un tweet da papa Francesco in persona, che della Chiesa cattolica è il capo oltre a essere vescovo di Roma, ma è da stamattina che faccio refresh del suo profilo Twitter – c'è anche in latino, e la cosa non dovrebbe sorprendermi – senza successo! ;-)
Un'altra vicenda recente che sta facendo molto discutere è quella di Martina Levato, condannata in primo grado per aggressione con l'acido, il cui bimbo appena nato le è stato portato via subito dopo il parto e forse verrà dato in adozione; sul mio tumblr ho condiviso alcuni punti di vista in proposito che valgono come spunti di riflessione su una vicenda riguardo alla quale trovo assai arduo prendere una posizione netta. Anche in questa circostanza c'è chi ha parlato di ingiustizia ponendo il suo caso a confronto con quello di Annamaria Franzoni, la quale, dopo sei anni in carcere, finirà di scontare la pena ai domiciliari; e in effetti suona un po' strano che possa ricongiungersi ai suoi figli una donna condannata per aver ucciso non una persona estranea alla sua famiglia, bensì il sangue del suo sangue, il figlioletto di tre anni Samuele. Ma con fior di periti che si sono espressi al riguardo, la sottoscritta preferisce evitare di giocare alla criminologa da bar...

giovedì 20 agosto 2015

#SalviamolaForestale

La scorsa settimana, mentre ero in vacanza, ho ricevuto via e-mail l'invito a firmare la petizione No alla soppressione del Corpo Forestale dello Stato ospitata sulla piattaforma Change.org, diretta al presidente del Consiglio Matteo Renzi e sostenuta da un gran numero di associazioni, enti e personalità pubbliche; domenica al mio rientro a casa ho apposto la mia firma con particolare convinzione, avendo appena maturato una ragione in più che si aggiungeva ai di per sé validissimi motivi esposti nella pagina della campagna. Infatti il giorno di Ferragosto avevo trascorso alcune piacevolissime ore in un ambiente suggestivo e pressoché incontaminato, quello del magnifico Parco dell'Orecchiella in Garfagnana, gestito appunto dal Corpo Forestale dello Stato; ho perciò avuto modo di apprezzare il valore dell'operato di questo glorioso ente, con alle spalle quasi due secoli di storia, che, considerando la specificità dei suoi compiti e l'importanza del patrimonio naturalistico italiano, mi sembra insensato accorpare a un'altra forza di polizia.
Condivido qui di seguito alcune istantanee che ho scattato sul posto, scusandomi per la scarsa qualità; un po' di foto decenti puoi trovarle qui, mentre qui puoi leggere una descrizione della riserva naturale.
Questo qua sotto è il Centro Visitatori, che sorge sulle sponde di un laghetto artificiale.


Temo proprio di non essere riuscita a rendere in fotografia la bellezza del giardino di montagna...


Il parco ospita alcuni esemplari di orso bruno...


... e di capriolo.


E allora? Non mi dire che ho fallito nel mio intento di convincerti a firmare anche tu la petizione?! Orsù, fila e aiutaci a raggiungere il traguardo, ché è per una buona causa! :-) Il problema è che in Italia i tagli alla spesa pubblica si fanno troppo spesso senza criterio, mentre invece, come racconta Salvo Di Grazia aka MedBunker, i soldi per acquistare dispositivi medici dall'efficacia a dir poco dubbia si trovano eccome...

mercoledì 19 agosto 2015

Circolare, non c'è niente da vedere...

Scorrendo la mia timeline di Facebook, nei giorni scorsi mi è capitato di notare più di una volta l'immagine qui accanto. Ieri, alla terza condivisione nella quale mi sono imbattuta, non ho resistito e ho pubblicato nella mia bacheca il link a uno degli articoli che sbufalano una notizia così priva di fondamento, perlomeno limitatamente al fatto che Marte possa apparire grande come la Luna; nulla da eccepire sulla prima parte, in quanto Marte è sempre visibile a occhio nudo.
Ecco qualche dato per farsi un'idea delle misure in gioco: Marte ha un diametro di circa 6.800 km, mentre la Luna è più piccola ma non poi di molto, con i suoi 3.476 km di diametro medio, e dista dalla Terra mediamente 384.400 km. A naso Marte è sempre un bel po' più lontano dal nostro pianeta: credo che per capacitarsene basti confrontare il semiasse maggiore dell'orbita terrestre (149.597.887,5 km) con quello dell'orbita marziana (227.936.637 km). Secondo Wolfram|Alpha, quel fatidico 27 agosto prossimo la distanza di Marte dalla Terra sarà di 377.700.000 km, oltre mille volte di più rispetto ai 370.111 km della Luna. Davvero ti sembra credibile che i due corpi celesti possano apparire della stessa grandezza apparente nel cielo?! E infatti non sarà così, meglio disilluderti adesso piuttosto che andare incontro a una delusione ancora più grande la settimana prossima: Marte resterà un puntino come al solito.
Oggi anche Paolo Attivissimo si è occupato della questione, rispolverando una sua vecchia indagine antibufala risalente al 2009: ebbene sì, a quanto pare questa panzana tende a ricicciare ad intervalli pseudocasuali...
La cosa divertente è che poi spuntano fuori anche le prese in giro, tipo questa...


... e quest'altra:


«Il 5 settembre 2015 la luna si duplicherà inspiegabilmente 37 volte e sarà visibile dalla terra! Questo non accadrà più fino al 2274, condividi affinché nessuno si perda questa meraviglia!!!!!!!» ;-)

martedì 18 agosto 2015

Non ci si può assentare un attimo...

... che subito gli spammer – i quali evidentemente in ferie non ci vanno mai – ne approfittano per prenderti di mira! ;-) In realtà escludo di essere stata bersagliata più del solito durante la mia settimana scarsa di vacanza, ma prendo spunto da un messaggio che ho ricevuto per posta elettronica, e che lì per lì avrò tutt'al più sbirciato distrattamente tramite l'app di Gmail, per rinverdire la mia "rubrica" dedicata alla sicurezza informatica.
Giovedì scorso mi è arrivato un e-mail dal mittente apparente BancoPosta Click <info_Servizio468378.785923911@BPCLICK.it>, e con oggetto Comunicazione importante: BancoPosta Click. Ne riporto qui di seguito il testo, a beneficio di chiunque dovesse usare i motori di ricerca per vederci chiaro in quello che, più che un banale messaggio di spam, risulta un ancor più subdolo tentativo di phishing. Se invece qualcuno fosse stato così ingenuo da cliccare sul link e regalare le sue credenziali ai malfattori, ahimè, non posso fare niente per aiutarlo...
Gentile cliente,
Ti informiamo che il 13/08/2015 alle ore 09:21 si e' registrato un tentativo di accesso al "Servizio Internet"
da un indirizzo IP a noi sconosciuto ( 87.20.111.22 ).
Questa segnalazione gratuita ti viene inviata, per incrementare la tua sicurezza.
Certifica il tuo conto e rendi sicura la tua connessione con un solo click:
https://bancopostaclick.poste.it/cweb/Certifica
Nota: Questo e' il risultato di un normale controllo di sicurezza.
Grazie,
BancoPosta Click.
Poste Italiane 2015 - Partita iva : 01114601006
A differenza di altri casi, il messaggio è scritto in un italiano decente, ma chiunque non sia completamente all'oscuro delle regole di sicurezza informatica avrà sentito suonare un campanello d'allarme. Che nel mio caso è diventato un'assordante sirena non appena ho posizionato il cursore sul link e mi sono accorta che esso non puntava all'URL esplicitato nel testo, bensì a http://montage-cabo.com/.x/index.html, che a occhio e croce con le Poste Italiane nun c'azzecca un accidente. E niente, mi terrò la curiosità di sapere dove sarei andata a finire seguendo il link... e in casi analoghi fai anche tu lo stesso, mi raccomando!

lunedì 17 agosto 2015

Il mondo in time-lapse

È stata dura tornare a casa dalle vacanze poco più di dodici ore prima dell'inesorabile rientro al lavoro, talmente dura che non ho ancora trovato il tempo e soprattutto la voglia per trasferire sul computer le foto scattate con smartphone e reflex... In compenso, nello smaltire gli spunti accumulatisi nell'ultima settimana, ho avuto modo di guardare due video davvero notevoli che mostrano le bellezze di due località turistiche tra di loro piuttosto lontanucce, nello spazio... ma magari non solo in quello, direi! ;-)
La prima, ebbene sì, è Pescara, raccontata da Alessandro Petrini nel time-lapse qua sotto.


Però, quanto è bella la mia città, ho pensato incantata... finché non ho visto quest'altro time-lapse girato da Rob Whitworth in quel posto incredibile che è Dubai.


Ma tanto la differenza sta tutta nel budget... no? ;-)

domenica 9 agosto 2015

Voglia di vacanze

Si avvicinano sempre di più le agognate vacanze... e quindi, prima di entrare definitivamente (forse) in modalità "risparmio energetico", condivido alcuni spunti a tema!
Si fa sentire l'effetto di mesi di stress ininterrotto...


(via Io Ti Maledico)
... e delle ultime settimane di caldo torrido!


(via Facebook)
La sottoscritta ambisce a un assoluto relax...


(via Silvia Ziche)
... che non va assolutamente compromesso facendo sforzi inutili! ;-)


(ancora via Silvia Ziche)


«Non rinunciare mai ai tuoi sogni. Continua a dormire» (via Grammarly). E io spero tanto di riuscire a sfruttare queste ferie per recuperare almeno un po' di sonno arretrato... È questo il mio sogno più immediato! :-)
[L'immagine che apre il post è tratta da etimo.it]

sabato 8 agosto 2015

Everybody loves gattyny

Dicheno che fra gli argomenti di maggior successo in Rete ci siano i gattini... ed è per questo – ma soprattutto perché in questo periodo la voglia di produrre post più elaborati scarseggia alquanto – che oggi me la cavo condividendo un paio di spunti a tema! ;-)
Qui sotto puoi vedere il CAT-erpillar – in inglese cat vuol dire gatto, mentre caterpillar è il bruco – ovvero il gatto più lungo del mondo (via Bored Panda).


Tranquillo, non c'è di mezzo nessuna anomalia genetica e neppure effetti speciali particolari: semplicemente, mentre il padrone del gatto stava scattando una fotografia panoramica del suo soggiorno, la bestiola si è messa inopinatamente a camminare... e questo è il risultato!
Infine, ecco un video davvero simpatico che vede protagonisti degli adorabili felini alle prese con computer, stampanti e diavolerie tecnologiche assortite... :-)

venerdì 7 agosto 2015

Per un turismo più autentico

Da oggi a pranzo sono ufficialmente in ferie per una settimana, anche se finché il mio treno non sarà giunto a destinazione – scaramanzia non ti conosco ;-) – non mi sembrerà vero di essere in vacanza... comunque, a proposito di mete turistiche italiane, condivido il link all'articolo 10 tourist traps you should avoid in Italy — and where to go instead (10 trappole per turisti da evitare in Italia, e dove andare invece) pubblicato su Business Insider. Perché un punto di vista esterno potrebbe essere più obiettivo rispetto a quello di noi italiani comprensibilmente fin troppo innamorati del nostro Belpaese... :-)


L'autrice dell'articolo, Sophie-Claire Hoeller, elenca alcune delle nostre attrattive turistiche più inflazionate, e le pone a confronto con altre analoghe e forse anche più degne di nota, ma inspiegabilmente – o quasi – meno conosciute. Ecco i suoi consigli (nell'articolo originale, a ciascuno di essi è associata una breve spiegazione). Io di tutte queste mete "alternative" ne ho visitata soltanto una, le terme di Saturnia, se si eccettua una toccata e fuga a Taormina: urge correre ai ripari! ;-)
A proposito di mete turistiche ingiustamente poco conosciute, quest'altro articolo di Viaggi News.com ne elenca cinque sparse per l'Europa: Český Krumlov, Annecy, Polperro, Traù e Sintra. A giudicare dalla foto che accompagna l'articolo, di sicuro Annecy, la "Venezia di Francia", merita una capatina... :-)
E io, dove me ne vado di bello? Facciamo che te lo dico quando torno... ma posso anticipare che vedrò di girare alla larga dalle trappole per turisti! ;-)

giovedì 6 agosto 2015

Let all the souls here rest in peace, for we shall not repeat the evil

Ricorre oggi il settantesimo anniversario di uno dei fatti più sconvolgenti della storia recente: il bombardamento atomico di Hiroshima, che mieté decine e decine di migliaia di vittime.
Quel drammatico 6 agosto 1945 è stato commemorato sul sito The Wider Image con l'uscita di ieri, intitolata After the atomic blast (Dopo l'esplosione atomica) e corredata da immagini d'epoca oltre che da scatti recenti del fotografo Issei Kato. Ho tradotto il testo, inserendovi alcune delle foto più significative oltre a dei link a Wikipedia per approfondire. Comunque consiglio di leggere l'articolo direttamente alla fonte, per poter fruire della funzione before & after: spostando il cursore del mouse su alcune foto, si possono vedere degli scorci di Hiroshima con l'aspetto che avevano all'indomani del bombardamento, a confronto con come appaiono oggi.


L'Atomic Bomb Dome conserva una delle poche strutture rimaste in piedi a Hiroshima dopo il primo attacco nucleare al mondo 70 anni fa. Adesso è un patrimonio dell'umanità.
L'ombra della bomba si profila ancora grande nella moderna Hiroshima, una fiorente, vivace città attraversata da sei fiumi.
Il Parco della Pace che circonda il Genbaku Dome si estende su gran parte del centro cittadino e comprende un cenotafio con la scritta: «Che tutte le anime qui riposino in pace, affinché noi non ripetiamo il male» [è la frase che ho scelto come titolo del post, in inglese ché magari in giapponese l'avrebbero capita in pochi ;-), NdC].
Il Giappone ha una politica di lunga data di non possedere o produrre armi nucleari e non lasciare che altri le portino nel Paese.
Il bombardiere statunitense B-29 Superfortress Enola Gay, che trasportava 12 membri dell'equipaggio, lasciò cadere la bomba atomica, soprannominata Little Boy, su Hiroshima il 6 agosto 1945.
Tre giorni più tardi, gli Stati Uniti rilasciarono una bomba atomica soprannominata Fat Man su Nagasaki.
Il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki, ordinato dal presidente degli Stati Uniti Harry Truman, resta il solo uso di armi nucleari in guerra.
Il 15 agosto 1945, dopo l'attacco su Nagasaki, il Giappone si arrese, portando la Seconda Guerra Mondiale alla fine.
Con i loro ranghi in diminuzione, alcuni sopravvissuti – chiamati hibakusha in Giappone – sono determinati a trasmettere le loro esperienze alle giovani generazioni.
Ora ci sono circa 180.000 sopravvissuti dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki. Quest'anno la loro età media ha superato per la prima volta gli 80 anni.
Infine, un'immagine da incubo: una nube atomica che fluttua sopra Hiroshima.


La colonna sonora del post di oggi non poteva che essere Enola Gay, brano registrato nel 1980 dagli Orchestral Manoeuvres in the Dark. L'aereo che sganciò la bomba su Hiroshima deve il suo soprannome, Enola Gay appunto, alla madre del pilota Paul Tibbets. Fosse stato mio figlio, non credo proprio che mi sarei sentita gratificata da un simile omaggio...

mercoledì 5 agosto 2015

Mi manca la parola, un anno dopo

A un anno esatto di distanza – grazie a Timehop che me l'ha ricordato :-) – pubblico un breve "aggiornamento" del post nel quale passavo in rassegna alcune parole pressoché intraducibili dalla lingua d'origine. Lo faccio perché di recente mi sono imbattuta in un'altra raccolta analoga a quella da cui presi spunto l'anno scorso, e con la quale peraltro ha in comune svariati termini, ma illustrata a meraviglia da Marija Tiurina, la quale è anche su Instagram e su Facebook. Ho scelto alcune parole, di ciascuna delle quali condivido anche la relativa illustrazione.
Torschlusspanik (tedesco): "panico da porte che si chiudono", o la paura che con l'età diminuiscano le opportunità.


Duende (spagnolo): il potere misterioso che ha un'opera d'arte di toccare nel profondo una persona.


Luftmensch (lingua yiddish, da non confondere con il tedesco): si riferisce a qualcuno che è un po' un sognatore, e letteralmente significa "persona d'aria".


Cafuné (portoghese brasiliano): l'atto di accarezzare teneramente con le dita i capelli di qualcuno. [Il concetto è bellissimo e anche romantico... la parola un po' meno, specie per gli "abruzzesofoni": da cafuné a cafunett il passo è fin troppo breve! ;-)]


Palegg (norvegese): tutto quello che si può mettere su una fetta di pane.


Gurfa (arabo): la quantità d'acqua che può essere tenuta in mano.


In realtà – tu guarda un po' che cosa sono andata a ripescare dai cassetti della memoria – una parola per rendere questo stesso concetto in italiano esiste eccome, ed è giumella...