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venerdì 31 marzo 2017

Schwarzy blasta lagggente

Nei giorni scorsi è diventato virale lo screenshot qui sotto, tratto da questo thread pubblicato sulla bacheca di Arnold Schwarzenegger, l'attore ritornato al cinema nel 2011 dopo otto anni da governatore della California.


"Schwarzy", trasferitosi negli USA all'età di 21 anni ma di origine austriaca, scrive «Sono così ispirato dagli atleti che sto incontrando ai Giochi Olimpici Speciali 2017 in Austria» (i Giochi Olimpici Speciali sono una manifestazione multisportiva con cadenza quadriennale per atleti con disabilità intellettiva). Ed ecco che arriva un commento (successivamente rimosso, ma gli screenshot non perdonano)...
I Giochi olimpici speciali non hanno senso. Le Olimpiadi sono per gli atleti migliori del mondo che competono l'uno contro l'altro per determinare chi è il migliore. Avere dei ritardati che competono significa fare il contrario!
... al quale il titolare della bacheca risponde giustamente a tono:
Per quanto questo commento sia stupido e cattivo, non ho intenzione di eliminarlo o di bannarti (non ancora) perché è un'occasione propizia per insegnarti qualcosa. Tu hai due strade possibili davanti a te. In questo momento ti garantisco che questi atleti hanno più coraggio, compassione, cervello, abilità... per farla breve una dose maggiore di ogni qualità umana positiva rispetto a te. Quindi prendi la loro strada: potresti imparare da loro, e cercare di sfidare te stesso, di restituire, di aggiungere qualcosa al mondo. Oppure puoi rimanere sulla tua strada, e continuare ad essere un triste, patetico, invidioso troll dell'internet che non aggiunge nulla al mondo ma prende in giro chi non conosce l'invidia meschina. So che quello che vuoi davvero è attenzione, per cui lascia che io sia chiaro: se scegli di andare avanti su questa strada, nessuno si ricorderà mai di te.
Devo ammettere che Schwarzenegger non mi è mai piaciuto granché, né per i suoi ruoli cinematografici (il prototipo del macho tutto muscoli e poco cervello) né tantomeno per il suo apporto alla politica (ammetto di avere un pregiudizio negativo nei confronti dei repubblicani, figuriamoci verso di lui che con ogni probabilità deve la sua elezione soltanto alla popolarità acquisita sul grande schermo) e neppure come uomo (si è separato dalla moglie dopo venticinque anni di matrimonio perché aveva avuto un figlio dalla colf). Ma con questa esternazione ha riguadagnato un sacco di punti nella mia personale classifica! :-)

giovedì 30 marzo 2017

È per una buona causa

In prossimità del Natale 2003 usciva Love Actually, una delle commedie romantiche più amate e odiate di sempre. Voglio dire, io quel film lo adoravo senza riserve... finché non ho letto questa recensione, che me lo ha fatto vedere con occhi un tantino diversi! ;-)
A distanza di quattordici anni gli attori principali del cast originario si sono riuniti per girare, ancora con Richard Curtis come regista, Red Nose Day Actually. Trattasi di un mini-sequel trasmesso dalla BBC il 24 marzo scorso in occasione del Red Nose Day 2017, evento televisivo organizzato dall'associazione benefica Comic Relief per raccogliere fondi a favore dell'infanzia in difficoltà; lo puoi trovare qui sottotitolato in italiano.
Nell'arco di un quarto d'ora il corto ci svela come sono andate a finire alcune delle vicende narrate nel film. Cercando di spoilerare il meno possibile, ti preannuncio che scoprirai se Mark (Andrew Lincoln) si è rifatto una vita dopo che l'amata Juliet (Keira Knightley) gli ha inconsapevolmente spezzato il cuore sposando Peter (Chiwetel Ejiofor), e se le storie d'amore di Daniel (Liam Neeson) con la sosia sputata di Claudia Schiffer (interpretata dalla top model in persona) e del figliastro di lui Sam (Thomas Brodie-Sangster, è sua la foto che apre il post) con Joanna (Olivia Olson) hanno avuto un seguito. Inoltre vedrai il primo ministro britannico David (Hugh Grant) danzare più scompostamente che mai sulle note di una hit dei nostri tempi (Hotline Bling di Drake) mentre la moglie Natalie (Martine McCutcheon) lo osserva rassegnata, ascolterai la vecchia gloria Billy Mack (Bill Nighy) raccontare alla radio che fine ha fatto il suo caro manager Joe (Gregor Fisher), e vedrai Jamie (Colin Firth) ancora in difficoltà col portoghese, mentre sua moglie Aurelia (Lúcia Moniz) sembra decisamente più a suo agio con l'inglese. Rivedrai pure Rufus, lo stralunato commesso impersonato da Rowan Atkinson aka Mr Bean.
Come forse avrai notato, mancano all'appello...
  • Harry (Alan Rickman, scomparso l'anno scorso), la moglie Karen (Emma Thompson) e la segretaria-amante Mia (Heike Makatsch);
  • Sarah (Laura Linney), la cui storia con il bel Karl (Rodrigo Santoro) è stata involontariamente mandata a monte dal fratello di lei;
  • Colin (Kris Marshall), Tony (Abdul Salis) e le ragazze americane che andavano pazze per gli inglesi;
  • John (Martin Freeman) e Judy (Joanna Page), quelli che facevano le "controfigure" per le scene di sesso.

mercoledì 29 marzo 2017

Silenzio, sto leggendo

Stamattina, aprendo la mia timeline di Facebook, ho notato il post di un'amica, insegnante di materie letterarie a Pescara, che magnificava l'iniziativa di guerrilla reading intrapresa a Milano e auspicava che l'idea potesse essere esportata in ogni dove. In sintesi, alcuni appassionati lettori della Biblioteca Crescenzago sabato scorso hanno cominciato a leggere ad alta voce pillole di letteratura scelta su un tram di Milano per attirare l'attenzione dei passeggeri e distoglierli dai loro smartphone (ai quali, bisogna riconoscerlo, sono/siamo in tanti a fare ricorso anche per ammazzare il tempo sui mezzi pubblici, in coda dal medico o alle Poste, ecc.).
Ho salvato il post della mia "facciamica" per leggerlo in seguito con calma insieme ai relativi commenti, ma quando sono andata a recuperarlo era sparito, inspiegabilmente... o forse no: devo ammettere che anche a me talvolta capita di eliminare qualche post quando la discussione prende una piega spiacevolmente imprevista.
Poco dopo quel post ne ho notato un altro di Persio Tincani sullo stesso argomento ma di segno opposto, dal momento che il suo eloquente commento alla notizia è stato «Mille e un modo per rompere i c***ioni». Ebbene, mi spiace per la mia amica che mette tanta passione in tutto quello che riguarda il suo lavoro, ma personalmente mi sento più d'accordo con Persio...
Sarà che il mio modo di pensare e di memorizzare ha da sempre una forte componente visiva, quando andavo a scuola e poi all'università non potevo fare a meno di annotare minuziosamente tutto quello che il prof diceva per fissare i concetti... mentre nell'ascolto ho una capacità di attenzione più limitata: non dico della durata di un aforisma, ma poco ci manca (a meno che l'argomento non mi interessi fin da subito e a parlare non sia una voce alla Luca Ward). ;-) Per me i libri andrebbero assaporati in un ambiente tranquillo e silenzioso – in viaggio faccio molta fatica a portarne avanti uno – e non certo ascoltati: se dipendesse da me, Audible chiuderebbe bottega. Certo, gli audiolibri sono un'ottima soluzione per chi grazie a loro riesce a mettere a frutto il tempo trascorso al volante, ad esempio, e soprattutto per i non vedenti... ma se leggo tra me e me – a proposito, non ho mai sentito l'esigenza di ripetere oralmente quello che studiavo – sono più veloce di chiunque legga ad alta voce in modo comprensibile, e mi distraggo molto meno.
Pare che l'iniziativa di guerrilla reading abbia riscosso un certo successo... ma se ci fossi stata io su quel tram non credo che avrei apprezzato; sui mezzi pubblici mi infastidisce anche solo il chiacchiericcio insistente non rivolto a me, figuriamoci delle persone che leggono ad alta voce e pretendono che dia loro retta anziché farmi i fatti miei. Poi magari uno è poco incline ad ascoltare e vuole essere lasciato in pace perché ha i suoi pensieri per la testa, è preoccupato per il lavoro, rischia di arrivare in ritardo a un appuntamento, ecc... No, decisamente una simile idea non è adatta a far presa sulle persone come me: la trovo simile all'atteggiamento dei prof che come compito per le vacanze estive ci davano da leggere dei libri a volte anche piuttosto impegnativi – imporre una cosa non è mai il modo migliore per farla amare – e al ritorno a scuola pretendevano che presentassimo la fatidica "relazione" (che ero tra i pochi a scrivere, ma questo è un altro discorso). Soprattutto a causa di questa sorta di "trauma adolescenziale", sono rimasta a lungo refrattaria alla lettura come diletto...

martedì 28 marzo 2017

Lavoro, tecnologie e calcetto

Giuliano Poletti ha colpito ancora: dopo essersela presa coi nostri cervelli in fuga – «Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi» – e prima ancora con chi si laurea a pieni voti ma fuori corso – «Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21» – in un incontro con gli studenti sull'alternanza scuola-lavoro tenutosi ieri a Bologna il ministro del Lavoro ha affermato che si creano più opportunità «a giocare a calcetto che a mandare in giro i curricula» e che «i rapporti che si instaurano nel percorso di alternanza scuola-lavoro fanno crescere il tasso di fiducia e quindi le opportunità lavorative».
Il problema è che il ministro non ha mica tutti i torti: lo sanno tutti quanto sia importante per riuscire a trovare lavoro poter contare su una buona rete di relazioni – relazioni che si coltivano anche e soprattutto nel tempo libero – e a me sembra fin troppo normale che si tenda ad assumere (avendone la possibilità) oppure anche solo ad aiutare nella ricerca di un impiego un amico, a meno che non lo si consideri un inguaribile e inaffidabile lavativo, piuttosto che un perfetto sconosciuto, sebbene magari più qualificato. La sottoscritta è in cerca di lavoro da mesi, ma nonostante abbia all'attivo un brillante centodieci e lode in Ingegneria Elettronica conseguito dopo anni di studio matto e disperatissimo (cit.) l'unica proposta concreta che mi è stata offerta finora è stata quella di entrare nel "magico" mondo del multi-level marketing, che ho declinato perché non sono affatto portata per certe attività.
L'esternazione di Poletti è arrivata sui giornali poco dopo l'intervista rilasciata dal sociologo Domenico De Masi a Linkiesta.it in occasione dell'uscita del suo nuovo libro Lavorare gratis, lavorare tutti.
Il suo libro non è solo una fotografia del lavoro che scompare, ma lei propone anche delle soluzioni. Cosa bisogna fare?
Bisogna puntare a creare nuovi lavori, cosa che sta già avvenendo con una fantasia infinita spronata dal bisogno. Ma in attesa di questi nuovi lavori, bisogna redistribuire quelli che già esistono. È inutile pretendere il lavoro per i disoccupati se gli occupati fanno straordinari, sono sempre disponibili, anche nel week end e si fermano in ufficio ogni giorno oltre l'orario di lavoro senza essere per questo retribuiti.
Significa che lavoriamo troppo?
In Italia lavoriamo 1.800 ore all'anno. È la quantità di ore maggiore in Europa. In Francia e in Germania ci si ferma a 1.500 ore. In Italia ci sono almeno 2 milioni di impiegati e manager che fanno ogni giorno un paio d'ore di straordinario non retribuito. Parliamo di 110 milioni di giornate lavorative, cioè 500mila posti di lavoro. Oggi lavorare oltre il dovuto sembra quasi un vanto. Ma non dovrebbe essere così.
E cosa dovremmo fare?
Bisogna redistribuire il lavoro, riducendo gli orari. Passando magari dalle 40 alle 36 ore settimanali. In questo modo non avremmo disoccupati. Ma è difficile da applicare: oggi chi ha il lavoro non lo vuole certo mollare.
E quindi che si fa?
Serve che i lavoratori occupati e pagati cedano un po' di lavoro. Siccome non amo la violenza, ho proposto che i disoccupati mettano la loro forza lavoro sul mercato gratuitamente. In questo modo il mercato si spacca, si altera. E gi occupati, arrivati alle strette, cederanno una parte del lavoro.
Cioè insomma, siccome il sensatissimo principio del «lavorare meno, lavorare tutti» non si riesce a metterlo in pratica perché gli occupati fanno resistenza, noi disoccupati dovremmo lavorare gratis «per spaccare e alterare il mercato»? Ammetto di essere molto, ma molto perplessa...
Concludo linkando due articoli molto interessanti che riguardano un tema trattato anche da De Masi: il modo in cui la tecnologia sta cambiando e cambierà il mondo del lavoro.

lunedì 27 marzo 2017

Che graziosa bestiolOH WAIT

Quest'oggi condivido l'Astronomy Picture of the Day pubblicata ieri con il titolo Tardigrade in Moss (Tardigrado nel muschio). A differenza delle APOD consuete non si vedono né stelle né pianeti e nemmeno il cielo, ma solo un animaletto pressoché invisibile ad occhio nudo: il tardigrado. Se devo essere sincera lo trovo piuttosto bruttarello... ma in compenso ha delle doti sorprendenti! :-)


Cosa c'entrino i tardigradi con l'astronomia – perché c'entrano, ovviamente – lo scoprirai leggendo la relativa spiegazione...
Si tratta di un alieno? Probabilmente no, ma di tutti gli animali sulla Terra il tardigrado potrebbe essere il miglior candidato. Questo perché i tardigradi sono noti per essere in grado di andare avanti per decenni senza cibo né acqua, di sopravvivere a temperature che vanno da quasi lo zero assoluto a ben al di sopra del punto di ebollizione dell'acqua, di sopravvivere a pressioni che vanno da quasi zero a ben al di sopra di quelle sui fondali oceanici, e di sopravvivere all'esposizione diretta a radiazioni pericolose. La notevole capacità di sopravvivenza di questi estremofili è stata testata nel 2011 fuori da una navetta spaziale orbitante. I tardigradi sono così resistenti in parte perché sono in grado di riparare il proprio DNA e di ridurre il contenuto d'acqua nel corpo ad una piccola percentuale. Alcuni di questi orsi d'acqua in miniatura sono quasi divenuti extraterrestri di recente quando sono stati lanciati verso la luna di Marte Phobos a bordo della missione russa Fobos-Grunt, ma sono restati sulla Terra quando un razzo non è andato a buon fine e la capsula è rimasta nell'orbita terrestre. I tardigradi sono più comuni degli esseri umani su quasi tutta la Terra. Nella micrografia elettronica a colori migliorati che puoi vedere qua sopra, un tardigrado lungo un millimetro striscia sul muschio.

domenica 26 marzo 2017

Chi ha il diritto di decidere sui diritti altrui?

Due giorni fa ho visto condivisa su Facebook la foto qui sotto...


... accompagnata dal testo seguente.
Ecco una foto dell'assemblea che sta decidendo se conservare l'attuale copertura sanitaria per la maternitá e le mammografie negli Stati Uniti.
Notate niente?
Altroché se noto qualcosa: all'assemblea in questione, che è presieduta dal vicepresidente USA Mike Pence e discute questioni importanti relative alla salute femminile, di donne non ce n'è nemmeno una. Tramite Google Immagini sono approdata a questa pagina di un sito indiano di news contenente un video che stigmatizza proprio questa lacuna.
Mi viene spontaneo ricollegare la foto sopra a quella qui sotto, riguardo alla quale si è discusso parecchio un paio di mesi fa.


Qui il protagonista è Donald Trump, intento a firmare uno dei suoi primi ordini esecutivi da presidente degli Stati Uniti per bloccare i finanziamenti del governo federale alle organizzazioni non governative internazionali che praticano o informano sull'interruzione di gravidanza all'estero. Per quanto non si tratti di certo del primo presidente repubblicano a prendere un provvedimento analogo, anche in questo scatto fa una certa impressione la totale assenza del gentil sesso, che pure sarebbe coinvolto dalla questione assai più degli uomini.
A questo punto trovo che torni di scottante attualità il meme qui sotto, spiritoso ma con un amarissimo fondo di verità...

venerdì 24 marzo 2017

In memoria di Raymond Smullyan

Recuperando un po' di arretrati del blog Monday puzzle di Alex Bellos, mi sono imbattuta in una coppia di enigmi "scespiriani" pubblicati il 13 febbraio scorso in memoria dell'impareggiabile divulgatore matematico Raymond Smullyan, scomparso il mese scorso alla veneranda età di novantasette anni; gli indovinelli sono infatti tratti dal suo Qual è il titolo di questo libro?, che la sottoscritta riuscì a portarsi a casa anni fa dall'edicola.
«Perché dovrei preoccuparmi della morte? È qualcosa che non succederà finché campo!».
Così disse Raymond Smullyan, il matematico, filosofo e autore prolifico di enigmi logici americano, morto una settimana fa a 97 anni.
Un'altra delle sue affermazioni giocosamente paradossali era la seguente, che è il modo in cui lui iniziava i suoi discorsi:
«Prima che io cominci a parlare, c'è qualcosa che voglio dire».
In questo spirito, prima che io cominci questo post, c'è qualcosa che vorrei scrivere...
Ex pianista concertista e mago professionista, Smullyan ebbe una brillante carriera accademica nella logica matematica, ma fu per i suoi libri di enigmi che divenne famoso.
Non soltanto essi sono estremamente divertenti, ma più di qualunque altro creatore di enigmi popolare lui li ha usati per spiegare idee profonde e complesse di logica e filosofia. Il libro di debutto di Smullyan nel 1978, Qual è il titolo di questo libro?, è stato descritto come «la raccolta più originale, più profonda e più divertente di problemi di logica e matematica ricreativa mai scritta». Si comincia con alcune gag argute e si finisce con una discussione del Teorema di Incompletezza di Gödel.
Per il quesito di oggi ho pensato di celebrare questo libro con un paio di suoi enigmi, che si basano sul Mercante di Venezia. La bella Porzia ha tre scrigni: uno d'oro, uno d'argento e uno di piombo. Dentro uno di essi c'è il suo ritratto. Il testamento di suo padre ha stabilito che qualunque pretendente debba scegliere lo scrigno con il ritratto per poterla avere in sposa.
1) La Porzia di Smullyan desidera scegliere il marito in base alla grandezza del suo intelletto. Così fa scrivere sugli scrigni le parole seguenti:
ORO: Il ritratto è in questo scrigno
ARGENTO: Il ritratto non è in questo scrigno
PIOMBO: Il ritratto non è nello scrigno d'oro
Porzia dice al suo pretendente che di queste tre frasi al massimo una è vera. Quale scrigno dovrebbe scegliere lui?
2) Il pretendente indovina e così i due si sposano. Ma poi Porzia ci ripensa: vuole un marito più intelligente. Così divorzia e ripete la trafila della scelta dello scrigno, con nuove frasi sugli scrigni:
ORO: Il ritratto non è nello scrigno d'argento
ARGENTO: Il ritratto non è in questo scrigno
PIOMBO: Il ritratto è in questo scrigno
In questo caso al pretendente viene detto che almeno una frase è vera e almeno una è falsa. Quale scrigno dovrebbe scegliere lui?
Ed ecco le soluzioni...
1) Il ritratto è nello scrigno d'argento. Gli scrigni d'oro e di piombo hanno frasi che sono l'una l'opposto dell'altra, il che significa che esattamente una di esse dev'essere vera. Quindi la frase sullo scrigno d'argento dev'essere falsa, il che significa che esso contiene il ritratto.
2) Il ritratto è nello scrigno d'oro. Se il ritratto fosse nello scrigno di piombo, allora tutte e tre le frasi sarebbero vere. Se il ritratto fosse nello scrigno d'argento, allora tutte e tre le frasi sarebbero false. Quindi il ritratto dev'essere nello scrigno d'oro, nel qual caso due frasi (oro, argento) sono vere e una (piombo) è falsa.
Nel quinto capitolo del suddetto volume, dal titolo Il mistero degli scrigni di Porzia, Smullyan immagina per la vicenda un epilogo che non è proprio il massimo del politically correct... ;-)
Come volle il fato, avvenne che il primo pretendente non fosse altri che l'ex marito di Porzia. Egli fu abbastanza intelligente da risolvere anche questo problema. Così essi si risposarono. Il marito riportò Porzia a casa, se la mise sulle ginocchia, le diede una buona dose di sculacciate e Porzia non ebbe mai più di queste sciocche idee.

giovedì 23 marzo 2017

Lavorare da casa non è per tutti!

Giorni fa è diventato virale il video qua sotto.


Vi si vede il professor Robert Kelly, esperto di politica delle due Coree e residente in Corea del Sud, che durante un'intervista effettuata in collegamento tra casa sua e la BBC viene interrotto dall'ingresso in camera dei suoi due bambini sfuggiti al controllo della mamma; quest'ultima a un certo punto irrompe trafelata ad acciuffarli. In molti hanno pensato che si trattasse della tata per via dei tratti somatici asiatici... ma no, era proprio la moglie di Kelly, coreana. Il giornalista ha continuato a parlare respingendo la prole un po' troppo freddamente e cercando di mantenere un certo aplomb, anche se era evidente che gli veniva da ridere. :-)
Questo video ha dato luogo a una parodia di Jono and Ben che, sebbene non autentica, ha indubbiamente un fondo di verità. In questo caso la protagonista è una giornalista che durante il collegamento fa di tutto e di più: non soltanto prende in braccio la sua bambina per darle il biberon anziché allontanarla, ma si occupa dei pasti, del bucato e delle pulizie di casa, e addirittura gli artificieri le portano una bomba sul punto di esplodere... che lei disinnesca senza fare una piega, e senza mai smettere di parlare. Il marito, da parte sua, si affaccia sulla porta perché da solo non riesce neanche a trovare i calzini. Ah, il leggendario multitasking delle donne... ;-)

mercoledì 22 marzo 2017

Come disattivare le tab dei post di Facebook

Se usi Facebook da computer, forse avrai notato – o magari non ancora, visto che da quel che mi risulta questa novità verrà resa disponibile progressivamente a tutti gli utenti – la tab di notifica che compare quando qualcuno commenta un tuo post o dopo che hai commentato un post altrui. A quanto pare la maggior parte delle persone non ha gradito questa nuova feature, e chiude pazientemente le tab man mano che si aprono... ma esiste un modo semplicissimo per disattivarle tout court: nella finestra del browser clicca sull'ingranaggio in basso a destra (il pulsante Opzioni)...


[Non fare troppo caso alla frecciozza disegnata alla bell'e meglio con Paint dalla sottoscritta ;-)]
... e seleziona la voce Disattiva le tab dei post.


La prova che la modifica è andata a buon fine puoi averla riaprendo il menu di cui sopra e verificando che quella voce si è tramutata in Attiva le tab dei post.


Comunque io aspetto con trepidazione che venga reso possibile nascondere le Stories nell'app senza dover installare una versione dell'app standard antecedente alla loro introduzione né tantomeno Facebook Lite, che in fin dei conti è davvero troppo limitata.

martedì 21 marzo 2017

Visualizzare la percentuale di carica della batteria in Android 7

Ultimamente la mia esperienza androidiana ha subìto per così dire un downgrade, sia pur temporaneo: lo schermo del mio Google Nexus 6 è infatti defunto in seguito a una caduta – per attutire il colpo a poco è servita la custodia di cui avevo parlato qui, e infatti ne ho già ordinata un'altra – e ho dovuto affidarlo a un riparatore della Chinatown milanese che qualche giorno fa me l'ha restituito come nuovo (o quasi) dopo più di tre settimane. C'è voluto tanto tempo perché i pezzi di ricambio dei cellulari Motorola non sono di agevole reperibilità, e come se non bastasse costano un botto (mai più Motorola, a proposito). Approfittarne per disintossicarmi un po' dalle continue notifiche...? Giammai! ;-) Rudy Bandiera mi definirebbe non a torto drogata di smartphone... e così in queste settimane ho riesumato il mio Samsung Galaxy S III Mini, constatandone purtroppo i limiti; l'app di Facebook per lui era talmente pesante da provocare continui riavvii, quindi l'installazione della versione Lite di cui ho parlato qui è stata una scelta pressoché obbligata.
Un'impostazione che sul Galaxy, rimasto fermo ad Android 4.1.2 Jelly Bean, risulta abbastanza semplice e intuitiva è quella per visualizzare nella barra di stato la percentuale di carica della batteria, che è sempre più fondamentale tenere sotto controllo per correre se necessario ai ripari e non arrivare a fine giornata col telefono in riserva fissa: nelle Impostazioni selezioni Schermo...


... e tocchi la casella accanto a Visualizza % batteria per far comparire il segno di spunta: la percentuale di carica apparirà immediatamente nella barra di stato accanto al simbolo della batteria.


Dopo essere tornata in possesso del Nexus 6, che ha problemi di autonomia ancora più seri, ho cercato un'impostazione analoga senza però riuscire a trovarla; in effetti è nascosta come meglio non si potrebbe! Tramite Google sono approdata a questa pagina che illustra i passaggi da seguire sotto Android 6.0 Marshmallow, i quali sono più o meno gli stessi che ho seguito io per visualizzare la percentuale di carica della batteria sotto Android 7.0 Nougat.
Ho tirato giù il menu delle notifiche...


... e ho fatto tap sull'ingranaggio in alto a destra; quando ha iniziato a ruotare ho rilasciato il dito, e a questo punto si è aperto il menu Impostazioni.


L'ho fatto scorrere verso il basso e ho selezionato la voce nuova di zecca Sintetizzatore interfaccia utente di sistema.


È comparso questo messaggio... e, se sai cosa stai facendo e non corri rischi inutili, puoi selezionare tranquillamente OK.


Ho selezionato Barra di stato...


... e si è aperto un menu...


... che ho fatto scorrere verso il basso fino a visualizzare la voce Batteria, sulla quale ho fatto tap...


... per poi selezionare Mostra sempre la percentuale.


A questo punto il numero che indica la percentuale di carica comparirà dentro il simbolo della batteria, a caratteri talmente piccoli da essere leggibili a stento, specie per me che dopo decenni di miopia avverto i primi inequivocabili sintomi di un'incipiente presbiopia... ma questo è! ;-)

lunedì 20 marzo 2017

Rivoglio i soldi del canone

È da ieri che circola con una viralità abbastanza impressionante lo screenshot qui sotto, tratto dalla puntata di Parliamone... Sabato andata in onda lo scorso sabato pomeriggio su Rai 1.


Indignata com'ero, l'ho condiviso anch'io ieri sera sul mio tumblr... ma stamattina, dopo aver letto da qualche parte che il contenuto sarebbe stato "preso" in rete e commentato in studio in maniera critica, mi sono detta che non potevo giudicare una trasmissione da una sola schermata decontestualizzata, così ho cercato la puntata su RaiPlay e l'ho guardata. Lo spezzone incriminato comincia al minuto 5 circa e finisce poco dopo il minuto 35. Le cose che ho sentito in quella mezz'ora – un concentrato allucinante di sessismo e razzismo – è difficile dire se fossero più offensive nei confronti degli uomini, delle donne italiane oppure di quelle dell'est, dipinte come delle rubamariti che mirano ad accalappiare i nostri maschi esclusivamente per interesse (come se le altre si sposassero tutte solo per amore, certo). E no, non direi che l'elenco di cui sopra sia stato commentato in maniera critica, di sicuro non come avrebbe meritato. Ne è scaturita una polemica talmente accesa che il direttore di Rai 1 Andrea Fabiano è dovuto correre ai ripari con un tweet.
L'assurdo screenshot ha scatenato l'ironia dei social: le parodie migliori mi sembrano quelle dei The JackaL...


... e di Feudalesimo e Libertà, particolarmente azzeccata dal momento che in tanti hanno chiamato in causa il Medioevo.


Tanto per far sbollire un po' il nervosismo, commenterò punto per punto i famigerati sei motivi per scegliere una fidanzata dell'est.
  1. Sono tutte mamme ma, dopo aver partorito recuperano un fisico marmoreo. [(sorvolando sulla virgola messa a casaccio) In che senso, sono tutte mamme?! Così, di default? Personalmente ritengo che la capacità di tornare presto in forma dipenda dalla costituzione, piuttosto che dalla provenienza geografica. Ho visto donne italiane sfoggiare una linea invidiabile poco dopo il parto e donne dell'est dai fianchi, come dire, piuttosto importanti. E comunque se la tua compagna, dopo aver portato in grembo per nove mesi il tuo erede, non riesce più a tornare tonica e magra come un tempo tu che fai, sei autorizzato a lasciarla per una più giovane e bella?! :-/ NdC]
  2. Sono sempre sexy, niente tute né pigiamoni. [Per fortuna ho trovato un uomo che mi preferisce acqua e sapone piuttosto che truccata, e in scarpe da ginnastica piuttosto che sui tacchi, <3 NdC]
  3. Perdonano il tradimento. [Pur non arrivando ad affermare che invece io non potrei mai perdonare, perché dipende dalle situazioni, detesto l'idea che la passiva accettazione delle corna venga considerata di per sé un pregio, NdC]
  4. Sono disposte a far comandare il loro uomo. [Anni e anni di battaglie per la parità dei sessi, anche nella coppia, andati in fumo in un attimo, NdC]
  5. Sono casalinghe perfette e fin da piccole imparano i lavori di casa. [E certo, perché simili incombenze sono appannaggio della vera donna, giusto? :-/ NdC]
  6. Non frignano, non si appiccicano e non mettono il broncio. [In sintesi: donne, nun dovete da rompe li co***i, NdC]
Ma a darmi ancora più fastidio è il fondato sospetto che, per quanto io detesti ammetterlo, per tanti uomini sia proprio quello lì, l'identikit della donna ideale... :-/
Anche se non sopporto Paola Perego, conduttrice del programma in questione, devo darle atto del fatto che si è dissociata piuttosto apertamente, perlomeno dai punti più controversi.

domenica 19 marzo 2017

Sciagurata ignoranza

Quest'oggi condivido la traduzione di un'immagine che ho trovato su Thinking People, e che sia pur con qualche riserva mi sembra offra uno spunto di riflessione particolarmente interessante. L'immagine l'ho realizzata alla buona in quattro e quattr'otto, tanto quello che conta non è la forma bensì il contenuto, giusto? :-)


Ed ecco il testo, a beneficio di chi eventualmente volesse usarlo per farne un meme più gradevole a vedersi.
Ignoranza + Religione = Terrorismo
Ignoranza + Potere = Tirannia
Ignoranza + Libertà = Caos
Ignoranza + Soldi = Corruzione
Ignoranza + Povertà = Crimine
L'ignoranza è la radice di tutti i mali

sabato 18 marzo 2017

Istantanea di un ricordo

L'altro giorno, grazie alle notifiche di Flickr, ho scoperto che una mia vecchia foto era stata inserita in ben due gallerie. Si trattava di Vignette, un'immagine che avevo caricato nel set Vignette Demo creato per mostrare i possibili effetti applicabili alle foto tramite l'app Vignette (che ho usato fino a quando ho potuto installare Instagram, e solamente adesso scopro che la versione demo gratuita che usavo io non è più supportata, mentre quella full a pagamento non risulta disponibile nel mio Paese). È stata una gradita sorpresa scoprire che una mia foto pubblicata senza nessuna pretesa sia stata degnata di attenzione... e mi piace riportare qui di seguito la traduzione dei relativi commenti.
sadielookabaugh dice: Mi piace il controluce e la sagoma della costruzione/delle corde. La vignettatura dà alla foto un certo stato d'animo, come un'istantanea di un ricordo, che mi piace molto.
sydneyflaherty dice: Ho scelto questa foto come esempio di vignettatura. Questa foto ha un contrasto e un controluce davvero piacevoli. Sembra come se questa foto sia stata scattata al crepuscolo, dà una sensazione di pace.
Se devo essere sincera non rammento in quale circostanza scattai quella foto col mio smartphone (all'epoca avevo un HTC Wildfire); quel che è certo è che quel posto, il molo nord del porto di Pescara, e quei soggetti, i trabocchi, mi affascinano un sacco e ci torno sempre volentieri... a ossigenare la mente! :-)
Mi è sembrato strano che la stessa immagine sia stata scelta nello stesso giorno da due persone diverse per essere inserita in due gallerie aventi quasi lo stesso nome (gallery 8 e Gallery 8), ma ancora più strano che, come ho scoperto spulciando tra le attività recenti, la stessa cosa fosse successa in passato altre cinque volte. Probabilmente c'è una spiegazione a tutto ciò, e indagando un pochino potrei capirci qualcosa... ma in fondo, che m'importa? :-) Più che altro, credo che dovrei ricominciare a caricare qualcosina su Flickr, il cui account Pro mi è scaduto mesi fa e non ho ritenuto di doverlo rinnovare.

venerdì 17 marzo 2017

Poi dice che li rapinano!


Nel programma della BBC Tracey Ullman's Show di recente è andato in onda lo sketch comico qui sotto. Vi compare un uomo che va dalla polizia per denunciare di essere stato rapinato.


Ed ecco la traduzione del dialogo.
Poliziotta: [Porge un tè all'uomo] Ecco il suo tè. Si sente un po' meglio?
Uomo: Non proprio, no.
Poliziotta: Ok, bene, può descrivere l'uomo che l'ha rapinato?
Uomo: Era alto circa un metro e ottanta, capelli corti scuri, mi ha puntato un coltello alla gola e ha voluto il telefono e l'orologio.
Poliziotta: E lei era vestito com'è vestito adesso?
Uomo: Prego?
Poliziotta: È questo quello che indossava quando è accaduto?
Uomo: Uhm, sì. Ma...
Poliziotta: Sembra ostentare la sua ricchezza.
Uomo: Guardi, non riesco a capire in che modo quello che indosso abbia qualche...
Poliziotta: Beh, è un po' come se fosse un invito, non è vero? Come se si stesse facendo pubblicità.
Uomo: Guardi.
Poliziotta: Sembra in difficoltà. Voglio far entrare una nostra consulente. [Entra la consulente] Questo signore è un po' scioccato. Prima è stato rapinato.
Consulente: Oh, povero. Aveva bevuto?
Poliziotta: Sì, perché se avesse bevuto potrebbe aver inviato segnali confusi. Attiro qualcuno con il bel vestito e il telefono, e poi all'ultimo momento dico «Non voglio essere rapinato».
Uomo: Mi ha puntato un coltello alla gola e ha voluto le mie cose.
Poliziotta: E lei gliele ha date e basta?
Consulente: Non ha nemmeno urlato?
Poliziotta: Vede, come si fa a sapere che a lei non piace consegnare le sue cose se non chiarisce le sue intenzioni?
Uomo: No, non ho urlato. Aveva un coltello! Ero davvero terrorizzato!
Poliziotta: E noi siamo solidali con lei, ma temo che dovrà prendersi una parte di responsabilità per questo.
[Ho omesso l'ultima parte, nella quale viene introdotto un argomento diverso, perché non l'ho trovata granché interessante]
Sembra proprio assurdo, vero? Il fatto è che la situazione rispecchia fedelmente quello che troppo spesso si sentono dire – da uomini, ma non solo – le donne che denunciano uno stupro subito. Magari un pochino te la sei andata a cercare, eri vestita in modo sexy, essendo un tantino brilla devi aver lanciato segnali seduttivi al tuo aggressore, come faceva lui a capire che non ci stavi? Malgrado le risate registrate di sottofondo, lo sketch – che ricorda parecchio una battuta che citai a suo tempo – suscita riflessioni serissime.
A proposito, di recente ho visto un video che presenta dei mutandoni per così dire "antistupro". Niente a che vedere con la biancheria intima tutt'altro che provocante a cui alludono battute e vignette per nulla divertenti: si tratta di calzoncini realizzati con un materiale molto resistente, nonché dotati di una particolare chiusura che richiede specifiche manovre per poter essere aperta, il che li rende pressoché impossibili da togliere senza la collaborazione di chi li indossa. In un mondo perfetto non ci sarebbe nemmeno bisogno di immaginarla, un'invenzione del genere (che personalmente non mi va neanche di pensare in quali circostanze andrebbe indossata)... ma finché esisteranno maschi incapaci di dominare i loro istinti più selvaggi, bisognerà continuare a fare i conti con questa triste realtà.

giovedì 16 marzo 2017

Il ritorno di Belle... in carne ed ossa!

Esce oggi il film Disney La bella e la bestia (qui il trailer), remake in live action del delizioso film d'animazione del 1991 basato sull'omonima fiaba di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont... ma se ne parla ormai da giorni. Tra l'altro, a proposito di certe foto che ritraggono la protagonista Emma Watson seminuda – immagini patinate e per nulla volgari, anche se secondo me non valorizzano la sua bellezza – qualcuno ha insinuato che fossero poco coerenti col suo impegno femminista... e l'interessata ha risposto a tono alle polemiche. È delle ultime ore la spiacevole notizia che alcune foto private della Watson sono state trafugate dagli hacker e diffuse online.
Prima ancora dell'uscita, il nuovo film ha già ispirato altre creazioni, dal video di Casa Surace che mostra le principesse Disney in chiave partenopea a quello in cui la fenomenale Lindsey Stirling, che si muove nel mondo di oggi abbigliata e pettinata proprio come Belle, suona col suo inseparabile violino le musiche del film d'animazione. A proposito, io quest'ultimo l'ho guardato di nuovo di recente, e il mio pensiero ricorrente è stato ma che sse cantano questi?!... (ricordo una celebre scena di Shrek che scherza sui cartoni canterini) ;-) comunque il tema portante omonimo della colonna sonora cantato da Céline Dion e Peabo Bryson, che ha vinto anche un Oscar e può vantare un'incantevole cover italiana interpretata da Gino Paoli assieme alla figlia Amanda Sandrelli, da solo vale come si suol dire il prezzo del biglietto! <3 E mi fa piacere che nel 2017 ci venga riproposto in una nuova versione, nella quale le voci di Ariana Grande e John Legend non sfigurano affatto.
Di stranezze nel film del 1991 ce ne sarebbero un bel po': 9GAG ne raccoglie parecchie in un'immagine dal titolo 19 Questions I Have About "Beauty And The Beast" Now That I’m An Adult (19 domande che ho su "La bella e la bestia" adesso che sono adulto). E beh, in effetti alcune di esse le trovo davvero azzeccate! Te ne propongo la traduzione qui di seguito, inframmezzata dalle immagini più rilevanti.
1. Per prima cosa: se assumiamo che il film sia ambientato in un villaggio francese, come mai Lumière è l'unico personaggio con l'accento francese?
2. OK. È abbastanza ovvio che la Bestia sia un tiranno e uno str***o. Ma... c'era proprio bisogno che la fata scagliasse una maledizione su di lui E su tutti gli altri nel palazzo? Non avrà un tantino esagerato? In altre parole: se lui era un despota viziato, probabilmente trattava malissimo tutti coloro che avevano a che fare con lui. Allora, perché loro vengono puniti? Che male poteva aver fatto il piccolo Chicco per meritarselo?
3. A proposito... Che genere di principe apre PERSONALMENTE le porte del suo palazzo ogni volta che qualcuno si presenta ad ore assurde chiedendo riparo? Non c'è una governante nel tuo regno, Bestia?
4. E questo principe non ce l'ha, una famiglia? Tipo dei genitori, o qualcosa del genere? [Magari era orfano, il che nelle fiabe ricorre non di rado, ma in genere viene fornito un minimo di retroscena, NdC]
5. Questo tizio non sarà un po' troppo felice, considerata la giornata che sta passando?
6. Com'è possibile che questo tizio riesca a tenere aperta la libreria se tutti in città dicono che Belle è l'unica persona che legge libri ed è per questo che la considerano "strana"? Belle è la sua unica cliente. [E per giunta lui i libri glieli presta, se non addirittura glieli regala, NdC]
7. Un'altra cosa: il libro preferito di Belle (quello che lei ha letto 12 milioni di volte) dice: «Ecco dove lei incontra il Principe Azzurro / Ma non scoprirà che è lui / Fino al Capitolo 3». NON È CHE LE HANNO SVELATO UNO SPOILER? Vediamo: stai leggendo La bella e la bestia, Belle?
8. Se si suppone che la Bestia abbia un simile caratteraccio, e dato che ha una crisi di nervi alla minima provocazione, non sarà un tantino rischioso chiamarlo "Bestia"?
9. Perché alcuni mobili parlavano e cantavano mentre altri se ne stavano in silenzio?
10. Non abbiamo mai visto i bagni del castello. Anche quelli erano persone maledette?
11. Quanti figli è riuscita ad avere Mrs. Bric prima della maledizione? Duecento? E dove diavolo è il padre di tutti questi ragazzini?
12. E con tutte le belle tazze perfette che avevano nella dispensa, perché servivano sempre gli ospiti usando l'unica tazza sbeccata? Questi sono ospiti che state cercando di impressionare favorevolmente. Tirate fuori le porcellane migliori!
13. Gaston è il proprietario del bar? È per questo che c'è un suo dipinto e lo lasciano sparare con la pistola lì dentro e rompere i mobili?
14. Cosa succede se Belle tocca la rosa?
15. Come mai la Bestia non sa come si usa un cucchiaio? È nato umano. E, per di più, È NATO PRINCIPE.
16. Perché Lumière non si scioglie mai? Il suo volto è fatto di cera. E lui è sempre acceso!
17. Cosa dovrebbe essere quest'affare?
18. Aspetta un attimo... Mrs. Bric non sarà troppo vecchia per avere un figlio così piccolo? Avrà una sessantina d'anni.
19. E infine: perché, quando il principe si trasforma...
... Belle fa QUESTA FACCIA come se tutto non fosse appena successo davanti ai suoi occhi e lei non fosse sicura di chi sia questo nuovo tizio?
«Oh, che enigma... chi potrebbe essere questo ragazzo davvero attraente?». Sul serio, Belle? Sul serio?

mercoledì 15 marzo 2017

Ingiustizia è fatta

La vicenda dei "genitori-nonni" – così vengono comunemente chiamati, secondo una tanto diffusa quanto sgradevole prassi giornalistica – di Mirabello Monferrato a cui accennavo qui si è conclusa nel modo che temevo: la Corte d'Appello di Torino ha confermato lo stato di adottabilità della bambina che avevano messo al mondo sette anni fa grazie alla procreazione assistita, e che è stata tolta loro dopo una denuncia per abbandono rivelatasi in seguito infondata. I giudici hanno stabilito che non fosse nell'interesse della piccola strapparla alla famiglia affidataria per restituirla ai genitori naturali che non vede ormai da anni. Sul caso si sono espressi ieri sia Massimo Gramellini nel Caffè del Corriere...
Da oggi in Italia esiste il reato di anzianità e la pena consiste nella sottrazione di un minore ai genitori biologici da parte della cosiddetta Giustizia. Una signora del Monferrato ha avuto il torto inemendabile di mettere al mondo sua figlia a 56 anni. Il marito ne ha dodici di più, ma i padri brizzolati non fanno scalpore: il problema è lei. Basta un episodio risibile - la bimba che rimane da sola in macchina qualche minuto, mentre i genitori scaricano le borse della spesa e le scaldano il biberon - per accendere il falò del pregiudizio. I vicini di casa sbirciano dalla finestra e denunciano, gli assistenti sociali prontamente intervengono. Come ha osato quella donna partorire a un’età simile? Deve essere perversa, degenere. La piccola viene data in affido e poi in adozione, nonostante una sentenza definitiva assolva i genitori dall’accusa di abbandono. Fino al capolavoro kafkiano di ieri. Chiamata a pronunciarsi sull’adottabilità della creatura, la Corte d’Appello riconosce che la madre e il padre non hanno fatto niente di male, eppure si rifiuta di restituire loro la figlia perché ormai sono passati sette anni e per lei si tratterebbe di un trauma. Ma quel tempo è trascorso per colpa dell’apparato burocratico, che prima ha sottratto senza motivo la bambina ai suoi genitori e poi ha tardato a riportarla a casa in nome di un pregiudizio legato all’anagrafe. Tutto questo nel Paese che non toglie la patria potestà ai mafiosi, si riempie la bocca con la sacralità della famiglia e tira avanti grazie all’impegno quotidiano di milioni di nonni. Saranno dichiarati fuorilegge anche loro?
[Sono incappata nel famigerato paywall di Corriere.it - il limite massimo di 20 articoli al mese che si possono leggere gratuitamente - ma ho scoperto che l'intoppo si può aggirare con una certa facilità, aprendo ad esempio una nuova finestra anonima in Firefox oppure, se si naviga da dispositivi Android, una nuova scheda in incognito in Chrome]
... sia Mattia Feltri nel Buongiorno de La Stampa, lo spazio che il figlio del fondatore e direttore di Libero Vittorio Feltri ha ereditato dallo stesso Gramellini.
Nell’aprile del 2010 una coppia di Casale Monferrato rincasa con la bimbetta. È una coppia particolare: Luigi Deambrosis ha 68 anni, Gabriella ne ha 56. La figlia Viola ha venti giorni. I due salgono in casa a portare la spesa e lasciano la bimba in macchina qualche minuto. È sufficiente perché un vicino allerti la polizia. Viola finisce in istituto, e i genitori sono accusati di abbandono di minore. Saranno poi assolti, ma intanto le procedure per l’affido sono partite: il tribunale dei minori dichiara Viola adottabile in primo, secondo a terzo grado. Partita persa. Ma il nuovo avvocato della coppia riesce nel miracolo di ottenere un nuovo pronunciamento della Cassazione, che cassa la Cassazione precedente. Vi state perdendo? Abbiate pazienza, il bello (il brutto) deve venire. Il caso torna in Appello.
Ai giudici si chiede di tenere conto dell’assoluzione per l’abbandono, diventata definitiva, e di trascurare pregiudizi sull’età dei genitori. Ora è arrivata la nuova sentenza. Viola deve rimanere nella famiglia cui nel frattempo è stata affidata e nella quale è cresciuta perché ha sette anni, e dopo tanto tempo è giusto che resti lì. Conclusione: la piccola fu sottratta a padre e madre per un reato mai commesso, e non gli viene restituita perché la giustizia ci ha messo sette anni per rendersene conto. Ormai è troppo tardi. Oppure è troppo, e basta.
Vorrei sperare che i vicini che hanno sulla coscienza questo torto crudele – e che magari, se vedessero una coppia di genitori di età "convenzionale" prendere a sberle il loro pargolo, non farebbero un plissé – saranno perseguitati finché campano dal rimorso di aver contribuito a strappare una creatura a una mamma e un papà che la amavano così tanto da aver affrontato un percorso irto di ostacoli prima per poterla generare, e poi per poterla giustamente riabbracciare dopo che era stata loro ingiustamente sottratta... ma non sono così ottimista: mi pare più probabile che costoro andranno avanti nella convinzione di aver agito per il meglio.

martedì 14 marzo 2017

Do you want some pie?

Anche quest'anno – l'ho già fatto l'anno scorso, e prima ancora nel 2010 e nel 2012 – pubblico un post per celebrare il Giorno del pi greco. Comunque stavolta me la cavo abbastanza a buon mercato, limitandomi a tradurre dall'inglese il problema pubblicato ieri da Alex Bellos nel suo blog Monday puzzle: Can you solve it? Pi Day puzzles that will leave you pie-eyed (Riesci a risolverlo? I rompicapi del Giorno del pi greco che ti faranno strabuzzare gli occhi; in originale c'è scritto pie-eyed, gioco di parole intraducibile tra pi, pi greco, e pie, torta, che si pronunciano allo stesso modo).
Domani [oggi, NdC] è il Giorno del pi greco, il 14 marzo, la scusa annuale della comunità matematica per fare giochi di parole. Intendo onorare il pi greco, il rapporto tra la circonferenza di un cerchio e il suo diametro, che arrotondato alla seconda cifra decimale è pari a 3,14, quindi 3/14, come gli americani scrivono la data di domani [di nuovo oggi, NdC], proponendo due enigmi creati dalle menti brillanti di Brilliant.org.
Il primo è sulle torte [ancora pie, NdC]. Nell'immagine sotto ci sono tre scatole identiche riempite di torte. Si può supporre che tutte le torte abbiano esattamente la stessa altezza. Quale scatola contiene la maggior quantità di torta?
La domanda successiva riguarda un virus. Cento computer sono connessi in una rete a griglia 10×10, come sotto. All'inizio esattamente nove di essi sono infettati con un virus. Il virus si diffonde in questo modo: se un computer è collegato direttamente ad almeno due vicini infetti, verrà infettato anch'esso. Riuscirà il virus ad infettare tutti e cento i computer?
L'immagine mostra un possibile esempio dell'infezione iniziale. Si può provare a riempirlo per vedere se alla fine la rete sarà costituita da cento punti arancioni. Ma la domanda non chiede cosa succede a questo esempio. Io voglio sapere cosa accadrà data una qualunque configurazione iniziale di computer infetti. È una bella domanda... o meglio, è la soluzione ad essere bella. (E c'è un nesso col pi greco, ma non è ovvio)
Ed ecco le soluzioni...
Primo quesito
A, B e C contengono la stessa quantità di torta.
La soluzione più gustosa è quella di considerare la scatola B come una scatola quadrata fatta da quattro scatole quadrate più piccole, e la scatola C come una scatola quadrata fatta da 16 scatole quadrate più piccole. La torta occupa la stessa percentuale di ciascuna scatola, indipendentemente dalle dimensioni della scatola. Perciò la torta deve occupare la stessa percentuale di A, B e C. In altre parole, la quantità di torta è la stessa in ciascuna scatola.
Ma volendo complicare le cose, si può anche risolvere col pi greco. Come ricorderai dalla scuola, l'area di un cerchio è pi×(raggio)2, o πr2. Sia r il raggio delle torte più piccole (in C), il che significa che il raggio delle torte medie (in B) è 2r e il raggio della torta grande è 4r. Quindi l'area della torta in A è π(4r)2 = 16πr2, l'area della torta in B è 4π(2r)2 = 16πr2, e l'area della torta in C è 16π(r)2 = 16πr2. Tutte uguali!
Secondo quesito
No, il virus non infetterà tutti e cento i computer.
La soluzione è semplice da comprendere, anche se ci sarebbe voluta un'intuizione abbastanza notevole per arrivarci da solo.
La chiave di tutto qui è il perimetro dell'infezione. Con perimetro intendo la lunghezza del contorno dell'infezione. Affinché l'infezione infetti tutti i computer, il contorno finale dev'essere 40, dal momento che il perimetro di un quadrato 10×10 infetto è 10 + 10 + 10 + 10 + 40.
Si noti che l'infezione può essere una singola area, oppure può essere fatta di tante aree separate. Se è fatta di tante aree separate, dobbiamo combinare i perimetri di tutte le aree infette.
Il perimetro di un singolo computer infetto è 4, come sotto. Quindi il perimetro di nove computer infetti sarà al massimo 36, ​​che è 4×9. (Questo è il caso quando non ci sono computer infetti adiacenti, come nell'immagine sopra. Ma il perimetro può essere molto inferiore. Ad esempio, se i computer infetti sono tutti sulla stessa riga, il contorno sarà solo 9 + 9 + 1 + 1 = 20)
La parte bella di questo problema è il fatto che il perimetro dell'infezione non aumenta mai al crescere dell'infezione. Consideriamo che cosa accade quando un computer non infetto viene infettato da due computer. Due dei suoi lati sono assorbiti nella zona infetta, e gli altri due diventano parte del perimetro della zona infetta. Il perimetro perde 2 elementi e ne guadagna 2, con una variazione netta pari a 0. Possiamo vedere questo nella mini-griglia sottostante. In A, la zona infetta ha un perimetro 8. In B, un nuovo computer è stato infettato, ma il perimetro della zona infetta rimane 8. Allo stesso modo in C, un altro computer è stato infettato, e il perimetro rimane 8.
Se un computer non infetto viene infettato da tre computer, tre lati vengono assorbiti nell'infezione, e il suo quarto lato diventa parte del perimetro, con una perdita netta per il perimetro pari a 2. E se un computer non infetto viene infettato da quattro computer, la perdita netta per il perimetro è pari a 4.
Quindi, se il perimetro di nove computer infetti è al massimo 36, e non può mai aumentare, allora non può mai arrivare a 40, il che significa che l'infezione non può diffondersi a tutti i computer. Risolto!
L'altra domanda era in che modo questo quesito è legato a pi greco. Il collegamento non è evidente, e non riguarda neppure la matematica. La lettera greca pi è stata scelta come simbolo per il rapporto tra la circonferenza di un cerchio e il suo diametro perché è l'abbreviazione di periferia, che è sostanzialmente la stessa cosa di perimetro. Se hai pensato in modo periferico, sulle periferie, potresti esserci arrivato. (Ecco qui una grande storia sull'uomo che ha inventato il pi greco)
A proposito... siccome ero rimasta un po' indietro coi quesiti di Alex Bellos, ho scoperto con un certo ritardo una curiosa proprietà del numero 2017 da aggiungere alle altre che ho esposto il giorno di Capodanno: 2017 è il numero intero più piccolo la cui radice cubica inizia con dieci cifre distinte.