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venerdì 20 ottobre 2017

Àu gùd is iòr ìnglisc?

Di recente tra i suggerimenti di YouTube mi è apparso questo video nel quale la vocal coach Cheryl Porter espone i dieci errori di pronuncia più comuni degli italiani quando cantano in inglese. Ho trovato i suoi consigli utili anche per chi come me di certo non canta per mestiere, ma magari parlando con persone di madrelingua inglese preferirebbe non farsi sgamare al volo come italiano! ;-)


Riporto qui di seguito per iscritto a mo' di promemoria gli errori elencati da Cheryl nel video (che comunque ti consiglio caldamente di guardare per ascoltare dalla sua viva voce la pronuncia corretta).
  1. La doppia o pronunciata come u. La pronuncia corretta è ʊ. Esempi: look, book, took, shook, good.
  2. La o singola pronunciata come o oppure a. La pronuncia corretta è ʌ. Esempi: love, something, honey.
  3. La r dopo una consonante pronunciata come rrr. Esempi: try, crazy, great.
  4. La tendenza ad aggiungere una h che non c'è davanti all'a iniziale. Esempi: almost, ain't nobody, amen.
  5. La i secca pronunciata come una i lunga. La pronuncia corretta è ɪ. Esempi: simply, kicks, sixty six, stitches.
  6. La combinazione di consonanti str pronunciata troppo dura. Esempi: stronger, string, stranger.
  7. La th dura o sonora pronunciata come d. La pronuncia corretta è ð. Esempi: the, that, those, there, this.
  8. La th morbida o sorda pronunciata come t. La pronuncia corretta è θ. Esempi: think, thought, thank you.
  9. La tendenza a non far sentire la h quando c'è all'inizio delle parole (esempi: hurt, heart, hot, happy, hello), ma ad aggiungerla all'inizio di parole che cominciano per vocale (vedi punto 4).
  10. La t pronunciata "all'italiana". Esempi: touch, take, time, torn.
A questo punto ci vorrebbe un video di risposta per la simpatica Cheryl che, nonostante abiti in Italia da quasi vent'anni ormai, sfoggia ancora un marcato accento americano... ;-)
[La trascrizione fonetica nel titolo del post è volutamente sbagliatissima]

giovedì 19 ottobre 2017

Generazione di mal-educati

Nel post di oggi mi limito a raccogliere i link ad alcune notizie recenti, lasciando al lettore i commenti del caso.
Tutto questo riguardo allo scottante argomento «I genitori d'oggi non educano più i figli come una volta, signori miei». Ho lasciato per ultima, tanto per restare in tema scuola, la notizia su un incredibile conflitto di interessi: Presidente e candidata: così si aggiudica il posto. (In seguito alla denuncia della palese irregolarità la ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli ha annullato il bando... e mi sembra davvero il minimo)
[La vignetta che apre il post è tratta da Io, la letteratura e Chaplin]

mercoledì 18 ottobre 2017

Si può ridere di ogni cosa?

Seguo e apprezzo da tempo il vignettista Mario Natangelo... ma la sua vignetta pubblicata ieri su Il Fatto Quotidiano mi ha lasciata a dir poco interdetta: eccola qui sotto.


L'autore ha risposto alle polemiche prendendo a prestito le parole del comico britannico Ricky Gervais e riportandole nel post seguente.
Parlando di battute sullo stupro, una ricapitolazione:
"Le persone stupide trattano le battute sulle cose brutte con lo stesso timore e disgusto con cui le persone intelligenti trattano le effettive cose brutte. E le due cose non sono collegate. L'umorismo serve proprio a questo. Per farci superare le cose brutte. E' esattamente così che si è evoluto l'umorismo, per farci superare le cose di merda. Se non puoi fare battute sulle cose di merda, non c'è alcun motivo di farle sulle cose belle, perché sono cose felici, fanno già star bene: non ne abbiamo bisogno! E' come se la risata fosse questo farmaco che cura le cose di merda e mi offrissero un farmaco che cura le cose belle. Quello non lo voglio. Mi piacciono le cose belle. Voglio qualcosa che curi le cose di merda. Beh, la risata è la migliore medicina.
C'è un vero e proprio egocentrismo in tutto ciò, e presunzione, nel credere che ciò io ritengo sia appropriato lo sia, e ciò che tu pensi sia appropriato invece no. E sta a me deciderlo. Non gli piace che un comico abbia questa enorme libertà di parola e che la eserciti così bene.
Non possono sopportarlo".
Sarà, ma come autodifesa non mi ha affatto convinta... forse perché quella vignetta NON mi ha fatto per niente ridere, anzi.
[Magari avrai notato che non ho ancora scritto alcunché sulle molestie sessuali inflitte dal potente produttore di Hollywood Harvey Weinstein a numerose attrici, inclusa la nostra Asia Argento. Non l'ho fatto perché ho notato che chi esprimeva sui social un punto di vista affine al mio rischiava il linciaggio virtuale. Il mio pensiero in breve, al netto di svariate considerazioni secondarie, è: fermo restando che Weinstein è un lurido porco – chiamarlo "sporcaccione", come qualcuno ha fatto, è decisamente riduttivo – e che Asia Argento, come tutte le altre donne molestate, ricopre senza dubbio il ruolo di vittima... confesso che non me la sento di solidarizzare fino in fondo con una che dichiara «Perché non ho denunciato prima? Tenevo troppo alla mia carriera». Sono altre le situazioni che suscitano in me un'empatia senza riserve, diciamo]

martedì 17 ottobre 2017

Illusioni sempre nuove

Di recente l'artista genovese Gianni Sarcone ha annunciato con orgoglio che la sua illusione dinamica di Müller-Lyer ha vinto il terzo premio al Best Illusion of the Year Contest 2017. Ecco spiegato di cosa si tratta con le parole dello stesso creatore tradotte dall'inglese dalla sottoscritta.
L'illusione di Müller-Lyer dimostra che un segmento può apparire più lungo o più corto a seconda del verso delle frecce alle sue estremità.
In che cosa consiste la mia variante? Come mostrato nell'animazione, il puntino rosso al centro della linea è equidistante dagli altri due puntini rossi, anche se le estremità della linea sembrano allungarsi e accorciarsi alternativamente come un elastico!
La versione radiale dell'illusione è ancor più degna di nota:
[Benché la stella sembri pulsare, i segmenti blu e neri della struttura radiale hanno sempre la stessa lunghezza!]
L'allungamento e accorciamento percepito dei segmenti si verifica in un tempo molto breve. Suppongo pertanto che sia più un fenomeno fisiologico, piuttosto che una propensione psicologica. La nostra attenzione sembra essere attratta dal campo ricettivo all'interno delle frecce a forma di V, provocando uno spostamento illusorio delle estremità della linea verso l'interno o verso l'esterno.
C'è pure un video esplicativo.


Ecco la traduzione del testo contenuto.
Una linea retta è il percorso più breve tra due punti virtuali. Il contesto può svolgere un ruolo chiave nell'interpretare la lunghezza di una linea. Un segmento può apparire più lungo o più corto se è racchiuso tra due parentesi angolari i cui punti sono diretti verso l'esterno o verso l'interno.
Cosa succede se aggiungiamo il movimento all'illusione? Il puntino rosso centrale è equidistante dagli altri due puntini rossi, sebbene le estremità della linea sembrino allungarsi e accorciarsi alternativamente come un elastico!
L'autore conclude osservando che...
Molte illusioni geometriche coinvolgono linee a forma di V... È possibile vedere effetti simili nei tessuti (illusione di Zöllner), nell'illusione lunare (la luna appare più grande all'orizzonte a causa dell'illusione di Ponzo), nella distribuzione di una linea in uno spazio chiuso (parallelogramma di Sander), ecc. Un simile effetto illusorio si applica anche alla percezione del tempo: il tempo pieno di attività (linea compatta con le frecce che puntano verso l'esterno) sembra più breve rispetto al tempo vuoto, quando non abbiamo nulla da fare (linea aperta con le frecce che puntano verso l'interno).

lunedì 16 ottobre 2017

Il fascino delle parole "ambigue"

Poco tempo fa, scorrendo la timeline di Facebook, mi sono imbattuta nel testo seguente.
- Un film pauroso è un film che fa paura, mentre un uomo pauroso è un uomo che ha paura.
- Si spolvera una torta con lo zucchero, ma quando si spolvera un mobile, la polvere viene tolta.
- Tirare un sasso vuol dire lanciarlo, ma tirare una corda vuol dire portarla verso di sé.
- Tu sei mio ospite sia se io ospito te sia se tu ospiti me.
- Una matita spuntata è senza punta, ma quando spunta la barba, la punta viene fuori.
- Una porta sbarrata è chiusa ma gli occhi sbarrati sono aperti.
============
Enantiosemie da "Eccomi", di Jonathan Safran Foer, 2016.
[L'enantiosemia «(dal greco enantíos, "contrario", e sema, "segno"[1]) è la caratteristica di una locuzione (in genere di singole parole ma anche di intere proposizioni) di avere due significati opposti». Ad esempio feriale può significare sia festivo (come in periodo feriale, cioè "delle ferie") sia lavorativo (come in giorni feriali, cioè "giorni di lavoro"). Ecco altri esempi, anch'essi tratti da Wikipedia: affittare, alto, avanti, bandire, cacciare, curioso, fuggire, laico, ospite, pauroso, sbarrare, spolverare, storia, sanzionare, tirare]
Mentre leggevo quel testo mi è sorto un dubbio: in fin dei conti Jonathan Safran Foer scrive in inglese... com'è possibile che la stessa caratteristica presente nel testo originale sia rimasta inalterata nella traduzione italiana? Non sarà mica uno di quei casi di falsa attribuzione in cui si appone allo scritto di uno sconosciuto, nella fattispecie magari un giovane linguista italiano, la firma di un autore famoso – Neruda docet – per conferirle maggiore appeal? Con l'aiuto di Google sono riuscita a risalire al testo originale, scoprendo che è effettivamente tratto da Eccomi di Foer (ebbene sì, ho peccato di eccessiva diffidenza), e mi sono resa conto dell'eccellente lavoro di adattamento svolto dal traduttore.
Dall'anteprima disponibile su Google Libri...

Oversight means both "to oversee" and "to fail to see." You dust a cake with sugar, dust crops with pesticides; but when furniture is dusted, something is being removed. The house weathered the storm, but the shingles were weathered.
Più o meno letteralmente: «Oversight significa sia "supervisionare" che "lasciarsi sfuggire". Puoi spolverare una torta con lo zucchero a velo, spolverare una coltivazione coi pesticidi; ma quando i mobili vengono spolverati, qualcosa viene rimosso. [Questa era l'unica che è rimasta pressoché inalterata nel passaggio da una lingua all'altra, NdC] La casa ha resistito (weathered) alla tempesta, ma le tegole si sono deteriorate (weathered)».
... e poi, su una pagina successiva...

He was fast until his feet were held fast in concrete. The earth was held up by Atlas, and the earth held Atlas up on his way to elsewhere. After she left, no one was left.
Più o meno letteralmente: «Era veloce (fast) finché i suoi piedi non rimasero intrappolati (fast) nel cemento. La terra fu sorretta (held up) da Atlante, e la terra sostenne (held up) Atlante lungo il cammino per arrivare altrove. Dopo che lei se ne andò (left), non rimase (left) nessuno».
Detto tra noi, mi spiace per Foer... ma tanto mi è bastato per escludere di aggiungere Eccomi alla mia già fin troppo nutrita wishlist letteraria! ;-) (Invece un altro suo libro, Molto forte, incredibilmente vicino, l'ho acquistato l'anno scorso in ebook approfittando di un'offerta Kindle perché mi era piaciuto il film che ne è stato tratto, ma confesso di doverlo ancora leggere)

domenica 15 ottobre 2017

#epilessiaParliamone



È partita il 2 ottobre e durerà fino a dopodomani, 17 ottobre, la campagna dell'associazione Trenta Ore per la Vita a favore della ricerca dedicata ai bambini affetti da epilessia. Ogni anno questa condizione neurologica fa registrare oltre 30mila nuovi casi, il 60 per cento dei quali in età pediatrica. «Una malattia di cui ancora si parla troppo poco e di cui fanno ancora fatica a parlare anche i malati e i loro familiari», sottolinea l'amatissima showgirl Lorella Cuccarini, che di Trenta Ore per la Vita è testimonial nonché socia fondatrice. Questo video riassume le ragioni e le finalità della campagna.
Si dà il caso che lo slogan scelto da Trenta Ore per la Vita, «I miei attacchi non fanno notizia», sia stato smentito proprio l'altro giorno, e purtroppo non nel senso che sarebbe stato auspicabile: dopo che una donna è stata colta da una crisi epilettica mentre mangiava in un ristorante di Marotta (PU), al momento di pagare il conto per le pizze peraltro non consumate suo marito si è sentito rimproverare dalla titolare perché avevano spaventato la clientela; persone come loro sarebbe meglio se ordinassero e mangiassero la pizza a casa, così ha detto la ristoratrice.
Chi volesse dare il suo contributo alla campagna può farlo chiamando da rete fissa oppure inviando un SMS solidale al numero 45546. Tra i progetti che si intende finanziare quest'anno c'è anche la realizzazione di abitazioni a Pescara in collaborazione con l'AGBE (Associazione Genitori Bambini Emopatici), della cui attività assolutamente meritoria ho sentito tanto parlare.

sabato 14 ottobre 2017

Com'è difficile conciliare famiglia e lavoro

Stamattina sulla mia timeline di Facebook mi sono imbattuta in questo articolo de Il Sole 24 Ore, dal quale risulta che ben «il 78% delle dimissioni convalidate dall’ispettorato del lavoro nel 2016 sono state di donne con figli. Di queste, quasi la metà ha detto apertamente che il problema era proprio l’impossibilità di tenere insieme tutto. Chi ha indicato che “mancano i nonni”, chi che il figlio non è stato accettato al nido, chi che non riesce a sostenere i costi “dell’assistenza del neonato”. Nessuna ha potuto scrivere, però, della tristezza, della solitudine e del dolore che rinunciare al lavoro ha significato per lei. Nessuna ha avuto, su quel foglio di dimissioni, la possibilità di raccontare delle situazioni, dei commenti e delle azioni che l’hanno spinta, un passo alla volta, fino alla porta».
Patrizia, una giovane manager che nella realtà non esiste – è un personaggio dello spettacolo teatrale Scusate l'attesa andato in scena dal 3 all'8 ottobre al Teatro Petrolini di Roma – ma realistica lo è fin troppo, ha indirizzato un'accorata lettera aperta alla leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni, la quale a differenza sua non si è vista costretta a scegliere fra maternità e carriera. Ecco un passaggio chiave:
Dovrei fare una scelta razionale e rinunciare alla mia gravidanza sperando in un momento migliore. Così tutto andrebbe bene. Ma poi mi chiedo “qual è il momento migliore?” Forse quello in cui andrò in pensione, se mai ci arriverò.
E già, il famoso "momento giusto per fare un figlio". Se in Italia ci si sposa sempre più tardi e nascono sempre meno bambini, è perché in genere le giovani coppie prima di mettere su casa aspettano di aver acquisito un'accettabile stabilità economica; quando poi l'hanno raggiunta, prima di mettere in cantiere un erede ci pensano non due ma mille volte, perché troppo spesso la donna finirebbe per ritrovarsi senza lavoro e senza reddito, soprattutto se non ci sono nonni, zii, parenti e amici su cui poter contare come babysitter a costo zero.
Qui di seguito riporto un estratto del primo capitolo del libro La banda della culla, linkato su Facebook dall'autrice stessa, la scrittrice satirica Francesca Fornario.
– Ma mi dica qualcosa di lei, è sposata?
– No.
– Fidanzata?
– Sí.
– Ha figli?
«Non posso averne, mi hanno sottoposto a un’isterectomia quando avevo cinque anni. Inoltre il mio fidanzato è sterile per una forma congenita di varicocele ereditata dal padre ciclista. Anche lui era sterile. I maschi della sua famiglia sono sterili da molte generazioni. E la nostra religione ci vieta l’adozione. Non possiamo adottare figli né mangiare legumi secchi dopo il tramonto».
La centesima volta che un direttore delle risorse umane avesse preteso di valutare le sue qualità professionali domandandole se avesse figli, Claudia avrebbe risposto cosí. Lo aveva promesso.
Ma è ancora ferma a cinquantatre.
– Niente figli.
– Sta pianificando di averne?
– No, no. Non adesso. Prima o poi. Poi.
– Ah, certo. Bene. Be’, lei ha davvero un ottimo curriculum, signorina Prati, una formazione di altissimo livello. Congratulazioni! Non le nascondo però che l’azienda in questa fase è piú orientata verso un diplomato.
A sedici anni, Claudia credeva che la cosa peggiore che un uomo potesse dire a una donna fosse: «Ti lascio perché non ti merito».
Ingenua.
È: «Lei è troppo qualificata per questo lavoro».
– Comunque, le faremo sapere.
Le faremo sapere. Sono stato benissimo, ora però devo andare in missione segreta su Marte. Ti chiamo presto.
Certe dinamiche tipiche dei colloqui di lavoro le ho sperimentate pure io in prima persona, sebbene non a tali livelli di invadenza. Ad esempio, nel corso dell'ultimo colloquio che ho sostenuto, il selezionatore di punto in bianco mi ha chiesto come mai avessi dato le dimissioni dal mio precedente impiego per trasferirmi al Nord – dal momento che era piuttosto chiaro che non l'avessi fatto per motivi professionali – e mentre accantonavo l'idea di avvalermi della facoltà di non rispondere e ammettevo sinceramente di averlo fatto per ragioni sentimentali, dentro di me avevo ben presenti le implicazioni che questo avrebbe potuto suscitare nella mente del mio interlocutore. Alla fine, sebbene il colloquio fosse andato bene, sono stata scartata, ufficialmente perché mi è stata preferita un'altra persona che poteva vantare una maggiore esperienza. :-/
[L'immagine che apre il post illustra un articolo di NanoPress Donna che espone una verità rassicurante: con una mamma che lavora, il figlio cresce meglio. Sempre che lei sia riuscita a tenerselo, il lavoro...]

venerdì 13 ottobre 2017

Frutta fresca

L'altro ieri facendo la spesa alla Esselunga – che, detto per inciso, da quando abito al Nord è diventata la mia catena di supermercati preferita :-) – ho "sgraffignato" un dépliant gratuito contenente alcuni utili consigli su come conservare la frutta e gustarla nel migliore dei modi; ne trovi la scansione qui accanto (clicca per ingrandire). Nulla che una/un esperta/o donna/uomo di casa non sappia già, probabilmente... comunque io li ho trovati preziosi, per questo li riporto qui di seguito. Solo riguardo alle banane continuerò a comportarmi in modo diverso, seguendo le istruzioni tramandatemi dalla mi' mamma, e cioè conservandole in frigo dentro un sacchetto di carta infilato a sua volta in un sacchetto di plastica. In questo modo dopo un po' anneriscono, in effetti, ma io trovo che rimangano pur sempre più buone che se le tenessi a temperatura ambiente. E tu, come ti regoli?
AGRUMI
Come conservare: Per un consumo immediato (1-2 giorni) è preferibile tenerli a temperatura ambiente, diversamente riporli in frigorifero.
Come consumare: Gli agrumi possono essere consumati freschi o a temperatura ambiente, in base alle proprie preferenze.
ANANAS VIA AEREA
Come conservare: Si consiglia di conservarlo a temperatura ambiente.
Come consumare: È preferibile consumare il frutto entro 1-2 giorni.
ANANAS
Come conservare: Si consiglia di conservarlo a temperatura ambiente.
Come consumare: È preferibile consumare il frutto quando il colore della buccia comincia ad ingiallire.
BANANE
Come conservare: Toglierle dalla confezione ed evitare di metterle in frigorifero. È preferibile tenerle lontane da pere, mele, meloni e pomodori.
Come consumare: A seconda dei gusti è possibile consumare le banane fino a quando diventano gialle con macchie diffuse (massima dolcezza).
CACHI TIPO
Come conservare: Conservarli a temperatura ambiente.
Come consumare: Si consiglia di consumarli nell'arco di 1-2 giorni.
ALTRI CACHI
Come conservare: Per un consumo immediato (1-2 giorni) è preferibile tenerli a temperatura ambiente, diversamente riporli in frigorifero.
Come consumare: Si consiglia di consumare i cachi a temperatura ambiente per esaltarne il gusto e l'aroma.
DRUPACEE (pesche, susine, albicocche)
Come conservare: Toglierle dalla confezione e farle maturare a temperatura ambiente. Dopo qualche giorno riporle in frigorifero.
Come consumare: Per migliorare il gusto è consigliato portare le drupacee a temperatura ambiente prima di consumarle.
FICHI
Come conservare: Per un consumo immediato (1-2 giorni) è preferibile tenerli a temperatura ambiente, diversamente riporli in frigorifero.
Come consumare: Si consiglia di consumare i fichi a temperatura ambiente per esaltarne il gusto e l'aroma.
FRAGOLE E FRUTTI DI BOSCO
Come conservare: Riporli immediatamente in frigorifero.
Come consumare: Consumarli nell'arco di 1-2 giorni.
FRUTTA ESOTICA VIA AEREA (mango, papaya formosa, avocado hass)
Come conservare: È preferibile conservarla a temperatura ambiente.
Come consumare: È consigliato consumare la frutta esotica via aerea entro 1-2 giorni.
FRUTTA ESOTICA (mango, avocado)
Come conservare: È preferibile conservarla a temperatura ambiente. Si consiglia di riporre l'avocado in frigorifero una volta maturo.
Come consumare: È consigliato consumare la frutta esotica quando risulta morbida al tatto.
KIWI
Come conservare: Toglierli dalla confezione. Per un consumo immediato (1-2 giorni) è preferibile tenerli a temperatura ambiente, diversamente riporli in frigorifero. Se messi accanto alle mele, maturano prima.
Come consumare: Se morbidi al tatto, sono più dolci.
MELE
Come conservare: Toglierle dalla confezione. Per un consumo immediato (1-2 giorni) è preferibile tenerle a temperatura ambiente, diversamente riporle in frigorifero. È consigliato non tenere le mele vicino ai kiwi troppo maturi e alle mini angurie.
Come consumare: Le mele vanno preferibilmente consumate fresche. Se tolte dal frigorifero, è consigliato aspettare 30 minuti per esaltarne il sapore.
MELONI
Come conservare: Per un consumo immediato (1-2 giorni) è preferibile tenerli a temperatura ambiente, diversamente riporli in frigorifero.
Come consumare: A seconda dei gusti è possibile consumarli freschi o a temperatura ambiente.
MELONI CHARENTAIS
Come conservare: È preferibile tenerli a temperatura ambiente perché in frigorifero è possibile il trasferimento degli aromi ad altri prodotti.
Come consumare: È preferibile consumarli entro 1-2 giorni.
PERE
Come conservare: Toglierle dalla confezione e conservarle a temperatura ambiente finché non maturano, dopodiché è consigliato riporle in frigorifero.
Come consumare: Le pere, restando a temperatura ambiente, diventano più dolci. Mettendole troppo presto nel frigorifero rischiano di non acquisire il gusto.
UVA DA TAVOLA
Come conservare: Riporla immediatamente in frigorifero.
Come consumare: È consigliato portare l'uva a temperatura ambiente prima del consumo.
[Per la "colonna sonora" di questo post, scoperta per l'occasione, si ringrazia Tricarico]

giovedì 12 ottobre 2017

Come salvare capra e cavoli

Senza dubbio conoscerai il modo di dire «salvare capra e cavoli», ovvero trovare la soluzione a un problema in modo che si possano conciliare le opposte esigenze che lo hanno creato. Quest'oggi voglio proporti il famoso gioco di logica da cui nasce, e che dev'essere piuttosto datato, a giudicare dall'immagine che ho trovato per illustrarlo.
Un barcaiolo deve trasportare da una sponda all'altra del fiume un lupo, una capra e dei cavoli su una barchetta. Dato che la barca non può trasportare più di una cosa contemporaneamente, il barcaiolo deve trovare l'esatto ordine di azioni affinché il lupo non mangi la capra o la capra non mangi i cavoli. Si assume che il lupo, in quanto carnivoro, non mangi i cavoli; si assume inoltre che mentre il barcaiolo è presente lupo e capra non mangino alcunché.
Definendo A la sponda di partenza e B la sponda di arrivo, esistono due soluzioni alternative ma equivalenti per salvare capra e cavoli (e lupo).
La prima:
  1. traghettare la capra da A a B (nel frattempo sulla sponda A restano il lupo e i cavoli);
  2. tornare indietro;
  3. traghettare i cavoli da A a B;
  4. riportare indietro la capra da B ad A (per evitare che mangi i cavoli, che ora si trovano sulla sponda B);
  5. traghettare il lupo da A a B (per evitare che mangi la capra, che è tornata sulla sponda A);
  6. tornare indietro;
  7. traghettare la capra da A a B (mentre sulla sponda B restano il lupo e i cavoli).
La seconda:
  1. traghettare la capra da A a B (nel frattempo sulla sponda A restano il lupo e i cavoli);
  2. tornare indietro;
  3. traghettare il lupo da A a B;
  4. riportare indietro la capra da B ad A (per evitare che venga mangiata dal lupo, che ora si trova sulla sponda B);
  5. traghettare i cavoli da A a B (per evitare che vengano mangiati dalla capra, che è tornata sulla sponda A);
  6. tornare indietro;
  7. traghettare la capra da A a B (mentre sulla sponda B restano il lupo e i cavoli).
P.S.: Il fatto che io abbia voluto proporti questo enigma proprio oggi non è casuale: negli ultimi tempi mi capita sempre più spesso di dover contemperare – mi sa che è la prima volta che mi capita di usare questo termine, mi fa uno strano effetto – bisogni contrastanti in modo tale da far contenti tutti, o più verosimilmente da non scontentare troppo nessuno. Ed è un tale problema che al confronto il dilemma del barcaiolo è una passeggiata! :-)

mercoledì 11 ottobre 2017

Buone notizie

Quest'anno la giornata nazionale delle persone con sindrome di Down, celebrata domenica scorsa come avviene ogni seconda domenica di ottobre, mi è sfuggita... ma non per questo rinuncio ad affrontare l'argomento, visto che nei giorni scorsi ho raccolto alcuni ottimi spunti di riflessione.
Magari avrai sentito la notizia della neonata con sindrome di Down abbandonata dalla madre in ospedale dopo il parto e rifiutata da sette coppie alle quali era stata proposta l'adozione. Fortunatamente la bimba ha trovato una potenziale famiglia in un uomo single disposto ad adottare bambini senza condizioni. Ebbene sì, la legge italiana consente l'adozione a chi è single non soltanto nel caso in cui costui abbia instaurato con il minore orfano un rapporto stabile e duraturo preesistente alla morte dei genitori – questo lo sapevo già – ma anche se il bambino senza genitori vive una qualunque disabilità. Per quello che vale, personalmente trovo davvero ingiusto che al di fuori di queste eccezioni un single non possa essere ritenuto idoneo ad adottare un bambino. A tal proposito, Mattia Feltri ha scritto...
La legge impedisce ai single di adottare, a meno che il bambino non sia affetto da grave disabilità. È un’eccezione saggia, ma con un presupposto terribile: se il bambino è imperfetto, va bene anche la famiglia imperfetta. Ed è un aggettivo – imperfetto – che appartiene a un metro sghembo. Perché alla fine questa è una bella storia: non ci sarà nessuno al mondo che saprà volere bene alla piccola tanto quanto gliene vorrà quell’uomo; e non ci sarà nessuno al mondo che avrà bisogno di tutto quell’amore più della piccola; non ci saranno mai due persone, al mondo, che sapranno meglio aggrapparsi all’amore dell’uno per l’altro. Per fortuna, infatti, l’amore non si risolve in un articolo di codice, o in un elenco di requisiti, né tantomeno segue le regole matematiche, altrimenti la somma fra imperfetto e imperfetto non darebbe l’amore perfetto.
... e Matteo Bussola, che dopo Notti in bianco, baci a colazione ha appena pubblicato Sono puri i loro sogni: Lettera a noi genitori sulla scuola, ha voluto dedicare al coraggioso neo-papà una toccante lettera aperta che ha poi letto nel corso di una trasmissione radiofonica.
LETTERA A UN PADRE CHE E' NATO
Caro padre single,
sì tu, proprio tu, che questa settimana hai scelto di adottare una bambina affetta da sindrome di Down, dopo che sua madre l'aveva abbandonata in ospedale e sette coppie l'avevano scartata per l'adozione. Tu che ora dovrai scontrarti per il resto della vita contro due pregiudizi insieme: quello di chi vorrà farti credere che la tua bambina è una disabile e quello di chi ti dirà che in quanto padre single non sarai abbastanza, perché per fare una famiglia ci vogliono sempre un papà e una mamma.
Invece a volte, come questo caso ha dimostrato, non è affatto detto, e un papà da solo può contenere tutto l'amore che serve. Soprattutto se quell'amore non si ferma a guardare quel che manca, ma si concentra su quel che c'è. Solo questo occorre, perché i figli sono di chi li vuole, non di chi li valuta sulla base delle loro presunte abilità. Chi decide quali valgano più di altre? Saper nuotare conta di più o di meno di saper rincorrere i dinosauri? E' più importante saper giocare a calcio o saper salutare le margherite? Ragionare veloci vale di più di saper abbracciare? Chi ha frequentato bambini con la sindrome di Down sa per esempio che abbracciano fortissimo, molto più degli altri, come se non volessero lasciarti andare più. In realtà sei tu che non lasceresti più andare loro, perché ogni giorno ti insegnano che forse i veri disabili siamo noi, quando non riusciamo a vedere le persone oltre le etichette e le categorie.
Caro uomo single, questa settimana tu sei nato come papà e una bambina è nata come figlia.
Sarà tutto quello che vi serve.
Sarà abbastanza.
La piccola Anna, protagonista della pagina Facebook Buone notizie secondo Anna della quale ho già parlato qui, ha tirato bonariamente le orecchie a Matteo Bussola per l'utilizzo dell'espressione «affetta da sindrome di Down», dal momento che non si tratta di una malattia, bensì di una condizione genetica. Di recente il papà di Anna, Guido Marangoni, è intervenuto nel corso del programma Tagadà dove ha presentato il libro Anna che sorride alla pioggia.
Restando in argomento, molti – compresa me – si sono indignati quando Marco Travaglio, nel corso di una puntata di Otto e Mezzo, ha usato il termine "mongoloide" a mo' di insulto. Qui c'è il commento della madre di un ragazzo con sindrome di Down.

martedì 10 ottobre 2017

Regioni speciali

Il 22 ottobre prossimo i cittadini di Lombardia e Veneto saranno chiamati a votare per il referendum sull'autonomia. Da queste parti è un tema piuttosto sentito, specie da parte di chi appartiene o semplicemente simpatizza per un certo partito politico... a tal punto che, come riferisce oggi Massimo Gramellini, il titolare di un'agenzia di viaggi e persino quello di un'agenzia di... ultimi viaggi – insomma, un'impresa funebre – che hanno entrambi un ruolo direttivo nel gruppo Indipendenza noi Veneto-Grande Nord, hanno promesso sconti ai clienti che dimostreranno di essersi recati alle urne.
Nei giorni scorsi ho letto due opinioni discordanti riguardo al referendum.
  • Enrico Mentana auspica una vittoria del , affinché possa aprirsi il dibattito sulla differenza, a suo parere non più giustificata, tra regioni ordinarie e regioni a statuto speciale: «condizioni storiche e convenienze politiche portarono la neonata repubblica italiana a concedere statuti speciali a valdostani, sudtirolesi, trentini, friulani, giuliani, sardi e siciliani. Ora tutto questo semplicemente non ha senso, e crea più sperequazioni di quante non ne sani».
  • .mau., dopo aver fatto notare che il quesito referendario veneto è ben più stringato di quello lombardo e che in Lombardia a differenza del Veneto non è richiesto alcun quorum, osserva che non serve affatto che una Regione chieda il parere dei cittadini prima di intraprendere «le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia», come peraltro previsto dal terzo comma dell'articolo 116 della Costituzione: «Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia [...] possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei principi di cui all'articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata». E conclude annunciando la sua intenzione di andare a votare, e di votare no.
E io, come la vedo? Beh, una mia opinione ce l'ho... ma farò a meno di esprimerla visto che ultimamente, quando sui social provo a parlare di politica, finisco per impelagarmi in discussioni un tantino fastidiose. ;-) Quanto al mio voto, il problema non si pone dal momento che abito sì in Lombardia, ma non vi risulto ancora residente. Posso comunque anticipare che un ruolo in questo referendum ce l'avrò pure io, ma preferisco non dire altro per scaramanzia. Magari, se filerà tutto liscio, non mancherò di raccontartelo a cose fatte! :-)

lunedì 9 ottobre 2017

Ribellarsi all'orco

Nei giorni scorsi la cronaca ha riportato due brutte storie di pedofilia, i cui responsabili per fortuna non la passeranno liscia grazie alle testimonianze delle giovanissime vittime.
  • Nella Chinatown milanese una bimba di sei anni di origine cinese, dopo aver subìto violenza da un uomo di 42 anni, peraltro recidivo, ha affidato il suo terribile segreto dapprima a un disegno, poi ai familiari; dopodiché c'è stato un delicato colloquio coi giudici, in presenza dei genitori e di psicologi, durante il quale la piccola ha definito il suo stupratore «un mostro schifoso, brutto, bruttissimo». E queste parole descrivono perfettamente chi ha il coraggio di distruggere la spensieratezza, il candore e l'ingenuità della più tenera infanzia.
  • Un istruttore di karate della provincia di Brescia è stato arrestato per violenza sessuale aggravata o di gruppo – ebbene sì :-( – ai danni di alcune sue allieve, atti sessuali con minorenni e detenzione di materiale pedopornografico. Il pervertito manipolava le sue vittime in maniera incredibilmente subdola: lo riferisce la ragazza che, dopo aver subìto abusi dai tredici ai diciassette anni di età, si è decisa a denunciarlo per impedirgli di nuocere ad altre ragazzine.

sabato 7 ottobre 2017

Film in streaming gratis e legalmente

Il post di oggi mette in relazione due delle preferenze espresse dalla sottoscritta ai #MIA17, che sono state entrambe bocciate: Il Post (battuto nella categoria miglior testata giornalistica dalla corazzata ANSA.it) e RaiPlay (che era ben difficile potesse avere la meglio come miglior canale TV - broadcaster su Netflix, divenuto ormai un caposaldo del tempo libero di tantissime persone, perlomeno di buona parte dei miei contatti social).
Ultimamente Il Post ha dedicato un articolo alle 10 cose che si possono vedere su RaiPlay. La prima della lista sono i film: il catalogo sarà pure abbastanza limitato, ma non mancano le chicche, oltre a film recenti (come ad esempio la commedia Al posto tuo, che ho guardato in prima visione su Raiuno l'altra sera). Ci vuole soltanto una semplice registrazione – io accedo mediante il mio account Facebook – ed è tutto perfettamente legale... a patto di essere in regola con il pagamento del canone Rai! ;-) Per quanto mi riguarda preferisco non guardare nulla in streaming, ma scarico il file MP4 tramite Pasty.link e poi lo guardo "offline" – si fa per dire, dal momento che sono perennemente connessa – con VLC media player; in genere – e questo magari farà inorridire i puristi – a meno che non si tratti di un musical, imposto la velocità di riproduzione a 1.30x, e così facendo risparmio quasi un quarto del mio preziosissimo tempo... ;-)

venerdì 6 ottobre 2017

Altre uova di Pasqua fuori stagione

Nei giorni scorsi più di un "facciamico" ha condiviso non senza entusiasmo sulla propria bacheca un trucco nascosto di Google che aveva appena scoperto: «Ehi, provate a cercare la parola "askew" con Google e vedete cosa succede!» [SPOILER: la pagina dei risultati di ricerca appare leggermente inclinata; difatti in inglese askew – che si pronuncia /əˈskjuː/ – vuol dire storto, sbilenco]. In realtà l'Easter egg in questione era già noto – non a me – da almeno cinque anni: l'ho trovato menzionato assieme ad altri in questo articolo pubblicato da Memeburn a maggio 2012... al che ho voluto provare personalmente tutti i trucchetti, e la descrizione di quelli che funzionano ancora in modo più o meno decente puoi trovarla qui di seguito tradotta in italiano. Gli screenshot li ho fatti io, freschi freschi! :-)
Askew. Se cerchi con Google la parola "askew", potresti pensare di aver rotto in qualche modo il monitor o aver modificato telepaticamente le impostazioni di visualizzazione. Ma in realtà Google ha appena ruotato di pochi gradi.
Cuore. Sapresti tracciare questa equazione su un grafico: "(sqrt(cos(x))*cos(200x)+sqrt(abs(x))-0.7)*(4-x*x)^0.01, sqrt(9-x^2), -sqrt(9-x^2) from -4.5 to 4.5"? No? Ebbene, la funzionalità grafica integrata di Google può ricavarne un piccolo cuore azzurro. Carino.
Google Sphere. Un altro esperimento dello stesso team che ha creato Google Gravity, Google Sphere trasforma la tua pagina di ricerca di Google Immagini in un globo rotante interattivo. Per accedervi, cerca "google sphere" e clicca su "Mi sento fortunato". Quindi clicca sulla barra di ricerca e insegui i collegamenti vorticanti in giro per lo schermo verso il contenuto che ti interessa. La "sfera" si muove in direzioni differenti a seconda del punto in cui il puntatore del mouse è posizionato sullo schermo.
Il numero più solitario. Nel caso in cui non ne fossi a conoscenza, la calcolatrice integrata di Google te lo confermerà: il numero più solitario è uno. Uh, povero!

[Ovviamente non ho resistito alla curiosità di ascoltare quella canzone ;-)]
Infine, se possiedi un cellulare o un tablet Android, forse ti sarai già imbattuto in questo Easter egg (anche se non sembra funzionare su tutti i dispositivi Android). Se vai su "Impostazioni", quindi su "Informazioni sul telefono/dispositivo" e fai tap ripetutamente su "Versione di Android" o "Versione del firmware", il dispositivo visualizzerà un disegno relativo a qualunque versione del sistema operativo in esecuzione.
Sul mio Google Nexus 6 aggiornato ad Android 7.1.1 è uscito questo... Mah!

giovedì 5 ottobre 2017

#ForzaKatia

Da un paio di giorni a questa parte uno degli argomenti più discussi sui social è il video realizzato dai dipendenti della filiale della banca Intesa San Paolo di Castiglione delle Stiviere, capeggiati dalla direttrice Katia Ghirardi, per un contest aziendale: a detta di molti, un capolavoro di comicità involontaria. Bah, io il video l'ho guardato e non ho riso neanche un po', anzi ho provato un gran disagio; e non certo per l'inadeguatezza degli "interpreti", dal momento che di mestiere non fanno certo gli attori, ma perché percepivo quanto la loro esibizione fosse "spintanea" (c'è chi dà per scontato che Fabio, l'unico assente, si sia dato malato per sottrarsi alla sceneggiata). Sorvolando sulla realizzazione dilettantesca – il video verticale per me è sempre un NO!!! – e sulla goffaggine dei protagonisti, in primis la stucchevole direttrice, non ho potuto fare a meno di pensare che in realtà ce ne sono eccome, di imprese che fanno ricorso a messaggi del genere, tanto esaltanti quanto finti, per promuovere la propria immagine. Riguardo al concetto di grande famiglia, so per esperienza come dietro queste belle parole possa nascondersi, diciamo, qualcosa di simile alla famiglia del film Parenti serpenti. Le canzoncine motivazionali, invece, non le sentivo dai tempi di Tutta la vita davanti... e dover constatare che non sono solo una finzione cinematografica mi ha amareggiata. Detto ciò, trovo ingiusto che quei poveri impiegati siano diventati lo zimbello del Web e debbano vergognarsi a farsi vedere in giro solo perché un video che avrebbe dovuto rimanere confinato in un certo ambito è stato diffuso da qualcuno che probabilmente non ne aveva alcun diritto. Sono ben altri, in Rete, quelli che si dovrebbero vergognare fino a chiudere gli account social...
Magari lo stesso discorso di violazione della privacy vale per il video qui sotto, anch'esso partecipante al contest in questione... ma visto l'impegno con cui il gruppo ha messo in scena la cover di Occidentali's Karma – se si fossero impegnati un pochino di di più ad andare a tempo, sarebbe stato anche meglio ;-) – mi permetto di supporre che un pochino ci contassero, sul fatto di "diventare virali".


[Personalmente il famigerato contest mi è venuto spontaneo ricollegarlo a questo episodio di Camera Cafè]
Concludo condividendo i link a tre articoli usciti sull'argomento, che oltre ad esprimere di per sé opinioni del tutto sensate provvedono a riepilogare l'enorme mole di contributi usciti in Rete:

mercoledì 4 ottobre 2017

Da domani in libreria

Dopo Didone, per esempio e Socrate, per esempio, esce domani L'italiano è bello, il nuovo libro di Mariangela Galatea Vaglio, nota in Rete semplicemente come Galatea. Ecco la presentazione del libro nelle parole della stessa autrice.
Nel libro ci sono un sacco di cose. Si parlerà di storia della lingua, dai tempi di Carlo Magno e della sua famiglia litigiosa (le mazzate fra gli eredi contribuirono parecchio alla nascita dei volgari europei), di strani affreschi nelle chiese di Roma dove allegramente si scrivono parolacce in bella vista. E poi si parla di canzoni della prima guerra mondiale e di fumetti, di metafore che partono da Omero e finiscono nelle canzoni di Edit Piaf, di film scollacciati con Edvige Fenech e di una diatriba linguistico-sociologica fra Mike Bongiorno ed Umberto Eco che alla lunga, per quanto possa sembrare incredibile, si è conclusa in favore del buon Mike.
Si parlerà di grammatica, spiegando perché il verbo essere è una capricciosa primadonna e il verbo avere un simpatico caratterista che ha fatto carriera, della lettera acca che molti hanno cercato di fare fuori ma lei resiste a dispetto di ogni attentato, muta ma tenace. Di figure retoriche usate dai pubblicitari, di futuristi che appoggiano le guerre e poi si pentono, di editori che per risparmiare carta in periodi di ristrettezze economiche tagliano lettere, di canzoni, di film, di internet, di Lol.
Si parlerà di italiano, questa lingua che nel mondo tutti amano e noi invece qualche volta amiamo poco e sappiamo male, e della sua strana, simpatica, arzigogolata storia, perché niente di quello che accade in Italia è mai semplice e quindi anche la lingua italiana è un bel caos.
Un altro libro che sarà in libreria e nei negozi online a partire da domani è #ciollansia: Il Libro Nero del Disagio, di Andrea Cerrone. Magari questo nome non ti dirà nulla, ma se bazzichi i social è probabile che ti sia imbattuto in qualche post spiritoso tratto da Insanity Page, che Andrea gestisce su Facebook, Instagram e Twitter (e pure su Snapchat, che personalmente non frequento): da tutto questo è nato #ciollansia. Qui c'è un'intervista all'autore, che è di Napoli, ha 26 anni e fa l'archeologo, mentre dal sito ufficiale del libro puoi scaricare un'anteprima gratuita per farti un'idea (se devo essere sincera l'ho trovata un tantino troppo... diluita, diciamo). Ecco le mie battute preferite:
Baciami ancora
Una volta sono stato baciato dalla fortuna.
Evidentemente era un bacio d’addio.
Scomode Verità
È veramente orrendo quando la situazione avrebbe bisogno di un adulto per risolversi e l’adulto sei tu.
Prima legge quantistica del guardaroba
Ho più vestiti che occasioni in cui indossarli e in quelle occasioni non ho comunque niente da mettermi.
La sostanza di cui sono fatte le dipendenze
Se lo psicofarmaco è in compresse, è il Tavor.
Se lo psicofarmaco è in gocce, è lo Xanax.
Se lo psicofarmaco è in crema, è la Nutella.
A proposito di ansia, Il Libraio ha selezionato alcuni libri a tema. Mi sono resa conto di averne comprati più d'uno, pur non avendoli ancora letti – non mi è del tutto chiaro cosa c'entri La dieta della longevità con l'ansia, comunque – e questo è tutt'altro che strano, ansiosa come sono! ;-)

martedì 3 ottobre 2017

Emoji che passione!

L'altro giorno sulla pagina Facebook di NOW TV, la internet TV di Sky, è stata pubblicata l'immagine qui sotto, con i titoli di alcuni film – manco a dirlo, tutti inclusi nel catalogo Cinema di NOW TV – rappresentati per mezzo di emoji.


Sei riuscito a indovinarli tutti? Io al numero 2 e pure al 4 non ci sarei mai arrivata se non avessi letto i commenti... Eccoti le soluzioni.
  1. Casino Royale
  2. L'acchiappadenti
  3. Alla ricerca di Dory
  4. Doctor Strange
  5. Paranormal Activity
  6. Kung Fu Panda
  7. Due single a nozze
Sempre a proposito di emoji, è proprio questo il titolo di un film d'animazione attualmente nelle sale che ha raccolto una gamma molto variegata di colorite stroncature da parte dei critici. Personalmente però il trailer...


... mi ha incuriosita un sacco: devo preoccuparmi? ;-)

lunedì 2 ottobre 2017

La scienza della pasta senza fuoco

È ora di preparare il pranzo: metti una pentola d'acqua salata sul fuoco, la fai bollire, butti la pasta, quando l'acqua torna a ebollizione dai una mescolatina e poi sistemi il coperchio sulla pentola. A questo punto SPEGNI IL FUOCO, aspetti il tempo segnato sulla confezione della pasta, dopodiché la scoli, la condisci e la servi.
Spegnere il fuoco poco dopo aver buttato la pasta?! Ohibò, che schifezza è mai questa? Sarà mica una di quelle terribili videoricette straniere che fanno inorridire e scandalizzare noi italiani? Macché, la persona che ha illustrato questa procedura in un video è italianissima, nonché un uomo di scienza (per cui personalmente tenderei a concedergli persino più fiducia rispetto a un cuoco di professione ;-) ): si tratta del chimico Dario Bressanini, titolare del blog Scienza in cucina. (Comunque, se questo non ti basta, sappi che la tecnica di cottura in questione è adottata da diversi chef stellati) Il nostro «amichevole chimico di quartiere», come ama definirsi, spiega che per cuocere la pasta non è necessario che l'acqua continui a bollire per tutto il tempo, ma è sufficiente che la sua temperatura si mantenga al di sopra di un certo valore (80 gradi circa).
E perché mai per prepararci un semplice piatto di pasta dovremmo seguire una procedura così poco convenzionale? Beh, per più di una ragione: non sprecare gas (il che è auspicabile dal punto di vista dell'ambiente... e del portafoglio), liberare un fornello che potrebbe servire per cuocere qualcos'altro... e poi togliersi lo sfizio di fare qualcosa in modo diverso da come si è sempre dato per scontato che andasse fatto senza chiedersi il perché, e scoprire che viene bene lo stesso. Magari bisognerà aggiustare un po' i tempi di cottura... comunque molti di coloro che hanno provato confermano che funziona. Nel video successivo è esposta la scienza che c'è dietro tutto questo.
Tre settimane dopo, però, il nostro chimico ha ritenuto opportuno tornare sull'argomento riconoscendo gli errori commessi in precedenza nell'affrontarlo: il primo errore è stato quello di aver realizzato due video distinti – e chi ha visto soltanto il primo e non anche il secondo si è perso una serie di informazioni utili – mentre il secondo è stato quello di non aver detto esplicitamente in quali condizioni questo tipo di cottura può avvenire. In estrema sintesi, se l'acqua si raffredda troppo in fretta – il che può succedere perché la pentola è troppo sottile, perché il coperchio (che non andrebbe mai sollevato durante la cottura) non chiude ermeticamente, ecc. ecc. – allora non c'è speranza di poter utilizzare questo metodo con buoni risultati.
Sempre dal canale YouTube di Dario Bressanini segnalo questo video che risponde a un annoso dilemma: è possibile ricongelare un alimento che è già stato scongelato una volta? A me finora risultava che la risposta fosse NO in ogni caso, perché dopo lo scongelamento i batteri potenzialmente patogeni iniziano a proliferare... e invece la risposta corretta è: DIPENDE. Ad esempio non è il caso di usare della carne macinata congelata e scongelata più volte per preparare degli hamburger, men che meno se li vuoi cotti al sangue; il discorso cambia se il macinato scongelato lo usi per fare il ragù: dal momento che l'ebollizione uccide i batteri, il ragù avanzato si può congelare. Quello della perdita delle qualità nutritive e organolettiche è un altro discorso...

domenica 1 ottobre 2017

Essere genitori oggi

Negli ultimi giorni il professor Guido Saraceni ha commentato con il consueto acume due recenti notizie di cronaca: riguardo alla prima – un padre separato è stato denunciato per abbandono di minore dopo aver preso il volo per le vacanze piantando in asso all'aeroporto di Catania il figlio quattordicenne non in regola coi documenti – ha scritto...
Questo curioso fatto di cronaca ci ricorda che fare un figlio ed essere un padre sono cose profondamente diverse.
Procreare non significa necessariamente essere più saggi e maturi degli altri, non significa automaticamente essere responsabili, non significa essere in grado di educare e di amare i propri figli.
Come scriveva, più di trenta anni fa, un grande filosofo contemporaneo: non mi dire che sei puro come un giglio, che sei un padre e che hai un figlio, credi che basti avere un figlio per essere un uomo e non un coniglio?
Pensateci la prossima volta che siete tentati di dire a qualcuno "solo chi ha un figlio può capire". La genitorialità non si limita alla procreazione, capita persino che non abbia nulla a che fare con essa.
... mentre riguardo alla notizia del padre adottivo che si è visto annullare la pena dell'ergastolo perché il figlio che ha ucciso non era il suo "vero" figlio ha scritto:
Una volta detto che i giudici si sono limitati ad applicare la legge, e non sono quindi in alcun modo responsabili per questo scempio, credo che sia arrivato il momento di porre mano al codice penale per porre fine alla assurda sperequazione che separa, ancora oggi, figli adottivi e figli "naturali".
Perché i bambini sono di chi li cresce.
Anche - e soprattutto - quando non li merita.
Restando in argomento, mi è tornata in mente la notizia da cui ha preso spunto qualche settimana fa Massimo Gramellini per uno dei suoi Caffè: un padre e una madre di Eraclea hanno consegnato il figlio diciottenne alla giustizia quando si sono resi conto che era stato proprio lui, sotto l'effetto di alcol e droga, a investire e uccidere un turista sloveno senza prestargli soccorso. Il giornalista conclude così:
Per i due rei confessi chiedo il massimo della pena: li si obblighi a tenere un corso di educazione civica a tutti quei genitori che mettono la difesa del pupo e del buon nome della casata davanti a qualsiasi cosa e anche a qualsiasi coca.
[L'immagine che apre il post è stata pubblicata su Facebook da James Fell, e mostra una slide che mette a confronto il modo di essere genitori nel 2017 – un lunghissimo sproloquio che ho rinunciato a tradurre, anche perché ho il sospetto che sia volutamente non del tutto sensato – con quello tipico delle generazioni precedenti alla nostra: «Dagli da mangiare qualche volta» ;-)]

sabato 30 settembre 2017

Posso rubarti un minuto?

Sono una brutta persona, lo ammetto: quando sono in giro per strada e adocchio dei volontari di qualche associazione che cercano di attirare l'attenzione dei passanti, tiro dritto fingendo ostentatamente di non averli notati. (In effetti ho preso qualche piccola fregatura, che mi ha resa forse più diffidente del dovuto) Nel video qua sotto i ragazzi del Terzo Segreto di Satira illustrano le dieci scuse più comuni e più incredibili per non dare retta a un volontario che ti ferma per strada: fingere una telefonata, fingere di dover prendere il treno, fingere di salutare qualcuno in lontananza, fingersi vegano (sono talmente difficili, quelli 😉), attrezzarsi per una controffensiva, fingersi straniero, fingersi matto, fingersi matto E straniero, fingersi morto (addirittura!), fingere di essere uno di loro.


Il video ha un finale a sorpresa: «Ora che ti abbiamo svelato le scuse, non usarle con noi. Il 30 settembre ti aspettiamo in piazza. Sostieni con noi i senza dimora». Firmato Progetto Arca, la onlus per cui il Terzo Segreto di Satira ha realizzato il video. Oggi e domani i volontari di Progetto Arca distribuiscono, a fronte di una piccola donazione, in una settantina di piazze italiane – non proprio uniformemente dislocate, purtroppo – le zuppe della bontà dello chef Roberto Valbuzzi: minestrone alla veneta, zuppa d'orzo e minestrone alla montanara. Anche se non ti è mai capitato di non avere di che sfamarti, potresti aver provato a immedesimarti nelle persone che con questo problema ci convivono ogni giorno, e per le quali un pasto caldo e nutriente da mettere nello stomaco durante i lunghi mesi invernali può essere quasi un miraggio: in tal caso, mi sembra impossibile che tu non senta il bisogno di fare qualcosa. Allora niente scuse, OK? :-)

venerdì 29 settembre 2017

Non me lo posso permettere

Di recente Apple ha presentato, insieme all'iPhone 8 e all'8 Plus, pure l'iPhone X – si legge dieci – che rappresenta il top di gamma del 2017 (dopo l'inesistente Windows 9, non ci sarà neppure l'iPhone 9. Chissà che gli ha fatto di male, il bellissimo numero nove, a Microsoft e Apple). Il prezzo sarà ben al di sopra dei mille euro, fino a 1359 € per il modello da 256 GB. E tra i miei contatti su Facebook si è scatenato il dibattito, con quelli che «non è possibile spendere più di mille euro per uno smartphone! Con quella cifra ci compro tre/quattro/cinque cellulari Android decenti!» e gli irriducibili fan della Mela che «sì, però quei soldi li vale tutti fino all'ultimo centesimo, un iPhone dura a lungo e ha delle prestazioni che Android se le sogna».
Per illustrare in modo ironico le mirabolanti feature del nuovo oggetto del desiderio è stata creata la pagina Facebook Giustificare il prezzo di iPhone X, dalla quale ho selezionato alcune immagini...


... e il generatore automatico iphonefeatures.altervista.org, che a me come primo risultato dà questo qui sotto:


Yuppiii, ansiosa come sono, non avrei più problemi di autonomia e potrei dire addio ai powerbank... ;-)
Vabbè, ovviamente è tutto uno scherzo, pure il fatto che io accarezzi l'idea di passare a iOS. In realtà ho tutta l'intenzione di rimanere fedele al robottino. <3
Ma il commento a mio avviso definitivo sul prezzo di iPhone X viene da L'abruzzese fuori sede.


[Ci vuole un congelatore piuttosto grande, comunque ;-)]
In Nome Del Pop Italiano ricorda come già all'epoca del vecchio conio un cellulare con delle specifiche che oggi fanno ridere i polli arrivasse a costare quasi 1400. Mila lire e non euro... ma vabbè, si sa che col passaggio all'euro tutto è raddoppiato! ;-)


Tra le feature di iPhone X una delle più discusse è il riconoscimento facciale. A tal proposito MDM - musicademmerda ha scritto in tempi non sospetti «Il nuovo iPhone avrà il riconoscimento facciale. Ivana Spagna passa a Samsung». E a vederla in faccia...


... non sembra poi così insensata come battuta. In realtà lei non è certo la sola: nel mondo dello spettacolo, in politica e nell'alta società ce n'è, di gente che si è stravolta i connotati con la chirurgia estetica.
Un'altra feature è quella alla quale allude Andrea Beggi: «Centinaia di anni di ricerca scientifica, le migliori menti, i talenti eccezionali, la quantità di studio, di tempo e di denaro investiti. Tutto ciò per animare con la nostra faccia e far parlare con la nostra voce una cacca». Sì, perché l'iPhone X potrà creare emoji animate basate sui nostri volti: imperdibile, vero? ;-) Qui c'è un video abbastanza esplicativo al riguardo.
[Per la "colonna sonora" di questo post si ringrazia Caparezza]

giovedì 28 settembre 2017

Bravo Edoardo!

Sabato sera ero a casa, con il televisore acceso su Raiuno, e seguivo distrattamente la seconda e ultima puntata del varietà musicale Un, due, tre... Fiorella!, condotto dalla cantante Fiorella Mannoia. A un certo punto la mia attenzione è stata catturata dal monologo interpretato dall'attore Edoardo Leo, che ho già apprezzato tra l'altro in Buongiorno papà (dove era anche regista), Smetto quando voglio 1 e 2 (aspetto con ansia il terzo capitolo) e Loro chi?. Essendomene persa la parte iniziale, ho voluto recuperarlo su RaiPlay; se ti interessa, puoi vederlo qui. Eccoti comunque la trascrizione del passaggio saliente:
Tra le tante cose difficili della vita c'è quella di riuscire a comportarsi in modo lecito senza destare sospetti. Se io entro in una libreria, evito di avere già un libro sottobraccio: mi sentirei osservato. Se un lunedì mi sento poco bene, evito di presentare il certificato medico e lavoro lo stesso, perché il lunedì è ormai per definizione il giorno in cui tutti stanno poco bene per allungare il weekend, e a me secca essere coinvolto in questa usanza.
È difficile, dicevo, comportarsi in modo lecito senza destare sospetti. Il mio rancore verso i disonesti non dipende solo dal fatto che ci danneggiano materialmente, ma che ci rendono complicata la nostra esistenza di onesti. I criminali o i deviati che rubano o violentano i bambini non colpiscono soltanto le loro vittime, ma danneggiano tutti noi, che dobbiamo rinunciare a delle azioni pulite perché loro le hanno sporcate.
[Il brano di Luca Goldoni sul quale è basato il monologo, intitolato La minorenne, è questo, ancora attualissimo nonostante siano trascorsi quarant'anni esatti dalla pubblicazione del libro Cioè da cui è tratto]
Ma è notevole pure l'altro pezzo messo in scena da Edoardo nel corso della serata. Un uomo va a fare la serenata alla fidanzata Nina, ma non per chiederle di sposarlo come vuole la tradizione, perché non può, almeno per il momento: le confessa infatti che il supermercato dove lavorava, e che è appena passato a una multinazionale cinese, ha tagliato il personale incluso lui, e «senza stipendio fisso quello della banca ha detto che il mutuo non ce lo dà». L'amore non basta, purtroppo: per costruire una vita a due ci vogliono i soldi, e «i soldi li danno solo a chi i soldi già ce li ha».

mercoledì 27 settembre 2017

Troppa grazia, principe!

Svolta storica in Arabia Saudita: il principe Mohammed bin Salman, ponendo fine a un divieto di matrice religiosa tanto odioso quanto anacronistico, ha stabilito per decreto che finalmente anche le donne potranno guidare. Non proprio da subito – le prime patenti verranno rilasciate nel giugno prossimo – ma vabbè, vediamo di accontentarci. E infatti nella capitale Riad è stata festa grande.
Mah, sarà che io tendo sempre a vedere il bicchiere mezzo vuoto... ma in me lo sconcerto per il fatto che fino a ieri sia stato in vigore un divieto del genere prevale sulla soddisfazione per la sua abolizione. E peggio me sento se penso agli altri vincoli ai quali le donne saudite devono sottostare, chissà per quanto tempo ancora. Citando Wikipedia...
Sulle strade pubbliche alle donne non è permesso di portare una bicicletta o di andarci. [...] La polizia religiosa fa rispettare la modestia del vestito e alle donne (anche se straniere) di rivedere la loro acconciatura. Però possono frequentare gli studi dalla scuola primaria all'università, ma in istituti separati da quelli maschili.
Su best5.it sono esposti cinque diritti negati alle donne in Arabia Saudita; di questi solamente il primo – quello appunto sulla guida di autovetture – è sul punto di venir meno. Se desideri approfondire la questione, sull'Huffington Post troverai parecchi articoli.
[L'immagine che apre il post è lo screenshot di un tweet di @elmorisco che, per quanto riproponga uno stereotipo trito e ritrito, mi ha fatto sorridere. Perché sono una donna autoironica, ecco... e poi a parcheggiare sono diventata più brava di tanti uomini, diciamolo! ;-)]