Loading

venerdì 30 settembre 2016

La ricerca che conta

In occasione della Notte Europea dei Ricercatori che si tiene oggi in 52 città italiane, condivido le due spassose Pillole di Scienza pubblicate nel canale YouTube dell'Associazione Frascati Scienza.


I video sono divertenti, ma il fenomeno sul quale ironizzano non lo è altrettanto, anzi: è proprio dando pari dignità a tutte le fonti, pure a quelle meno degne, che si finisce per dar credito a bufale come quella della nocività dei vaccini. La teoria di Andrew Wakefield, sebbene sia stata riconosciuta priva di fondamento, ha rischiato di trovare spazio persino in una sede istituzionale autorevole come il Senato, ma per fortuna l'evento è stato annullato. Sull'argomento suggerisco la lettura del libro Il vaccino non è un'opinione, appena pubblicato dall'esperto virologo Roberto Burioni.
Il manifesto qui sotto (clicca per ingrandire) illustra cosa c'è in programma oggi presso l'Aurum di Pescara.

giovedì 29 settembre 2016

Ecco che arriva il sole

A poco più di una settimana di distanza torno a condividere un video pubblicato come Astronomy Picture of the Day; la pubblicazione risale ormai a tre giorni fa – lo sai, vero, come mai sono rimasta indietro...? ;-) – ma di certo queste immagini non meritavano di passare sotto silenzio.


Ecco qui di seguito la traduzione della relativa spiegazione.
Come sarebbe tornare a casa dall'esterno della nostra galassia? Sebbene sia stata concepita per rispondere a domande più grandi, i dati recenti provenienti dalla missione robotica Gaia dell'ESA stanno aiutando a fornire una visione straordinariamente moderna sul posto dell'umanità nell'universo. Gaia orbita attorno al Sole vicino alla Terra e calcola le posizioni delle stelle con una tale precisione da poter determinare un leggero spostamento dal suo punto di vista variabile nel corso di un anno, uno spostamento che in proporzione è più piccolo per le stelle più lontane, e quindi determina la distanza. Nella prima sequenza del video viene mostrata un'illustrazione della Via Lattea che ben presto si risolve in una visualizzazione tridimensionale dei dati di Gaia sulle stelle. Poche stelle notevoli sono etichettate con i loro nomi comuni, mentre altre stelle sono etichettate con numeri tratti dal catalogo di Gaia. Alla fine lo spettatore arriva alla stella che è la nostra casa, il Sole, risolvendo quindi il bagliore riflesso del suo terzo pianeta: la Terra. Il video proposto si basa su poco più di seicentomila stelle, ma Gaia è sulla buona strada per misurare le distanze di parallasse per oltre un miliardo di stelle nei cinque anni di missione previsti.
[Visto che il titolo scelto da APOD per l'uscita in questione è Gaia: Here Comes The Sun (Gaia: ecco che arriva il sole), la colonna sonora perfetta per questo post è l'omonimo classico dei Beatles]

mercoledì 28 settembre 2016

Bando agli indugi!

Rieccomi ad aggiornare il blog dopo alcuni giorni di assenza giustificata: ebbene sì, oggi sto scrivendo da una nuova casa in un'altra città, in una regione abbastanza distante da quella dove ho abitato finora! :-O E per inaugurare questa nuova vita trovo perfetta la Pillola del Buon Umore caricata l'altro giorno da Terenzio Traisci nel suo canale YouTube.


Non aspettare il weekend per vivere, perché il modo per trovare significato alle cose che fai durante la settimana lo trovi soltanto quando inizi a cercarlo, senza ma e senza se. [Cominciamo male, Tere'... questa non era proprio tanto immediata, ecco! ;-) NdC]
Non aspettare la malattia per apprezzare la vita e capire che occorre attenzione alla tua salute e al tuo umore, perché se non lo fai tu non lo fa nessun altro.
Non aspettare il buon umore degli altri per coltivare il tuo.
Non aspettare un incidente per decidere di cambiare.
Non aspettare un infarto per decidere di non arrabbiarti più per cose inutili.
Non aspettare che quella persona non ci sia più per dirle quanto è importante per te.
Non aspettare che le cose accadano, ma falle accadere tu.
Non aspettare le delusioni per capire che non sei nella testa degli altri e loro non sono nella tua.
Non aspettare la morte per accorgerti che c'era qualcosa che potevi fare tu.
Non aspettare i cambiamenti per capire che prima occorre che cambi tu.
Non aspettare che la vita passi, perché tutto inizia da un primo passo.
Non aspettare sorrisi dagli altri, perché il sorriso più importante è per una persona che non aspetta altro e se lo merita: tu.
Non aspettare dei grazie, perché l'attesa ti fa male: meglio ringraziare tu, e meglio dirsi grazie.
Non aspettare il bicchiere mezzo pieno per capire che c'è una bottiglia piena d'acqua vicino al bicchiere che puoi riempire tu.
Non aspettare di vivere la vita dei tuoi sogni per iniziare a vivere, perché i sogni si realizzano da svegli vivendo e di buon umore, e sta a te trovare il modo di esserlo.
Beh... quindi non aspettare: agisci tu!
Ecco, se per prendere il volo io avessi aspettato il verificarsi di una combinazione di circostanze ottimale, con ogni probabilità non mi sarei mai decisa: sarei rimasta ferma al palo a oltranza. E invece scegliendo di fare il primo passo e poi andando avanti, e cercando man mano di aggiustare quello che non andava e non andrà, ho già percorso un pezzo di strada che fino a poco tempo fa mi sarebbe parso inimmaginabile... e tanta ancora ne farò, potendo contare sull'amore e sul supporto di un uomo eccezionale! <3

[L'immagine che apre il post riporta una citazione attribuita a George Bernard Shaw. Ma sarà davvero sua? Non ne sarei così sicura – semmai secondo Wikiquote lo scrittore irlandese affermò «Le persone che vanno avanti in questo mondo sono quelle che si danno da fare e cercano le circostanze che vogliono e se non riescono a trovarle, le creano» – ma questo nulla toglie al suo valore!]
P.S.: Ho dovuto attivare la moderazione dei commenti, introducendo già che c'ero pure il test di verifica, dopo che negli ultimi giorni mi è arrivata una serie di commenti che piuttosto che di denuncia definirei DA denuncia: non solo risultavano del tutto off topic, ma erano pure pesantemente diffamatori nei confronti di altre persone. Va da sé che non appena mi è stato possibile li ho eliminati senza indugio... Mi mancava solo di subire conseguenze per non averli rimossi tempestivamente!

giovedì 22 settembre 2016

Il cuore oltre l'ostacolo

Per la sottoscritta questo è un periodo particolarmente intenso, le giornate sembrano interminabili... e stasera sono talmente stanca che mi limiterò a condividere tre immagini carucce che mi spronano a tenere duro, o come si suol dire a gettare il cuore oltre l'ostacolo! <3
Innanzitutto, c'è da sfatare il mito sottinteso nella vignetta qui sotto: non sempre le femminucce sono più freddolose dei maschietti...


(via La filosofia dei Minions)
... e non è vero neppure che a lui il cosiddetto spooning – o "posizione a cucchiaio" – piaccia per forza meno che a lei! :-*


(via 9GAG, ma al riguardo segnalo anche un'adorabile poesia di Guido Catalano)
Infine, quale sarà la posizione ideale per dormire? <3


(via Direttanews.it)

mercoledì 21 settembre 2016

Un tuffo tra le stelle

Oggi mi va di condividere l'odierno Astronomy Picture of the Day dal titolo Zooming in on Star Cluster Terzan 5; questa volta non di un'immagine statica si tratta, bensì di un video particolarmente suggestivo.


Anche se il video è apprezzabile di per sé, magari ti potrà interessare anche la traduzione della relativa spiegazione. Beh, eccoti accontentato... :-)
Una volta gli ammassi globulari dominavano la Via Lattea. Ai vecchi tempi, quando si formò la nostra Galassia, erano forse migliaia gli ammassi globulari che popolavano la nostra Galassia. Oggi ne sono rimasti meno di 200. Nel corso delle epoche, molti ammassi globulari sono stati distrutti da fatali incontri ripetuti l'uno contro l'altro oppure con il centro galattico. I reperti superstiti sono più vecchi di qualunque fossile terrestre, più vecchi di qualsiasi altra struttura nella nostra Galassia, e pongono un limite all'età dell'universo stesso. Di ammassi globulari giovani nella nostra Via Lattea ce ne sono pochi, sempre se ce ne sono, perché le condizioni non sono mature affinché se ne formino degli altri. Il video proposto mostra come potrebbe essere andare dalla Terra all'ammasso globulare Terzan 5, per finire con una foto dell'ammasso acquisita con il telescopio spaziale Hubble. Di recente si è scoperto che questo ammasso stellare non contiene solamente stelle formatesi nei primi giorni della nostra Via Lattea, ma anche, sorprendentemente, altre che si sono formate in un'esplosione separata di formazione stellare circa 7 miliardi di anni più tardi.

martedì 20 settembre 2016

Non posto più, me ne vado

L'altro giorno la mia autostima di blogger ha subito un duro colpo: ecco perché. Alle 15:44 del 15 settembre una certa Varsha aravind – dalla foto sul suo profilo Google+ sembrava inequivocabilmente una lei – ha lasciato su questo post, dedicato all'ultimo Monday puzzle pubblicato da Alex Bellos, un nuovo commento:
I have been following you for a couple of months now but this is my first time commenting on a blog post. Thank you for sharing your knowledge and experience with us. Keep up the good work. Already bookmarked for future reference.
che in italiano vuol dire...
Ti seguo ormai da un paio di mesi, ma questa è la prima volta che commento un post sul blog. Grazie per aver condiviso la tua conoscenza ed esperienza con noi. Continua a fare un così buon lavoro. Ho già aggiunto il link ai segnalibri per potervi fare riferimento in futuro.
La notifica del commento mi è arrivata via e-mail, e dopo averla letta ero lì tutta gongolante che pensavo a come replicare: qualcosa del tipo «Thank you very much, I am so pleased that you appreciate the "knowledge pills" I share!». Povera illusa... Nemmeno il tempo di aprire il post per rispondere, e il commento era già stato rimosso. Magari era solo un'esca per indurmi a visitare il link inserito alla fine del commento, che puntava al sito di un autolavaggio a Mumbai, la città più popolosa dell'India. In effetti la mia macchinina necessiterebbe giustappunto di una rinfrescata, ma non credo mi convenga in nessun caso portarla così lontano... ;-)
Che questo fosse una sorta di segnale per indurmi a ridimensionare in modo drastico la cura che dedico a questo blog semi-invisibile? Ne sarei anche tentata, e ben presto dovrò prendere tale strada per forza perché sopraggiungeranno impegni un tantinello più importanti e meno frivoli ad assorbire il mio tempo e le mie energie... ma finché ce la faccio cerco di tenere duro! :-)

lunedì 19 settembre 2016

E se nasce una bambina poi la chiameremo GINEVRA

Mai avrei pensato che potesse mai capitarmi di dover prendere le parti di Giorgia Meloni. La politica romana de Roma è leader di un partito – Fratelli d'Italia – le cui posizioni non potrebbero essere più distanti dalle mie, e ha reso noto di essere incinta in occasione del Family Day, manifestazione organizzata per tentare di impedire che alle coppie gay venissero estesi gli stessi diritti garantiti alle famiglie tradizionali (potrebbe sembrare poco coerente che lei sia diventata mamma fuori dal matrimonio, ma che je frega... tanto, essendo lei in politica, al suo compagno Andrea Giambruno e alla loro bambina spetteranno lo stesso tutti i vantaggi e le agevolazioni di questo mondo).
Dicevo che mi toccava difenderla... e come mai? Perché in seguito alla nascita della piccola Ginevra – sorvoliamo sulle polemiche sorte sulla scelta del nome, tutt'altro che tradizionale in quanto di origine celtica – sono cominciate a circolare voci sul fatto che il parto fosse avvenuto appunto in una clinica di Ginevra, in Svizzera, perché la mamma non aveva fiducia nella sanità pubblica italiana: una scelta che, se confermata, sarebbe stata altamente criticabile da parte di una leader politica che, tra le altre cose, dovrebbe occuparsi proprio del buon funzionamento del sistema sanitario. Prendendo spunto da questo status ho fatto una ricerchina con Google approdando a questa pagina che sembrava confermare il parto oltreconfine... ma al pregiudizio sfavorevole che nutro nei confronti della Meloni ho anteposto il buon senso: la prima cosa che ho pensato è che qualcuno, più o meno in buona fede, avesse fatto confusione tra il nome della neonata e quello della città. E infatti la stessa Meloni ha posto fine alle dicerie chiarendo sulla sua pagina Facebook che la piccola è nata al San Camillo di Roma (dove peraltro venne al mondo mia sorella).
Voglio dire ancora una volta grazie a tutto il personale ostetrico, medico e sanitario dell'ospedale San Camillo - Forlanini di Roma, che mi ha aiutata a far nascere la piccola Ginevra. Diversamente da quanto scrive qualcuno, cioè che avrei partorito in Svizzera (😳la gente non sta bene) io mi fido della sanità pubblica italiana e del suo personale umano, spesso costretto a lavorare in condizioni non proprio eccellenti. Grazie ancora a tutta la squadra, a partire da Gabriella e Paola, medici e amiche. Rifarei la stessa scelta cento volte e la consiglio a tutte le future mamme
Faccio i migliori auguri alla neo-mamma... e mi permetto di darle un consiglio: si prenda una pausa dalla politica per seguire a tempo pieno sua figlia, almeno fino al compimento della maggiore età! ;-)
[Con ciò non intendo dire che non si possa essere una buona mamma portando avanti al tempo stesso una brillante carriera professionale, anzi... Era solo un debole auspicio che potessimo toglierci di torno la vulcanica sindaca mancata in maniera non traumatica per nessuno! ;-)]
P.S.: Il titolo del post strizza l'occhio a Grande Raccordo Anulare, spassoso brano parodistico interpretato da Corrado Guzzanti nei panni di Antonello Venditti.

domenica 18 settembre 2016

Lapadula, torna!

Di Icaro Droni, startup di Francavilla al Mare specializzata in riprese video aeree (e non solo), mi sono occupata almeno un paio di volte su questo blog, e anche sul mio tumblr. Invece, un po' perché finora li conoscevo poco, non avevo mai avuto modo di parlare dei 99 Cosse, band folk-rock pescarese il cui nome gioca su quello dei più noti 99 Posse (le cosse in dialetto locale sono le cosce).
I 99 Cosse sono un gruppo musicale nato nel 1994 nei meandri della biblioteca della Università D'Annunzio di Pescara, quando un gruppo di studenti della facoltà di Lingue e Letterature Straniere decise di mettere su un progetto musicale che avesse il solo scopo del divertimento e della goliardia. con il tempo si fecero conoscere non solo in ambito universitario, ma anche cittadino e poi regionale. Si distinguono per le parodie di canzoni già esistenti rielaborate in dialetto abruzzese; sono ancora in attività e ogni tanto si riuniscono per saltuari concerti o nuove pubblicazioni.
Ma cosa c'entrano queste due realtà così diverse, apparentemente accomunate solo dalla vicina collocazione geografica? È presto detto: i 99 Cosse si sono avvalsi della collaborazione di Icaro Droni per realizzare lo spassoso video qui sotto, intitolato Pescara Tombola – Si yo fuera Lapadula.


Il brano, dall'irresistibile ritmo spagnoleggiante, è dedicato al calciatore Gianluca Lapadula, capocannoniere dello scorso campionato di serie B, che dopo aver contribuito in modo determinante alla promozione in serie A del Pescara ha ceduto al richiamo di una grande squadra – ahahahahah, ma peL piaceLe!!! ;-) – ed è passato al Milan. A parte l'attacco della canzone in spagnolo – che significa "Se io fossi Lapadula" – il resto del testo è in dialetto abruzzese stretto, talmente stretto che ci ho capito qualcosa solo a tratti... ma mi sembra che il succo del discorso si possa riassumere come segue: «Lapadula torna, 'sta casa aspetta a te! Non ti sei reso conto che tra Pescara e Milano, ma anche tra il Pescara e il Milan, non c'è paragone? Non hai nostalgia di tutto quello che ti offriva la nostra bella regione? Cozze, vongole, genziana... e chi più ne ha più ne metta!».
P.S.: Stasera preferisco parlare del Pescara che, sebbene ieri sera abbia rimediato un sonoro 3 a 0 contro la Lazio, in questo turno di campionato mi ha delusa molto meno rispetto all'altra mia squadra del cuore... :-/

sabato 17 settembre 2016

Ce la puoi fare!

Si concluderanno domani i XV Giochi paralimpici estivi. Tra gli atleti che hanno dato le maggiori soddisfazioni ai tifosi azzurri c'è Alessandro "Alex" Zanardi, l'ex pilota automobilistico al quale vennero amputate entrambe le gambe in seguito a un terribile incidente nel 2001, e che oggi è un campione del paraciclismo: a Rio ha conquistato due ori e un argento. Come ho già accennato, trovo che Alex sia per tutti, anche per noi normodotati, un esempio dell'atteggiamento giusto con cui si possono affrontare e perfino superare difficoltà che potrebbero sembrare insormontabili. Ma, anche se stentavo a crederci, ho dovuto constatare che non tutti nutrono nei suoi confronti la mia stessa ammirazione, anzi: sui social ho letto che alcuni lo considerano un pallone gonfiato, uno che deve i risultati che ha ottenuto solo ed esclusivamente al fatto di potersi permettere cure e ausili che un disabile comune può soltanto sognarsi. A tutti costoro ha risposto degnamente Terenzio Traisci con un video del quale riporto qui di seguito la trascrizione del testo.
Alex Zanardi: grande esempio di intelligenza positiva. Perché dopo l'incidente, quando ha scoperto di aver perso le gambe, si è focalizzato su cosa poteva fare con la parte rimasta nonostante la realtà fosse tremenda. Ma la realtà che vuoi vedere dipende da te. Forse ci viene da pensare che coi soldi è facile! In verità non sono i soldi a decidere per te, a decidere su cosa focalizzarti, perché ci sono persone con più soldi di Zanardi che hanno mollato, e perché ci sono persone con meno soldi di Zanardi che hanno ottenuto risultati immensi ugualmente. Quindi come usi la mente dipende da te, non dipende dai soldi. Poi è vero che i soldi ti danno più possibilità, ma come li usi, la volontà di allenarsi, di crescere, di migliorare dipende da te. E se sei convinto del contrario, se pensi che chi abbia ottenuto risultati nella vita ci sia riuscito solo per soldi, raccomandazioni, imbrogli, a te cosa serve? A niente! Ti fa stare meglio o peggio? Peggio! Perché ti blocca, perché non dipende da te, e quindi ti fa sentire in preda alla sfortuna. E te lo dico per esperienza personale: anch'io pensavo così, dopo un fallimento personale e dopo un successo di altri. Ma ti fa malissimo, ti logora, ti uccide i neuroni e ti spegne, se non te ne accorgi in tempo. Perché al contrario pensare che dipende da te ti fa capire che è possibile, ti accende una speranza, e così non puoi mai fallire, perché già provarci è un successo, perché significa che hai visto la tua realtà positiva. Ricorda: già provarci è un successo.
A proposito di video motivazionali, ecco qui un'altra Pillola del Buon Umore davvero notevole. A tutti noi capita di dover affrontare situazioni difficili e temere di non farcela a superarle. Dimentichiamo però che quasi sicuramente in passato ci è già toccato di far fronte a un ostacolo paragonabile a quello attuale, e se siamo ancora qui... beh, vuol dire che non era poi così insormontabile! Quindi la persona sulla quale devi fare affidamento per superare i momenti critici è in primo luogo... TE STESSO: solo tu sai cosa hai passato, e come ne sei uscito.
Lo sai solo tu quanta fatica hai fatto per arrivare fin qui. Lo sai solo tu cosa hai dovuto superare da sola/o con te stessa/o, di notte, in preda ai dubbi, alle paure, al dolore. Lo sai solo tu cosa si prova ad essere ignorati, sottovalutati, scartati, umiliati. Lo sai solo tu cosa si prova quando non arrivano i risultati attesi, ma continui a vedere chiara la meta. Lo sai solo tu cosa si prova ad essere delusi per aver dato tanto, troppa fiducia in un progetto ad una persona che poi ti ha voltato le spalle. Lo sai solo tu cosa hai imparato sbagliando, cadendo. Lo sai solo tu quante energie per capire le persone, per capire come correggere il tiro. Lo sai solo tu come hai fatto a sorridere quando tutto intorno a te chiamava pianto. Lo sai solo tu come hai fatto a rialzarti dopo una sconfitta, dopo una delusione, su che risorse interne, su che punti di forza fare affidamento. Lo sai solo tu quanto è importante avere il più leale dei soci, il più forte alleato, il più comprensivo degli amici: TU. Beh... e se ti è stato utile questo video vallo a riguardare tutte le volte che ti dimentichi come fare a rialzarti.

venerdì 16 settembre 2016

Chi ha paura del pino cattivo?

«Là dove c'era l'erba ora c'è una città / e quella casa in mezzo al verde ormai dove sarà». Questi versi de Il ragazzo della via Gluck mi son tornati in mente a proposito del caso degli alberi abbattuti a Pescara "per errore". Contro questo scempio si sono schierati su Twitter almeno due personaggi di rilevanza nazionale, come l'attore Alessandro Gassmann...
... e lo scrittore Erri De Luca.
Quest'ultimo si è espresso al riguardo anche in modo più circostanziato rispetto a quanto consentito dai 140 caratteri di un tweet, come riportato sulla bacheca Facebook di Augusto De Sanctis, l'attivista ambientalista pescarese che ho già citato a proposito del caso della strada asfaltata nel Parco Nazionale d'Abruzzo, e che non poteva non scendere in prima linea anche contro questo grave danno.
[La foto che apre il post è tratta da ANSA.it]

giovedì 15 settembre 2016

Prof, mi giustifico...

Il contenuto virale del giorno è la lettera condivisa su Facebook da Marino Peiretti, un papà di Varese: in essa l'uomo spiega agli insegnanti di suo figlio Mattia come mai il pargolo non ha fatto i compiti delle vacanze.

Varese, 11 settembre 2016
Buon giorno, mi chiamo Marino Peiretti e sono il papà di Mattia [dal modo in cui si è presentato desumo che i colloqui con gli insegnanti li abbia sempre disertati, NdC]. Vorrei informarvi che come ogni anno, mio figlio non ha svolto i compiti estivi. Abbiamo fatto molte cose durante l'estate: lunghe gite in bici, vita di campeggio, gestione della casa e della cucina. Abbiamo costruito la sua nuova scrivania e l'ho aiutato, sponsorizzandolo e ascoltandolo, nel suo interesse primario: programmazione ed elettronica [piccoli geek crescono, bene... :-) NdC]. Ha effettuato notevoli progressi. Sempre convinto del fatto che i compiti estivi siano deleteri, non ho mai visto professionisti seri portarsi il lavoro in vacanza, anzi [Già mi vedo schiere di serissimi professionisti che fremono dalla voglia di rispondergli a tono, NdC]. Voi avete nove mesi circa per insegnargli nozioni e cultura, io tre mesi pieni per insegnargli a vivere [con 'sta botta di retorica m'hai steso, Mari'! NdC]. Sono convinto si presenterà fresco e riposato, nonché volonteroso per il nuovo anno scolastico. Diversi docenti, psicologi e avvocati [ingegneri e architetti non ne abbiamo? NdC] condividono il mio pensiero. Sono comunque a disposizione per eventuali colloqui.
A questo papà modello – nel senso di "modello di come vanno le cose in Italia oggigiorno" – hanno replicato Galatea...
Il post del giorno è quello del babbo che giustifica il figlio perché non vuole che faccia i compiti per le vacanze.
Io dico questo: ai miei alunni per le vacanze ho sempre dato dei compiti, consistenti nel leggere due o tre libri (due scelti da una lista mia e uno scelto da loro).
Se i genitori decidono di non farglierli leggere o di giustificarli se non li leggono non sono problemi miei, ma dei genitori. I figli sono loro.
Per cui, cari genitori, per carità, se volete scrivere giustificazioni per i vostri figli che non fanno i compiti, o addirittura insegnate loro che non vanno fatti, fatelo pure, ma ve ne assumerete in futuro anche tutte le responsabilità.
Se avranno delle lacune, sia ben chiaro che non potrete addossarne la colpa al sistema scolastico, agli insegnanti, al fato.
Le scelte saranno state vostre, e finita là.
... e Diego Cajelli, con toni un tantino meno diplomatici ma a mio modo di vedere condivisibili.
Per quanto mi riguarda, confesso che da bambina e poi da adolescente i compiti delle vacanze li consideravo una seccatura, specie quando me ne venivano assegnati troppi – fino a un'ora al giorno ci può anche stare, di più NO – e noiosi; come ho già accennato non serbo un buon ricordo de Il nome della rosa, per non parlare di versioni di latino ultraclassiche – niente a che vedere con questa ;-) – ma non per questo evitavo di farli, né sono cresciuta con la convinzione che i compiti delle vacanze fossero inutili o addirittura deleteri. Ringrazio i miei genitori (anche) per avermi insegnato l'importanza di fare il mio dovere al meglio delle mie possibilità, e il rispetto delle regole e dell'autorità degli insegnanti.
Il discorso cambia se è l'insegnante a decidere di non assegnare compiti per le vacanze, perlomeno non del genere consueto, come ha fatto il professor Cesare Catà, insegnante al Liceo delle Scienze Umane "Don Bosco" di Fermo, la cui lista di compiti estivi è circolata parecchio l'anno scorso...

  1. Al mattino, qualche volta, andate a camminare sulla riva del mare in totale solitudine: guardate come vi si riflette il sole e, pensando alle cose che più amate nella vita, sentitevi felici.
  2. Cercate di usare tutti i nuovi termini imparati insieme quest'anno: più cose potete dire, più cose potete pensare; e più cose potete pensare, più siete liberi.
  3. Leggete, quanto più potete. Ma non perché dovete. Leggete perché l'estate vi ispira avventure e sogni, e leggendo vi sentite simili a rondini in volo. Leggete perché è la migliore forma di rivolta che avete (per consigli di lettura, chiedere a me).
  4. Evitate tutte le cose, le situazioni e le persone che vi rendono negativi o vuoti: cercate situazioni stimolanti e la compagnia di amici che vi arricchiscono, vi comprendono e vi apprezzano per quello che siete.
  5. Se vi sentite tristi o spaventati, non vi preoccupate: l'estate, come tutte le cose meravigliose, mette in subbuglio l'anima. Provate a scrivere un diario per raccontare il vostro stato (a settembre, se vi va, ne leggeremo insieme).
  6. Ballate. Senza vergogna. In pista sotto casa, o in camera vostra. L'estate è una danza, ed è sciocco non farne parte.
  7. Almeno una volta, andate a vedere l'alba. Restate in silenzio e respirate. Chiudete gli occhi, grati.
  8. Fate molto sport.
  9. Se trovate una persona che vi incanta, diteglielo con tutte la sincerità e la grazia di cui siete capaci. Non importa se lui/lei capirà o meno. Se non lo farà, lui/lei non era il vostro destino; altrimenti, l'estate 2015 sarà la volta dorata sotto cui camminare insieme.
  10. Riguardate gli appunti delle nostre lezioni: per ogni autore e ogni concetto fatevi domande e rapportatele a quello che vi succede.
  11. Siate allegri come il sole, indomabili come il mare.
  12. Non dite parolacce, e siate sempre educatissimi e gentili.
  13. Guardate film dai dialoghi struggenti (possibilmente in lingua inglese) per migliorare la vostra competenza linguistica e la vostra capacità di sognare. Non lasciate che il film finisca con i titoli di coda. Rivivetelo mentre vivete la vostra estate.
  14. Nella luce sfavillante o nelle notti calde, sognate come dovrà e potrà essere la vostra vita: nell'estate cercate la forza per non arrendervi mai, e fate di tutto per perseguire quel sogno.
  15. Fate i bravi.
Se dovessi rinascere, voglio andare a lezione da un prof come lui! E se mai mi capiterà di insegnare a qualche livello, mi piacerebbe seguire il suo esempio...

mercoledì 14 settembre 2016

Fermate il mondo, voglio scendere

Anche se di norma mi ritengo abbastanza aggiornata sui fenomeni virali che imperversano sul web, fino a ieri sera ero completamente all'oscuro del video hard diffusosi poco più di un anno fa: protagonista suo malgrado era una ragazza del napoletano impegnata a praticare del sesso orale all'amante (il quale la filmava) mentre entrambi si prendevano gioco del di lei fidanzato cornuto. Purtroppo quel video non è rimasto confinato nei cellulari dei diretti interessati, ma è stato messo in circolazione non è chiaro da chi – c'è un'inchiesta in corso – e si è diffuso appunto in maniera virale. Tra gli elementi di maggior successo di quel video, oltre agli espliciti contenuti erotici, c'era la frase che lei sussurrava all'amante: «Stai facendo un video? Bravoh». La giovane è stata travolta dall'eco mediatica della sua performance intima, ma ha cercato di reagire chiedendo e ottenendo che il video incriminato venisse rimosso dal web in nome del diritto all'oblio; inoltre era sul punto di costruirsi una nuova vita in un'altra regione e con una diversa identità, ma alla fine non ha retto alla vergogna: dopo un primo tentativo di suicidio fallito qualche giorno fa, ieri si è tolta la vita impiccandosi con un foulard. Certo, l'adulterio a mio modo di vedere non ammette giustificazioni... ma se quella ragazza non avesse commesso la leggerezza di lasciarsi filmare, e se il video non fosse finito nelle mani sbagliate, lei semmai avrebbe dovuto vedersela solo con la propria coscienza (e magari col fidanzato tradito) anziché con l'implacabile gogna del web, e probabilmente oggi non dovremmo parlarne al passato. Già, la gogna del web: a rendere ancor più squallida questa storia c'è stata la raffica di commenti spietati del tipo «Ha avuto quello che si meritava, la troia». Complimenti a tutte queste "brave persone" per l'autentico spirito cristiano... :-(
E oggi sono venuta a conoscenza di un'altra notizia sconvolgente: a Rimini una diciassettenne in stato di incoscienza perché ubriaca fradicia è stata violentata nel bagno di una discoteca da un ragazzo appena conosciuto; nel mentre le sue "amiche" non soltanto non sono intervenute in suo aiuto, ma hanno filmato lo stupro con lo smartphone per poi mandarlo tramite WhatsApp, e durante la ripresa ridevano, le sciagurate...
Tutto questo a pochi giorni dalla vicenda della sedicenne di Melito di Porto Salvo violentata per tre anni (era appena tredicenne quando cominciò il suo incubo) da alcuni ragazzi del posto – del "branco", guidato dal figlio di un boss della 'ndrangheta, faceva parte anche il fratello di un poliziotto – mentre la comunità locale faceva finta di non vedere e, quel che è peggio, sua madre sapeva ogni cosa ma ha lasciato che tutto passasse sotto silenzio, perché «La rivelazione dei fatti avrebbe provocato un discredito della famiglia e forse avremmo dovuto andare ad abitare in un altro paese». Pur non sapendo cosa prevede la legge al riguardo, mi auguro di cuore che questa genitrice, per la quale usare il termine "madre" mi sembra offensivo nei confronti di tutte le mamme degne di tale nome, vada incontro a una pena esemplare per quello che (non) ha fatto. Un rimorso inestinguibile sarebbe quasi un castigo equo, ma io dubito fortemente che una donna che rinuncia a difendere con le unghie e con i denti la sua creatura dalla ferocia degli uomini, e anzi permette che le violenze si protraggano a oltranza in nome della "buona reputazione", sia in grado di provare un sentimento tanto umano. Ed è stato parecchio sconfortante anche constatare che una "signora" di Melito, intervistata dal TGR Calabria, abbia dichiarato «Sono vicina alle famiglie dei figli maschi. Per come si vestono, certe ragazze se la vanno a cercare». Se a dirlo fosse stato un uomo ci sarebbe stato già di che indignarsi... ma il fatto che parole del genere siano uscite dalla bocca di una donna mi sembra davvero tremendo.
[L'immagine che apre il post è tratta da Aforismario]

martedì 13 settembre 2016

Enigmi sui (e nei) libri

Ieri Alex Bellos ha proposto quattro quesiti a tema libresco per festeggiare l'uscita – prevista per novembre – del libro Can You Solve My Problems? A Casebook of Ingenious, Perplexing and Totally Satisfying Puzzles, nel quale ha raccolto 125 dei suoi enigmi preferiti, quasi tutti inediti per i lettori del blog, insieme a un po' di contesto storico e matematico. Alex ha messo in palio una copia del libro da estrarre a sorte fra tutti coloro che avessero risposto esattamente al quarto quesito entro le 4:45 di ieri pomeriggio... ma io l'ho saputo troppo tardi, mannaggia! :-/
Dei quattro enigmi pubblicati ieri riporto soltanto il primo, che è (fin troppo) agevole da tradurre letteralmente, non essendo basato sulle parole della lingua inglese.
I volumi I, II e III di un dizionario sono impilati verticalmente fianco a fianco su un ripiano, in quell'ordine e con i dorsi visibili nella maniera normale. Lo spessore delle pagine di ciascun volume è 6 cm, e lo spessore della copertina di ciascun volume è 5 mm.
Qual è la distanza orizzontale dalla prima pagina del volume I alla pagina finale del volume III?
Chiarimento: con distanza orizzontale intendo quella che ti aspetteresti che io intendessi, cioè la distanza lungo il ripiano, in altre parole la distanza misurata parallelamente al bordo del ripiano.
La soluzione corretta – a quanto pare, fra i lettori che hanno compilato il form di risposta, quasi tre su quattro hanno sbagliato – è 8 cm.
Quando i libri sono impilati in volumi, la prima pagina di ciascun volume si trova sul lato destro (guardando il ripiano) e l'ultima pagina sul lato sinistro. Quindi, per andare dalla prima pagina del volume 1 all'ultima pagina del volume 3, devi contare solamente lo spessore della copertina (anteriore) del volume 1, la copertina (posteriore) del volume 2, le pagine del volume 2, la copertina (anteriore) del volume 2 e la copertina (posteriore) del volume 3. In totale, 5 mm + 5 mm + 6 cm + 5 mm + 5 mm = 8 cm.

lunedì 12 settembre 2016

Che siccome che sono cecata...

La sottoscritta fa uso di lenti a contatto per buona parte della giornata dall'età di diciannove anni... ciononostante, avendo bisogno di occhiali fin dalla seconda elementare, mi sono identificata abbastanza nell'elenco 15 things that will make all glasses wearers cry with laughter (15 cose che faranno piangere dal ridere tutti i portatori di occhiali) pubblicato su 9GAG. Lo trovi qui accanto in piccolo, mentre se vuoi vederlo in formato leggibile ti rimando alla fonte originale. Mi sono particolarmente riconosciuta nei punti 6, 7, 9 e 14. Ecco qui di seguito la traduzione...
  1. Quando finalmente arrivi a casa dal lavoro e vuoi sdraiarti ma continuare a vederci.
  2. Quando ti svegli e vuoi goderti una tazza di caffè caldo fumante.
  3. Quando il tuo amico chiede di provare i tuoi occhiali e riempie le lenti di untuose impronte digitali.
  4. Metti a soqquadro l'intera casa alla ricerca dei tuoi occhiali, per poi trovarteli sopra la testa.
  5. Quando hai appena iniziato a portare gli occhiali [pulisci le lenti con ogni cura, NdC] contro un paio d'anni più tardi [le pulisci usando quello che capita, NdC].
  6. Dannata pioggia!
  7. Quando perdi gli occhiali e non riesci a trovarli, perché senza occhiali non ci vedi.
  8. I miei amici mi chiedono spesso perché indosso sempre degli occhiali da sole così grandi.
  9. No, non sto strizzando gli occhi!
  10. Quando la gente ti chiede di toglierti gli occhiali, e la tua reazione è «Va bene, però non ridere!».
  11. L'inverno è il periodo migliore dell'anno. Soprattutto quando entri in una stanza calda da fuori in una giornata fredda.
  12. Dottore: legga le lettere che vede sull'ottotipo. Io: Dottore, lei dov'è?
  13. Sono trascorsi 10 minuti esatti da quando ho pulito i miei occhiali.
  14. Come vedo senza occhiali / Come i miei amici pensano che io veda senza occhiali [«Quante sono queste?», a quale miope non è mai capitato? NdC].
  15. Quando inizi a portare le lenti a contatto, ma l'abitudine di rimetterti a posto gli occhiali rimane [e chi se lo ricorda più? NdC].
[Il titolo del post è un omaggio alla grande Anna Marchesini, la vera anima comica del Trio nonché artista poliedrica, di rara intelligenza e sensibilità, che ci ha lasciati davvero troppo presto]

domenica 11 settembre 2016

Per chi suona la campanella?

Domani anche per gli alunni pescaresi sarà la volta di tornare sui banchi di scuola... e colgo l'occasione per rivolgere un saluto ai ragazzi: «UAH UAH UAH, POVERI TAPINI!!!».
Dai che sto scherzando: un po' a voi "duemila" vi invidio, e non so cosa darei per poter tornare indietro di anni e anni, quando la mia preoccupazione più grande era quella di non essere preparata a dovere per l'interrogazione di Latino oppure non sapere cosa scrivere nel compito in classe di Italiano (a proposito, l'altra notte mi ha fatto visita uno dei miei incubi ricorrenti: dover rifare il tema della maturità... AAAAARGHHH!!!). Invece, in questo mese di settembre caratterizzato da grossi cambiamenti per la sottoscritta, ho ben altri grattacapi a cui pensare... ma sono anche piena di speranza e di fiducia. :-)
Insomma, ogni fase della vita ha i suoi pro e i suoi contro... e a chi va ancora a scuola vorrei dedicare con tutto il cuore un consiglio: NON seguire il mio esempio. Studia sì, con il giusto impegno, perché in ballo c'è qualcosa di assai più importante di un bel voto sul registro: c'è la persona che potrai diventare. Ma non trascurare gli altri aspetti della tua giovane vita: coltiva degli hobby e degli interessi, fai sport, passa del tempo con gli amici... anche alla vigilia di un'interrogazione decisiva, soprattutto se ti senti abbastanza a posto con la tua coscienza di studente, perché no. Gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza non torneranno mai più, e se non te li sarai goduti in modo pieno e sano ti porterai appresso il rimpianto per tutta la vita...
Ma adesso basta con questi toni cupi! :-) Ecco alcuni spunti a tema scolastico che ho raccolto nei giorni scorsi.
Ricordo male o il corretto uso del congiuntivo si insegnava fin dalle scuole elementari? Oggigiorno pure persone laureate massacrano modi e tempi verbali quando parlano e quando scrivono... e ho il regalo perfetto per loro! (via Morte del congiuntivo)


Ah, l'ora di Educazione Musicale alle medie, quanti ricordi... :-) (via Andy Ventura)


Rivolgo un pensiero anche a chi starà dall'altra parte della barric... ehm, della cattedra, ovvero i prof, dedicando loro una vignetta evergreen... ;-) (via Facciabuco.com)


... e ricordando il "segreto" per insegnare bene, racchiuso in questa citazione di Piero Angela.
Tutti coloro che si occupano di insegnamento dovrebbero ricordare continuamente l'antico motto latino «ludendo docere», cioè «insegnare divertendo». Se si riesce infatti a inserire l'aspetto del «gioco» (nel senso dell'«interesse») eccitando così le motivazioni individuali e accendendo i cervelli, si riesce a moltiplicare in modo altissimo l'efficienza dell'informazione, dell'insegnamento, della comunicazione. Perché l'interessato «ci sta». È stimolato, partecipa, ricorda. E impara.
In conclusione, per tornare un po' sul tema dell'analfabetismo funzionale, ti invito a leggere L'importanza del Sapere, un post un po' lunghetto ma davvero interessante pubblicato nel blog Math is in the air.

sabato 10 settembre 2016

Ti faresti fare un'iniezione dal dottor House?

Ieri ho trovato linkato da qualche parte un articolo che presenta un video nel quale alcuni attori protagonisti dei più popolari medical drama statunitensi degli ultimi decenni tornano a indossare il camice tutti insieme davanti a una telecamera: sto parlando – in rigoroso ordine alfabetico – di Alan Alda (Capitano Benjamin "Occhio di falco" Pierce di M*A*S*H), Patrick Dempsey (Derek Shepherd di Grey's Anatomy), Lisa Edelstein (Lisa Cuddy di Dr. House – Medical Division), Donald Faison (Chris Turk di Scrubs – Medici ai primi ferri) e Noah Wyle (John Carter di E.R. – Medici in prima linea). A me che di E.R. e Scrubs sono stata un'assidua spettatrice – su Dr. House e Grey's Anatomy confesso una gravissima lacuna – è sembrata subito una figata pazzesca!!! :-)


Ecco la traduzione del parlato.
Alan Alda: Bisturi. Non ho idea di cosa sto facendo, sono solo un dottore della TV.
Patrick Dempsey: Io non sono mai andato all'università.
Donald Faison: E se dovessi assistere a un vero intervento chirurgico probabilmente sverrei. AAAAAHHH!!! Non sopporto la vista del sangue.
Noah Wyle: Ma ora, grazie a Cigna, posso fare di più che limitarmi a interpretare una parte.
Lisa Edelstein: Adesso posso fare davvero la differenza. È un piede, quello?
Patrick Dempsey: Noi siamo i dottori della TV americana.
Noah Wyle: Stiamo collaborando con Cigna per contribuire a salvare vite umane.
Lisa Edelstein: Invitandoti a recarti da un dottore vero per un check-up annuale.
Donald Faison: Quindi va', informati e prendi il controllo della tua salute.
Alan Alda: Mettiamoci in posa da dottori.
Ebbene sì, per quanto il video si occupi di una buona causa – raccomanda di affidare la propria salute a veri professionisti della medicina, anziché lasciarsi abbindolare dalle facili promesse del primo ciarlatano che passa oppure dalle panzane che in Rete abbondano – trattasi di fatto di uno spot della compagnia di assicurazione Cigna Health Insurance, e questo ha smorzato un po' il mio entusiasmo iniziale... ma un colpo ancor più duro l'ho subito leggendo il disclaimer apparso in sovraimpressione verso la fine: «Gli attori sono stati pagati per apparire in questo spot. La loro presenza non implica l'approvazione dei prodotti e dei servizi di Cigna».
Sarò inguaribilmente idealista, ma se dipendesse da me gli attori dei film e delle serie televisive che amo oppure ho amato in passato non dovrebbero mai, MAI prestarsi a fare i testimonial pubblicitari, men che meno per un prodotto o un servizio legato al ruolo che li ha resi famosi. Sarebbe come se Giulio Scarpati, alias Lele Martini della serie italiana Un medico in famiglia ormai giunta alla decima stagione (ma io non la seguo più da anni, da quando da commedia garbata e divertente si è trasformata in una specie di ingarbugliata soap opera per famiglie), cantasse le lodi di qualche polizza assicurativa sanitaria privata. Invece non ci troverei proprio nulla da ridire, anzi, se il dottor Martini decidesse di spendere la sua immagine credibile e rassicurante per sostenere iniziative di utilità sociale senza fini di lucro, diffondendo messaggi come ad esempio questo qui sotto (clicca per ingrandire), realizzato dalla Società Italiana di Pediatria allo scopo di smontare i più comuni falsi miti sui vaccini e incentivare il ricorso a questi fondamentali ritrovati della scienza medica.

venerdì 9 settembre 2016

Buonumore in pillole (non sono barzellette)

Torno ad occuparmi del "FormAttore Comico" Terenzio Traisci perché negli ultimi tempi ha caricato nel suo canale YouTube non una, ma almeno sei Pillole del Buon Umore che mi hanno colpita parecchio. Poiché, come ho già accennato, non ritengo che quella tipologia di video offra un particolare valore aggiunto rispetto al messaggio ivi enunciato, oltre ai relativi link riporto qui di seguito la trascrizione, a beneficio di chi non avesse tempo da perdere! ;-)
Il primo video invita a tenere a bada l'abitudine di criticare tutto e tutti sempre e comunque.
Ecco tre motivi per evitare di criticare gli altri.
  1. Perché quando critichi ti focalizzi su aspetti negativi che ti mettono di cattivo umore, e di cattivo umore commetti errori e perdi lucidità. Ricorda: più tempo passi di cattivo umore, con tensione, con rabbia, più ti ammali, e allora diventa un problema serio.
  2. Perché quando critichi metti la persona sulle difensive e tutti, quando siamo sulle difensive, non siamo aperti al miglioramento, all'ascolto e soprattutto alla fiducia.
  3. Perché, quando critichi qualcuno in sua assenza ma in presenza di altri, quegli altri pensano che potresti fare la stessa cosa nei loro confronti, ed è l'effetto boomerang, e ci perdi tu.
Quindi, per relazionarti con gli altri al lavoro, nella vita privata, anche con la persona più odiosa, con chiunque, segui questi tre semplici principi: nessuna critica, nessuna condanna, nessuna lamentela.
Il secondo è un po' il duale del primo, e può dare sollievo a chi, come me, ha la tendenza a vivere male le critiche ricevute.
Quando lavoro nelle aziende spesso mi chiamano per risolvere conflitti causati dalle critiche tra i colleghi per cui ti senti sempre sotto attacco: se fai non va bene, ma se non fai non va bene uguale. E inizio il corso con questa storia molto utile:
Una coppia con un figlio di dodici anni e un asino decise di viaggiare e lavorare per conoscere il mondo. Partirono tutti e quattro. E attraversando il primo paese la gente criticava che sull'asino ci fosse il bambino e non i genitori, più stanchi e più anziani. Allora per evitare le critiche salì il padre sull'asino. Ma attraversando il secondo paese la gente criticava che sull'asino ci fosse l'uomo e non la donna. Allora per evitare le critiche salì la madre sull'asino. Ma attraversando il terzo paese la gente di nuovo criticava che sull'asino ci fosse la donna e non l'uomo stanco perché tirava l'asino. Allora per evitare le critiche decisero di salire tutti e tre sull'asino. Ma attraversando il quarto paese la gente di nuovo criticava perché stavano spezzando la schiena al povero asino. Allora per evitare le critiche decisero di non salire nessuno dei tre sull'asino. Ma attraversando l'ultimo paese, con grande stupore la gente di nuovo criticava che avendo un asino nessuno dei tre ci stesse sopra.
Morale: TI CRITICHERANNO SEMPRE. Non si può piacere a tutti, e non si può piacere in tutto. Quindi evita di farti condizionare la vita dalle critiche esterne, perché la vita che hai a disposizione è questa. Ascolta le critiche, ma poi fai secondo il tuo cuore, secondo quello che fa bene a te, perché chi critica non sa qual è il tuo bene, quali sono le tue reali motivazioni, perché le critiche derivano da punti di vista esterni a te. Invece, quando agisci per il tuo bene e per il bene del prossimo, chi ti vuole bene davvero se ne accorge e non ti critica, ma ti aiuta.
Il terzo si ricollega in qualche modo al precedente, e ti sprona a vivere la vita a modo tuo, senza lasciarti condizionare da canoni imposti dall'esterno.
La vita è una! E sì, sembra una banalità, ma quante volte me ne sono dimenticato... e tu? Ecco una storia che mi ha aiutato a capirlo.
Un turista americano in vacanza su un'isola sperduta compra il pesce di un pescatore messicano, e gli chiede: «È molto buono, quanto impiega a pescarlo?».
«Poco, perché pesco quello che mi serve», risponde il pescatore, «e il resto del tempo dormo fino a tardi, poi gioco coi figli, passeggio con mia moglie, mi diletto a suonare e la sera esco con gli amici».
Il turista lo interrompe: «Sa, io sono laureato in sviluppo di impresa e le posso dare consigli per migliorare. Prima di tutto pescare di più, così può vendere più pesce e fare più soldi per comprare più barche che vendono alle industrie, e crearsi un'azienda che può essere quotata in borsa».
Il pescatore rimane stupito, e chiede: «Ma quanti anni ci vogliono?».
Il turista: «Circa venticinque anni».
Il pescatore allora chiede: «E poi?».
E il turista: «Beh... e poi può vivere di rendita, cioè ritirarsi su un'isola, dormire fino a tardi, poi giocare coi figli, passeggiare con sua moglie, dilettarsi a suonare e la sera uscire con gli amici».
Cioè in pratica la stessa vita che stava già vivendo!
Cosa capiamo da questa storia? Che spesso miriamo alla vita di altri, a dei canoni suggeriti dalla società, senza accorgerci che la vita che cerchiamo veramente è già qui, e magari ci affanniamo per raggiungere un obiettivo che potremmo già aver raggiunto migliorando un po' il rapporto con noi stessi e con gli altri. La buona notizia è che fai ancora in tempo! E ricorda... La vita è una!
Il quarto ci fa capire che il modo in cui affrontiamo la realtà è influenzato enormemente dalla visione che abbiamo di essa.
Spesso alcune persone vogliono convincerti che il momento di difficoltà che vivono sia la realtà, e che quindi non ci sia niente da fare. Tu provi a mostrare loro un altro punto di vista, ma la mente è troppo aggrappata al problema che addirittura lo difende, e a prescindere dal punto di vista diverso soltanto la loro è realtà, e tu che non vivi la loro realtà non puoi capire... Attenzione: c'è un errore di fondo, perché la realtà è cosa vogliamo vedere. Ecco due motivi per cui la realtà non esiste.
  1. La mente riceve circa 11 milioni di bit di informazioni al secondo, ma ne sceglie soltanto 40 bit al secondo. Significa che sceglie! Risparmia... e secondo te la mia mente sceglie uguale alla tua? No, neppure se ci conoscessimo da una vita e avessimo vissuto assieme nello stesso ambiente: Esempio: due bambini nascono in una famiglia di musicisti, per un figlio è una gran fortuna e ama la musica, per l'altro una sfortuna e odia la musica. Come la mettiamo? È la stessa realtà, ma per i due figli che vivono la stessa realtà in verità le realtà sono differenti.
  2. Dipende da su cosa fissi la tua attenzione. Esempio: due persone subiscono la stessa identica malattia. Una la prende male, come un'enorme sfortuna, e si arrabbia con la vita e molla... L'altra prende la stessa malattia come una sfida per dimostrare la sua forza e per essere di esempio per altri... Hai mai sentito di storie simili? Scommetto che conosci sia l'una che l'altra tipologia di persone. Eppure vivono la stessa malattia, la stessa realtà, e non mi venire a dire che magari dipende dal contesto, dai soldi, dalla città, perché non c'entra niente! La realtà è la malattia uguale, e dipende da cosa vuoi guardare tu. Questo dipende da te! Non sono i soldi oppure il contesto a scegliere per te: prima ti togli dalla testa questa idiozia, prima trovi soluzioni. E si può imparare, perché sviluppare la propria intelligenza positiva non significa né vedere il bicchiere mezzo pieno né mezzo vuoto, ma significa usare le proprie risorse interne per accorgersi della brocca piena d'acqua vicino a quel bicchiere. E sta a te scegliere se cercare la brocca o fissarti sul bicchiere vuoto...
Il quinto incoraggia chi è convinto di non valere nulla: tutti noi valiamo, il punto è trovare chi ci sappia apprezzare.
Ti è mai capitato di sentirti inutile, al lavoro, nella vita privata, e di non aver voglia di fare nulla? Sai dove sta il vero problema? Il problema è che ti rivolgi a chi non ha bisogno di te, a chi non ti apprezza. E ad esempio nei miei corsi sulla motivazione racconto questa storia zen che ha aiutato anche me quando non mi dava retta nessuno o quasi.
Un ragazzo chiese ad un maestro zen come farsi apprezzare, perché si sentiva inutile. Il maestro rispose che non poveva aiutarlo, perché aveva prima un problema da risolvere. Il ragazzo si propose per aiutarlo: doveva vendere un anello per saldare un debito. Il maestro disse di non accettare meno di una moneta d'oro. Il ragazzo tornò presto deluso, perché su oltre cento persone nessuno voleva dare una moneta d'oro per quell'anello. Il ragazzo raccontò al maestro che c'era chi gli aveva riso in faccia e chi voleva dargli un pezzo di rame, ma nessuno il vero valore dell'anello. Il maestro rispose: «Esatto! Prima dobbiamo conoscere il vero valore dell'anello per poterlo apprezzare. Prova ad andare dal gioielliere: chi lo può sapere meglio di lui?». Il ragazzo tornò stupito e felice, perché il gioielliere gli aveva offerto non una, ma oltre cinquanta monete d'oro! E il maestro rispose: «Ecco, ragazzo, tu sei come l'anello: un gioiello unico e prezioso, e come tale puoi essere valutato soltanto da chi lo apprezza».
Quindi? Cosa impariamo da questa storia? Che prima di sentirti inutile, prima di sentirti incapace, capisci il tuo valore e trova a chi può essere utile, perché ti ripagherà il valore che tu gli dai.
Infine, il sesto mi ricorda una nota citazione spesso attribuita erroneamente ad Albert Einstein, ma non per questo meno valida: «Follia è fare sempre la stessa cosa ed aspettarsi risultati diversi».
Spesso mi scrivono persone che dicono che provano a cercare soluzioni, a mettere in atto strategie, ma non funzionano. Che si fa? Allora, prima di tutto dipende: se hai provato e riprovato convinta/o di farcela, oppure se mentre provavi hai pensato di non farcela, oppure che quella strategia non funzionerà mai nel tuo caso: perché la tua mente ti remerà contro andando nella direzione che le stai dando, cioè il fallimento. In alternativa, se hai dato il massimo, cambia strategia. E per spiegartelo ti racconto una storia tratta dai miei corsi di comunicazione nelle aziende.
Un giorno un signore non vedente chiedeva l'elemosina in piazza con questo cartello: «Sono cieco. Aiutatemi, per favore». Un altro signore, passando e lasciando una moneta nel suo cappello, notò che c'era solo una moneta. Allora prese il cartello e lo girò dall'altra parte scrivendo un'altra frase. Lo stesso signore tornò più tardi dal non vedente, e il cappello era pieno di monete e banconote. Allora il non vedente riconobbe il passo dell'uomo, e chiese al signore cosa avesse fatto al suo cartello. «Niente di falso, ma ho descritto la stessa realtà da un altro punto di vista, cioè: oggi è primavera e io non la posso vedere».
Cosa impariamo da questa storia? Che quando le cose non vanno cambia strategia, perché gli stessi pensieri e le stesse azioni porteranno gli stessi risultati, ma se vuoi risultati diversi occorre imparare strategie, tecniche e soprattutto pensieri diversi.

giovedì 8 settembre 2016

Si richiede notifica di comprensione

Secondo Wikipedia, dicesi analfabetismo funzionale
l'incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. [...]
Quando si è analfabeti, non si è per nulla in grado di leggere o scrivere. In contrasto, chi è funzionalmente analfabeta ha una padronanza di una base dell'alfabetizzazione (capacità di leggere e scrivere testi nella sua lingua nativa), ma con un grado variabile di correttezza grammaticale e di stile. In breve, quando sono posti di fronte a materiali stampati, gli adulti funzionalmente analfabeti non possono operare efficacemente nella società moderna e non possono svolgere adeguatamente compiti fondamentali come compilare correttamente una domanda d'impiego, comprendere un contratto legalmente vincolante, seguire le istruzioni scritte, leggere un articolo di giornale, leggere i segnali stradali, consultare un dizionario o comprendere l'orario di un autobus. L'analfabetismo funzionale limita gravemente anche l'interazione con le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ad es. usare un personal computer per lavorare efficientemente con un'applicazione per la videoscrittura o i fogli di calcolo).
E per Galatea l'imbarazzante giustificazione del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio – «Scusate, ho letto quella mail ma ho capito male» – è un'implicita ammissione di analfabetismo funzionale.
[Su Facebook c'è una pagina dedicata al fenomeno, Adotta anche tu un analfabeta funzionale, divertente... ma al tempo stesso roba da mettersi le mani nei capelli! :-O]
L'ironia del Web su questo scivolone di Di Maio – che, lo ricordo, almeno fino ad ora è stato il candidato più quotato per diventare premier in caso di vittoria del M5S alle prossime elezioni politiche – si è sprecata. Riporto solo alcuni esempi...


(via Kotiomkin)
Dopo il caso Roma, Whatsapp introduce la terza spunta blu per indicare "messaggio capito".
(via @opificioprugna)


(via Photoshop Lovers)
E per metterci il carico da undici...


(via Abolizione del suffragio universale)
A febbraio la senatrice M5S Paola Taverna aveva ipotizzato che a Roma ci fosse un complotto per far vincere il suo partito... e a qualche mese dall'elezione di Virginia Raggi alla guida della Capitale il "Mo' Vi Mento" ha messo in mostra un'inadeguatezza al di là delle mie più pessimistiche previsioni.
[L'immagine che apre il post è tratta da Left Lab Genova]

mercoledì 7 settembre 2016

Una nuova avventura per @AstroSamantha (?)

Lo confesso, quando ieri ho saputo della presunta gravidanza di Samantha Cristoforetti, a poco più di un anno dal suo rientro sulla Terra dopo duecento giorni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, sono rimasta sorpresa; una piacevolissima sorpresa, sia chiaro. [Sarà rimasto abbastanza interdetto anche quella specie di troll che risponde al nome di Camillo Langone] L'astronauta italiana dell'ESA ha sempre tenuto uno stretto riserbo riguardo alla sua vita privata, e soltanto adesso ha preso a circolare con insistenza la notizia della sua relazione con un ingegnere aerospaziale francese istruttore di astronauti, che puoi vedere nella foto qui sotto scattata durante la missione, in compagnia dei genitori e del fratello di lei.


L'indiscrezione della gravidanza è riportata sul numero del settimanale Chi uscito proprio oggi... ma io, per quanto fossi curiosa di saperne di più, mi sono ben guardata dal recarmi in edicola per accaparrarmi una copia di quella rivistaccia, che essendo patinata non è buona neppure per sostituire la carta assorbente. ;-) Magari lo scoop sarà anche veritiero, ma non c'è stata ancora nessuna conferma da parte dell'interessata: niente né sul profilo Twitter né sulla pagina Facebook, dove continuano ad arrivarle felicitazioni per il nascituro. Purtroppo non sono mancati neppure commenti inqualificabili del tipo «Complimenti per il coraggio a chi l'ha ingravidata», per alludere alla sua scarsa avvenenza e femminilità (per quanto mi riguarda, io la trovo bellissima nella sua radiosità).
Paolo Attivissimo ha risposto a un tweet di richiesta di conferme con un inappuntabile...
Almeno per galanteria, aspetterei una dichiarazione della diretta interessata. Rispetto
... e  su Wired è uscito un parere altrettanto sensato.
Da quel che ho capito, lo stato interessante della Cristoforetti sarebbe stato dedotto dalle "rotondità sospette" da lei mostrate di recente in occasione del Forum Ambrosetti a Cernobbio: agevoliamo un paio di scatti...


E se quel pancino fosse semplicemente dovuto al fatto che Samantha, lasciatasi alle spalle un'esperienza spaziale probabilmente irripetibile, non si preoccupa più di curare la sua forma fisica come prima e si è concessa qualche abbuffata di troppo? La butto lì non perché ci creda davvero, ma per illudermi che in fondo Samantha non sia tanto diversa da noi comuni mortali. Voglio dire, io una "panzetta" come la sua temo di avercela già da un pezzo – anche se finora mai nessuno mi ha fatto le congratulazioni per la dolce attesa, e questo è un buon segno ;-) – ma nel mio caso la causa è analoga a quella della tipa raffigurata nell'immagine qua sotto, la quale esamina il suo test di gravidanza con aria visibilmente sollevata... ;-)


Se la notizia della gravidanza di Samantha venisse confermata, ciò vorrebbe dire tra l'altro che la prolungata assenza di gravità non ha scombussolato più di tanto il suo organismo, evviva! In ogni caso, auguro a Samantha ogni bene per il futuro: lei per me è un tale idolo... :-)
[L'immagine che apre il post è tratta da Regresso]

martedì 6 settembre 2016

Quando guidi #GUIDAeBASTA

L'estate volge al termine, e i weekend contrassegnati dal bollino rosso o addirittura nero per il traffico particolarmente intenso sulle strade ce li siamo oramai lasciati alle spalle... ma ogni occasione è buona per parlare di sicurezza stradale. Alzi la mano chi non è mai stato in un modo o nell'altro distratto dal cellulare quando era al volante. Perfino la sottoscritta, pur guardandosi bene dallo smanettare con lo smartphone mentre guida, può cedere alla tentazione di dare un'occhiata ai social per ingannare l'attesa al semaforo... e un paio di volte mi è capitato di sentire un colpo di clacson per avvisarmi che era scattato il verde.
In vacanza sulle strade della Valtellina ho notato svariati pannelli luminosi con la scritta «Quando guidi guidaebasta.it». Appena possibile ho visitato il sito in questione, che è dedicato alla campagna promossa da Anas in collaborazione con Polizia di Stato per scoraggiare appunto l'utilizzo del cellulare quando si guida. Una campagna di scottante attualità: le statistiche affermano che sempre più incidenti stradali sono causati dalla distrazione, e in particolare il 20,1% dei sinistri è provocato da distrazioni dovute all'uso dello smartphone.
Per questa campagna sono stati realizzati alcuni video con protagonista La Pina: nel primo la simpatica conduttrice di Radio Deejay sottopone alcuni automobilisti poco prudenti a un esperimento per dimostrare che guidare in condizioni di sicurezza è pressoché impossibile, se ci si lascia distrarre scrivendo messaggi o rispondendo alle telefonate...



... nel secondo La Pina ci ricorda che, ci piaccia o no, il nostro cervello non è in grado di effettuare più operazioni complesse contemporaneamente, come guidare e stare al telefono, o meglio può farlo ma con una grossa perdita di informazioni, per cui il multitasking al volante mette inevitabilmente a rischio la nostra vita e quella degli altri...



... e nel terzo presenta l'app ufficiale GUIDAeBASTA, disponibile per Android e iOS, che offre svariate funzioni utili per non perdere la concentrazione sulla strada; ad esempio possiamo avvisare i nostri cari che stiamo guidando, in modo tale da dissuaderli dal chiamarci – ma se proprio il cellulare dovesse squillare lo stesso, ricordiamoci che se non rispondiamo non muore nessuno! – oppure geolocalizzarci durante le soste, e al termine del viaggio comunicare con un semplice tocco che siamo arrivati sani e salvi.



Concludo riportando gli aurei consigli di viaggio dell'Anas, utili e preziosi per qualunque automobilista al di là delle finalità di questa campagna.
  1. Prima di partire indossa la cintura di sicurezza e falla allacciare agli altri passeggeri, anche quelli nei sedili posteriori; fino a 1,50 metri di altezza assicura i bambini con seggiolini e adattatori.
  2. Quando viaggi con dei bambini, assicurati che siano sempre protetti negli appositi seggiolini, anche se il tragitto è breve.
  3. No alcool: se bevi non guidi e se guidi non bevi. L'assunzione di sostanze alcoliche provoca gravi effetti sull'organismo umano, che risultano particolarmente insidiosi per chi si pone alla guida di un veicolo, andando ad incidere sulla prontezza dei riflessi e lo stato di vigilanza.
  4. In caso di incidente stradale, fermati e presta assistenza agli eventuali feriti; se sono derivati solo danni alle cose, sposta immediatamente i veicoli per rendere subito libero il transito. Inoltre indossa il giubbotto catarifrangente e se serve, segnala l’incidente senza distogliere mai lo sguardo dalla corrente di traffico.
  5. Mantieni sempre la distanza di sicurezza dal veicolo che precede, ti consentirà di avere spazio sufficiente per fermarti, in caso di emergenza, senza rischio di tamponamenti.
  6. Circola sempre sulla corsia più libera a destra, utilizza quella veloce solo per il sorpasso e rientra appena possibile su quella che stavi percorrendo.
  7. In presenza di più corsie di marcia occupa sempre quella di destra, riservando la centrale o quella di sinistra al tempo strettamente necessario per effettuare un sorpasso.
  8. Ai primi cenni di stanchezza o sonno, fermati: l’unico sistema che ti permetterà di recuperare le energie psicofisiche e continuare il viaggio in sicurezza è fare una sosta, anche breve, in area di servizio.
  9. Quando guidi, guida e basta! Non fare altro; se devi mangiare, bere, truccarti o telefonare, fai una sosta.
  10. Prima di partire consulta il calendario con i giorni critici, nei quali i tempi di percorrenza potranno essere maggiori della norma: saperlo ti aiuterà ad affrontare il viaggio in modo più sereno e a valutare eventuali percorsi alternativi.
  11. Quando il traffico è intenso e si muove a singhiozzo sulle corsie, muoviti con una velocità costante, senza spostarti da quella che percorri, anche se appare in quel momento più lenta: è pericoloso per te e generi incertezza agli altri conducenti, creando situazioni di pericolo improvviso.
  12. Prima di partire per un viaggio fai controllare il tuo veicolo, in particolare pressione degli pneumatici, efficienza delle luci, livelli di olio e acqua.
  13. In viaggio usa il telefono cellulare con l’auricolare o col viva voce, e invia e leggi i messaggi solo quando sei fermo in area di sosta o di servizio.
  14. Rispetta i limiti di velocità: eviterai di creare pericolo per te o per gli altri utenti. In condizioni di emergenza potrai arrestare il veicolo prima e più facilmente, e salvare delle vite umane.
  15. Quando guidi non distrarti mai: ricordati che la tua vita e quella degli altri è nelle tue mani.
  16. Quando guidi ricordati che le strisce pedonali sono come il semaforo rosso: fermati ogni qualvolta sono utilizzate da pedoni.

lunedì 5 settembre 2016

Tutta colpa del cavetto

Dell'epoca della telefonia cellulare anteriore agli smartphone c'è almeno un aspetto che ricordo con un certo rimpianto: la carica del telefonino che mi durava fino a una settimana. Adesso scollego il Nexus 6 dal caricabatterie la mattina quando mi sveglio e, con l'utilizzo che ne faccio, mi risulta pressoché impossibile arrivare a fine giornata senza un "aiutino". Se ho a disposizione una presa di corrente ricorro al caricatore, mentre quando sono in giro uso un power bank da 5000 mAh preso l'anno scorso all'ipermercato. [Da notare che i power bank figurano nel sommario elenco di beni di prima necessità stilato dalla Croce Rossa Italiana e rivolto a chi volesse aiutare i terremotati] Fino a non molto tempo fa il suddetto power bank faceva il suo dovere... ma da qualche settimana notavo che il livello di carica del telefono non saliva più o quasi, al massimo rimaneva costante, e dopo un po' il mio Nexus risultava non più in carica; dall'icona della batteria scompariva il simbolo del fulminetto, e per farlo ricomparire (in genere solo per poco tempo) dovevo scollegare e poi ricollegare il cavetto.
Mi ero quasi rassegnata all'idea di acquistare un power bank più potente e ingombrante, ma alla fine non ce n'è stato bisogno. Dopo aver cercato su internet informazioni al riguardo e soprattutto dopo essermi consultata col mio amore supergeek, sono infatti arrivata alla conclusione che il problema, sorto presumibilmente in seguito a qualche aggiornamento di Android, dipendesse dal cavetto Micro-USB in dotazione al power bank: se infatti al suo posto usavo quello del caricabatterie originale del Nexus, il power bank tornava a funzionare a dovere. A questo punto mi ci voleva un cavetto corto da abbinare al power bank che avesse caratteristiche tecniche analoghe a quelle del cavetto originale... e l'ho trovato in questo kit della AUKEY che supporta la tecnologia Qualcomm Quick Charge 2.0 e di cavi ne comprende ben sei: uno da 3 metri, uno da 2 metri, due da 1 metro e due da 30 centimetri. Così dovrei essere a posto per un bel po'... Grazie, amore! :-*

sabato 3 settembre 2016

La senti l'aria?

Nel post di oggi ti propongo due video trovati in momenti diversi su due canali YouTube differenti, ma accomunati dal fatto di trattare gli effetti delle differenze di densità dell'aria. Detto così potrebbe sembrare ben poco accattivante... ma fidati, guardali e non te ne pentirai! :-)
Il primo video, The Homemade Wind (Il vento fatto in casa), è stato pubblicato sul canale veproject1 e mostra appunto come realizzare con oggetti facilmente reperibili un... soffio di vento su scala ridotta.



Come hai potuto vedere, è sufficiente sistemare un bicchiere d'acqua ghiacciata all'estremità di un tubo e un bicchiere d'acqua bollente all'altra estremità. La rotazione della ventolina posta all'interno del tubo dimostra il movimento dell'aria da un'estremità all'altra. Ma come funziona? È tutto molto semplice, come spiegato nel video stesso...
Il vento soffia a causa delle differenze di pressione dell'aria da un punto all'altro. Il vento soffia dalle zone ad alta pressione verso quelle a bassa pressione.
La pressione dell'aria dipende dalla densità dell'aria, o da quanto ravvicinate sono le sue molecole. L'aria fredda è più densa di quella calda. L'aria si muove dalle zone dove la pressione è più alta a quelle dove è più bassa.
Il secondo video, dal titolo Amazing Mirror & Air Experiment! (Sorprendente esperimento con uno specchio e l'aria), pubblicato sul canale brusspup, fornisce una dimostrazione visiva abbastanza spettacolare, per quanto del tutto esente da trucchi ed effetti speciali, dell'effetto Schlieren, che non è il cognome di un qualche scienziato bensì un sostantivo della lingua tedesca che significa striscia (vedi strioscopia o fotografia Schlieren). In poche parole, si tratta di osservare le differenze di densità dell'aria utilizzando uno specchio concavo, una sorgente luminosa, una lametta e una fotocamera.


Questa configurazione ti permette di osservare i cambiamenti nella densità dell'aria. La sorgente di luce puntiforme è puntata verso lo specchio concavo. Lo specchio concavo riflette verso un punto focale. Qui utilizzi un oggetto dai bordi affilati per bloccare parzialmente la luce, il che aiuta a creare un effetto ombra che ti permette di osservare il movimento dell'aria.
Visto che effetti ottici fantastici si possono ottenere con l'impiego di oggetti piuttosto comuni? Nella fattispecie sono stati usati un accendino, le... mani, un asciugacapelli, due asciugacapelli, un ghiacciolo, una bomboletta d'aria compressa, una lattina di bibita gassata e una lampadina ad incandescenza.