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domenica 31 luglio 2016

C'è modo e modo!

Non ho problemi a riconoscere che quello del controllore sui mezzi pubblici è un mestiere stressante: avere a che fare con passeggeri che provano a fare i portoghesi, e trovarsi a volte in situazioni non proprio carine – dalle sceneggiate alle reazioni violente – quando si provvede a contestar loro l'infrazione, non dev'essere uno scherzo. Questo però non giustifica l'aggressività del controllore dell'ATM di Milano che alla fermata Brenta della metropolitana ha ripetutamente insultato un immigrato sprovvisto di biglietto, per giunta prima di ricordargli l'ovvio, e cioè che si deve pagare.


Cercando questo video su YouTube, ne ho trovati anche altri che mostrano un comportamento analogo da parte di controllori: in particolare questo dovrebbe essere ambientato nella mia città, Pescara... e sentendo l'accento dei parlanti non ho dubbi al riguardo.
Colgo l'occasione per ammonire gli eventuali controllori in ascolto: sistemi di videosorveglianza a parte, siamo nell'era degli smartphone, e c'è una probabilità niente affatto trascurabile che le vostre escandescenze vengano filmate e messe online... per cui se fossi in voi cercherei di tenere a bada i nervi! Anche perché non sono mica sicura che la passereste liscia in ogni caso... Oltre certi limiti si rischia di passare dalla parte del torto, ecco.

sabato 30 luglio 2016

Meglio le parodie dell'originale

Dopo qualche tempo torno a occuparmi di Luca Sepe, il concorrente di Sanremo Giovani 1998 affermatosi in tempi recenti nel genere parodistico, perché è uscito il suo nuovo video che lo vede duettare nientepopodimenoché con la stella della musica trash Gigione: una parodia di Sofía di Álvaro Soler, tormento(ne) di quest'anno.


Devo ammetterlo, non mi meravigliavo così tanto per una metamorfosi musicale da quando scoprii che Romina Falconi, anch'essa in gara a Sanremo Giovani ma nel 2007 con la romanticissima Ama, collaborava con il principe del Porn Groove Immanuel Casto: dall'allusiva Crash del 2010 alla scatenata Who is afraid of Gender? di quest'anno.
Un paio di mesi fa Sofía era stata parodiata in versione VM18 anche dal Vava... e mi sento di poter dire che preferisco entrambe le parodie all'originale. Álvaro Soler sarebbe il nuovo divo della musica latina?! Ma per piacere... aridatece Ricky Martin, che come artista è(ra) mejo sotto tutti i punti di vista! :-)

venerdì 29 luglio 2016

Angeli volati via troppo presto

Un genitore che sopravvive a suo figlio, specie se quest'ultimo è ancora un bambino, è una delle situazioni più atrocemente contro natura che io possa immaginare. Se poi il genitore deve patire lo strazio di aver provocato, in maniera più o meno diretta per quanto niente affatto intenzionale, la morte della sua creatura, allora il dolore può farsi davvero insostenibile.
È di due giorni fa la notizia della morte di una bimba di un anno e mezzo che era stata dimenticata in auto per ore dalla sua mamma; quest'ultima, colta a quanto pare da un improvviso vuoto di memoria, si è recata al lavoro senza prima lasciarla all'asilo nido. Sui social ho letto accuse crudeli rivolte alla donna, colpevole secondo i commentatori di aver commesso una leggerezza inconcepibile... eppure io non ce la faccio a condannarla, visto che la vera condanna dovrà scontarla nel suo cuore spezzato ogni giorno che le resterà da vivere, o ad affermare con assoluta certezza che a me non potrebbe mai e poi mai capitare niente di simile, perché purtroppo la mente stressata è soggetta a blackout che sembrerebbero fuori da ogni logica; ho già scritto un paio di post al riguardo, il primo esattamente due anni fa.
Nei giorni scorsi ho seguito la vicenda del piccolo Marco Scaravelli, morto una settimana dopo essere rimasto vittima di un terribile incidente in minimoto. La mia indignazione "di pancia" nei confronti dei genitori che fanno praticare uno sport tanto pericoloso a un bambino così piccolo si è trasformata in compassione dopo che ho visto la bacheca di suo padre Cristian su Facebook. In questo post l'uomo ha comunicato la scomparsa del suo angelo e la decisione sua e di sua moglie di donarne gli organi, mentre in quest'altro è tornato dopo qualche giorno a riflettere sul senso di quanto accaduto, condividendo uno struggente quadretto familiare immortalato il giorno del suo matrimonio, con la presenza di un paggetto d'eccezione: Marco, appunto.

giovedì 28 luglio 2016

Benedette leggi di Keplero

Se l'altroieri mi avessero detto che qualcuno aveva scritto una canzone sulle leggi di Keplero, non ci avrei creduto; mi pareva già tanto che Elio e le Storie Tese le avessero menzionate – «Benedetto il buco nero e le leggi di Keplero» – nella loro Supermassiccio (sul rapporto tra questo brano e Supermassive Black Hole dei miei adorati Muse ho trovato informazioni contrastanti).
Se poi avessero aggiunto che una canzone del genere non solo esisteva, ma a cantarla era un'improbabile boyband che faceva il verso ai Backstreet Boys o ai nostri Ragazzi Italiani, avrei pensato di essere vittima di una presa in giro... e invece è tutto vero! :-)
La premessa è lo sfogo di un'adolescente al telefono con un'amica: poiché il suo ragazzo l'ha appena lasciata, per il dispiacere lei non è riuscita a studiare per preparare il compito di Astronomia (immagino che per semplicità l'abbiano chiamata così invece di Geografia Astronomica, la materia che studiai nel corso dell'ultimo anno di liceo scientifico). I Supplenti Italiani – Kevin, Manolo, Pablo e Antonello – corrono in suo aiuto...
Ecco qui sotto il video, che trovo assolutamente fantastico!!! :-D


Ed ecco il testo, che è stato scritto da Lorenzo (Kevin) e Michele Baglioni con la supervisione dell'Osservatorio Astrofisico di Arcetri, a Firenze.
Baby, non ti devi preoccupare
se non hai avuto il tempo di studiare
Hai il compito in classe di Astronomia
però con il cuore tu vorresti andar via
Oh baby, davvero
non farne un mistero
Ti sei innamorata e ti sei dimenticata
di studiare le leggi di Keplero
Keplero
Tranquilla, baby, ci pensiamo noi a te
La prima legge dice che l'orbita descritta da un pianeta intorno al Sole è proprio ellittica
e il Sole splende proprio in uno dei due fuochi situati sopra il piano dell'eclittica
Oh baby baby, non sospirare
se ricordavi un movimento circolare
ché per la Terra l'eccentricità è zero punto zero diciassette
È proprio piccola
come te, baby
Ye-eee-eah
La seconda legge afferma che il raggio vettore dal centro del Sole al pianeta orbitante
muovendosi spazzi in tempi uguali regioni diverse ma di area costante
La seconda legge porta come conseguenze interessanti numerosi corollari
dove si legge che per i pianeti non sono costanti le velocità orbitali
Oh baby baby, al perielio
la Terra viaggia più veloce che all'afelio
E adesso che hai la sufficienza assicurata
non ti fermare, anche la terza va studiata
La terza legge dice che si prendono i quadrati dei periodi che i pianeti stanno in orbita
e c'è una legge che lega T al quadrato con il semiasse al cubo, il maggiore di ogni orbita
Oh baby baby, puoi consegnare
ma non ti devi più scordare di studiare
ché non abbiamo mica una canzone adatta ad ogni singolo argomento di Geografia Astronomica!
E no, adesso noi pretendiamo da voi una canzone adatta ad ogni singolo argomento dello scibile umano! ;-)
[In verità di Lorenzo Baglioni avevo già ascoltato il rap del teorema di Ruffini, ma non mi aveva colpito granché, forse perché – coff coff – non rammentavo affatto quella nozione...]

mercoledì 27 luglio 2016

Ci vorrebbe una bacchetta magica

Visto che tra poco ho appuntamento dalla parrucchiera, è il momento ideale per condividere il video If Disney Princesses Had Realistic Hair (Se le principesse Disney avessero dei capelli realistici), pubblicato nel canale YouTube BuzzFeedVideo. Guardarlo mi ha fatto riflettere per l'ennesima volta sui modelli di bellezza femminile con cui noi femminucce siamo cresciute, e che hanno rischiato di evocarci aspettative fatalmente destinate a rimanere deluse... ;-)
Qui di seguito mostro l'aspetto delle principesse Disney così come siamo abituati a conoscerle, a confronto con quello che avrebbero in un mondo NON fiabesco come il nostro! ;-)
[Ho acquisito gli screenshot dal video e li ho affiancati mediante questo servizio online gratuito, clicca per ingrandire]
Con tutti quegli spruzzi d'acqua, come vuoi che dovesse apparire la chioma della sirenetta Ariel?


Belle aveva cose assai più importanti a cui pensare, tipo tenere a bada la Bestia, per potersi occupare dei suoi capelli ribelli...


Mulan doveva avere il problema dei capelli "elettrici".


Che meraviglia sciogliere i capelli al vento, eh? La vera Pocahontas non sarebbe dello stesso parere...


Con tutta quella neve, come potrebbe Elsa andare regolarmente dalla parrucchiera per coprire la ricrescita scura della sua chioma biondo platino?


E la voluminosa coda della principessa Jasmine? Fisicamente impossibile!


Ecco cosa ne è del caschetto di Biancaneve, con tutta l'umidità che c'è nella foresta.


Infine, mentre noi comuni mortali ci alziamo dal letto la mattina coi capelli tutti arruffati, Cenerentola è sempre perfetta. Ma certo, lei ha la fata madrina che all'occorrenza le fa anche da parrucchiera...

martedì 26 luglio 2016

Prisma, un artista nel tuo smartphone

Erano giorni che vedevo gente condividere sui social dei selfie "artistici" realizzati con la nuova app Prisma, in un primo momento disponibile solo per iOS... :-@ ma due giorni fa è stata finalmente rilasciata anche la versione per Android, e tale era la mia curiosità che mi sono affrettata ad installarla! :-)
Traducendo dal sito ufficiale...
Prisma trasforma le tue foto in opere d'arte usando gli stili di artisti famosi: van Gogh, Picasso, Levitan, così come ornamenti e modelli di fama mondiale. Una combinazione unica di reti neurali e intelligenza artificiale ti permette di trasformare momenti memorabili in opere d'arte senza tempo.
Una spiegazione del suo – in verità piuttosto intuitivo – funzionamento puoi trovarla qui. Come raccapezzarsi però tra le decine di stili disponibili (al momento 36)? A differenza dei filtri di Instagram, che agiscono in tempo reale, gli stili di Prisma richiedono di connettersi ai server, i quali in questi giorni sono spesso sovraccarichi: le prove che ho fatto ieri hanno richiesto in media alcuni minuti, e più volte mi è apparso l'avviso qui sotto.
Però alla fine ci sono riuscita, a elaborare secondo tutti gli stili disponibili la foto che avevo scelto. Questa volta ho pensato di mettere alla prova l'app non su una foto di paesaggio, come avevo fatto con Instagram, né su una delle mie tipiche nature morte (aka "scatti mangerecci"), bensì su un ritratto. Non uno mio, però: ho optato per una foto dell'attrice Jennifer Aniston, la quale secondo me incarna il giusto mix tra bellezza, talento e simpatia (e mi è ancora più simpatica da quando ha preso posizione contro i giornali di gossip che le attribuiscono di continuo gravidanze inesistenti... ma tanto qualcuno che abbia da ridire sulle nostre scelte o presunte tali in materia di procreazione noi donne lo troveremo in ogni caso, ahimè).
Ho caricato il tutto, compresa la foto originale, in un set su Flickr, augurandomi che dopo la vendita da parte di Yahoo! il mio servizio di photo sharing preferito non vada a farsi benedire...


(Volendo, il watermark si può eliminare modificando la relativa impostazione)

lunedì 25 luglio 2016

Un cielo imperturbabile

L'Astronomy Picture of the Day pubblicata il 22 luglio scorso con il titolo Summer Planets and Milky Way è stata scattata da Tunç Tezel in Turchia.


Fa uno strano effetto pensare che da un Paese sovrastato da un cielo così splendido e sereno provengano in questi giorni notizie alquanto cupe ed inquietanti... Comunque le mie fosche riflessioni sulla meravigliosa vastità dell'universo e sul senso dell'esistenza umana sulla Terra le terrò per me, mentre ti lascio la traduzione della spiegazione della foto.
Le luci si spandono verso l'orizzonte in questa veduta del cielo notturno dal Parco Nazionale dell'Uludağ, nella provincia di Bursa, in Turchia. Le stelle e le nebulose della Via Lattea sono tuttavia ancora visibili, estendendosi al di sopra delle luci sulla notte d'estate settentrionale, mentre altri tre pianeti brillano splendenti.
Giove è all'estrema destra, Marte vicino al centro dell'immagine, e Saturno è proprio alla destra del centro sporgente della nostra galassia. Poiché la scena panoramica è stata immortalata il 6 luglio, tutti e tre i pianeti raffigurati stavano ospitando veicoli spaziali orbitanti, operativi, robotici provenienti dalla Terra. Il popolare Marte ne ha cinque (da tre diverse agenzie spaziali): MAVEN (NASA), Mars Orbiter Mission (India), Mars Express (ESA), Mars Odyssey (NASA), Mars Reconnaissance Orbiter (NASA). L'anelluto [secondo te l'Accademia della Crusca me la approva, questa traduzione di ringed? ;-) NdC] Saturno ospita l'audace sonda Cassini. Appena arrivata, Juno orbita adesso attorno al potente gigante gassoso Giove.

domenica 24 luglio 2016

Un preziosissimo testamento spirituale

È molto importante riconoscere le cose più importanti della propria vita. Non trascurate mai le vostre famiglie, neanche per il lavoro: il lavoro non deve dominarci. Niente deve dominarci, nemmeno la malattia deve dominarci. Bisogna essere liberi, liberi di amare, e saper amare, amare profondamente. Amare il proprio lavoro, amare la propria famiglia, amare i propri amici, amare i propri nemici. Arrabbiarsi, ma amare. La forza della vita, il senso della vita è solo l'amore. L'amore è quello che ci spinge a fare le cose migliori nel corso di tutta la nostra vita. E quando succede una cosa come è successa a me, è bello sentirsi pieni, sentirsi sereni, sentirsi in pace col mondo, sentire di aver fatto quello che si voleva fare, con sincerità, anche pagando un prezzo, un prezzo che non è mai troppo alto, nei confronti poi del fatto che la vita è vera, è vissuta, sta finendo. È successo tante volte a me di pensare «Sta finendo», ma è successo anche di pensare «Che bella questa vita».
Quello che ho appena riportato è il brano più significativo del toccante messaggio di addio registrato da Letizia Leviti, giornalista di Sky TG24, prima di arrendersi al male che a soli quarantacinque anni l'ha strappata all'affetto dei suoi tre bambini e del marito. Il primo a dare l'annuncio della scomparsa è stato il direttore di rete Emilio Carelli, con un tweet.
Dopo che ho letto e condiviso ieri sul mio tumblr il post di commiato scritto dalla dottoressa Irene Bernardini, collaboratrice di Vanity Fair, e pubblicato postumo sul suo blog, non pensavo che mi sarei commossa di nuovo così presto... e invece le ultime parole di Letizia Leviti, pronunciate con voce stanca ma piena di serenità e gratitudine, mi hanno provocato una copiosa lacrimazione. :'-( Riposa in pace, grande donna, e grazie per l'inestimabile insegnamento che ci hai lasciato, e di cui tutti noi dovremmo fare tesoro prima che sia troppo tardi.

sabato 23 luglio 2016

Il riscatto dell'Uomo Plasmon

Nel corso dell'odierna edizione delle 14:00 del TGR d'Abruzzo (a partire dal minuto 8:43) si è parlato dell'impresa compiuta dal giuliese Fioravante Palestini, soprannominato "l'Uomo Plasmon". Alla bella età di settant'anni l'uomo, peraltro non nuovo a simili gesta, ha compiuto in pattino, alternandosi ai remi con Gianfranco Jadecola, suo carissimo amico e coetaneo nonché ex magistrato, la traversata dell'Adriatico dalla Croazia a Giulianova: ottantasette miglia marine in trenta ore.
Facendo una ricerca su Google per scoprire la ragione del singolare soprannome di Palestini, ho scoperto non solo che negli anni '60 egli prestò il suo fisico possente alla pubblicità dei biscotti Plasmon – ai quali la sottoscritta deve il fatto di essere diventata grande, forte e sana ;-) – ma pure che, dopo quel momento di notorietà, la sua vita prese una piega ben diversa: non a caso Wikipedia lo classifica, oltre che come attore, nientepopodimenoché come criminale. Difatti Palestini si lasciò coinvolgere nel traffico internazionale di droga: «Nel 1983 Gabriellino [un altro suo soprannome, NdC], un po' per incoscienza, un po' perché poco a conoscenza dei grossi traffici di stupefacenti nei quali era coinvolto Mutolo, accetta di imbarcarsi su una nave mercantile che, dalla Thailandia, avrebbe trasportato un enorme quantitativo di eroina fino in Egitto. Proprio nel canale di Suez, però, le autorità militari bloccano la nave ed arrestano Palestini, condannandolo a 25 anni di carcere». La sua vicenda è stata raccontata tempo fa in una puntata de La storia siamo noi, della quale puoi vedere qui il trailer.
Pur essendo convinta che esistano criminali davvero incorreggibili, trovo che la storia di Palestini sia un edificante esempio di redenzione, per recuperare un po' di speranza in quest'epoca sempre più buia. E mi pare davvero significativo che il pattino a bordo del quale è stata compiuta l'impresa sia stato chiamato "Riscatto".

venerdì 22 luglio 2016

Cose belle che si trovano... perdendosi

[In questo post racconto un tipico esempio di serendipità :-)]
L'altro giorno stavo scaricando in formato desktop le grandi foto della settimana selezionate da National Geographic Italia – ho questa piccola mania di collezionare wallpaper da sogno ;-) – e arrivata a questo punto sono incappata in un link errato, nel senso che puntava a una pagina inesistente (per la cronaca, l'URL corretto è questo). Tutti i siti progettati come si deve prevedono in casi analoghi una pagina di errore 404, e National Geographic Italia non fa eccezione, anzi a chi incorre nell'inconveniente offre un diversivo piacevole ed istruttivo: le sue pagine 404 contengono l'immagine di un animale estinto o in via di estinzione, oppure di una persona famosa scomparsa.
La prima foto che mi è capitata mostra proprio il nostro caro orso marsicano. <3
[clicca sopra ciascuna immagine per ingrandirla]


C'è poi il dodo...


... l'axolotl...


... il tilacino...


... e il rospo dorato.


Per quanto riguarda i personaggi spariti nel nulla, abbiamo Roald Amundsen...


... Amelia Earhart...


... Percy Fawcett...


... Michael Rockefeller...


... e Andrew Irvine.


[La "colonna sonora" di questo post è File Not Found di Jovanotti]

giovedì 21 luglio 2016

Le grandi battaglie per la salute dei cittadini

La sottoscritta, che del MoVimento 5 Stelle si è occupata più volte con toni variamente critici, torna a farlo dopo aver scoperto dalla bacheca Facebook di Enrico Sola aka Suzukimaruti, torinese, che la giunta di Chiara Appendino, la neo-sindaca pentastellata del capoluogo piemontese, ha inaugurato il suo mandato inserendo nelle linee programmatiche almeno un paio di provvedimenti un tantino discutibili:
Poiché si tratta di temi abbastanza controversi, complessi e sfaccettati, preferisco evitare di impelagarmi nell'esposizione delle mie opinioni personali al riguardo, e mi limito ad invitarti a leggere gli status di Enrico, in calce ai quali si è aperta una discussione interessante.
Ho trovato inoltre notevole, a tal punto da decidere di riportarlo per intero, questo status di Marco Beccaria.
Io, sulla questione della promozione del vegetarianesimo e del veganesimo annunciata dalla nuova giunta 5 Stelle di Torino, ho un’unica opinione: finalmente. Che i 5 Stelle al governo (ora di alcune importanti città, domani forse del paese) facciano scelte politiche nette è solo un bene per tutti. Che i nodi vengano al pettine, così che i loro consensi, ottenuti finora su una pappa di suggestioni prepolitiche molto spesso platealmente contraddittorie, siano raccolti tra chi condivide le loro idee finalmente palesate. Quindi ben vengano il sostegno al veganesimo e la lotta al consumo di carne, ben venga il contrasto alla GDO a favore dei piccoli negozi di quartiere, ben vengano le parole a sostegno delle forze dell’ordine in relazione alle vicende della Tav, ben venga - per passare da Torino a Roma - la riammissione, nelle piazze monumentali e turistiche, dei camion dei Tredicine, ben venga tutto questo. La prossima volta sarà chiaro a tutti di quali *interessi politici* i 5 Stelle sono portatori e di quali sono avversari, e tutti si regoleranno di conseguenza nel dare il loro voto.

mercoledì 20 luglio 2016

Ridatemi il mio discorso

Alla convention repubblicana di Cleveland Melania Trump, l'attuale moglie del magnate americano la cui eventuale vittoria alle presidenziali USA potrebbe pregiudicare ulteriormente questo 2016 già abbastanza allarmante finora, ha tenuto un discorso molto ma molto simile a quello che tenne Michelle Obama alla convention democratica del 2008 per sostenere il marito Barack, il quale sarebbe stato poi eletto presidente iniziando il primo dei suoi due mandati.
Lo staff di Trump smentisce il plagio e sostiene che Melania, avvalendosi dell'aiuto di una squadra di autori, abbia scritto un discorso originale che riflette semplicemente il suo modo di pensare. Ma io trovo che il videomontaggio qui sotto, nel quale le frasi di Melania si alternano a quelle di Michelle, sia fin troppo eloquente...


Ecco la traduzione del parlato.
Melania: I miei genitori hanno inculcato in me i valori che devi lavorare sodo per quello che vuoi nella vita
Michelle: E Barack ed io siamo stati allevati con molti degli stessi valori, come lavorare sodo per quello che vuoi nella vita
Melania: che la tua parola è sacra e fai quello che dici e mantieni le promesse
Michelle: che la tua parola è sacra e fai quello che dici che farai
Melania: che devi trattare le persone con rispetto
Michelle: che devi trattare le persone con dignità e rispetto
Melania: e dobbiamo trasmettere quelle lezioni alle molte generazioni a venire
Michelle: e trasmetterli alla prossima generazione
Melania: perché vogliamo che i nostri figli in questa nazione sappiano
Michelle: perché vogliamo che i nostri figli – e tutti i bambini in questa nazione – sappiano
Melania: che l'unico limite ai vostri risultati è la forza dei vostri sogni e la vostra volontà di lavorare per essi
Michelle: che l'unico limite all'altezza dei vostri risultati è la portata dei vostri sogni e la vostra volontà di lavorare sodo per essi
[Personalmente oserei dire che si tratta perfino di una brutta copia ;-)]
Dania ha ironizzato sia su Twitter...
Lady Trump ha copiato lo speech di Michelle Obama, senza nemmeno citarla. Deve aver studiato su Twitter.
... sia su Facebook.
Lady Trump ha copiato lo speech di Michelle Obama, senza nemmeno citarla. Deve aver studiato su Facebook.
Insomma, gira che ti rigira, quello che vuole dare a intendere Dania è che sui social imperversano i copioni! ;-)
[L'immagine che apre il post, ottenuta ritoccando una vera foto di Michelle che regge un cartello ben più serio, l'ho presa da @xtiandela]

UPDATE: Dopo la pubblicazione del post, che ho preparato ieri pomeriggio e programmato per questa mattina, ho trovato altre due immagini divertenti che ho ritenuto meritassero di essere condivise: una da @WirSindAlleFRK...

«Sono una donna nera orgogliosa e indipendente»
... e l'altra da @SebCevallos, che mostra la tastiera usata da Melania per scrivere il suo discorso. ;-)

martedì 19 luglio 2016

Un santuario della natura si cura, non si offende!

Dalla bacheca Facebook dell'attivista ambientalista pescarese Augusto De Sanctis – ma ho visto che della faccenda si stanno occupando anche vari siti di informazione – sono venuta a conoscenza di un fatto che non esito a definire increscioso: alla natura del Parco Nazionale d'Abruzzo, che dovrebbe per definizione rimanere incontaminata, è stato inferto un oltraggio intollerabile.
Il 13 luglio Augusto ha pubblicato lo status seguente.
VERGOGNA! CONDIVIDI!
Difendere un'area eccezionale per gli orsi? Proteggere la riproduzione della fauna? No, nel Parco d'Abruzzo a Villavallelonga stanno asfaltando con 411.000 euro di fondi pubblici la sterrata che conduce ai meravigliosi Prati d'Angro, una strada che dovrebbe essere chiusa.
STOP AI LAVORI!

Due giorni dopo ha scritto...
NEL CUORE DEL PARCO D'ABRUZZO, LA BELLEZZA NON PUO' SFIORIRE COSÌ!
Quando ieri ho visto questa foto ho pensato ad un fotomontaggio. Abbiamo mandato una persona a fare un sopralluogo. Nel cuore del Parco nazionale d'Abruzzo, con MEZZO MILIONE DI EURO di fondi pubblici, hanno asfaltato la strada sterrata dei prati d'Angro a Villavallalonga. Due volte prima dell'avvio dei lavori, mesi fa e una settimana fa,avevo scongiurato il direttore del Parco Dario Febbo di non procedere oltre. Avevo anche mandato una lettera al parco molto tecnica ma che finiva con "SIETE IMPAZZITI?"
E' il luogo dove per la prima volta nella mia vita ho visto l'orso. La bellezza non può sfiorire così. Mi chiedo come non provino profonda vergogna e non si dimettano consci dei loro limiti chi ha autorizzato uno scempio che non si vedeva da decenni nel più famoso parco d'Italia. Faremo di tutto perchè i responsabili paghino per questa scelta.
Intanto se volete condividete, facciamo conoscere questa storia.

E ieri...
SCEMPIO IN CORSO NEL PARCO D'ABRUZZO, UN SANTUARIO DELLA NATURA SI CURA, NON SI OFFENDE!
BLOCCARE OGNI INTERVENTO E RIPRISTINARE LA BELLEZZA DEI LUOGHI!
Comunicato stampa del 18 luglio 2016
Un nastro d'asfalto di km deturpa un santuario della natura nel Parco d'Abruzzo.
Si divulgano tutte le immagini fotografiche e video dello scempio di livello europeo in corso nell'alta Vallelonga con mezzo milione di euro di asfalto.
Indignazione e figuraccia nazionale, ad ora oltre 4.500 condivisioni solo su Fb sull'unica foto uscita.
Sospensione "beffa" del Parco, su un brevissimo tratto e a lavori praticamente finiti.
Le associazioni: bloccare tutto l'intervento e ripristinare i luoghi in un'area fondamentale per l'Orso bruno e tante altre specie protette.
"Un terribile sfregio ad un santuario delle natura mondiale, regno di lupi ed orsi; è come aver segnato con un pennarello nero la Primavera di Botticelli. Bisogna fermare tutti gli interventi che stanno andando avanti perché solo una piccola parte è stata sospesa con un'ordinanza "beffa" del parco a lavori ormai quasi terminati su quel brevissimo tratto", così Stazione Ornitologica Abruzzese onlus, Forum dell'H2O e Nuovo Senso Civico.
Le organizzazioni allegano le incredibili immagini fotografiche e video dello scempio in corso nell'alta Vallelonga, in pieno Parco nazionale d'Abruzzo e doppio Sito della rete Natura2000 (Zona di protezione Speciale in base alla Direttiva 147/2009/CEE "Uccelli" e Sito di Interesse Comunitario per la Direttiva 43/92/CEE "Habitat"). Sono istantanee che fanno letteralmente stringere il cuore: le pietre della Fontana dell'Aceretta coperte maldestramente dal catrame; i boschi attraversati da un serpentone nero; i prati che sono sovrastati dal colore del bitume. Un paesaggio pastorale e montano preziosissimo trasformato irrimediabilmente quasi fosse un sobborgo di una città, usando un derivato del petrolio che è l'esatto opposto di quello che ci dovrebbe essere in mezzo alla Natura. Non abbiamo fermato Ombrina e il suo catrame per ritrovarcelo spalmato sui prati delle nostre montagne!
Da decenni non si vedeva un attacco di simili proporzioni alla Natura e al paesaggio del più famoso parco italiano. Si tratta di uno dei luoghi simbolo dell'Orso bruno marsicano, il cuore del suo areale nell'Appennino.
Ad oggi era uscita una sola immagine dei lavori che era bastata per totalizzare oltre 4.500 condivisioni solo su facebook suscitando migliaia di reazioni indignate e commenti. Da tutta Italia i cittadini indignati reclamano:
-il blocco immediato dei lavori su tutta la strada;
-il ripristino della strada sterrata che è stata coperta dal bitume per chilometri;
-che chi ha autorizzato paghi per la scelta folle di asfaltare con mezzo milione di euro di fondi pubblici una strada sterrata che andava chiusa per legge.
L'Ente Parco nel gennaio 2015 ha rilasciato il proprio Nulla Osta autorizzando l'intero intervento di nuova asfaltatura su una sterrata lunga quasi 3 km e altri interventi sul resto della strada verso Villavallelonga. Solo dopo le reiterate proteste delle associazioni ha cercato un goffo ripensamento, chiedendo al Comune il 29 giugno 2016 nella fase di valutazione di incidenza, realizzata incredibilmente e in maniera illegittima un anno e mezzo dopo il rilascio del Nulla Osta, di stralciare solo un breve tratto finale, consentendo quindi l'asfalto comunque su un tratto sterrato di quasi due chilometri. In ogni caso, come detto, il Comune è andato avanti infischiandosene anche di questa comunque insufficiente prescrizione.
Il Direttore dell'Ente Parco d'Abruzzo Dario Febbo in questi mesi ha cercato in maniera confusionaria di difendere l'indifendibile e le immagini sono inequivocabili. Prima ha parlato dell'esistenza di una "strada già asfaltata" in una lettera inviata al Ministero dell'Ambiente, quando ci sono centinaia di immagini nei nostri archivi (alcune le alleghiamo) e in quelli dei visitatori che accertano che i chilometri finali erano sterrati. Nelle autorizzazioni ha parlato di "ripristino" quando ci sono gli stessi documenti dell'Ente Parco a testimoniare la presenza di una strada sterrata, addirittura una Delibera del Consiglio direttivo dell'Ente dell'aprile 2009 e una lettera del Presidente del Parco Carrara del 2015 in cui si parla espressamente di "strada sterrata di Prati d'Angro". Oggi il Direttore Febbo su un quotidiano parla di "diritti acquisiti" per un'autorizzazione su un progetto di 24 anni fa. A parte che nel Nulla osta da lui firmato non si fa alcun riferimento e accenno ad autorizzazioni pregresse, si è reso conto il Dr. Febbo che se fosse vero questa interpretazione dovrebbe esso stesso considerare illegittima anche la sua tardiva ed insufficiente ordinanza sul breve tratto di strada di cui ha chiesto di fermare i lavori, dove tra l'altro sono ormai quasi conclusi? Auspichiamo che rimanga solo una dichiarazione alla stampa visto che un direttore di un Parco nazionale dovrebbe sapere, ammessa e non concessa l'esistenza di questa autorizzazione che sarebbe stata rilasciata decenni fa, in un mondo diverso e con leggi diverse (e, comunque, due errori non fanno una cosa buona...), che gli atti amministrativi hanno comunque durata di 5 anni (e il titolo edilizio conseguente permette il completamente dei lavori entro 3 anni)!
Chiediamo al Presidente del Parco Carrara di prendere in mano la questione e al Ministero dell'Ambiente di agire in sostituzione qualora il Parco continui in una gestione che sta portando ad un vero disastro con conseguente figuraccia che presto sarà internazionale. La Commissione Europea sarà presto chiamata a giudicare le azioni reali che il Parco sta consentendo e crediamo che sarà difficile dimostrare che si sta operando per la tutela dell'Orso bruno.
Dichiara Augusto De Sanctis, presidente della Stazione Ornitologica Abruzzese "Abbiamo già chiesto al Direttore Febbo di fare dieci passi indietro considerata la gravità di quanto sta accadendo ed è surreale che cerchi anche disperatamente di pretendere di avere ragione. I lavori stanno andando avanti alla faccia del Patom. Si sta utilizzando mezzo milione di euro di fondi pubblici per asfaltare una strada sterrata che sulla base della Legge 3/2014 e delle stesse richieste dell'Ente Parco dovrebbe rimanere chiusa al traffico. È uno scandalo anche rispetto allo stato di strade statali o delle città che non hanno manutenzione. Per questo stiamo predisponendo anche un esposto dettagliato alla Corte dei Conti. Ora però è urgente fermare tutti i lavori. L'iter è andato avanti senza trasparenza e partecipazione e le carte che stanno piano piano uscendo, solo grazie alle associazioni, a nostro avviso presentano macroscopici errori e illegittimità. Stamattina abbiamo depositato un terzo esposto, dimostrando con documentazione fotografica e atti dello stesso ente parco alla mano, che quella che è stata presentata nei documenti progettuali e nelle autorizzazioni come strada già asfaltata era una pista forestale sterrata e senza alcun manto preesistente. Abbiamo chiesto il blocco dei lavori su tutto il tracciato e il ritiro in auto-tutela delle autorizzazioni e dei pareri rilasciati in quanto fondati su una descrizione dello stato dei luoghi non rispondente alla realtà fattuale e su atti pieni di contraddizioni. L'Abruzzo e l'Italia della Natura non meritavano un simile obbrobrio e faremo di tutto pur di far ripristinare lo stato dei luoghi sull'intero tracciato oggi asfaltato ex novo. Un Santuario della natura si cura, non si offende".
Siamo disponibili a fornire ampia documentazione sul progetto e sul fatto che la strada era sterrata (si vedano anche le foto del prima che abbiamo inserito)

Non mi considero di certo una nemica del progresso tout court: le strade urbane mi aspetto che siano asfaltate, e che l'asfalto sia in buone condizioni (cosa che spesso non avviene). Ma quella foto del nastro nero che si srotola nel verde, identico a quello puzzolentissimo che è stato steso nei giorni scorsi sopra uno sterrato in città dalle mie parti, mi ha colpita come uno schiaffo. Ecco perché ho voluto dare il mio contributo a far conoscere questa storia, augurandomi sviluppi positivi.

lunedì 18 luglio 2016

Gli ci vorrà una vacanza?

Anni fa confidai di trovarmi spesso in sintonia con le cose che diceva Luciana Littizzetto. Poi, continuando a seguire i suoi interventi a Che tempo che fa, ho notato che col passare del tempo sembrava perdere mordente. Certo, mantenere costanti certi standard è un'impresa, specie se l'attualità sulla quale ti basi non ti fornisce di continuo spunti originali...
Un declino per certi versi analogo l'ho riscontrato in Massimo Gramellini, peraltro concittadino di "Lucianina" (sono entrambi torinesi). Ho quasi sempre apprezzato parecchio i suoi Buongiorno quotidiani, il suo romanzo autobiografico Fai bei sogni poi l'ho adorato... ma nelle ultime settimane ho l'impressione che il vicedirettore de La Stampa stia perdendo colpi. Alcune volte pur di scrivere qualcosa va a pescare spunti un po' debolucci per poi imbastirci sopra un ragionamento: ad esempio qui si è occupato degli inglesi che all'indomani della Brexit sarebbero andati in massa a cercare su Google cosa fosse l'Unione Europea; una non-notizia ridimensionata a dovere da Paolo Attivissimo. Ammetto di esserci cascata pure io, però la sottoscritta non è mica una giornalista professionista con decenni di esperienza e con tanto di redazione alle spalle! ;-) Ma soprattutto, di recente i corsivi di Gramellini sono stati a più riprese bersagliati da critiche più o meno dure sui social. Un esempio è questo, mentre l'ultimo caso in ordine di tempo risale a due giorni fa, quando all'indomani dei fatti di Nizza è uscito l'articoletto Caro musulmano i tuoi fratelli adesso siamo noi, del quale riporto il testo qui sotto.
Caro musulmano non integralista che vivi in Occidente, esci fuori. Lo so che esisti, ti ho conosciuto. In privato mi hai confidato tante volte il tuo sgomento per l’eresia wahabita che ha deformato il Corano, trasformando il suicidio in un atto eroico, e la tua rabbia verso la corte saudita che si atteggia a nostra alleata e invece finanzia quell’eresia dai tempi di Bin Laden. Il piano degli aspiranti califfi è piuttosto chiaro: utilizzano ragazzotti viziati come gli stragisti del Bataclan e relitti umani come il camionista che ha seminato la morte sulla promenade di Nizza per alimentare la paura e l’odio verso l’Islam, così da portare i razzisti al potere in Occidente e creare le condizioni per innescare una guerra di civiltà. È la trama dei fanatici di ogni epoca, la conosciamo bene. Negli Anni Settanta del secolo scorso il terrorismo di sinistra insanguinò le nostre strade con altri metodi (bersagli simbolici e non indiscriminati) ma identici obiettivi: scatenare la rivoluzione. Fallì quando l’operaio comunista che credeva suo alleato gli fece il vuoto intorno. E l’operaio gli si rivoltò contro perché aveva qualcosa da perdere: una casa, uno stipendio, un pallido benessere. Nessuno, credimi, fa la rivoluzione se ha qualcosa da perdere. Il simbolo di quel cambio di stagione fu il sindacalista Guido Rossa, che pagò con la vita la rottura dell’omertà in fabbrica.
Oggi Guido Rossa sei tu. Ti auguro lunga vita, ma è da te che ci aspettiamo il gesto che può cambiare la trama di questa storia. I farabutti che sgozzano in nome dell’Islam non vengono dal deserto: sono cresciuti in Occidente e quasi sempre ci sono anche nati. Frequentano i tuoi negozi e le tue moschee, parlano la tua lingua, credono (a modo loro) nella tua religione. Hanno figli che vanno a scuola con i tuoi, mogli che chiacchierano con la tua. Per troppo tempo li hai guardati come dei fratelli che sbagliavano, ma che non andavano traditi. Non condividevi i loro comportamenti, ma non te la sentivi di denunciarli: in qualche caso per paura, ma più spesso per una forma perversa di solidarietà religiosa e razziale.
Adesso però il gioco si è fatto troppo duro e non puoi più restare sull’uscio a osservarlo. Adesso anche tu, come l’operaio comunista di quarant’anni fa, hai qualcosa da perdere. Bene o male l’Occidente ti ha accolto, offrendoti la possibilità di una vita più dignitosa di quella che ti era consentita nella terra da cui sei scappato. Ora sei uno di noi. Tuo fratello non è più il camionista di Nizza, ma il bambino che le sue ruote hanno stritolato sul selciato. Non puoi continuare a negare l’evidenza o a girarti dall’altra parte. Hai oltrepassato quel confine sottile che separa il menefreghismo dalla complicità.
Facciamo un patto. Noi cercheremo di tenere i nostri razzisti lontani dal governo e di migliorare il livello della sicurezza, anche se è impossibile proteggere ermeticamente ogni assembramento umano. Tu però devi passare all’azione. Devi prendere le distanze dagli invasati che si sentono invasori e dagli imam che li fomentano. Denunciarli, sbugiardarli, controbattere punto su punto le loro idee distorte. Pretendendo, tanto per cominciare, che nella tua moschea si parli la lingua che a scuola parlano i tuoi figli: francese in Francia, italiano in Italia. Senza di te perderemmo la partita. Ma vorrei ti fosse chiaro che fra gli sconfitti ci saresti anche tu.
A questo appello la giornalista italiana e musulmana Sabika Shah Povia ha voluto replicare Caro Gramellini, tu non sei mio fratello, e poi di seguito...
Eccomi. Sono qui. Sono uscita. Sono uscita giorni, mesi, anni fa. Sono uscita tutti i giorni dall'11 settembre in poi. Forse non mi hai vista. Forse non mi hai voluta vedere, ma io sono uscita ed insieme a me sono usciti i miei fratelli, musulmani e non, italiani e non. Gente figlia dell'amore, gente che crede nell'unità del popolo, nella libertà e nell'uguaglianza.
Hai ragione quando dici che servono gesti che cambino la trama di questa storia, ma sbagli ad aspettarteli solo da me. Sbagli a pensare che tu puoi permetterti il lusso di “restare sull'uscio ad osservare”, mentre io combatto la nostra battaglia: quella di tutti noi cittadini europei che crediamo nella pace e nella convivenza tra popoli, religioni, etnie. Quella che già combatto da tempo, ma che non posso vincere senza di te.
Un fratello condivide il tuo dolore. Un fratello ti sostiene. Un fratello scende in piazza accanto a te, non ti lascia solo. Tu mi hai lasciata sola. Tu non sei mio fratello.
Da un lato mi dici che questi farabutti sono nati e cresciuti qui, insieme a me e te, dall'altro dici che parlano la “mia” lingua, frequentano i “miei” negozi, che i loro figli vanno a scuola con i “miei”. E i tuoi, caro Gramellini? Dove vanno a scuola i tuoi figli? Che negozi frequenti tu? Che lingua parli? Dici che sono “una di voi”, ma continui a parlare di “nostri” e “vostri”.
Gli attentatori non sono mai ragazzi religiosi, non frequentano quasi mai le moschee e io non ho mai a che fare con loro. Proprio come te. Sono ragazzi disturbati, che provengono dalle periferie dimenticate delle grandi città; sono degli emarginati con precedenti penali, e non c'entrano niente con me.
La solidarietà religiosa e razziale che mi accusi di provare non esiste, anche perché non provo solidarietà per i fomentatori di odio e i violenti. Se provo solidarietà è solo per i miei fratelli europei che, loro malgrado, sono diventati il bersaglio di una violenza indiscriminata e ingiustificabile.
L'Italia è la mia casa. Non mi ha accolta e non mi ha offerto nulla. Ogni cosa che ho in questa terra, me la sono guadagnata con il sacrificio, la fatica e il lavoro, miei e dei miei genitori, che sono arrivati qui ormai più di 40 anni fa. Un italiano che credeva nella ricchezza della diversità ha saputo guardare oltre il loro essere giovani musulmani pakistani, e gli ha voluto bene. Tanto, da dare loro il suo cognome e convincerli a restare.
Le tue parole feriscono l'anima di persone come loro, di persone come mio nonno e dei tuoi un milione di concittadini musulmani da cui hai tante pretese, forse anche giuste, ma al fianco dei quali non vuoi combattere, e che accusi di essere complici di barbarie come quella commessa da un folle a Nizza. Non è giusto.
Hai oltrepassato quel confine sottile che separa il populismo dall'islamofobia.
E per questo, io non voglio fare nessun patto con te, anche perché il tuo mi sembra più una minaccia che un patto. I nostri razzisti li terremo lontani dal governo io e i miei fratelli, con il nostro voto e il nostro impegno. Siamo già passati all'azione, abbiamo già preso le distanze dagli invasati e contraddetto punto su punto chi si è avvicinato a noi con idee distorte, e continueremo a farlo.
Sai, è perché stiamo giocando senza di te che stiamo perdendo la partita. Ma vorrei ti fosse chiaro che se ci sconfiggeranno, sarà stata anche colpa tua.
Il summenzionato corsivo di Gramellini è stato smontato pure da Leonardo, mentre sulla delicata contrapposizione tra "noi" e "loro" ha detto la sua Alessandro Gilioli.

domenica 17 luglio 2016

Star trail, che passione!

Il post di oggi è dedicato alla fotografia realizzata da Anthony Ayiomamitis (TWAN) e pubblicata ieri come Astronomy Picture of the Day con il titolo The North Celestial Tower (La torre celeste del nord).


Ed ecco la traduzione della relativa spiegazione.
Se tu salissi in cima a questa torre in pietra del 13° secolo, ti sembrerebbe di poter toccare il polo nord celeste, il punto al centro di tutti gli archi dello star trail. L'immagine ben composta con scie di meteore sparse è stata registrata in un periodo di cinque ore e mezza come una serie di esposizioni lunghe 45 secondi che attraversano il buio della notte fra il 7 e l'8 luglio. Le esposizioni sono state fatte con una fotocamera digitale fissata ad un treppiede vicino a Maratona, in Grecia, sul pianeta Terra [ma va'?! ;-) NdC]. Naturalmente gli eleganti star trail riflettono la rotazione giornaliera della Terra attorno al suo asse. Per estensione, l'asse di rotazione conduce al centro degli archi concentrici nel cielo notturno. Utile per i fotografi del cielo notturno e i navigatori celesti che vivono nell'emisfero nord, la luminosa stella polare è molto vicina al polo nord celeste e così rende la breve traccia luminosa nello spazio centrale della torre.
La bellezza di questa foto mi ha fatto tornare la voglia di imparare a fare gli star trail, come mi ero ripromessa un paio d'anni fa salvo poi accantonare il mio proposito. Intanto mi studio qualche guida – ne ho trovate alcune su Clickblog.it, su FotoComeFare, su Fotografiaindigitale.com e su Time Lapse Italia, un sito del quale tornerò senz'altro a parlare in futuro – poi vedrò di attrezzarmi se necessario... dopodiché mi rimane solamente da sperare che durante le mie agognate ferie il cielo, come dire, mi assista! ;-)

sabato 16 luglio 2016

Distinguere il bene dal male

Da tempo sentivo dire che a chi volesse osservare alla lettera i precetti scritti nella Bibbia sarebbero precluse azioni oggi reputate del tutto normali e soprattutto prive di alcunché di "peccaminoso", almeno secondo il sentire moderno... ma non avevo mai approfondito la questione. Ho voluto farlo dopo aver letto l'altro giorno nello screenshot qui accanto la risposta data da Suor Benedetta Primavera – chissà chi c'è dietro, ma escluderei senz'altro una donna che ha realmente preso i voti – al post pubblicato nella pagina No ai Matrimoni Gay in Italia che sottolineava come il versetto 18,22 del Levitico definisse le relazioni omosessuali nientepopodimenoché un abominio.
Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio.
Ebbene, nel medesimo libro dell'Antico Testamento si afferma anche che...
il porco, perché ha l'unghia bipartita da una fessura, ma non rumina, lo considererete immondo. Non mangerete la loro carne e non toccherete i loro cadaveri; li considererete immondi. (Lv 11,7–8)
Questi sono gli animali che potrete mangiare fra tutti quelli acquatici. Potrete mangiare quanti hanno pinne e squame, sia nei mari, sia nei fiumi. Ma di tutti gli animali, che si muovono o vivono nelle acque, nei mari e nei fiumi, quanti non hanno né pinne né squame, li terrete in abominio. Essi saranno per voi in abominio; non mangerete la loro carne e terrete in abominio i loro cadaveri. Tutto ciò che non ha né pinne né squame nelle acque sarà per voi in abominio. (Lv 11,9–12)
Osserverete le mie leggi. Non accoppierai bestie di specie differenti; non seminerai il tuo campo con due sorta di seme, né porterai veste tessuta di due diverse materie. (Lv 19,19)
Quando sarete entrati nel paese e vi avrete piantato ogni sorta d'alberi da frutto, ne considererete i frutti come non circoncisi; per tre anni saranno per voi come non circoncisi; non se ne dovrà mangiare. (Lv 19,23)
Non vi taglierete in tondo i capelli ai lati del capo, né deturperai ai lati la tua barba. Non vi farete incisioni sul corpo per un defunto, né vi farete segni di tatuaggio. Io sono il Signore. (Lv 19,27–28)
ma il settimo anno sarà come sabato, un riposo assoluto per la terra, un sabato in onore del Signore; non seminerai il tuo campo e non poterai la tua vigna. (Lv 25,4)
A siffatte obiezioni i gestori della summenzionata pagina omofoba – orsù, chiamiamo le cose con il loro nome! ;-) – replicano che le proibizioni sopra elencate fanno parte della legge rituale e non di quella morale, che è quella alla quale devono sottostare i cristiani. Sarà, ma io col tempo ho maturato una mia idea personale di quello che è peccato... e se non fai del male al prossimo di proposito sicuramente non lo è. Al riguardo sono molto affezionata alla seguente citazione della grande scienziata Margherita Hack.
Non è necessario avere una religione per avere una morale, perché se non si riesce a distinguere il bene dal male quella che manca è la sensibilità, non la religione.
In questi tempi bui che stiamo vivendo i terroristi dell'ISIS sostengono di uccidere gli "infedeli" in nome del Corano, e ai musulmani moderati viene chiesto di dissociarsi. A tal proposito mi sembra doveroso condividere le parole di Mohamed Rmaily.
Io mi sono letteralmente rotto i coglioni(scusate il francesismo), di leggere gente che chiede a me solo in quanto musulmano di dissociarmi da queste bestie assassine. Io non mi dissocio da qualcosa alla quale non mi sono mai associato, che non mi è mai appartenuto e che non fa parte della mia cultura e del mio Modus operandi. Mi dissocio in quanto essere umano colpito e frustrato dal leggere che ormai la nostra libertà è in reale pericolo, perché lì in quel preciso momento potevo essere anch'io a Nizza. L'accusa di connivenza morale con il terrorismo è l'accusa più infamante che possa esistere. E un paese che viene identificato nel mondo per i periodi bui della sua storia e per "Il Padrino" dovrebbe ricordarselo ogni tanto.

venerdì 15 luglio 2016

Girovagando per il mondo

Erano giorni che sui social sentivo parlare di Pokémon GO, l'innovativo gioco per smartphone sviluppato da Niantic con la collaborazione di Nintendo che sfrutta la realtà aumentata e la tecnologia GPS... ma nonostante la curiosità ho evitato di improvvisarmi hacker e ho dato retta a Paolo Attivissimo: per installarlo ho aspettato il giorno del rilascio ufficiale in Italia. E quel giorno è arrivato. Peccato che oggi a Pescara le condizioni meteo fossero le meno adatte per andarsene in giro a caccia di creature immaginarie: dopo pranzo sono pure dovuta uscire di casa per sbrigare un paio di commissioni – senza peraltro riuscire a trovare chi di dovere, sgrunt :-/ – ma dal cielo veniva giù tanta di quell'acqua che ho preferito camminare il meno possibile e mi sono ben guardata dal tirar fuori lo smartphone anche solo per provare.
Un fenomeno di massa come Pokémon GO non poteva che dar luogo a una marea di tweet e status più o meno spiritosi, ad esempio...
Pokémon Go fa uscire di casa tutti i nerd del mondo, riuscendo lí dove la figa aveva fallito
(via @IzzAlex)
Cara Nintendo, ora che hai inventato il gioco che ha fatto finalmente uscire da casa mio figlio, ti prego di inventare quello che non ce lo fa tornare.
Mammadiun30nne da Rovigo
Ho rischiato un frontale con due ragazzotti in bici che cercavano pikachu sul cellulare
(via @mante)
[come se usare lo smartphone per strada non fosse già abbastanza pericoloso]
... e di memi: ecco giusto un paio di esempi tratti da 9GAG.

 

[Quando la serie animata dei Pokémon è approdata in Italia, la bambinona che è in me aveva già smesso di interessarsi agli anime... ;-) però la sigla cantata da Giorgio Vanni, che in qualche modo segnò la fine del monopolio di Cristina D'Avena, me la ricordo]

giovedì 14 luglio 2016

La magica illusione del cilindro ambiguo

Giorni fa, quando ho visto per la prima volta e subito riguardato il video qua sotto, non riuscivo a credere ai miei occhi: mi ero quasi convinta che le immagini fossero ritoccate digitalmente per creare quell'effetto incredibile. Quadrati che posti davanti a uno specchio si trasformano in cerchi – o meglio, prismi a base quadrata che si trasformano in cilindri – e viceversa se ruotati... pazzesco!


E invece si tratta semplicemente di una straordinaria illusione ottica ideata dall'ingegnere giapponese Kokichi Sugihara; non per niente il video si è classificato secondo al Best Illusion of the Year Contest (il video vincitore è questo, che mi ha fatto girare un pochino la testa). Tutto quello che si vede è assolutamente reale: puoi rendertene conto guardando il video esplicativo qui sotto...


... mentre in questo post Dave Richeson ti spiega come costruirti da te un modellino in carta della "magica" figura per riprodurre l'illusione comodamente a casa tua. Ecco il trucco: da taluni punti di vista i quadrati appaiono abbastanza regolari, ma se ne prendi uno e lo giri noterai che due lati si incurvano verso l'alto e gli altri due si incurvano verso il basso.
Come spiegare questo effetto sorprendente in poche parole? Beh, come ogni buona illusione ottica, si tratta di un gioco di prospettiva: i nostri occhi vedono qualcosa che il nostro cervello ha difficoltà ad interpretare e correggere.

mercoledì 13 luglio 2016

Un viaggio senza ritorno

Il mezzo di trasporto sul quale in vita mia ho viaggiato di più in termini di distanza percorsa è il treno, probabilmente: non so quante decine di migliaia di chilometri (avrei modo di fare una stima più accurata, ma adesso non m'importa). Solo quando frequentavo l'università, per cinque anni ho fatto Pescara-Ancona (circa 150 km) e ritorno quasi tutte le settimane su regionali o intercity. Comunque non ricordo di aver mai temuto sul serio di correre rischi gravi a bordo di un treno.
Anche per questo, ciò che è accaduto ieri in Puglia mi ha turbata così tanto. Ma finora non avevo scritto nulla al riguardo sui social: a parte frasi super-inflazionate del tipo «Non ci posso pensare, è terribile», soprattutto dopo aver letto le storie delle vittime, oppure «È assurdo che con le tecnologie ultra-moderne che ci ritroviamo non esista un modo sicuro per scongiurare lo scontro di due treni su un binario unico», non mi veniva in mente altro. Chissà se qualcuno avrà pensato di me quello di cui si è sentita accusare Claudia, della quale mi permetto di prendere a prestito le parole.
Non è che se uno non scrive sempre parole di cordoglio per ogni tragedia all'ordine del giorno, vuol dire che non ci pensa. A volte si può pensare senza scrivere o scrivere senza pensare, ma immagino che non abbiate esperienza del primo caso.
Le cause dell'accaduto sono ancora da chiarire, ma sul fatto che si sia trattato di un errore umano di qualche tipo non mi sento di dubitare. Ciò non vuol dire che le ferrovie in Puglia stiano messe peggio che altrove, anzi; a tal riguardo segnalo lo screenshot di uno status che ho trovato su Facebook.


Quest'altro post espone le toccanti riflessioni di Nicola, che proprio su quella tratta ferroviaria ci ha viaggiato un sacco.
Non meritano alcun commento certe battute inqualificabili che svariati "leoni da tastiera" hanno avuto il coraggio di esternare: ne trovi una piccola ma tristemente significativa selezione qui sotto.


La risposta migliore a cotanta meschinità l'hanno data gli stessi pugliesi affollando gli ospedali per donare il sangue necessario ai numerosi feriti.


(via No, non venite in Puglia)

martedì 12 luglio 2016

Quando scappa, scappa!

Anche a me, come a Luciana Littizzetto, fin da quando ero bambina è stata inculcata la lezione di non appoggiarmi mai e poi mai alla tavoletta quando devo usare un bagno pubblico. Finora credevo che, in caso di estrema necessità, una valida alternativa fosse usare gli appositi copriwater, o in loro assenza qualche striscia di carta igienica, per evitare il contatto diretto con quel ricettacolo di zozzerie che è la tavoletta. Ebbene, dopo aver letto questo articolo ho capito quanto mi sbagliavo: ricoprire di carta il sedile non è affatto più igienico, anzi. La cosa migliore è sempre mantenere "la posizione"... ;-)
Ecco qui di seguito la traduzione dell'articolo pubblicato su Sun Gazing.
La ragione per cui non si dovrebbe coprire il sedile del water con la carta igienica in un bagno pubblico
Dovrei stare in bilico o coprire? [Il gioco di parole dell'originale, hover or cover, nella traduzione italiana va a farsi benedire, NdC] È questa la domanda che passa per la testa della maggior parte delle persone quando entrano in un bagno pubblico. Dopotutto il pensiero di sedersi su un gabinetto pubblico è tutt'altro che piacevole, e l'intera stanza brulica di batteri e germi completamente sconosciuti. Per quanto nessuno voglia mai davvero usare un bagno pubblico, a volte è inevitabile. Quando devi andare, devi andare!
Se sei tra i milioni di persone che strappano un bel po' di carta igienica e la sistemano sul sedile in modo tale da formare uno strato protettivo, lo stai facendo male! In realtà è meglio non mettere proprio nulla sul sedile, sia che si tratti di carta igienica o di uno di quei pratici copriwater di carta che si trovano in molte toilette. Può sembrare contrario alla credenza popolare, ma in realtà quando ricopri il sedile con la carta stai esponendo il tuo corpo ad ancora più germi e batteri.
Per semplici che possano sembrare, i sedili dei water sono progettati appositamente per respingere i batteri. Il modo in cui vengono sagomati e la levigatezza dei sedili rendono difficile che i germi vi si attacchino. In confronto la carta igienica ha una consistenza più ruvida ed è progettata per assorbire roba, il che la rende un ambiente ideale per i batteri. Inoltre, ogni volta che si scarica il gabinetto, un sacco di germi cattivi si diffonde attorno e vola per aria. Molti di questi finiscono sul rotolo di carta igienica, e così quando la posizioni sul sedile ti stai sedendo proprio sopra di loro!
In più la nostra pelle fornisce una protezione sufficiente a mantenere il nostro corpo al sicuro da tutto ciò che è in agguato dentro e intorno alla toilette. È la nostra barriera naturale che ci protegge dai microrganismi, e oltre a ciò la gran parte dei batteri che si trovano sui sedili è già presente sul nostro corpo. E poi ci sono studi che hanno dimostrato che in media i sedili dei bagni pubblici sono più puliti dei lavelli da cucina, dei taglieri e delle spugne da piatti della maggior parte delle persone! Se non ti convince questo, nient'altro lo farà.
Infine, la cosa di gran lunga migliore che puoi fare per evitare i germi e i batteri è lavarti accuratamente le mani dopo aver usato il bagno. Questo vuol dire metterle sotto l'acqua calda o tiepida, insaponarle bene e strofinarle per almeno 20 secondi. Concentrati sulle zone fra le dita e sotto le unghie, poi risciacqua il sapone e asciugale. Evita se possibile gli asciugamani elettrici – tutto quello che fanno è soffiare germi sulle mani appena pulite – e opta invece per le salviette di carta, se disponibili. Inoltre cerca di non toccare la porta o la maniglia quando esci. Se si tratta di una porta a spinta usa il fianco, il piede o qualche altra parte del corpo coperta per aprirla.
In fin dei conti, stare in bilico è il modo migliore per usare un bagno pubblico. È molto più pulito ed efficace rispetto all'utilizzo di una barriera di carta igienica, e nel farlo fai un mini-allenamento.
[La foto della posizione da squat è tratta da POPSUGAR]

lunedì 11 luglio 2016

Guarda che Luna, guarda che Giove...

Quest'oggi prendo spunto dall'Astronomy Picture of the Day pubblicata ieri con il titolo Moon Meets Jupiter (La Luna incontra Giove) e scattata dall'italiano Cristian Fattinnanzi; le nubi che velano il cielo non guastano affatto, anzi danno un tocco davvero suggestivo allo spettacolo dell'incontro sulla volta celeste fra il nostro unico satellite naturale e il pianeta più grande del Sistema Solare, con il primo che essendo assai più vicino alla Terra appare nettamente più grande del secondo... eppure i rispettivi diametri equatoriali sono di soli 3.476,2 km contro ben 142.984 km, oltre 40 volte tanto.


Ecco la traduzione della relativa spiegazione.
Cosa c'è vicino alla Luna? Giove, e le sue quattro lune più grandi. Gli osservatori del cielo dal pianeta Terra hanno potuto apprezzare l'incontro ravvicinato fra i pianeti e la Luna prima dell'alba del 15 luglio 2012. E mentre molti hanno visto il luminoso pianeta Giove vicino alla sottile falce di luna calante, gli europei hanno anche avuto la possibilità di ammirare il passaggio del gigante gassoso dietro il disco lunare, occultato dalla Luna mentre attraversava il cielo notturno. Le nubi hanno messo a rischio questa vista telescopica da Montecassiano, in Italia, ma lo scatto è riuscito lo stesso a immortalare Giove dopo che è emerso dall'occultazione insieme a tutte e quattro le sue grandi lune galileiane. La falce di luna illuminata dal Sole è sovraesposta, con il lato notturno della Luna debolmente illuminato dalla luce cinerea. Allineati da sinistra a destra oltre il bordo lunare scuro ci sono Callisto, Ganimede, Giove, Io ed Europa. In realtà Callisto, Ganimede e Io sono più grandi della nostra Luna, mentre Europa è solo leggermente più piccolo. La scorsa settimana Juno della NASA è divenuto il secondo veicolo spaziale ad aver mai orbitato attorno a Giove. [Il primo fu Galileo, NdC]
Il Superuovo ha sottolineato l'ironia insita nella scelta del nome Juno, nome inglese di Giunone, la consorte del dio Giove... ;-)


[Quello greco era Zeus, Giove era il nome della divinità suprema nell'antica Roma, ma vabbè :-)]