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sabato 30 aprile 2016

Happy birthday, Shannon!

Grazie a Google oggi ho l'opportunità di dare una rinfrescatina a un po' di vecchie nozioni impolverate dal tempo... :-) Il doodle odierno celebra infatti il centesimo anniversario della nascita dell'ingegnere e matematico statunitense Claude Shannon, considerato il padre della teoria dell'informazione... e scusa se è poco! :-) Fu lui a coniare la parola bit per designare l'unità elementare di informazione (quindi l'uno e i due zeri con cui giocherella nel doodle si possono considerare sia cifre decimali sia simboli binari). Ed è (anche) a lui che dobbiamo il teorema del campionamento, noto come teorema di Nyquist-Shannon (Harry Nyquist, da pronunciarsi nikvist, è un'altra mia vecchia conoscenza), il quale afferma che...
data una funzione la cui trasformata di Fourier sia nulla al di fuori di un certo intervallo di frequenze (ovvero un segnale a banda limitata), nella sua conversione analogico-digitale la minima frequenza di campionamento necessaria per evitare aliasing e perdita di informazione nella ricostruzione del segnale analogico originario (ovvero nella riconversione digitale-analogica) è pari al doppio della sua frequenza massima.
Chiaro, no? ;-) In realtà, se cerchi teorema di Shannon su Wikipedia, compare una pagina di disambiguazione con il link ad altri tre teoremi: il primo teorema di Shannon o teorema della codifica di sorgente, il secondo teorema di Shannon o teorema della codifica di canale oppure ancora teorema fondamentale della teoria dell'informazione – nientemeno! :-) – e il teorema di Shannon in elettronica digitale (enunciato in realtà per primo da George Boole).
P.S.: Colgo l'occasione per proporre uno spunto di riflessione basato su una discussione letta in Rete. Come mai dà così tanto fastidio la parola ingegnera usata come femminile di ingegnere? Persino il dizionario italiano del Corriere dice che ingegnere è «s.m. (anche con riferimento a donna)». In fondo infermiera deriva da infermiere secondo la stessa identica regola, ma nessuno ha mai trovato nulla da ridire al riguardo. Forse perché la cura della persona è considerata roba da donne, mentre l'ingegneria no?! Non bisogna essere Laura Boldrini per rendersi conto che qualcosa non va...

venerdì 29 aprile 2016

Uguaglianze misteriose

Il quesito che ti propongo oggi è raffigurato in un'immagine che ho scaricato dalla Rete (non ritrovo più il link, sorry :-/): eccola qui sotto.


«Non provarci nemmeno se non sei abbastanza intelligente», addirittura?! Una premessa così drastica rappresenta una sfida per molti, ma potrebbe provocare un immediato sconforto a chi non dovesse riuscire a trovare al volo la soluzione... che comunque riporto qui di seguito, per venirti in aiuto nel caso in cui dovessi esserti "incartato". :-) Ho usato il vecchio trucco del colore di sfondo uguale al coloro del carattere: per leggere il testo non devi far altro che selezionare il paragrafo seguente.
La soluzione è 14. Il valore associato a ciascun quadrato grande è uguale al prodotto fra il numero dei quadratini chiari e quello dei quadratini scuri. Abbiamo allora 3 × 6 = 18, 5 × 4 = 20... e quindi 7 × 2 = 14.

giovedì 28 aprile 2016

Bboni, ragazzi, state bboniii...

Giorni fa un mio "facciamico" ha pubblicato su Facebook e pure sul suo tumblr l'immagine umoristica qui sotto.


[A meno che tu non sia proprio l'ultimo dei novellini del web, Salvatore Aranzulla non dovrebbe aver bisogno di presentazioni! ;-)]
In assenza di un segno di identificazione, tipo un watermark, non era mica così palese che fosse opera sua (si è limitato ad aggiungere i fumetti, in pratica): ne ho avuto la certezza quando è scoppiata una polemica tra lui e un'altra "facciamica" comune, la quale aveva pubblicato quell'immagine senza spacciarla per farina del suo sacco, ma neanche indicandone la fonte. L'autore si è qualificato come tale con una certa stizza, lei si è difesa sostenendo di averla trovata su Tumblr, la discussione ha assunto toni sempre più accesi, con i rispettivi amici che prendevano le difese dell'uno e dell'altra usando argomenti pretestuosi; ad esempio c'è chi ha ritenuto sensato strumentalizzare in maniera a dir poco discutibile la collaborazione della "copiona" con Il Fatto Quotidiano. Per farla breve, l'immagine e i relativi commenti sono spariti dalla bacheca della "facciamica", la quale però non ha rinunciato a togliersi qualche sassolino dalla scarpa, oltre a bloccare chi la attaccava a cominciare dall'autore della vignetta.
E io? Beh, questo è uno di quei casi in cui non me la sento di dare ragione né torto a nessuno dei due: trovo che abbiano usato entrambi modi e toni troppo accesi, senza accettare di retrocedere un minimo dalle rispettive posizioni. Certo, se il mio "facciamico" avesse usato un watermark sarebbe stato più facile attribuirgli quello che era suo: sai quante volte trovo un'immagine carina che mi va di condividere sui social, e devo darci dentro con Tineye e Google Immagini nel tentativo spesso vano di fornire la corretta attribuzione? [Sarò fissata, ma a certe cose ci tengo, io... e un link, anche se non alla fonte originaria, cerco di metterlo sempre ;-)] Non di rado capita che gli utenti Tumblr, anziché fare reblog o almeno linkare la fonte originaria, salvino e ripubblichino le immagini in modo tale da apparirne, in maniera più o meno intenzionale, gli autori. I watermark sono utili per dare a Cesare quel che è di Cesare: certo, si possono eliminare, ma per farlo è necessario un ritocco più o meno laborioso che non tutti sono in grado oppure hanno voglia di fare.
Tornando ai miei due "facciamici", che tra loro sono ormai acerrimi "faccianemici", il diverbio di cui sopra ha avuto un seguito: oltre a condividere una sua rivisitazione umoristica della recente foto che mostra Barack Obama e il principe William d'Inghilterra accovacciati di fronte al principino George in veste da camera – qualcosa di simile è apparso anche sulla pagina (mono)tematica Baby George ti disprezza – lui ha pubblicato anche un'altra versione "a beneficio" della ex "facciamica", corredata da watermark impossibili da ignorare. Ma uno piccolino c'è pure nella versione originale, come non ha mancato di notare l'interessata, messa al corrente della cosa da qualche "facciamico" comune tramite screenshot...


Alla prossima puntata! ;-)

mercoledì 27 aprile 2016

Indovina le band

Quest'oggi ti propongo un simpatico quesito a tema musicale, trovato per caso in Rete.
Nel disegno qui sotto si trovano raffigurate nove band degli anni '90: indovina quali sono.


Ed ecco la soluzione, in rigoroso ordine alfabetico: Alice in Chains, Hole, Matchbox Twenty, Nine Inch Nails, Pearl Jam, Radiohead, Screaming Trees, Soundgarden, The Smashing Pumpkins. [Io mi sono limitata a scopiazzarla, anche perché almeno un paio di questi nomi non li avevo neppure mai sentiti nominare... ;-)]

martedì 26 aprile 2016

Quando c'era LVI... ma se LUI fosse ancora tra noi?

Oggi pomeriggio sono andata al cinema a vedere Lui è tornato (il titolo è la traduzione fedele dell'originale tedesco Er ist wieder da), adattamento cinematografico, per la regia di David Wnendt, dell'omonimo bestseller satirico scritto da Timur Vermes. Il film è disponibile dal 9 aprile sul sito di streaming on demand Netflix – tramite il quale avrei potuto vederlo gratis, non avendo ancora sfruttato il mese di abbonamento gratuito... ma finché posso preferisco tenermene alla larga, perché pare che crei dipendenza ;-) – e sarà nelle sale fino a dopodomani, all'Arca dove l'ho visto io solo oggi e domani, al costo di 10 euro... che mi pare un tantinello esoso, se devo essere sincera.
Ma veniamo al sodo: questo film non esito a definirlo geniale, almeno dal mio umile punto di vista. Protagonista è nientepopodimenoché Adolf Hitler, da tutti creduto morto suicida nel 1945, che invece si risveglia nella Berlino del 2014 e si trova catapultato in un mondo assai diverso da quello che ricordava. Lo vedremo costretto a fare i conti con la realtà, oltre che alle prese con le diavolerie tecnologiche dei giorni nostri: computer, internet, YouTube. E i tedeschi del ventunesimo secolo, come reagiscono trovandosi davanti il Führer in persona? Beh, è presto detto: nessuno, ma proprio nessuno, gli crede quando sostiene di essere "quell'"Adolf Hitler, ma tutti lo prendono per un suo sosia/imitatore/comico... e in quanto tale gli si aprono le porte di un inaspettato successo televisivo.
Il film è, come dicevo, geniale e a tratti spassoso – da non perdere la scena palesemente ispirata a quella de La caduta che è stata oggetto di tante parodie – ma il duplice finale lascia un bel po' di amaro in bocca: si può ben dire che, se nella realtà Hitler è morto nel 1945, certe sue idee sono ancora vive e vegete. :-( Per questo è importante riflettere e non dimenticare ciò che è stato.
A proposito di opere ispirate al nazifascismo, quando sono stata al Pescara Comix & Games mi sono accaparrata una copia del primo numero di Quando c'era LVI – dove con LVI si intende Benito Mussolini – il fumetto satirico di Stefano Antonucci (soggetto e disegni), Daniele Fabbri (soggetto e sceneggiatura) e Mario Perrotta (colori) salito purtroppo agli "onori" delle cronache quando lo stand della sua casa editrice Shockdom al Romics è stato vandalizzato dai militanti di CasaPound. E già, per i neofascisti LVI – «Il Fascismo storico [...] fece ampio uso della simbologia classica dell'antica Roma: esempi ne furono [...] l'utilizzo della lettera "V" in luogo della "U"» (cit.) – non si tocca... :-/
Se sei interessato a Quando c'era LVI – il volume due uscirà il 15 luglio – cercalo in edicola o, se vuoi andare a colpo sicuro, nelle fumetterie.

lunedì 25 aprile 2016

Luci(ni) della ribalta

L'altro giorno sono andata al cinema a vedere una commedia italiana davvero piacevole: Nemiche per la pelle (qui il trailer).
Ecco la trama in sintesi: Lucia (Margherita Buy) e Fabiola (Claudia Gerini) sono due donne diversissime, ma che più diverse non si può. La prima è una psicologa per animali – esisterà sul serio, questa figura professionale?! – ansiosa, insicura e tormentata: per la sua interprete si tratta di un ruolo del tutto inedito, insomma. ;-) (Oh, si è capito che scherzavo?) La seconda è un'agente immobiliare rampante e senza scrupoli. Le nostre sembrano avere una sola cosa in comune: l'amore per Paolo, che ha divorziato da Lucia per sposare Fabiola, ma senza aver mai voluto mettere al mondo un figlio con nessuna delle due. Dopo l'improvvisa morte dell'uomo le sue donne, che non si sopportano, sono convinte di non dover avere mai più nulla a che fare l'una con l'altra... finché l'avvocato Stefano (Paolo Calabresi) non rende loro note le ultime volontà del defunto: Lucia e Fabiola dovranno prendersi cura congiuntamente di Paolo junior, il bambino nato da una relazione extraconiugale segreta di Paolo senior con un'interprete cinese poi scomparsa. Dopo aver superato lo stupore e lo shock di dover affrontare un compito per il quale sono entrambe inadeguate, le due donne cercheranno di educare il ragazzino ciascuna secondo i propri valori, scontrandosi a più riprese...
Durante la visione mi è venuto da pensare: toh, ecco un altro film che provocherà un travaso di bile a Mario Adinolfi, la storia di un bambino con due mamme e nessun papà! ;-) In realtà, come (non) avviene in Kung Fu Panda 3 fra papà oca e papà panda, le due donne non si sognano nemmeno di instaurare una relazione sentimentale tra loro. E nella vita di Paolo junior ce ne sono parecchie, di figure maschili, riepilogate in una delle ultime scene che riserverà varie sorprese (una delle quali, aridaje, potrebbe provocare un travaso di bile ad Adinolfi).
A proposito del regista di questo film, Luca Lucini, proprio l'altro giorno ho visto per caso questo video da lui girato... che, se non fosse per il product placement grosso come una casa e per il fatto che a mio parere certi momenti andrebbero vissuti in un contesto più intimo, sarebbe un piccolo capolavoro di romanticismo! ;-) <3


Il cortometraggio proiettato nel corso del video, anch'esso diretto da Lucini e che trasforma in fiction la storia della coppia – nella vita reale, non si tratta di due attori – protagonista, puoi vederlo qui.
Dal 2 al 4 maggio sarà nelle sale un'altra regia di Luca Lucini, di genere alquanto diverso: il docufilm Leonardo Da Vinci – Il genio a Milano, che propone una visita guidata virtuale alla scoperta della mostra dedicata al poliedrico uomo d'ingegno rinascimentale e tenutasi presso il Palazzo Reale di Milano nei mesi di Expo.

venerdì 22 aprile 2016

La Terra ha sempre più caldo

Oltre a quello di Massimo Polidoro, il quale ultimamente lo sta un pochettino trascurando ;-), un altro canale Telegram che seguo – a proposito, segnalo un articolo davvero illuminante de La Stampa sui bot di Telegram – è Quarantadue, creato da Gianluca Neri. Non sempre riesco a stare appresso a tutti i link ivi segnalati... ma uno di questi, arrivato il 4 aprile scorso, mi sembra perfetto per celebrare come si deve l'odierna Giornata della Terra.
Uno stupendo grafico interattivo sul surriscaldamento globale realizzato da Bloomberg su dati dal 1880 al 2005 del Goddard Institute for Space Studies della NASA.
Il grafico si attiva facendo scrolling sulla pagina, un po' alla volta, e non ti dico il risultato, perché il tutto è talmente fatto bene che sembrerebbe uno spoiler.
Vabbè, il link è questo... e io, non disdegnando affatto questo genere di spoiler, riporto qui di seguito la traduzione del testo corredata da qualche link, invitandoti comunque a visitare la pagina originale, anche perché i miei screenshot – clicca per ingrandirli – hanno ben poco dell'efficacia di quelle animazioni. :-)
Che cos'è che sta veramente riscaldando il mondo?
Gli scettici del cambiamento climatico causato dall'uomo propongono varie cause naturali per spiegare il motivo per cui la Terra si è riscaldata di 1,4 gradi Fahrenheit [circa 2,5 gradi centigradi, NdC] dal 1880. Ma queste cause possono giustificare l'aumento della temperatura del pianeta? Scorri verso il basso per vedere quanto diversi fattori, sia naturali sia artificiali, contribuiscono al riscaldamento globale, sulla base dei risultati del Goddard Institute for Space Studies della NASA.
È l'orbita terrestre? La Terra oscilla sul proprio asse, e la sua inclinazione e l'orbita cambiano nel corso di molte migliaia di anni, conducendo il clima dentro e fuori da ere glaciali. Eppure l'influenza delle variazioni orbitali sulla temperatura del pianeta nell'arco di 125 anni è stata trascurabile.
È il Sole? La temperatura del Sole varia nel corso dei decenni e dei secoli. Questi cambiamenti hanno avuto poco effetto sul clima globale della Terra.
Sono i vulcani? I dati suggeriscono di no. L'industria umana emette circa 100 volte più CO2 rispetto all'attività vulcanica, e le eruzioni rilasciano composti chimici a base di zolfo che possono effettivamente raffreddare l'atmosfera per un anno o due.
Sono tutte e tre queste cose insieme? Se così fosse, allora la risposta ai fattori naturali dovrebbe corrispondere alla temperatura rilevata. Sommando insieme i fattori naturali, però, i conti non tornano.
Quindi, se non è la natura, è il diboscamento? Gli esseri umani hanno tagliato, arato e pavimentato oltre metà delle terre emerse del pianeta. Le scure foreste stanno cedendo il posto a macchie più chiare, che riflettono maggiormente la luce del sole e hanno un lieve effetto di raffreddamento.
O l'inquinamento da ozono? L'ozono naturale nella parte alta dell'atmosfera blocca i raggi solari nocivi e raffredda un po' le cose. Più vicino alla Terra, l'ozono viene creato dall'inquinamento e intrappola il calore, rendendo il clima un pochino più caldo. Qual è l'effetto complessivo? Non molto.
Oppure l'inquinamento da aerosol? Alcuni inquinanti raffreddano l'atmosfera, come gli aerosol di solfato che si sviluppano bruciando carbone. Questi aerosol compensano in parte il riscaldamento. (Purtroppo, causano anche piogge acide)
No, in realtà si tratta dei gas serra. I livelli di CO2 nell'atmosfera sono il 40 per cento superiori a quanto non fossero nel 1750. La linea verde mostra l'influenza delle emissioni di gas serra. Non c'è gara.
Guarda tu stesso. I gas serra riscaldano l'atmosfera. Gli aerosol la raffreddano un pochino. Le variazioni nell'ozono e nell'impiego del suolo aggiungono e sottraggono un po'. Insieme corrispondono alla temperatura osservata, in particolare a partire dal 1950.
Confronta e nota le differenze. Mettere le possibili cause naturali e umane del cambiamento climatico l'una accanto all'altra rende il ruolo dominante dei gas serra ancor più chiaramente visibile. L'unica vera domanda è: che cosa abbiamo intenzione di fare al riguardo?

Già, cosa intendiamo fare? A pochi giorni dal fallimento del referendum "no-triv", questa domanda è particolarmente attuale. Ed è sempre il caso di riflettere sulle parole del Mahatma Gandhi che costituiscono l'odierno aforisma del giorno di Wikiquote...
La Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l'avidità di poche persone.

giovedì 21 aprile 2016

Il piacere di scrivere a penna, i vantaggi del digitale

Ne ho già parlato: scrivere a mano libera è per me un piacere qualunque strumento io abbia a disposizione per farlo, dalla matita alla biro, dal pennarello fino alla stilografica che poi è il massimo della goduria! :-) E se devo prendere un appunto al volo, trovo assai più pratico usare carta e penna, sempre se ce li ho sottomano, piuttosto che smanettare col cellulare (alle note vocali non ho mai fatto l'abitudine). La scrittura digitale sui vari dispositivi, dal PC al tablet, presenta però altri vantaggi: in primo luogo la possibilità di salvare, copiare e modificare il testo nei modi più disparati. Guardando il video qui sotto...



... ho scoperto che Moleskine, l'azienda italiana – non sapevi che lo fosse? Beh, io non lo sapevo! – produttrice di taccuini sul modello di quelli che lo scrittore britannico Bruce Chatwin portava con sé nei suoi viaggi ha sviluppato un sistema che mette insieme il meglio di entrambe le modalità di scrittura: si chiama Smart Writing Set, e a me sembra che offra delle potenzialità incredibili... sia pur con alcune limitazioni, primo fra tutti il vincolo di dover scrivere sui taccuini compatibili (altrimenti cosa succede? Una delle prime cose che intendo fare qualora dovesse capitarmene uno tra le mani sarà verificarlo... ;-) ).
Quest'altro video è un tutorial che spiega nei dettagli come funziona il tutto: riporto qui di seguito la traduzione di ciò che viene detto (facile coi sottotitoli, vero? ;-) ).
Ciao. Sto per presentarti un nuovo sistema per la scrittura digitale su carta, progettato da Moleskine. Si chiama Moleskine Smart Writing Set, ed è costituito dalla Moleskine Pen+ e da un Paper Tablet. È facile indovinare il perché di "paper tablet", tablet di carta, osservando la forma di questo taccuino. È come un tablet, ma è fatto di carta, in maniera tale da unire il piacere fisico di usare inchiostro e carta con i vantaggi del digitale: condivisione, revisione, navigazione.
Ma iniziamo dalla penna. La Moleskine Pen+ è dotata di un caricabatterie, una punta in più, un manuale d'uso e il Moleskine Paper Tablet. Dovrai caricare la penna per almeno 30 minuti prima di cominciare ad usarla. Mentre aspetti che la penna si carichi, scarica l'app dall'App Store o da Google Play. Una volta che la penna è carica puoi accenderla, o premendo il pulsante di alimentazione oppure semplicemente cominciando a scrivere. La penna si accorgerà che stai scrivendo e si accenderà automaticamente. Quando devi spegnerla, premi il pulsante di alimentazione fino a quando il LED si spegne, oppure smetti di usarla per un po'.
Adesso apriamo l'app in maniera tale da poter registrare la penna. Lascia che l'app attivi la funzione Bluetooth, se non è già attiva. Segui i passaggi sull'app in modo che possa riconoscere la tua penna. Puoi immettere una password subito se vuoi, altrimenti puoi sempre immetterne una in seguito nella sezione delle impostazioni. E questo è tutto quello che ci vuole!
Prendi il tuo Paper Tablet. Vai alla terza pagina e lascia fluire le tue idee! Mentre scrivi, un nuovo taccuino apparirà e si aprirà sull'app.
Allora, come funziona? La Pen+ ha una fotocamera a infrarossi che riconosce il Paper Tablet. Tenere la fotocamera rivolta verso la pagina sulla quale stai scrivendo assicura il miglior riconoscimento della scrittura. La penna capisce su quale pagina stai scrivendo e su quale Paper Tablet, perciò puoi scrivere liberamente senza preoccuparti dell'archiviazione.
Ci sono molte cose che puoi fare una volta che il tuo scritto è digitalizzato. Goditi le tue note sia in forma scritta a mano sia digitale, senza doverle digitare. Puoi anche cercare il contenuto delle tue note scritte a mano una volta che sono nell'app. Tagga le tue pagine per organizzare e ricercare le note facilmente. I tag utilizzati in precedenza saranno salvati automaticamente, e appariranno come in un menu a discesa quando aggiungi nuovi tag alle tue pagine.
Premi il pulsante Voce per registrare la tua voce o qualsiasi altro suono. Questo funzionerà soltanto quando la Pen+ è accoppiata con l'app. Comincia a scrivere sul taccuino e registra. Ciò sarà particolarmente utile quando prenderai appunti nel corso di lezioni o incontri. Se desideri ascoltare di nuovo, premi il pulsante Replay. Per la registrazione del tratto puoi controllare solo il flusso della tua scrittura sulla pagina e premere il pulsante x1 per aumentare la velocità di riproduzione, e per la registrazione vocale puoi ascoltare la registrazione della tua voce.
Se stai prendendo appunti durante una riunione importante, l'app ti permette di condividerli con tutte le persone che hai scelto in vari formati di file. Avrai molte opzioni di condivisione differenti in base al dispositivo su cui stai lavorando.
Puoi inoltre cancellare le note non necessarie ed evidenziare quelle importanti con dei colori. Puoi modificare lo spessore ed il colore del testo utilizzando l'icona "goccia di vernice", e aggiungere annotazioni in digitale. Ricorda che quando è attivata la modalità Revisione la penna viene disconnessa automaticamente, in modo tale da non registrare le modifiche.
Se sei in viaggio e hai bisogno di un'opzione più veloce, una volta che hai scritto quello che desideri inviare per posta elettronica spunta semplicemente l'icona Posta sul taccuino per inviare un e-mail dal tuo cellulare. E se non hai il cellulare con te, la Pen+ salverà ancora i dati della tua scrittura sulla sua memoria interna, in maniera tale che quando ti connetterai di nuovo alla tua app troverai tutto il tuo lavoro in perfetto stato.
Non preoccuparti se le note non sono in ordine. Elimina delle pagine, oppure copia e incolla le note su altri taccuini per organizzare il tuo lavoro. Puoi inoltre creare taccuini sull'applicazione e riempirli con le pagine specifiche che desideri. Il menu principale è dove puoi trovare tutti i taccuini che stai utilizzando attivamente. Cerca il tuo lavoro, modifica le impostazioni e ottieni assistenza. Assicurati che la tua penna sia connessa prima di modificare qualunque impostazione della penna.
Blocca i taccuini quando hai terminato di usarli, oppure se decidi di utilizzare un altro taccuino identico a quello che hai appena finito. Ciò impedisce che le tue note si sovrappongano nell'applicazione. Tutti i tuoi taccuini bloccati vengono salvati nel tuo Notebox, e possono essere sbloccati di nuovo ogni volta che decidi di farlo.
Puoi anche caricare o scaricare i tuoi taccuini con Google Drive. Tutto quello che devi fare è andare nelle impostazioni della penna e attivare Google Drive. Una volta che sono sul tuo Drive, puoi scaricarle su qualunque altro dispositivo preferito!
Se non riesci a ricordare dove e quando hai scritto qualcosa su carta, ti basta ricercare le note su Neo Notes per tag, contenuto, oppure sfogliare tramite la visualizzazione Attività.
La Pen+ è stata progettata per dare la stessa sensazione di qualunque altra penna, al punto che usa ricariche d'inchiostro standard. Basta che tiri e spingi qui per cambiare la ricarica. Andrà bene qualsiasi ricarica standard in formato D1.
Per saperne di più, visita moleskine.com/smartwritingset.
[Questo potrebbe sembrare un post pubblicato su commissione, eppure ti giuro che il signor Moleskine è del tutto all'oscuro del fatto che io l'abbia scritto. Se comunque il signor Moleskine medesimo volesse darmi un segno tangibile – anzi tangibilissimo, visto che 229 euro non son mica bruscolini – della sua riconoscenza recapitandomi a casa uno Smart Writing Set, non avrei proprio nulla da ridire, figuriamoci... ;-)]

mercoledì 20 aprile 2016

Nonno albero racconta

Quindici anni fa, dopo essere rimasta folgorata dalla nobiltà solenne e dall'imponente presenza della gigantesca quercia di Bowthorpe, in Inghilterra, la fotografa Beth Moon intraprese un "pellegrinaggio" che l'avrebbe condotta in giro per il mondo a documentare gli alberi secolari più antichi del pianeta, molti dei quali hanno storie estremamente affascinanti da raccontare. La Moon scatta su pellicola in bianco e nero con una fotocamera Pentax medio formato, poi utilizza un procedimento di stampa al platino – che, essendo un metallo stabile, assicura stampe estremamente durevoli – per conferire alle immagini una ricca scala tonale e un aspetto quasi tridimensionale, sempre sulla stessa carta Arche Platine prodotta da una fabbrica francese fin dal 1492.
I suoi scatti sono confluiti un libro fotografico dal titolo Ancient Trees: Portraits of Time; l'articolo The Most Ancient and Magnificent Trees From Around the World (gli alberi più antichi e magnifici da tutto il mondo) pubblicato su Wired.com ne presenta una piccola selezione, che ho deciso di condividere qui di seguito.


Cuore del Drago. Socotra, Yemen, 2010. Questi alberi bizzarri, in grado di vivere fino a 500 anni, si trovano solamente sull'isola di Socotra. Crescendo in condizioni inclementi, l'albero ha innalzato i propri rami verso l'alto nel corso del tempo nel tentativo di ottenere umidità dalle nebbie dell'altopiano. Un tempo parte di una vasta foresta, gli alberi rimanenti sono ora classificati come in via di estinzione.


Le Sentinelle di St. Edwards. Stow-on-the-Wold, Inghilterra, 2005. Piantati in un periodo imprecisato del 18° secolo, questi due tassi sono probabilmente i sopravvissuti di un viale che conduceva alla porta della chiesa.


Tronco della quercia di Bowthorpe. Manthorpe, Inghilterra, 2002. La leggendaria quercia di Bowthorpe con il suo tronco robusto, i rami nodosi e un'ampia chioma si trova in un prato erboso dietro un casale in pietra a Bourne, nel Lincolnshire.


Viale dei baobab. Dalla forma elegante, questi baobab strani e magnifici sembrano elevarsi senza fatica fino ad altezze di 30 metri, riscontrate solamente sull'isola del Madagascar.


Bayon di Rilke. Siem Reap, Cambogia, 2007. I templi buddisti sono sovrastati dagli immensi tronchi di enormi alberi di ficus le cui radici serpentine si insinuano fra le antiche pietre in un disperato tentativo di trovare il terreno.


Il grande cedro rosso occidentale di Gelli Aur. Llandeilo, Galles, 2006. Si pensa che questo grande cedro rosso occidentale dal tronco multiplo sia stato piantato nel 1863.


Albero di kapok. Palm Beach, Florida, 2004. Kapok di queste dimensioni crescono di solito nella foresta pluviale, ma la Moon ha trovato questo in Florida in una proprietà privata, con delle radici che si ergono a tre metri e mezzo da terra.


Gli amanti. Morondava, Madagascar, 2006. Una leggenda locale narra di una storia d'amore con un inizio sfortunato risoltasi alla fine con questa coppia che si abbraccia, legata insieme per tutta l'eternità.


Il Tasso di Crowhurst. Crowhurst, Inghilterra, 2003. Fra le tombe di un cimitero a Crowhurst si erge un antico tasso medievale, dell'età stimata di oltre 1500 anni.


Il passaggio di Angkor. Siem Reap, Cambogia, 2007. I templi di Angkor Wat in Cambogia rappresentano una delle realizzazioni architettoniche più sorprendenti e durevoli dell'uomo.


Il Pulpito del Diavolo. Chepstow, Galles, 2004. Quest'albero che cresce sopra una colonna di roccia dev'essere stato a un certo punto ricoperto dal terreno, ma centinaia d'anni di vento e di pioggia hanno portato via la terra, sfidando questo tasso resiliente a trovare modi creativi per sopravvivere.


La Quercia Maggiore. Edwinstowe, Inghilterra, 2005. Con la sua caratteristica ampia chioma e l'imponente statura, questo splendido albero è diventato uno degli alberi di quercia più famosi della Gran Bretagna. Ha una circonferenza di 10 metri, un peso stimato di 23 tonnellate e un'età probabile di 800-1000 anni. Secondo il folklore locale, Robin Hood incontrava i suoi compari sotto quest'albero, mentre si nascondeva dallo sceriffo di Nottingham, e di notte dormiva sotto i suoi rami.

martedì 19 aprile 2016

Chi è l'assassino?

Rispolvero la cara vecchia categoria enigmi scopiazzando spudoratamente – ma vedrai come ho rifatto bene la formattazione... ;-) – un intrigante indovinello logico trovato sulla pagina Facebook del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze). Buon divertimento! :-)
Harry dice: «Jules è l'assassino».
Jules dice: «Carl è l'assassino».
Carl dice: «Né Harry né Jules sono gli assassini».
Se solo uno dei tre dice la verità, chi è l'assassino?
Ed ecco qui di seguito la soluzione, un tantinello articolata. Se il CICAP non ha fatto nulla per dissimularla, perché mai dovrei farlo io? ;-)
Sappiamo che solo uno dei tre dice la verità, verifichiamo allora i tre possibili casi:
  1. Se Harry dice la verità allora Jules sarebbe l'assassino, l'affermazione di Jules è falsa, l'affermazione di Carl è falsa. Abbiamo un'affermazione vera e due false.
    Questo caso soddisfa la condizione richiesta.
  2. Se Jules dice la verità allora Carl sarebbe l'assassino, l'affermazione di Harry è falsa, l'affermazione di Carl è vera. Abbiamo due affermazioni vere ed una falsa.
    Questo caso non soddisfa la condizione richiesta.
  3. Se Carl dice la verità vi sono due possibili sottocasi:
    1. Carl confessa (implicitamente) di aver compiuto il reato, quindi sarebbe lui l'assassino, l'affermazione di Harry è falsa, l'affermazione di Jules è vera. Abbiamo due affermazioni vere ed una falsa.
      Questo caso non soddisfa la condizione richiesta.
    2. Carl sostiene semplicemente che né Harry né Jules sono gli assassini, ma non afferma affatto di esserlo lui (non è specificato che uno dei tre sia per forza l'assassino), in questo caso l'affermazione di Harry è falsa, l'affermazione di Jules è falsa. Abbiamo un'affermazione vera e due false.
      Questo caso soddisfa la condizione richiesta.

      (si noti riguardo ai punti 1 e 2 che la frase di Carl, se vera, implica che chiunque, compreso lui, può essere l'assassino, con la sola esclusione di Harry e Jules)
Quindi sia 1 (Jules assassino) sia 3B (Mister X assassino) soddisfano la condizione richiesta, per cui Sherlock non ha elementi sufficienti per stabilire con certezza chi sia l'assassino, potrà casomai solo escludere dagli indiziati Harry e Carl, ma non affermare che Jules è il sicuro colpevole.
Insomma, se vuole scoprire chi è l'assassino, a Sherlock toccherà indagare ancora!

lunedì 18 aprile 2016

E dirsi #ciaone

Come ho ricordato nel post con il quale inaugurai l'ormai da tempo esaurita categoria il fu su questo blog, ai tempi del liceo una delle mie letture preferite era Lo stupidario della maturità di Mitì Vigliero; all'epoca non immaginavo che anni dopo avrei avuto il piacere di rincontrare l'autrice sul web e sui social. Il primo capitolo, intitolato Sentenze da tramandare ai posteri, era un'antologia di strafalcioni di varia natura, ma accomunati da un irresistibile umorismo involontario. Uno di questi, al quale Mitì aveva assegnato il beffardo titolo CAPITO TUTTO, recitava
Votai «no» all'abrogazione del divorzio perché ero e sono un'antidivorzista convinta
e mi è tornato in mente ieri, quando ho visto circolare sui social lo screenshot qui sotto.


A parziale discolpa di questo malcapitato imperdonabilmente disinformato, direi che il suo sbaglio dipende dalla natura un tantino paradossale dei referendum abrogativi: per dirla con Casa Surace, «rapidissima lezione su sine e none: oggi se voti sine hai detto none». Chissà quanti tra i quindici milioni di italiani che si sono recati alle urne hanno votato NO credendo di votare SÌ, e se il loro numero è stato magari controbilanciato da altrettanti elettori che hanno commesso l'errore opposto. Ma tutto questo ormai non ha alcuna importanza, dal momento che la netta prevalenza dei SÌ – 85,85% contro 14,15% – è stata vanificata dal mancato raggiungimento del quorum: l'affluenza alle urne si è fermata al 31,18% (fonte: La Stampa).
Qualcun altro magari doveva avere ben chiaro come si votava, ma forse le idee un po' confuse sul resto: mi riferisco a Daniela Santanchè, la quale ha twittato
Domani tutti a votare (No) per disubbidire a Renzi
al che Fulvio Maranzano ha replicato


[OK, lo so che Renzi propagandava l'astensionismo, prevedendo che qualora fosse stato raggiunto il quorum i NO da lui auspicati sarebbero stati in netta minoranza... ma se proprio volevi fargli un dispetto, perché allora non votare SÌ?! ;-)]
C'è poi Pinuccio, il quale ne ha dette quattro sia al premier, che a dire il vero su quel fronte lì risulta fin troppo facilmente attaccabile... ;-)


... sia all'onorevole PD Ernesto Carbone, il quale a urne aperte già sfotteva il fronte del sì nella certezza che non sarebbe stato raggiunto il quorum.


Se ti sfugge l'accezione esatta di CIAONE, potrà venirti in aiuto la seguente definizione in lingua inglese...


... che provvedo subito a tradurre: «(interiezione) un commiato enfatizzato per esprimere distanza da chi ascolta, disprezzo per gli altri, o distacco dalla realtà».
[Uh, mi è tornata in mente una scena dal film Confusi e felici che mi fa troppo ridere!!! :-D]
Sull'esito del referendum ti invito a leggere l'analisi di Giovanna Cosenza e l'ultimo post di Enrico Sola, il quale prima del voto aveva preannunciato la propria astensione adducendo motivazioni talmente valide da far vacillare il mio intento di recarmi al seggio. Poi comunque ci sono andata lo stesso... ma, avendo completato la tessera elettorale due tornate fa, sapevo già che alla fine non si porta a casa nessuna batteria di pentole! ;-)
[La colonna sonora di questo post è dei Matia Bazar]

domenica 17 aprile 2016

Gran bel gesto atletico!

Il calcio ormai lo seguo pochissimo, anche perché mi annoia, e in genere i risultati del Pescara, che milita nel campionato cadetto, li vengo a sapere solamente se qualche "facciamico" tifoso condivide la propria gioia o la propria delusione in bacheca. [Se nel fine settimana mi capita di passare dalle parti dello stadio, mi rendo conto che la squadra della mia città gioca in casa dal fatto che la zona è oserei dire militarizzata] Ma la partita giocata venerdì sera allo Stadio Adriatico ha avuto un'eco particolare per via del gol da cineteca che è valso alla squadra di casa la vittoria contro il Cesena e l'avvicinamento agli agognati playoff: una splendida rovesciata dell'attaccante torinese di origine peruviana Gianluca Lapadula (il quale è presente sulla Wikipedia inglese e spagnola, mentre su quella italiana la pagina a lui dedicata risulta protetta... mah).


Gesti atletici simili non si vedono di frequente, salvo rare eccezioni. Io li consideravo normali quando guardavo Holly e Benji – a proposito, ieri sera al Pescara Comix & Games ho ascoltato Cristina D'Avena cantare i suoi maggiori successi, tra i quali la sua versione della sigla del celebre anime sportivo... ma io continuo a preferire quella "storica", interpretata da Paolo Picutti – solo che delle leggi fisiche un cartone animato può bellamente infischiarsene! ;-)
Su Il Martino è stata riassunta in breve la storia della rovesciata... e leggendo ho scoperto che la spettacolare foto che simboleggia per molti questo gesto atletico, e compare da decenni sulla copertina dell'album delle figurine dei calciatori Panini, venne scattata durante la partita Fiorentina-Juventus del 15 gennaio 1950; ad esibirsi in una magnifica, e per quei tempi assolutamente inusuale, rovesciata era il difensore bianconero Carlo Parola.

sabato 16 aprile 2016

Affinché non sia solo un "inutile spreco"

Quando scrissi questo post, era palese che io avessi sposato senza esitazioni la causa promossa tra gli altri da Greenpeace a sostegno del cosiddetto referendum sulle trivelle... ma in seguito, informandomi meglio, ho capito che i termini della questione erano assai meno netti di quanto potessero sembrare in un primo momento. Ciò non vuol dire che io abbia cambiato idea: al seggio ci andrò, anche se non con lo stesso senso di urgenza che avrei immaginato, e voterò sì per «dare al governo un segnale contrario all'ulteriore sfruttamento dei combustibili fossili e a favore di un maggior utilizzo di fonti energetiche alternative» (cit. da Il Post, che come al solito le cose te le spiega per benino) e anche «perché non trovo giusto che ci siano concessioni senza limite di tempo» (cit. Galatea)... ma se dovesse vincere il no, o più probabilmente il fronte astensionista che poi l'effetto sarebbe lo stesso, escludo che possa accadere qualcosa di catastrofico nel prossimo futuro.
Utilizzo il post di oggi per mettere ordine negli spunti che ho raccolto da due mesi a questa parte, con l'auspicio che magari oltre a me possano servire a qualcun altro per chiarirsi le idee... e, qualunque esse siano, recarsi al seggio! Meglio se a piedi, ché andarci in macchina sarebbe un filino incoerente... ;-) (via Il Dis-organico)


Per la seconda volta in pochi giorni mi sono trovata in disaccordo con Massimo Gramellini il quale, partendo dalla difesa del principio del quorum – che a leggerla ti viene da chiederti perché per il referendum sì, e per le elezioni politiche e amministrative no? – di fatto ha finito per giustificare l'invito dei politici ad astenersi.
La lotta all'astensionismo sta particolarmente a cuore ad Alessandro Gilioli, il quale si è espresso più volte al riguardo usando argomenti che mi sembrano piuttosto convincenti: leggi qui...
Astenersi è pieno diritto. Astenersi assommando il proprio no all'astensione fisiologica per cercare di vincere anche in minoranza, è frode alla democrazia.
... qui e qui.
Sulla stessa linea si collocano anche Alessandro Capriccioli, il quale auspica l'abolizione del quorum, e Luca De Biase. Pure il professor Guido Saraceni, che di questioni giuridiche ne capisce eccome, ha scritto due post per invitarci a esercitare il nostro diritto/dovere di voto; considerato quanto i nostri antenati, e in tempi più recenti le nostre antenate, hanno dovuto lottare per conquistarlo ed estenderlo a tutti e a tutte, rinunciarvi mi pare un insulto alla loro memoria, aggiungo io.
La GIF preparata da Legambiente controbatte in modo efficace ad alcune delle obiezioni più comuni rivolte ai sostenitori del sì.


A favore del sì sono scesi in campo a fianco di Greenpeace dodici artisti italiani molto popolari: ascolta cos'hanno da dirci.


Su Gli Stati Generali, Giovanni Ruggieri espone tre buone ragioni per votare sì.
Segnalo anche la guida di Ingegneri.info.
Per chi ha familiarità con certi argomenti, su ilSole24ORE vengono affrontati gli aspetti economici della questione.
Per par condicio mi sembra giusto dare spazio anche a chi è a favore del no o dell'astensione.
Come sottolinea Enrico Sola, una vittoria del sì al referendum non servirebbe ad impedire le trivellazioni nelle acque territoriali italiane, semplicemente perché una legge che le vieta esiste già.
Il referendum sarà – reggetevi forte – sulle concessioni in licenza delle piattaforme energetiche in mare, cioè gli impianti che vengono costruiti *dopo* le trivellazioni e che recuperano l’energia dai giacimenti, permettendone il trasferimento sulla terraferma.
Se siete appassionati di minimalismo politico, ecco a voi il tema del referendum: decidere se fermare le licenze d’uso delle piattaforme dopo un numero arbitrario di anni, senza nessuna ragione apparente, oppure utilizzarle fino alla fine del giacimento su cui insistono. Stiamo parlando di poche decine di piattaforme (tra l’altro quasi tutte a metano, che tra le energie fossili è la più pulita), giusto per avere chiara la portata della consultazione.
Gli argomenti esposti da Giovanni Esentato fanno riflettere sull'opportunità di votare sì, mentre Michela Costa spiega le ragioni per cui non andrà a votare (e se proprio fosse costretta, voterebbe no).
Per concludere, un po' di buonumore.
Ieri sera, nel corso della puntata di Crozza nel Paese delle Meraviglie, Maurizio Crozza ha esposto le tre ragioni per cui andrà a votare – come... non l'ha specificato, ma secondo me lo si può intuire ;-) – e ha punzecchiato il presidente emerito Giorgio Napolitano, reo di aver legittimato l'astensione: sarebbe come se Ratzinger, il papa emerito, invitasse a non andare a messa, ha detto.
Il vignettista Vauro illustra il "miracolo" del governo Renzi.


Sempre su Renzi, ecco l'ironia di Prugna... che a dire il vero non fa mica tanto ridere, anzi direi piuttosto che mi fa inc***are: se non si raggiunge il quorum, allora sì che sarà stato uno spreco, di cui uno dei principali responsabili sarà proprio il premier, colpevole prima di non aver accolto la richiesta di accorpare il referendum con il primo turno delle amministrative, e poi di aver esplicitamente invitato all'astensione.


Chi trova che il quesito referendario non sia dei più chiari potrebbe apprezzare la scheda elettorale proposta da Lercio... ;-)


Infine, sarò troppo attenta alla forma anziché alla sostanza... ma come non condividere l'osservazione di Leonardo: «"Sì" si scrive con l'accento», e che diamine!
Questo post avrebbe potuto essere molto più lungo, esaminando in particolare lo scandalo che ha costretto alle dimissioni il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi... ma immagino che tu ne sia già al corrente.
[L'immagine che apre il post è tratta da Io ti amavo. Meno male che hai tutta la giornata di domani per correre ai ripari... ;-)]

venerdì 15 aprile 2016

Tenera, piccola, con un cuore così!

Ieri pomeriggio ho approfittato dell'ultima giornata dei #CinemaDays – martedì scorso avevo visto Veloce come il vento, con uno Stefano Accorsi sorprendente quanto tutto il film – per tornare in sala a vedere Heidi, trasposizione cinematografica (per la regia di Alain Gsponer) del romanzo pubblicato nel 1880 dall'autrice svizzera Johanna Spyri.
Il celebre anime omonimo, al quale collaborò nientepopodimenoché il grande Hayao Miyazaki, venne prodotto prima che io nascessi; io ne ho visto qualcuna delle numerose repliche successive, e ne serbo un gran bel ricordo, a partire dall'indimenticabile sigla con tanto di jodel. Ecco perché mi sono approcciata a questa versione in live action con un vago timore di restare delusa... mentre invece ne sono rimasta incantata: la trasposizione mi è sembrata molto fedele alla storia che rammentavo – a parte l'ingombrante assenza del poderoso cane Nebbia – e più di una volta ho dovuto ricacciare indietro le lacrime. Dai, come fai a non commuoverti quando Heidi viene strappata alle sue adorate montagne, o quando poi riesce finalmente a riabbracciare il nonno – la storia è talmente conosciuta che non mi preoccupo di spoilerare ;-) – o... eccetera eccetera? :-)
L'unico attore noto del cast è Bruno Ganz nei panni del temibile "vecchio dell'Alpe", il nonno dal cuore buono sotto la scorza burbera; quasi ho stentato a riconoscerlo... ma quando nel trailer originale lo si sente gridare a Peter «Wo ist Heidi?» (dov'è Heidi?) mi è sembrato di avvertire un po' della stessa rabbia che anni fa riversò nella sua scena più famosa, oggetto di innumerevoli parodie: sì, era lui l'Hitler de La caduta. La piccola protagonista è impersonata dalla deliziosa Anuk Steffen, perfetta nel ruolo della vivace orfanella che affronta a testa alta ogni difficoltà e sa farsi amare da tutti... tranne dalla terribile signorina Rottenmeier, uno dei peggiori incubi della mia infanzia: altro che uomo nero! :-O
Ah, la ricostruzione degli ambienti e dell'abbigliamento mi è sembrata ottima... ma per lo scenario di gran lunga più spettacolare del film non c'è scenografo che tenga: sto parlando delle meravigliose montagne della Svizzera, delle quali puoi gustare un assaggino nel trailer.

giovedì 14 aprile 2016

Proteggiamo il nostro domani!

Per le opere della fotografa australiana Anne Geddes ho sempre avuto un debole, si sa. Fino a non molto tempo fa i suoi scatti di soggetti infantili fiabeschi (cit.) agghindati in maniera a volte un tantino improbabile, lo riconosco, campeggiavano come sfondo del mio desktop... dopodiché mi sono data alla fotografia naturalistica e di paesaggio.
Di recente ho scoperto che la Geddes lavora anche su temi di una certa rilevanza. Copincollando dalla pagina IoVaccino...

Anne Geddes è una famosa fotografa australiana che ritrae i neonati e i bambini tra fiori, tulle e scenografie mozzafiato. Un suo progetto recente è “Protecting our tomorrows: Portraits of Meningococcal Disease”, una serie di scatti con cui supporta la campagna mondiale per la vaccinazione contro la meningite e omaggia chi è sopravvissuto all'infezione.
"Come la bellissima Amber [che vedete nell'immagine], che a causa della meningite ha perso entrambe le braccia e le gambe quando aveva due anni, ritratta da Geddes in una posa che comunica tutta la forza con cui si è opposta alla malattia. O Harvey, determinato più che mai a imparare a correre con le sue protesi. E ancora Danielle, oggi ventenne, che mira a diventare una campionessa paraolimpionica.
“Con queste immagini spero di contribuire a mostrare in modo coinvolgente il profondo effetto che la malattia meningococcica può esercitare su intere famiglie”, ha detto la fotografa: “Vorrei che, osservando questa serie di fotografie, i genitori si sentissero stimolati ad approfondire le loro conoscenze sulla malattia meningococcica, per comprendere meglio i suoi pericoli e considerare la vaccinazione uno strumento per proteggere i loro figli”.
La campagna. “Il mio obiettivo era comunicare tre messaggi chiave: la necessità di riconoscere i sintomi della malattia meningococcica, quella di agire rapidamente e con decisione e di accertarsi, con l’aiuto del proprio pediatra, che il calendario vaccinale dei nostri bambini sia aggiornato”, ha spiegato ancora Geddes. Messaggi che il Comitato nazionale contro la meningite – fondato da genitori che hanno perso uno dei loro figli a causa della malattia – vuole far arrivare forti e chiari a tutte le famiglie. Soprattutto a chi pensa che le vaccinazioni possano mettere in pericolo la salute dei propri figli: un rischio in realtà dimostrato definitivamente infondato dalla scienza."
Per saperne di più sulla meningite, che è la malattia causata dal batterio Neisseria meningìtidis o meningococco, leggi qui. Le più diffuse bufale sui vaccini in generale vengono confutate in questo articolo piuttosto esauriente, mentre qui sono esposti alcuni dati che dimostrano l'insussistenza del rapporto fra vaccino trivalente e autismo; la correlazione tra calo delle vaccinazioni e aumento della mortalità per malattie che sarebbero tranquillamente evitabili, invece, è tristemente reale.

mercoledì 13 aprile 2016

Il diritto di rifarsi una vita dopo aver ucciso

Nove anni fa destò una grande impressione nell'opinione pubblica, e naturalmente nella sottoscritta, la notizia della tragica morte della ventitreenne Vanessa Russo: in seguito a un banale litigio nella metropolitana di Roma, l'allora ventunenne Doina Matei, rumena, le aveva conficcato la punta dell'ombrello nell'orbita procurandole una lesione letale.
Lo ammetto, quando ieri ho letto che la Matei, a neppure nove anni dalla condanna, poteva godere del regime di semilibertà e addirittura aveva aperto un profilo Facebook nel quale pubblicava foto di sé stessa serena e sorridente, come la sua vittima non potrà essere mai più, il mio primo pensiero è stato: non è giusto.
Ma riflettendoci bene è ancora più ingiusto che alla ragazza sia stata revocata la semilibertà, a quanto pare proprio per quelle foto su Facebook. Impossibile non farsi cogliere dal dubbio che la decisione del magistrato Vincenzo Semeraro sia stata pilotata dall'indignazione del popolo della Rete; i più esaltati hanno invocato addirittura la pena di morte.
Quello che ha fatto la Matei è tremendo, non lo metto in discussione... ma va sottolineato che è stata condannata per omicidio preterintenzionale, non certo volontario, e credo che nel suo caso la detenzione sia davvero servita a fare di lei, che prima del delitto si prostituiva e viveva di espedienti, una persona migliore: proprio il suo sincero pentimento e la sua buona condotta le erano valsi mesi fa la semilibertà. Nel racconto autobiografico La ragazza con l'ombrello, scritto con l'aiuto della giornalista Franca Leosini, Doina scriveva
Vanessa non aveva vissuto molti giorni felici, tutti gli altri glieli avevo tolti io. È soprattutto la felicità possibile che le ho sottratto che mi logora con tormento maggiore. Ho provato a dire alla madre, ai fratelli di Vanessa, il mio tormento, lo sgomento, il rimorso per quei suoi giorni senza futuro. Ho invocato il perdono. Non ho avuto risposta. Tocca a me, ora, piegarmi a quel loro silenzio. Tocca a me comprendere il rifiuto, il disprezzo anche.
Molti hanno osservato che quelle foto felici su Facebook rappresentano uno schiaffo ai familiari di Vanessa; pure Massimo Gramellini ha scritto
Doina Matei ha tutto il diritto di essere contenta, visto che la legge glielo consente. Ma ha diritto di mostrare la sua contentezza al mondo, e quindi anche ai parenti della vittima, attraverso un social network?
Quelle immagini indignano e il moralismo non c’entra. Neanche il desiderio di vendetta. C’entra la sensibilità. C’entra che se ammazzi una persona, dovresti almeno avere il pudore di tenere per te le tue emozioni gioiose, senza ostentarle e tantomeno condividerle con chi patisce ancora le conseguenze del tuo delitto.
E al vicedirettore de La Stampa darei anche ragione, se solo quelle foto fossero state pubbliche, spiattellate sotto gli occhi di chiunque. Invece Doina Matei le aveva condivise nel suo profilo personale, usando peraltro uno pseudonimo al posto del nome vero, a beneficio della sua ristretta cerchia di amici. Ragionando con la testa anziché con la pancia, tutto questo non mi sembra poi così sbagliato, anzi.