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martedì 18 ottobre 2016

A proposito del Bartezzaghi

Per me che sono moderatamente appassionata di enigmistica – mai quanto mio padre, che non lasciava passare una settimana senza comprare La Settimana Enigmistica – "il Bartezzaghi" denota un cruciverba piuttosto impegnativo, che proprio in quanto tale dà una particolare soddisfazione dopo che si è riusciti a completarlo. Però non sapevo esattamente chi fosse il creatore di parole crociate che si celava dietro questo leggendario cognome, né se fosse ancora vivo o meno. L'ho scoperto dopo che qualcuno dei miei contatti ha condiviso su Facebook un interessantissimo status nel quale Alessandro Bartezzaghi commemorava il ventisettesimo anniversario della prematura scomparsa del padre Piero. Ebbene, era quest'ultimo, "il Bartezzaghi" per antonomasia, anche se Alessandro ha seguito le sue orme diventando enigmista ed è attualmente condirettore de La Settimana Enigmistica; un altro figlio di Piero, Stefano, è un affermato ludolinguista e collabora con La Repubblica curando tra l'altro la rubrica Lessico e Nuvole.
Nel summenzionato status Alessandro Bartezzaghi ha proposto una poesia scritta da suo padre, dal titolo Ragazza allo specchio, che in apparenza era del tutto normale ma nascondeva in ogni strofa sorprendenti giochi enigmistici. La riporto qui di seguito, alternando a ciascuna strofa la relativa "decifrazione" ad opera del figlio.
Scivola nello specchio la tua immagine:
il pettine affonda mollemente
nelle onde chiare, con gli aghi d’argento
che sfiorano gli umidi ricci.
In rade trine celesti
ha sussulti il tuo cuore,
serrato sul doloroso segreto
che è dentro di te.
Pettine, onde, specchio (d'acqua), aghi (i pesce ago) ricci di mare... e che cosa ha un "doloroso segreto dentro", in fondo al mare? ve lo dico io: L'OSTRICA
Si schiudono le labbra
come uno scrigno rosa,
dall’acqua si levano raggi lucenti
e già la gioia sguscia,
goccia d’immenso rubata all’azzurro.
Ma nel grigio ricordo della madre
una lacrima pare splendere
e legarsi, come tante, ad un filo sottile.
Ti guardi in giro:
uno scrigno, acqua, raggi lucenti, una "gioia" (gioia non sono le cose preziose?), una "goccia" rubata al mare, poi si parla di grigio (perla?) rubata a una madre (perla?) e oh mamma, una lacrima che pare splendere, legata a un filo come tante, formando un giro: la PERLA
è chiusa la stanza, per te
si libra un rimpianto di baci sconosciuti.
Sul bianco letto, ove rinnovelli
i tuoi sogni di donna,
sono intrecciati i fiori di carta
che hai dipinto di giallo e di rosa.
Raccolta ti vedi, tra riflessi di coralli:
sullo specchio hai tracciato
con belle lettere un nome.
Sorridi: qualcosa conti anche tu.
stanza (stanze non sono le strofe poetiche?), ma chiusa. Baci (le rime..) sconosciuti. Letto, bianco... sarà un libro, e composizioni che sono gialli o rosa (romanzi). Eppoii Coralli, storica collana di libri, così come lo Specchio.
E infine : qualcosa conti anche tu
cioè: qualcosa racconti pure tu.
Tu che non scrivi in poesia, sei: LA PROSATRICE
E cos'è LA PROSATRICE, se non l'anagramma di OSTRICA + PERLA?
Era o non era un autentico GENIO, Piero Bartezzaghi?

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