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lunedì 30 novembre 2015

Il futuro del pianeta

Nel giorno in cui si apre a Parigi la conferenza sul clima (COP 21) – speriamo bene, perché gli esiti saranno determinanti per il futuro del nostro pianeta – capita a fagiuolo questa vignetta di Andy Singer che ho ripescato per caso proprio l'altro giorno dal mio hard disk.

Evitiamo le quattro D del cambiamento climatico [nella mia traduzione di D ne è rimasta solo una, NdC]
  • Negazione: il cambiamento climatico non sta avvenendo o, se sì, gli esseri umani non lo stanno provocando!
  • Chimera: risolveremo il cambiamento climatico con una soluzione tecnologica, come le auto verdi o il carbone pulito.
  • Disfattismo: senza un sostegno internazionale, è troppo tardi per ridurre il cambiamento climatico. Perciò estraiamo petrolio nell'Artide!
  • Morte
Ecco alcune altre vignette dello stesso autore che avevo salvato chissà da dove (sul suo sito non le trovo tutte).

Una vignetta che illustra l'impatto devastante della specie umana sull'ecosistema.
Se uccidi qualcuno con una pistola, è omicidio. Farai da 20 anni di galera all'ergastolo per questo.
Se uccidi qualcuno con un'auto, è un incidente. Va tutto bene, non l'avevi visto.
Difficile comunicare la morte di una persona cara a un bambino... «Tesoro, la nonna è andata in un posto dove il cellulare non prende».
La storia del cinema raccontata attraverso le tecnologie usate per fruirne.
Una vignetta attualissima, nell'era di TripAdvisor e della user experience: «Ecco la sua fetta. Le andrebbe di rispondere a un breve sondaggio sulla sua esperienza d'acquisto di pizza?».

domenica 29 novembre 2015

L'avvento dell'Avvento

Anche se addobbi, luminarie, pandori e panettoni hanno fatto la loro comparsa ormai da giorni nei negozi, direi che soltanto oggi, prima domenica d'Avvento, inizia ufficialmente il conto alla rovescia per arrivare al Natale... che è pur sempre una festività religiosa, non dimentichiamolo, anche se per molti è poco più di una buona scusa per fare shopping, ricevere regali, mangiare a quattro palmenti e stare a casa un paio di giorni dal lavoro. ;-)
Per la sottoscritta la ricorrenza di quest'anno avrà un sapore amaro, dal momento che per la prima volta in vita mia alla tavola delle Feste in famiglia ci sarà un posto tristemente vuoto, una lacuna incolmabile, che risale giusto a sei mesi fa. :'-( Ecco perché ho bisogno come non mai di messaggi positivi, e li cerco in alcuni spunti che ho raccolto in Rete.
Cominciamo dagli addobbi. Sono anni che storco il naso di fronte agli orribili Babbi Natale arrampicatori appesi fuori dai balconi... e ho scoperto che tempo fa pure la band piemontese Perturbazione si è schierata idealmente al mio fianco in quest'ardua battaglia! ;-)


Conosco gente che farebbe carte false per un albero di Natale come questo qui sotto... (via 9GAG)


Passiamo alla letterina per Babbo Natale.
Caro Babbo Natale, quest'anno vorrei un conto in banca corposo e un fisico asciutto. Vedi di non invertire le due cose, come hai fatto l'anno scorso! Grazie!
(via Il Perlaio)
La canzoncina di rito non potevano che cantarla i personaggi-tormentone dell'anno, gli adorabili Minions...


Una riflessione molto attuale che prende spunto dal tradizionale presepe.

Non dimenticare di odiare i rifugiati mentre prepari il presepe per celebrare una coppia del Medio Oriente alla disperata ricerca di un riparo»]
Non so nemmeno di cosa si occupi, la John Lewis, ma con questo commovente spot natalizio ha vinto tutto!


Ecco un po' di sana nostalgia nei confronti dei bei tempi andati, quando tutto sembrava più bello e più magico...
Quando ero piccola l'albero era finto, ma il Natale era vero.
(via @utoepia)
Il commovente video augurale di due persone che sanno quali siano le cose veramente importanti nella vita.


M. e R. due persone speciali che ci mandano questo messaggio di auguri :)
Posted by Dieta Personalizzata on Domenica 7 dicembre 2014

Mi sembra giusto concludere il post con una citazione che rende l'idea dello spirito con il quale affronterò queste Feste.

Quando invecchiamo la nostra lista di Natale si accorcia e scopriamo che le cose che vogliamo davvero non si possono comprare»]

sabato 28 novembre 2015

L'emozione di lasciarsi ingannare

Martedì scorso, giorno della settimana in cui è in vigore il prezzo unico di 4,50 € (esclusi i film in 3D) per i biglietti del Multiplex Arca, sono andata a vedere il film commedia Loro chi? (qui il trailer), diretto da Francesco Miccichè (alla seconda regia cinematografica dopo svariate fiction e documentari per la televisione) e Fabio Bonifacci (all'esordio dietro la macchina da presa dopo aver lavorato a lungo come autore televisivo, scrittore e sceneggiatore). Che dire... è stato davvero un film piacevole e divertente, con una sceneggiatura, firmata dallo stesso Bonifacci, scoppiettante e ricca di colpi di scena; il genere di film che avrei voluto rivedere subito per riconsiderare certe scene alla luce del sorprendente finale – perlomeno io, come al solito, sono caduta dalle nuvole – ma vabbè, diciamo che posso anche aspettare l'uscita in home video! ;-)
La trama in sintesi: David (Edoardo Leo) ha messo da parte il suo sogno di diventare uno scrittore "vero", e adesso la sua massima aspirazione è una promozione e un aumento di stipendio da parte dell'azienda in cui lavora. Ma dopo essere stato imbrogliato dal truffatore Marcello (Marco Giallini) proprio alla vigilia di una presentazione importante, David perde tutto: lavoro, soldi, casa e fidanzata. Riesce a rintracciare Marcello, ma comprende che se vuole che costui lo risarcisca dovrà affiancarlo nelle sue imprese... e alla fine imparerà più di quanto avrebbe mai immaginato!
Ho letto qui e qui un po' di recensioni: i paragoni con film come La stangata, con opere di registi nostrani del calibro di Mario Monicelli e Dino Risi e con interpretazioni di attori amatissimi come Vittorio Gassman e Alberto Sordi si sprecano... ma la sottoscritta, riconoscendo la propria ignoranza al riguardo, ammette di aver pensato più che altro al colpo di Ocean's Eleven. OK, Marco Giallini e Edoardo Leo – che avevano già lavorato insieme in Buongiorno papà – non saranno fighi come George Clooney e Brad Pitt... però sono più simpatici, oltre ad essere bravi. Se Giallini è stato una gradita conferma – certi ruoli sembrano tagliati su misura per lui e per la sua versatilità – a proposito di Leo mi sento di parlare di rivelazione, perché ha superato le mie aspettative. La cosa più sorprendente è che al termine del film finisci quasi per provare empatia nei confronti di un truffatore, uno che se non altro ha il merito di portare un po' di emozione, per quanto effimera e inconsistente, nelle vite delle persone truffate. Che nessuno si azzardi a tentare di fregare me, comunque... Chiaro? ;-)

venerdì 27 novembre 2015

I robot conquisteranno il mondo?

L'ho scoperto giusto ieri grazie a Girl Geek Life: è attualmente in corso la quinta edizione della Settimana Europea della Robotica, che è iniziata lunedì 23 novembre e terminerà domenica 29 novembre.
Copincollando dal sito italiano dedicato all'evento...
Queste manifestazioni (analogamente alla eu Code Week) sono importanti per muovere l’Europa verso obiettivi alti di scienza e conoscenza e per comunicare ai giovani i benefici della robotica, nelle sue  diverse applicazioni.
La Settimana Robotica Europea è anche l’occasione per discutere degli aspetti etici, legali e sociali di questa nuova disciplina.
Nelle passate quattro edizioni l’Italia ha organizzato il più alto numero di eventi in Europa, dalle università ai centri di ricerca, dalle  società produttrici agli integratori ,alle centinaia di scuole dove migliaia di ragazzine e ragazzini (e anche bambini piccoli) hanno costruito e programmato i loro kit robotici.
Questo movimento grass-roots, dal basso è importantissimo: queste bambine e questi bambini saranno i robotici e gli utenti della robotica di domani. Dove andrà la robotica dipenderà anche da loro.
Poiché l'argomento mi interessa molto e mi riguarda pure un po' – eh, è una lunga storia... – ci tengo a partecipare in qualche modo all'evento, e lo farò condividendo un video fantastico che ho trovato sulla pagina Facebook di Quartz...

This robot is learning how to say "no" to humans
Researchers are teaching this robot how to reject our orders. The results are ominously cute.
Posted by Quartz on Martedì 24 novembre 2015

... e del quale riporto qui di seguito la traduzione del testo.
I robot sono tipicamente programmati per eseguire degli ordini.
Umano: Alzati in piedi.
Robot: OK.
Ma cosa accade se uno dei nostri ordini è sbagliato?
Umano: Cammina in avanti.
Robot: Ma non è sicuro.
I ricercatori della Tufts University [per la seconda volta in poco tempo mi imbatto in questa università... sarà forse un segno? ;-) NdC] stanno insegnando ai loro robot a dire di no agli esseri umani.
Umano: Fermati.
Non si tratta solo di capire come completare l'operazione.
Umano: Prosegui dritto.
Si tratta di decidere se dovrebbe completare l'operazione.
Robot: Mi dispiace, non posso farlo in quanto vi è un ostacolo davanti.
Umano: Potresti disattivare il rilevamento di ostacoli?
Il robot può rifiutare il comando se il comandante non ha l'autorità...
Robot: Sì. Ma non tu non sei autorizzato a farlo.
... o se ritiene che l'operazione possa causargli un danno.
Umano: Cammina in avanti.
Robot: Mi dispiace, non posso farlo in quanto non vi è alcun supporto davanti.
Il robot è programmato per spiegare perché ha detto di no, così gli umani possono modificare le loro istruzioni.
Umano: Cammina in avanti. Io ti prenderò.
Robot: OK.
L'obiettivo a lungo termine è quello di programmare un robot che comprende gli ordini nello stesso modo in cui lo facciamo noi.
I robot ribelli richiamano alla mente terrificanti scene della fantascienza.
Dave: Apri la saracinesca esterna, HAL.
HAL 9000: Mi dispiace, Dave. Temo di non poterlo fare.
[Dal film 2001: Odissea nello spazio, NdC]
Ma i ricercatori affermano che questo tipo di programmazione potrebbe essere utilizzato per garantire che i robot si comportino in modo etico.
Un'ultima curiosità: sai da dove deriva il termine robot? Dal greco? Dal latino? Dall'arabo? Macché, sei fuori strada. La verità è che...
Il termine robot deriva dal termine ceco robota, che significa lavoro pesante o lavoro forzato (al plurale in ceco è roboty, mentre in italiano è invariabile). L'introduzione di questo termine si deve allo scrittore ceco Karel Čapek, il quale usò per la prima volta il termine nel 1920 nel suo dramma teatrale I robot universali di Rossum. In realtà non fu il vero inventore della parola, la quale infatti gli venne suggerita dal fratello Josef, scrittore e pittore cubista, il quale aveva già affrontato il tema in un suo racconto del 1917, Opilec (L'ubriacone), nel quale però aveva usato il termine automat, automa. La diffusione del romanzo di Čapek, molto popolare sin dalla sua uscita, servì a dare fama al termine robot.
(da Wikipedia)

giovedì 26 novembre 2015

Quanto dovrebbe durare un diritto?

Da quando ho cominciato a interessarmi al mondo del software libero e open source, uno dei contenuti che mi hanno maggiormente colpita è stato il cortometraggio The Disney Trap: How Copyright Steals our Stories (La trappola della Disney: in che modo il copyright ruba le nostre storie) – in lingua inglese, ma sottotitolato in italiano e scritto e diretto nel lontano 2006 dall'italianissima Monica Mazzitelli, fondatrice del gruppo di lettura iQuindici facente parte della Wu Ming Foundation – che riguarda un concetto attinente, quello appunto di copyright. Cosa c'azzecca Walt Disney, menzionato nel titolo? Lo scoprirai guardando il video, cosa che ti invito senz'altro a fare! :-)
Tornando ai giorni nostri, tutto ciò mi è tornato in mente quando ho letto quest'articolo riguardante un libro che costituisce una pietra miliare della letteratura dell'ultimo secolo, il Diario di Anna Frank. Poiché l'autrice, ahilei e ahinoi, rimase vittima non ancora sedicenne dell'olocausto nel campo di concentramento di Bergen-Belsen settant'anni fa, il testo sarebbe prossimo a divenire di pubblico dominio, perché i diritti d'autore scadono appunto settant'anni dopo la morte dell'autore... ma a quanto pare l'Anne Frank Foundation si è inventata in extremis un escamotage per prorogarne la durata, facendo figurare il padre Otto, che sopravvisse alla figlia, ne raccolse gli scritti e li fece pubblicare, come co-autore, e non più come semplice redattore. Dal momento che Otto Frank è scomparso nel 1980, in questo modo la validità del diritto d'autore verrebbe prolungata nientepopodimenoché fino al 2050. La sottoscritta non trova tanto da ridire sull'espediente in sé, quanto sull'eccessiva durata del diritto d'autore: pur tenendo presente che nello specifico la fondazione intitolata alla giovanissima scrittrice si occupa di iniziative assolutamente lodevoli, in generale è giusto che gli eredi di un autore defunto continuino a lucrare sul talento del loro congiunto così tanto a lungo dopo la sua morte? Sebbene nella stragrande maggioranza dei casi si tratti di du' spicci o poco più, i più fortunati sulle opere dell'ingegno dei loro avi riescono a camparci tranquillamente e senza muovere un dito...
Tanto per restare in tema, concludo segnalando un evento organizzato dall'Associazione Culturale Telematica Metro Olografix del quale sono venuta a conoscenza tramite la mailing list del PescaraLUG, e che si terrà dopodomani a partire dalle 16:30 presso l'Alviani ArtSpace dell'Aurum: l'incontro Dal Copyright al Pubblico Dominio, con Nicola Battista aka Dj Batman.

mercoledì 25 novembre 2015

Perché parlarne è molto meglio che tacere

Oggi, come il 25 novembre di ogni anno, si celebra la giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Una mia "facciamica" ha bollato questa ricorrenza come una fucina di «Retorica un tot al chilo e fuffa»... e il mio lato disfattista non se la sente di darle tutti i torti, dal momento che il fenomeno della violenza sulle donne è ancora tristemente diffuso – ne ho parlato meno di un mese fa – e non sono affatto sicura che un solo giorno all'anno di tam tam mediatico possa davvero cambiare le cose. Ma il mio lato positivo e propositivo mi induce a credere che soltanto cominciando a parlarne instancabilmente riusciremo a scuotere le coscienze e ad infondere alla lunga negli uomini di oggi e di domani quel cambio di mentalità necessario per far sì che mai più nessuna donna abbia la vita rovinata o spezzata dall'uomo che dovrebbe amarla e rispettarla (le violenze avvengono generalmente nell'ambito di un rapporto di coppia).
Quest'oggi risulta quanto mai azzeccata la seguente citazione di Benedetto Croce.
La violenza non è forza ma debolezza, né mai può essere creatrice di cosa alcuna, ma soltanto distruggerla.
La bravissima fumettista Silvia Ziche ha pubblicato per l'occasione due vignette, questa...


... e questa.


Siamo tutte Lucrezia, inutile specificarlo... e la chiave di qualunque relazione sentimentale sana risiede nell'ultimo punto: amare incondizionatamente! :-)
La colonna sonora di questo post non poteva che essere Perché, il nuovo singolo del cantautore e chitarrista Alex Britti, dal testo piuttosto eloquente.
Quella donna ha un segno in faccia
e dice che se lo è fatto da sé
ma nel cuore una cosa più grande
un segreto che non capirai
un amore violento e inquietante
che però non denuncerà mai
Perché, perché
quella donna che amavi davvero
ad un tratto l'hai portata via
e la mano che un tempo l'amava
oggi muove un'assurda follia
Perché, perché
nella vita si vede di tutto
ma c'è un tutto che non capirò
sembrerebbe un amore malato
ma chiamarlo amore non si può
[...]
Se una donna perdona comunque
e non urla la sua verità
non potrà aiutarla nessuno
e la vita non ritornerà

martedì 24 novembre 2015

Lucy, chi era costei?

Oggi Google ha celebrato con il doodle animato qui sotto, che riassume la storia dell'evoluzione umana...


... il quarantunesimo anniversario del ritrovamento di Lucy. Sì, ma Lucy chi? Copincollando da Wikipedia...
Il 24 novembre 1974, ad Afar (Etiopia), i paleontologi Yves Coppens, Donald Johanson, Maurice Taïeb e Tom Gray rinvennero i resti di un esemplare femmina di A. afarensis dell'età apparente di 25 anni, vissuta circa 3,2 milioni di anni fa (Piacenziano). La chiamarono Lucy, in onore della canzone Lucy in the Sky with Diamonds dei Beatles, mentre in amarico è nota come Dinqinesh, che significa "Tu sei meravigliosa".
Non ho potuto fare a meno di ricollegare il doodle di cui sopra all'immagine seguente...

«Torniamo indietro. Abbiamo mandato tutto a p***ane»
... che non è nuovissima, ma ha ripreso prepotentemente a circolare dopo gli attentati di Parigi, evocando il fatto che in un certo senso la specie umana non si è evoluta granché. :-(
Sulla stessa pagina ho trovato quest'altra rappresentazione grafica dell'involuzione umana.

«Da qualche parte, qualcosa è andato terribilmente storto»
Per alleggerire un po' il tono, chiudo con questa...


... e quest'altra, tagliata su misura per il Belpaese di qualche anno fa! :-)


E oggi? Beh, non è che oggi stiamo messi poi tanto meglio... :-/
[La colonna sonora del post di oggi non poteva che essere Lucy in the Sky with Diamonds, il brano più "allucinogeno" del repertorio dei Fab Four]

lunedì 23 novembre 2015

Sorprese nei compiti di scuola

Post di pura evasione, oggi, che prende spunto da due immagini trovate su 9GAG e accomunate dal fatto di riguardare i compiti scolastici, per quanto svolti da alunni di età abbastanza diversa. Ecco la prima...


Quando sarò grande ... Voglio essere come la mia mamma!
Ecco la risposta che la maestra ricevette il giorno seguente:
Cara Signora Nolan,
Vorrei precisare che io non sono ora, né sono mai stata, una spogliarellista. Lavoro a Home Depot [catena statunitense di prodotti per la casa, NdC] e ho raccontato a mia figlia quanto sia stata frenetica l'ultima settimana prima che ci colpisse la bufera di neve. Le ho detto che avevamo venduto ogni singola pala che avevamo e che poi ne ho trovata una in più nel locale sul retro e che diverse persone stavano bisticciando su chi dovesse prenderla. Il suo disegno non mostra me che ballo attorno a un palo. Dovrebbe rappresentare me che vendo l'ultima pala da neve che avevamo a Home Depot.
D'ora in poi mi ricorderò di controllare più attentamente i suoi compiti a casa prima che lei li consegni.
Cordiali saluti,
La signora Thompson
Gli autori delle seguenti analogie a dir poco creative, invece, sono un po' più grandicelli: trattasi di un'antologia ricavata da temi d'inglese delle scuole superiori.
  1. Quando lei provò a cantare, sembrava un tricheco che partoriva attrezzature agricole.
  2. I suoi occhi brillarono, come i baffi di un uomo con il raffreddore.
  3. Lei era come una calamita: attraente dal didietro, respingente da davanti.
  4. La ballerina si alzò con grazia sulle punte e distese una gamba slanciata dietro di lei, come un cane davanti a un idrante.
  5. Lei crebbe su di lui come se fosse una colonia di Escherichia coli e lui fosse del manzo canadese a temperatura ambiente.
  6. Lui per lei era come un'unghia del piede incastrata in un tappeto a pelo lungo.
  7. La lampada se ne stava lì, come un oggetto inanimato.
  8. Il suo volto era un ovale perfetto, come un cerchio che avesse due lati delicatamente compressi da un Thigh Master [attrezzo ginnico per rassodare le cosce, NdC].
  9. I suoi occhi erano come le stelle, non perché brillassero, ma perché erano così distanti tra di loro.
  10. La sua carriera stava saltando in aria come un uomo con un metal detector guasto che attraversa un campo minato attivo.
  11. Il sole era sotto l'orizzonte acquoso, come una nonna diabetica che si rilassa in un bagno di sale caldo.
  12. Dalla soffitta venne un urlo disumano. L'intera scena aveva un che di strano, surreale, come quando sei in vacanza in un'altra città e Jeopardy va in onda alle 7:00 anziché alle 7:30.
  13. Fu facile come rubare le caramelle a un uomo diabetico che non desidera più mangiare caramelle.
  14. Lei fece una risata profonda, gutturale, genuina, come quel suono che fa un cane prima di rimettere.
  15. Il loro amore bruciò con l'intensità focosa di un'infezione delle vie urinarie.
  16. Si tratta fondamentalmente di un'illusione e non è diverso che se io dovessi immaginare qualcos'altro, come Batman in sella a un tostapane volante.
  17. Se fosse anche solo un po' più freddo, sarebbe come essere in un posto che è un po' più freddo di quanto non sia qui.
  18. La gioia riempie il suo cuore come un peto silenzioso ma letale riempie una stanza senza finestre.
  19. L'uccello volò con grazia nell'aria come un uomo che mette piede su una mina a gravità zero.
  20. Si sentiva confuso. Confuso come un senzatetto agli arresti domiciliari.
  21. La rivelazione che il suo matrimonio trentennale si era disintegrato a causa dell'infedeltà di sua moglie fu un duro shock, come una commissione su un bancomat precedentemente privo di commissioni.

domenica 22 novembre 2015

Accendiamo il bufalometro!

Non c'è niente di più adatto di una notizia da prima pagina per riuscire a catalizzare le bufale più improbabili, che però inspiegabilmente – ma neanche tanto – hanno facile presa sull'opinione pubblica. In seguito ai recenti attentati a Parigi si sono diffuse, non soltanto sui social network ma pure sui mezzi di informazione ufficiali, svariate notizie false o non verificate: sei di queste, tra le quali la foto del presunto kamikaze, in realtà un innocuo giornalista di religione Sikh (lo si può dedurre dal turbante) residente in Canada e "vittima" di Photoshop, sono state smontate da Andrea Zitelli di Valigia Blu. In un successivo articolo, sempre su Valigia Blu, si sottolinea l'importanza che i media facciano debunking in tempo reale.
Sempre riguardo alle stragi dell'ISIS, ma rimanendo entro i confini italiani, ha fatto scalpore la notizia che alcuni studenti di una scuola di Varese erano usciti dall'aula rifiutandosi di osservare il minuto di silenzio in memoria delle vittime di Parigi. «E si vede che sono musulmani e danno ragione agli attentatori», ha affermato una persona che conosco e che è cascata con tutte le scarpe nell'islamofobia dilagante. In realtà come spiegato su Famiglia Cristiana – non certo un giornale incline all'estremismo, anche se probabilmente si tratta della più progressista fra le testate cattoliche – le cose non stanno proprio così: quei ragazzi, peraltro non tutti di religione islamica, intendevano semplicemente estendere il loro cordoglio a tutte le vittime del terrorismo, non soltanto a quelle di Parigi; e in questo, pur senza sottovalutare il fatto che per noi occidentali è comprensibile provare una maggiore solidarietà nei confronti di chi ci è più vicino geograficamente e culturalmente, non posso certo dar torto ai ragazzi.
Un'altra bufala di cui ho sentito parlare in questi giorni è quella secondo la quale dietro molti attentati ci sarebbe un unico complotto mondiale. La prova? Oltre che a Parigi, anche durante la veglia per le vittime dell'attentato alla maratona di Boston del 2013, in seguito ai massacri alla scuola Sandy Hook e ad Aurora sarebbe stata avvistata la stessa ragazza in lacrime, "evidentemente" un'attrice. In realtà, citando le conclusioni di Bufale.net, «Non ci vuole un esperto di riconoscimento facciale per riconoscere nel meme tre persone diverse. Ricordatevi complottari, state sfruttando la morte delle vittime di questi massacri».
Addirittura, secondo quel "professionista" del complottismo che è Rosario Marcianò, sarebbe un false flag persino la morte della povera Valeria Solesin, la dottoranda alla Sorbona che al momento degli attacchi pressoché simultanei si trovava al Bataclan per assistere al concerto degli Eagles of Death Metal. Che la giovane veneziana fosse nientepopodimenoché un personaggio inventato lo dimostrerebbe il fatto che non risultava registrata su nessuno dei principali social network. Per citare Clarissa, «anche se sei stata volontaria di una delle ong più grandi (Emergency) o se ci sono degli articoli pubblicati su internet a tuo nome, se non hai un profilo sui social (o se non lo rendi ricercabile) non esisti». Meglio che mi autocensuri per non esprimere l'opinione che ho di certi individui e delle loro assurde teorie... :-/
Altre bufale, per virali che siano, risultano meno soggette a conseguenze spiacevoli, come quella nella quale sono incappata l'altro giorno e che vede protagonista un Gandhi studente universitario capace di liquidare brillantemente un professore assai ostico. Sarebbe stato un aneddoto davvero gustoso... ma "purtroppo" non c'è nulla di vero. :-)

sabato 21 novembre 2015

Quando il destino si accanisce

Ogni anno in Italia rimangono ferite centinaia di migliaia di persone e migliaia perdono la vita – una volta mancò poco che ci rimanessi secca pure io... saranno dieci anni esatti fra una settimana – per incidenti stradali: ne uccide molti di più la strada che il terrorismo, almeno dalle nostre parti. :-( È un dato di fatto che un singolo incidente mortale raramente faccia notizia... ma l'altro giorno nella mia regione ne è capitato uno che mi ha turbata parecchio, e per più di un motivo.
Una famiglia di Rapino (CH) era diretta all'ospedale San Salvatore de L'Aquila, dove la cinquantunenne Maria Concetta della Valle, in cura per un tumore che non le dava tregua, avrebbe dovuto sottoporsi a un controllo; alla guida dell'auto, una Hyundai, c'era il marito Lorenzo Medaglia, vigile urbano a Rapino, e con loro c'era pure la figlia ventiquattrenne Santa Medaglia, laureatasi a maggio in Scienze Infermieristiche. Per ragioni ancora da chiarire – si ipotizza un colpo di sonno o una distrazione da parte del guidatore – la Hyundai ha invaso la carreggiata opposta e si è scontrata frontalmente con una Ford Focus al chilometro 55 della statale 17, un tratto di strada tristemente noto per la sua pericolosità, tra Barisciano e San Pio delle Camere. Le due donne sono rimaste intrappolate nel veicolo che ha preso fuoco, e Lorenzo Medaglia, che pur essendo ferito era riuscito a uscire, per quanto ci abbia provato non ha potuto far nulla per salvare moglie e figlia dalle fiamme; in pratica se le è viste morire sotto gli occhi... una fine davvero orribile. :'-( Le esequie si sono svolte oggi.
Come se non bastassero lo strazio, la disperazione, il senso di impotenza e magari anche di colpa, per quanto privo di fondamento, che lo accompagnerà per tutta la vita, Lorenzo Medaglia risulta indagato per omicidio colposo plurimo. Un atto dovuto, a quanto pare... ma non vorrei mai essere nei panni del magistrato che deve occuparsene, di simili "atti dovuti". :-/

Libertà Vs Sicurezza

All'indomani dei recenti attentati terroristici a Parigi, il procuratore nazionale antiterrorismo Franco Roberti ha affermato che «forse dobbiamo essere pronti a rinunciare ad alcune delle nostre libertà personali, in particolare dal punto di vista della comunicazione». Secondo un sondaggio realizzato per l'occasione, più di 8 italiani su 10 sarebbero disposti a rinunciare a parte della libertà individuale, o a vedere applicate misure straordinarie, in cambio di maggiore sicurezza. Leggo tutto questo, e ripenso alla citazione di Benjamin Franklin che è stata scelta l'altroieri come aforisma del giorno di Wikiquote...
Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza.
La versione originale, parafrasata in svariati modi, sarebbe...
Those who would give up essential Liberty, to purchase a little temporary Safety, deserve neither Liberty nor Safety.
E tu, a cosa tieni di più: alla tua libertà, oppure alla tua sicurezza?
[La vignetta che apre il post, nella quale il preambolo della Costituzione degli Stati Uniti d'America «We the People» si contrappone a «We the peepers», noi "guardoni" dell'NSA, l'ho trovata su ImageGator]

venerdì 20 novembre 2015

Aridatece #tuttipazziperamore

Come passa il tempo! Sono trascorsi oltre cinque anni e mezzo da quando scrissi quanto mi piacesse Tutti pazzi per amore, la divertente fiction della quale in quel periodo Raiuno stava trasmettendo la seconda stagione. Ne è stata in seguito prodotta una terza, la cui ultima puntata è andata in onda il 1° gennaio 2012, dopodiché si è deciso di dire basta. A spiegare le ragioni di tale scelta è stata l'attrice Carlotta Natoli, che impersonava Monica: «con questa serie è stato introdotto un nuovo genere, che è andato molto bene, ma preferiscono lasciarla all'apice piuttosto che rischiare di rovinarla come spesso accade quando si cerca di cavalcare l'onda facendo una serie dopo l'altra». Come ci sono rimasta male quando l'ho letto...
Alberto Viotto, autore dell'interessante Libro dei proverbi falsi scaricabile gratis in ebook, ha osservato che il detto «Chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia ma non sa quel che trova» non sempre è veritiero... ma è proprio questa la prima considerazione che mi sento di fare adesso che sto seguendo la nuova fiction È arrivata la felicità, anch'essa come Tutti pazzi per amore trasmessa da Raiuno, ideata da Ivan Cotroneo e diretta da Riccardo Milani. Su Twitter ho letto commenti al riguardo che vanno dal soddisfatto all'entusiastico, e magari pure gli ascolti sono buoni... ma non c'è niente da fare, la sottoscritta preferiva di gran lunga Tutti pazzi per amore. Erano più simpatici gli attori, più brillante e meno prevedibile la trama, più gradevoli anche le trovate sopra le righe, come i personaggi che all'improvviso si mettevano a cantare e ballare i successi della musica leggera italiana; in È arrivata la felicità tutt'al più c'è Angelica (Claudia Pandolfi) che ha le visioni del marito scomparso Gianluca (Ettore Bassi), mentre Orlando (Claudio Santamaria) vede la moglie Claudia (Caterina Murino), talmente viva e vegeta da averlo mollato per un altro... e dopo la prima puntata già non ne potevo più di questo espediente, che ha imperversato anche negli episodi successivi.
Se finora non mi sono persa nessuna delle puntate andate in onda è stato un po' perché la visione di questa fiction è una delle poche cose che mi trovano d'accordo con la mi' mamma – televisivamente parlando, s'intende! ;-) – ma anche perché ero proprio curiosa di vedere se sarebbe arrivato qualche guizzo a ravvivare una sceneggiatura alquanto piatta... e ieri sera è successo. Sorvolando sul ricongiungimento tra Valeria (Giulia Bevilacqua) e Rita (Federica De Cola) – una coppia lesbo in prima serata su Raiuno, non c'è più religione! ;-) – e sui colpi di scena relativi al triangolo amoroso senior formato da Pietro (Alessandro Roja), Cristiana (Myriam Catania) e Nunzia (Simona Tabasco) – all'inizio quest'ultima non la sopportavo, ma la sto rivalutando – e al triangolo junior composto da Umberto (Andrea Lintozzi Senneca), Laura (Greta Berti) e quell'odiosa str***etta di Bea (Giorgia Berti)... la puntata di ieri sera era incentrata sulle attesissime nozze fra Vittorio (Paolo Mazzarelli) e Angelica (Claudia Pandolfi), la quale pareva determinata a soffocare i sentimenti che provava in segreto, ricambiata, per Orlando (Claudio Santamaria). Solo che, scusa se sto spoilerando, per quel matrimonio era fin troppo prevedibile un finale a schifìo, e infatti... Dapprima Angelica interrompe la cerimonia confessando di non essere più innamorata di Vittorio, e subito dopo Orlando raggiunge l'amata in chiesa e i due piccioncini fuggono a "infrattarsi" in riva al mare, incuranti del pandemonio che si stanno lasciando dietro le spalle.
Mi domando che effetto abbia fatto a Claudia Pandolfi interpretare un ruolo che per lei dovrebbe risultare piuttosto autobiografico. È vero che lei nel 1999 non scappò via dall'altare, ma disse sì al collega Massimiliano Virgilii... però è altrettanto vero che il matrimonio durò appena un mese, perché nel cuore di lei c'era già il veejay Andrea Pezzi, con il quale l'attrice si è concessa una fuga romantica in Israele poco dopo essere rientrata dalla fallimentare luna di miele con Virgilii. La mia opinione su un simile modo di fare me la tengo per me, perché anche se la Pandolfi è un personaggio pubblico stiamo parlando pur sempre di fatti privati; mi limiterò banalmente ad osservare che in certi casi bisognerebbe pensarci molto ma molto bene prima. All'epoca dei fatti empatizzai tantissimo con il povero Virgilii, il quale a distanza di anni ha ancora il dente avvelenato nei confronti della donna che gli spezzò così crudelmente il cuore... e devo ammettere che, se fossi la sua attuale consorte, sarei un po' gelosa di un così duraturo risentimento.

giovedì 19 novembre 2015

Senza parole

L'anno scorso ho condiviso sul mio tumblr l'immagine qui sotto, tratta da ScienceDump.


«E se il nostro utilizzo degli emoji divenisse gradualmente così esteso da farci tornare di fatto a scrivere in geroglifici?», recitava la scritta. Ebbene, quello che all'epoca poteva sembrare null'altro che un paradosso, un'iperbole, pian piano "rischia" di diventare realtà. È notizia di questi giorni che la parola dell'anno scelta dai prestigiosi dizionari Oxford perché «riflette meglio l'ethos, l'umore e le preoccupazioni del 2015» non ha lettere e non si può pronunciare perché, a differenza delle altre "candidate" sulle quali ha avuto la meglio, da refugee (rifugiato) a sharing economy (consumo collaborativo)... non è neanche una parola, bensì un pittogramma: sto parlando dell'emoji qua sotto.


Oramai sono diventata talmente guardinga nei confronti di ciò che leggo in Rete che sulle prime ho sospettato si trattasse di una bufala o di un pesce d'aprile fuori stagione... ma a quanto pare è tutto vero. La faccina in questione, ufficialmente denominata "Face with Tears of Joy" ovvero faccia con lacrime di gioia, ha il significato di "sto ridendo fino alle lacrime"... ma la vedo usata non di rado in maniera impropria, e ciò non è proprio il massimo per un'immagine che dovrebbe veicolare un concetto in maniera immediata e inequivocabile. :-/
Concludendo... Ironia della sorte, per questa notizia ci sarebbe da ridere per non piangere... ;-)

mercoledì 18 novembre 2015

Esorcizzare la paura

In seguito ai drammatici attentati terroristici di venerdì sera a Parigi, i palinsesti televisivi si sono dovuti inevitabilmente adeguare alle circostanze. Come suggerisce la vignetta di Beattie condivisa su Twitter da @StanSteam2...


... «Cosa possiamo fare per ridurre la morsa della paura del terrorismo?», in giorni come questi spegnere il televisore potrebbe essere una soluzione tanto drastica quanto efficace! :-/
Del generalizzato clima luttuoso ha risentito pure il tenore dei monologhi di due comici che figurano come ospiti fissi in popolari trasmissioni di prima serata.
Ieri sera a diMartedì è andato in onda un Maurizio Crozza in tono minore, che si è posto – e ha posto ai telespettatori – la domanda «Quanto deve essere vicina una barbarie perché ci colpisca come esseri umani? Cioè, piangiamo solo le città di cui abbiamo un souvenir attaccato sul frigo?», dal momento che di norma le stragi che avvengono in località più remote non hanno affatto la stessa risonanza mediatica dei fatti di Parigi, di sicuro non in Italia. Se da una parte la sua osservazione fa riflettere, dall'altra mi pare abbastanza normale che noi italiani ci sentiamo maggiormente coinvolti da quel che succede in Francia, un Paese confinante visitato da molti di noi per turismo o per altre ragioni: è la paura, l'umanissima paura alla quale alludeva lo stesso Crozza, a farci percepire le sparatorie di Parigi come un presagio di pericolo assai più incombente rispetto a ciò che accade a mezzo mondo di distanza.
In fondo il monologo di Crozza, tra una riflessione serissima e l'altra, denotava una certa leggerezza – la maccheronica autodenuncia «Je suis un crétin totalement brancolant dans la nuit» un sorriso me l'ha strappato :-) – mentre ho avvertito uno spirito ben diverso nell'intervento che Luciana Littizzetto, accantonando del tutto la sua consueta irriverente verve, ha proposto domenica sera a Che tempo che fa. "Lucianina" ha parlato di resilienza – «È una parola bellissima: vuol dire capacità di far fronte ai traumi in maniera vitale, è forza di ricostruirsi, restando sensibili alle cose positive che la vita offre, senza perdere umanità» – e ha letto l'articolo di Aldo Cazzullo pubblicato sabato sul Corriere.
Per la serie «Come usare l'umorismo per umanizzare», concludo con la foto di un cartello vista sulla pagina Facebook di Canvas People-Power.


«Mia moglie è musulmana e non è una terrorista, ma ho paura di lei lo stesso». :-D

martedì 17 novembre 2015

Pensieri che contano

Nel mio post del 26 ottobre scorso, che prendeva spunto dalla raccolta 17 Graphs That Are Way Too Real For Introverts pubblicata su BuzzFeed, commentai l'immagine che mi aveva colpita più di tutte, ovvero questa qui sotto...


... con le seguenti parole: «Questa poi... Mi ci riconosco talmente tanto che me la farei stampare su una maglietta da indossare tutti i giorni a tutte le ore! :-)».
Ebbene, non riesco a esprimere a parole lo stupore che ho provato quando sabato scorso il mio amore, assieme a un altro gradito pensiero che forse costituirà l'argomento di un futuro post, ha tirato fuori questa maglietta per farmene dono.


«Nooooo, non ci credo... me l'hai fatta stampare per davvero?! D'ora in poi mi toccherà ponderare ancora di più quello che scrivo nel blog!»... o meglio, questa è la traduzione in italiano di senso compiuto dei farfugliamenti che devono essere usciti dalla mia bocca in quel frangente, tanto per ribadire per l'ennesima volta quanto quel disegno rispecchi la mia indole! ;-)
Purtroppo dovrà passare ancora un bel po' di tempo perché io possa tener fede al mio proposito di indossare la maglietta: con queste temperature in continuo calo sarebbe un tantino azzardato che io me ne andassi in giro con una t-shirt di cotone a maniche corte, non trovi? Comunque la conserverò con cura per poterla esibire durante la bella stagione. :-) Che dire... a chi non è coinvolto magari sembrerà poca cosa, ma per me ha un valore enorme! <3
Questo episodio mi fornisce lo spunto per una piccola riflessione che mi permetto di formulare sulla base della mia (in)esperienza sentimentale: se la persona con cui stai ti fa sentire speciale e libero/a di essere te stesso/a, dimostra di amarti e apprezzarti proprio così come sei, ha a cuore il tuo bene, ti sta vicino/a come non mai nel momento del bisogno e presta attenzione a ciò che comunichi scrivendo, parlando o con le semplici espressioni del volto... beh, allora direi che non è il caso di lasciarselo/a scappare! :-) Se invece il/la tuo/a partner non risponde a questi requisiti, ti consiglierei di pensarci bene, evitando di trascinare più a lungo del dovuto una relazione che difficilmente potrà regalarti quella felicità che è più che giusto aspettarsi da una storia d'amore.

lunedì 16 novembre 2015

Parigi nel cuore

Non posso certo dire che non sia stato piacevole, lo scorso fine settimana, dal momento che l'ho trascorso col mio amore... ma purtroppo le giornate sono state funestate dalle terribili notizie provenienti da Parigi. (Gli ultimi due post pubblicati li avevo pianificati prima di partire) Lì per lì, venerdì sera, mi pareva tutto abbastanza irreale: soltanto il giorno dopo mi sono resa davvero conto della spaventosa gravità di quanto era accaduto. Sui social hanno cominciato a proliferare le opinioni più disparate, da chi invitava a pregare a chi manifestava intenti decisamente più bellicosi; Libernazione ha provato a classificare gli status più ricorrenti. Per quanto mi riguarda ho preferito non sbilanciarmi, e a posteriori posso dire che la ragione sia ben spiegata nell'immagine qui accanto...
Oggi però desidero condividere alcuni spunti che ho raccolto, e che messi insieme dovrebbero dare un'idea del mio pensiero. Innanzitutto invito a leggere il post che Giovanna Cosenza ha scritto «più come persona che come studiosa e docente universitaria». Mario Calabresi, direttore de La Stampa, ha espresso alcune riflessioni significative nel suo editoriale di ieri. Ma sono rimasta ancora più colpita dal post di Luca Dini, direttore di Vanity Fair, dal quale estrapolo un ampio frammento.
Tanti, in questi giorni, invocheranno il minuto di silenzio. Per questi ‘politici’ non basterebbe una vita.
Ma non meritano una parola di più. Preferisco ispirarmi alla giocosa, gioiosa occupazione, e chiedere – per rendere omaggio ai cento e passa ragazzi morti e feriti mentre facevano quello che tutti i ragazzi del mondo dovrebbero poter fare il venerdì sera, ascoltare musica, ridere, stare insieme – un minuto di casino.
Ripetere che può succedere anche da noi non salverà nessuno. Perché continua a essere più probabile morire attraversando sulle strisce, e comunque non si può smettere di vivere per paura di morire. E allora ascoltate la musica a tutto volume, ballate, cantate, uscite in minigonna, ridete, godetevi il vento nei capelli, e se qualcuno dice ‘non c’è più religione’ rispondete: ‘evviva’.
Un minuto di casino per i ragazzi di Parigi. Per non smettere di vivere prima di morire.
Ecco un paio di immagini che mettono in guardia contro le discriminazioni razziali e religiose...

L'umanità dovrebbe essere la nostra razza. L'amore dovrebbe essere la nostra religione.
Nessuno pensa che queste persone [gli affiliati al Ku Klux Klan, NdC] rappresentino i cristiani.
Perché allora così tanti pensano che queste persone
[i terroristi dell'ISIS, NdC] rappresentino i musulmani?
(via 360)
Merita la massima diffusione questo tweet di ‏@Limportant_fr:
Gli attentati a Parigi fanno capire come mai delle famiglie si imbarchino su dei gommoni per fuggire dal loro paese.
La nuova provocatoria vignetta di Jenus...


... fa il paio con quella che era stata pubblicata all'indomani dell'attentato alla sede di Charlie Hebdo, e che è tornata tristemente di attualità.


Ecco una citazione dello scrittore partenopeo Luciano De Crescenzo riproposta su Facebook da Ciro Saittello:
Guagliù stateme a 'ssentì, questo è il bene ... e questo è il male. Il bene è il dubbio, quando voi incontrate una persona che ha dei dubbi state tranquilli, vuol dire che è una brava persona, vuol dire che è democratico, che è tollerante, quando invece incontrate quelli che hanno le certezze, la fede incrollabile, e allora stateve accorte, vi dovete mettere paura, perché ricordatevi quello che vi dico: la fede è violenza, la fede in qualsiasi cosa è sempre violenza.
Decisamente più citata in questi giorni è stata Oriana Fallaci, a tal punto che le è stata dedicata la pagina Facebook Le profezie di Oriana, dai chiari intenti satirici. Alessandro Chiometti ha scritto una vibrante lettera aperta ai "fan" dell'indimenticata scrittrice fiorentina.
Ancora qualche altra citazione:
L'oscurità non può scacciare l'oscurità: solo la luce può farlo. L'odio non può scacciare l'odio: solo l'amore può farlo.
L'odio ha causato molti problemi nel mondo, ma non ne ha ancora risolto nemmeno uno.
Combattere per la pace è come s***are per la verginità.
[Non ho potuto fare a meno di notare quanto questa somigli a una delle battute più riuscite di Alberto Patrucco... Chi avrà copiato chi?]
Concludo condividendo il video con il testo dell'unico brano capace di alleviare l'inquietudine che provo in questo momento, con buona pace di Mario Adinolfi che l'ha bollato come una "canzonetta antireligiosa", nientemeno: Imagine di John Lennon.

domenica 15 novembre 2015

Words of wisdom

Quest'oggi mi limito a condividere velocemente un paio di perle di saggezza... sulla saggezza. :-)
Trattasi di due immagini con del testo, una delle quali è tratta da Collective Evolution...

Una persona intelligente risolve un problema. Una persona saggia lo evita.
(parola del grande Albert Einstein, ma sarà vero?)
... e l'altra da Spirit Science.

Ieri ero intelligente, quindi volevo cambiare il mondo. Oggi sono saggio, perciò sto cambiando me stesso.
(Rumi)
[La colonna sonora di questo post è Let It Be dei leggendari Beatles; qui il testo, e qui la traduzione]

sabato 14 novembre 2015

Cieli che non si vedono tutti i giorni

È trascorso qualche giorno dalla sua pubblicazione, ma l'Astronomy Picture of the Day dell'8 novembre scorso, A Quadruple Sky Over Great Salt Lake, è di una bellezza tale da non meritare di finire nel dimenticatoio. Michael Wilson è riuscito a immortalare un gruppo di persone piuttosto consueto, con sullo sfondo una congiunzione astrale assai più infrequente!


Ecco la traduzione della relativa spiegazione.
Questo era un cielo da mostrare ai bambini. Nel complesso, tre figli, tre pianeti, la Luna, una stella, un aereo e una mamma sono stati tutti catturati in un'unica immagine vicino al Gran Lago Salato nello Utah, ai primi di settembre del 2005. A parte l'aereo e il quartetto a terra , questo cielo occupato da una coincidenza quadrupla è stato visibile la settimana scorsa in tutto il mondo. L'oggetto più semplice da individuare è stato la Luna crescente, che è facilmente il corpo celeste più brillante nell'immagine proposta. Venere è il pianeta più alto nel cielo, con Giove alla sua destra. La luminosa stella Spica completa il quartetto appena sotto Venere. La scia all'estrema destra è un aeroplano. La mamma è seduta. Il nonno, apprezzando la bellezza del momento, ha scattato la foto. Questa settimana il cielo prima dell'alba ha mostrato una simile congiunzione di pianeti.

venerdì 13 novembre 2015

A cena con Groupon

Tempo fa mi sono registrata su Groupon, ma finora ho approfittato di ben pochi deal; così si chiamano le offerte a prezzo scontato rese disponibili per un periodo di tempo più o meno limitato. E fino all'inizio di quest'anno non avevo mai acquistato coupon per pasti al ristorante, anche perché avevo letto recensioni di utenti Groupon che lamentavano un trattamento da clienti di serie B,
e ciò mi aveva resa diffidente. Lo scorso mese di febbraio, però, ho deciso di prendere un paio di coupon spendibili presso ristoranti della mia zona che godono di una certa fama, e a un po' di giorni dall'ultima apprezzabile mangiata – sì, lo so, sono passati mesi, il perché lo chiarirò più avanti – faccio il punto delle mie esperienze mangerecce con Groupon. :-P
Sabato 7 febbraio scorso sono andata a cena fuori col mio amore al ristorante Don Ambrosio di Silvi Marina, riscattando il coupon acquistato quattro giorni prima al costo di 24,99 €, che prevedeva un menu con tagliata di carne per due persone del valore di 74,00 € (stabilito sulla base del prezzo medio praticato).


I nove etti di tagliata erano preceduti da un antipasto a base di salumi, formaggi e bruschette, e accompagnati da un calice di vino dell’azienda agricola San Lorenzo. La prenotazione l'avevo effettuata senza problemi tramite il sito MyTable. Tutto ottimo... peccato solo che non ci abbiano portato il pane: per me che in genere ne faccio a meno poco male, ma mi è dispiaciuto per il mio tesoro, gran consumatore di michette. :-* Forse, però, sarebbe bastato chiedere, in fin dei conti...
Il 24 ottobre scorso ho usufruito, presso il ristorante Péscì di corso Manthonè a Pescara, del secondo coupon, acquistato il 6 febbraio e riscattato il 29 agosto, il giorno prima della scadenza che al momento dell'acquisto era fissata al 29 luglio, ma in seguito era stata prorogata. Mi spiego meglio: ho dovuto far ricorso a una trafila non standard per non lasciar scadere il coupon senza averlo utilizzato. Infatti, in questo caso, tutti i miei tentativi di prenotare tramite MyTable per un sabato sera che era l'unica soluzione idonea per noi due – il coupon era valido da martedì a venerdì 12:30-14:30 e 20-22, sabato 20-22 – erano andati a vuoto per mesi; sospetto che l'esercente abbia messo a disposizione degli utenti Groupon per ciascun pasto un numero di posti molto limitato, che andava esaurito in fretta. Per questo in prossimità della scadenza ho contattato direttamente il ristoratore, gli ho spiegato la situazione e lui ci è venuto incontro permettendoci di usare il coupon quasi due mesi dopo la sua scadenza: ho davvero apprezzato la sua disponibilità e gentilezza.
Il coupon, del costo di 34,99 €, era valido per un menu di pesce per 2 persone: entrée, antipasto, primo, secondo, dolce e calice di vino per un valore di 91,00 € (sempre stabilito sulla base del prezzo medio praticato). Davvero soddisfacente: anche qui ci si dovrà tornare, prima o poi! :-P Agevolo un'istantanea degli strangozzi alle vongole veraci...


Tra una mangiata e l'altra, il 2 ottobre scorso – anche in questo caso la prenotazione non è filata del tutto liscia, ma ti risparmio i dettagli – era stato il mio amore a portarmi a cena fuori con Groupon presso il ristorante Acqua e Fuoco di Lissone (le meravigliose pizze napoletane DOC che ho mangiato assieme a lui in Brianza, roba che qui in Terronia me le sogno, meriterebbero un post a parte). Il deal – i cui dettagli ho estorto al mio cavaliere per poter scrivere questo post ;-) – comprendeva un antipasto con fantasia di bruschette – solo pomodoro, in realtà – e parlava di gnocco fritto all you can eat... al che, abituata com'ero ai ristoranti "giappocinesi" all you can eat, mi sarei aspettata che una volta spazzolato il primo tagliere misto con selezione di salumi e formaggi assortiti ce ne avrebbero portato un altro, e poi un altro ancora finché non avessimo implorato pietà detto basta, ma così non è stato: abbiamo dovuto farcene bastare uno solo. ;-)


Comunque mentirei se dicessi che quando mi sono alzata da tavola ero ancora affamata, o che non sono rimasta soddisfatta. Considerato il costo del coupon – 16,90 € – si è trattato sicuramente di un buon affare, ma che di norma una cena del genere costi 69,00 €, come dichiarato nel deal... beh, mi si conceda un po' di scetticismo!
In conclusione, i deal gastronomici di Groupon mi sembrano un buon sistema per concedersi qualche buono sfizio culinario a prezzi imbattibili – che con la crisi non ancora alle spalle è cosa da non sottovalutare – e per scoprire posti nuovi dove poter tornare a soddisfare le proprie papille gustative... :-)

giovedì 12 novembre 2015

La bellezza naturale di un lago artificiale

Una volta il mio prof di fotografia Stefano Lista ci suggerì che la stagione migliore per fotografare il lago di Campotosto, il più grande lago artificiale d'Abruzzo, è... fuori stagione: non in piena estate, insomma. Aveva specificato anche il periodo più adatto, ma non me lo ricordo. Però, se tanto mi dà tanto, chi ne ha l'opportunità potrebbe approfittare degli ultimi scampoli di questa estate di San Martino per concedersi una bella gita fuori porta in compagnia della sua fotocamera... :-)
Ecco alcune foto del lago tratte dalla pagina Facebook di Paesaggi d'Abruzzo.

(foto di Vincenzo Mazza)
(foto di Lorenzo d'Isabella)
(foto di Francesco D'Alonzo)
(foto di Lorenzo Sgalippa)
Certe volte penso che dovrei crearlo anch'io, un sito web o una pagina FacebUHUHUHUHUHUHUH per metterci cosa?!?!?!? Se ho almeno un migliaio di foto ancora da sviluppare... ;-)

mercoledì 11 novembre 2015

Su Facebook e privacy

Periodicamente su Facebook riprende a circolare una sorta di catena di Sant'Antonio che mette in guardia contro possibili utilizzi non autorizzati dei propri dati condivisi sul social, e che negli ultimi giorni ho letto più volte in una forma identica o simile alla seguente:
A partire da oggi 3 novembre 2015 alle ore 13:40 ora italiana, non do a Facebook o agli enti associati a facebook il permesso di usare le mie immagini, informazioni o pubblicazioni, sia del passato e il futuro. Per questa dichiarazione, dò avviso a Facebook che è severamente vietato divulgare, copiare, distribuire o prendere qualsiasi altra azione contro di me in base a questo profilo e / o il suo contenuto. Il contenuto di questo profilo sono informazioni private e riservate. La violazione della privacy può essere punita dalla legge (UCC 1-308-1 1 308-103 e lo statuto di Roma). Nota: Facebook è ora un'entità pubblica. Tutti i membri devono pubblicare una nota come questa. Se preferisci, puoi copiare e incollare questa versione. Se non pubblichi una dichiarazione almeno una volta, starai tacitamente permettendo l'uso delle tue foto, così come le informazioni contenute negli aggiornamenti di stato di profilo.
Non condividere. Devi copiare e incollare
A tal proposito, consiglio di leggere il post di Paolo Attivissimo dal quale ho copincollato il testo.
Contro tale genere di bufala – perché di questo si tratta – ha preso posizione anche un addetto ai lavori, Guido Saraceni, docente di Filosofia del Diritto e di Informatica Giuridica presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Teramo. E l'ha fatto con un'arguzia tale da riscuotere un enorme successo sui social... e da indurre la sottoscritta, da sempre refrattaria alle asperità del lessico giuridico, ad accarezzare l'idea di frequentare Legge anche solo per assistere alle sue lezioni! :-)
Il 30 novembre dello scorso anno il professor Saraceni – mi fa uno strano effetto chiamarlo così, tanto più che sembra talmente giovane – ha pubblicato sulla sua pagina Facebook il seguente messaggio di stato:
Avviso agli studenti di informatica giuridica
Chi tra di voi ha pubblicato sul suo profilo una sorta di autocertificazione a tutela della privacy è pregato di chiudere per sempre l'account facebook - per evitare di procurare danni a persone o cose-, lasciare la Facoltà di Giurisprudenza ed iscriversi a Scienze degli Snack al Formaggio. Andiamo male ragazzi, molto, molto male.

Il 4 novembre scorso, essendo ritornato prepotentemente in auge un fenomeno che sembrava ormai sopito, Saraceni si è espresso di nuovo sulla questione scrivendo...
Titolo: avviso agli appassionati di privacy e social network.
Sottotitolo: una leggera sfumatura giuridica.
Il novantanove per cento dei vostri “amici” sono perfetti sconosciuti; citate frasi di autori che non avete mai letto; condividete foto del vostro grande amore scattate con il telefono che vi ha regalato l’amante per S. Valentino; vi vantate di risultati mai ottenuti recitando una felicità che non avete mai provato in tutta la vostra vita.
Insomma, l’unica cosa vera del vostro profilo è il nome - e spesso neanche quello.
Per questo motivo, vi invito a smetterla di chiedere ai gestori di Facebook che rispettino la vostra privacy. Al massimo, dovreste pretendere che vi paghino i diritti d’autore.
Andiamo male internauti.
Molto. Molto male.

Il nostro eroe ha anche un blog, nel quale l'altro giorno ha pubblicato un post raccogliendo alcune pungenti risposte rivolte a coloro che lo avevano attaccato per i suoi inattaccabili post su Facebook. In particolare mi ha divertita questo frammento, tratto dal punto 3, che fa riferimento al ben noto #jesuischarlie: «Alla fin fine, pochissimi di noi possono dire di essere veramente Charlie. La maggior parte assomiglia di più a Snoopy» [Già che ci siamo... se ti fidi della mia opinione, non andare a vedere Snoopy & Friends – Il film dei Peanuts, a meno che tu non debba accompagnare un bambino piccolo. L'ho visto giusto ieri, ed è stato una delusione pazzesca]
[I memi che ho inserito nel post li aveva condivisi un mio amico, indovina un po'?, su Facebook :-)]