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giovedì 28 maggio 2015

Solidarietà femminile

L'altroieri ho avuto il piacere di ricevere di persona personalmente dalle mani della professoressa Enza Liberati – tra le sue molteplici attività c'è infatti quella di docente di Enogastronomia presso l'Istituto Alberghiero di Pescara – una copia di Per amore e per gusto, un'antologia di novanta ricette tipiche della tradizione culinaria abruzzese, liberamente reinterpretate secondo le esigenze della vita quotidiana della donna di oggi. Il progetto è stato realizzato dal Club di Chieti del Soroptimist International – organizzazione internazionale di donne impegnate nelle professioni e negli affari che lavorano per la promozione dei diritti umani e per il miglioramento della condizione femminile – in collaborazione con il Sodalizio Lady Chef, coordinato dalla summenzionata Enza Liberati.
Sono davvero soddisfatta dell'acquisto per più di un motivo: non soltanto il ricettario è di ottima qualità fin dalla stampa – e per giunta propone un'ampia gamma di ricette incredibilmente invitanti corredate da fotografie tali da invogliare persino una pigra come la sottoscritta a mettersi ai fornelli ;-) – ma soprattutto una parte del ricavato della vendita dei volumi andrà al Centro Alpha di Chieti per il completamento di una casa rifugio (a indirizzo segreto) che accoglie le vittime di violenza.
Per amore e per gusto potrà essere acquistato presso la libreria De Luca a Chieti e nel corso dei principali eventi enogastronomici organizzati in Abruzzo; ulteriori recapiti puoi trovarli qui. Se hai problemi a reperirne una copia, contattami pure in privato – il mio indirizzo e-mail lo trovi qui accanto – e vedrò di adoperarmi con piacere per procurartelo: è davvero un bel libro da regalare... e da regalarsi! :-)
P.S.: Il mio post si può considerare un breve sunto di questo articolo pubblicato su L'Abruzzo è servito, un sito che trovo degno di nota a cominciare dal logo riportato qui a fianco, che mi ricorda tanto uno dei miei adorati arrosticini! ;-)
[Nella foto che apre il post, uno dei primi piatti presentati nel volume: gli spaghetti con le sarde e il peperone rosso di Altino, "firmati" dalla chef Antonina Di Giacomo]

mercoledì 27 maggio 2015

Italia fanalino di coda

Alcuni spunti relativi al referendum che in Irlanda, nella cattolicissima Irlanda, ha visto prevalere nettamente il sì al matrimonio gay.
Un tweet di @karltims:

C'è un grande arcobaleno gay su Dublino, se quello non è Gesù che vota sì io non so che cos'è
(Per chi non lo sapesse, la bandiera arcobaleno è il simbolo del movimento di liberazione omosessuale)
Ma in Italia, a che punto siamo? Parecchio indietro, ahimè: ci pensa Prugna a ricordarcelo... :-/


Andrea è talmente scoraggiato da dire che in Italia non c'è speranza. Infatti, mentre l'arcivescovo di Dublino prende atto del risultato del referendum, il segretario di Stato vaticano parla addirittura di «sconfitta per l'umanità». Un'espressione che, come osserva Massimo Gramellini, andrebbe riservata a ben altro tipo di situazioni rispetto al riconoscimento di un sacrosanto – monsignor Parolin mi perdonerà la scelta dell'aggettivo ;-) – diritto civile.
Ma non disperiamo: come scrive Daria Bignardi, «un giorno sorrideremo di quando Italia voleva dire Medioevo». Chissà quanto si dovrà aspettare, però...
Il mio punto di vista al riguardo si riassume nelle parole di Luca Bottura:
Colgo comunque la felice contingenza irlandese per riformulare la domanda a chi osteggia i matrimoni gay: esattamente, cosa vi toglierebbero?
E finché non riceverò una risposta abbastanza convincente da farmi cambiare idea, rimarrò della mia opinione, ovviamente favorevole... :-)

martedì 26 maggio 2015

Quando la vita ti mette alla prova

Negli ultimi anni mi è capitato di frequentare, più spesso in qualità di visitatrice che di paziente, svariati reparti ospedalieri; in molti di essi ho notato appese alle pareti tele dipinte a mano, quadretti ricamati a punto croce, targhe d'ottone incise e persino maioliche di Castelli personalizzate... e poi un bel po' di lettere scritte di proprio pugno dai pazienti dopo le dimissioni, tutto questo a titolo di ringraziamento per la professionalità e l'umanità dimostrate nei loro confronti da medici e infermieri nel corso della degenza. Se devo essere sincera, per quella che è stata finora la mia esperienza più o meno diretta, faccio fatica a richiamare alla memoria qualcuno che meriti davvero un simile riconoscimento. Non stento a credere che alcuni pazienti vengano in effetti trattati coi guanti – anche perché, l'ho constatato di recente, pure in questo campo avere le "giuste conoscenze" ha il suo peso – e mi rendo conto che con altri particolarmente "im-pazienti" sia più problematico avere a che fare... ma io trovo che il valore di un essere umano non si misuri da come tratta i propri pari, né tantomeno i superiori, bensì da come si comporta con coloro che sono più deboli e smarriti, e con le persone a loro vicine... e, salvo rare e lodevoli eccezioni, generalmente il modo di fare mi è sembrato assai più duro e scortese del dovuto. Stasera non mi va e non riesco a scrivere altro... ma sentivo il bisogno di sfogarmi un po', ecco.

domenica 24 maggio 2015

Pescara come non l'avevo mai vista

Il post di stasera è un tantino "al risparmio", nel senso che si tratta di quel genere di contenuti che di solito mi limito a pubblicare sul mio blog notes... ma oggi è stata una giornata pesante, temo che ce ne saranno altre nell'immediato futuro, e non ho voglia di scrivere granché, soltanto di condividere qualcosa che trovo bello.


Il video qua sopra, Pescara, ritmo urbano - timelapse, è stato prodotto e realizzato dal fotografo e videomaker Giovanni Lattanzi per Meraviglia Italia e mostra la frenesia e il traffico della mia città sotto una luce – e delle ombre – per me abbastanza insolite: passino il fiume e il Ponte del Mare, ma persino scorci non proprio degni di nota dal punto di vista architettonico, come i piloni dell'asse attrezzato e gli sgraziati palazzoni che caratterizzano pure la zona in cui vivo, in queste riprese acquistano un fascino insospettabile. :-)

venerdì 22 maggio 2015

Alla ricerca della felicità

Sono giornate parecchio impegnative, queste. Una situazione già tutt'altro che facile all'improvviso si è complicata all'ennesima potenza, diciamo... e, quando mi sento sopraffatta dalla tristezza e dalla preoccupazione e le forze sembrano venir meno, non so proprio come farei a resistere se non potessi contare sull'inestimabile supporto di un uomo straordinario che sa starmi incredibilmente vicino anche quando è fisicamente distante. <3
Oltre a questo, nei momenti difficili l'anima ha bisogno di nutrirsi di messaggi positivi, mi pare naturale. Uno l'ho trovato per caso gironzolando tra le pagine di Live Life Happy, il blog al quale ho dedicato un post giusto l'altro giorno: mi riferisco a questo articolo, del quale desidero riportare qui di seguito la traduzione.
Come possiamo essere felici?
Una volta un gruppo di cinquanta persone stava assistendo a un seminario. All'improvviso il relatore si fermò e decise di fare un'attività di gruppo. Cominciò col dare a ogni partecipante un palloncino. A ciascuno fu chiesto di scrivere il proprio nome su di esso con un pennarello. Quindi tutti i palloncini vennero raccolti e messi in un'altra stanza.
Dopodiché i partecipanti vennero fatti entrare in quella stanza e fu chiesto loro di trovare il palloncino recante il proprio nome scritto sopra entro cinque minuti. Tutti andavano freneticamente in cerca del loro nome, scontrandosi l'uno con l'altro, spintonando gli altri, e c'era il caos più totale.
Allo scadere dei cinque minuti nessuno era riuscito a trovare il proprio palloncino. A questo punto a ciascuno venne chiesto di raccogliere un palloncino a caso e darlo alla persona il cui nome era scritto su di esso. Nel giro di pochi minuti ognuno aveva il proprio palloncino.
Il relatore quindi disse: «Questo è ciò che sta succedendo nelle nostre vite. Tutti sono freneticamente alla ricerca della felicità dappertutto, senza sapere dove si trova. La nostra felicità risiede nella felicità di altre persone. Date loro la loro felicità; otterrete la vostra felicità. E questo è lo scopo della vita umana... la ricerca della felicità».
P.S.: Toh, mi sono appena resa conto che questo è già il terzo post che intitolo così, il secondo nel giro di un paio di mesi...

giovedì 21 maggio 2015

Perché alla fine ci sia sempre un lieto fine...


Due notizie di segno opposto, entrambe uscite oggi, che si ricollegano a un mio post di recente pubblicazione...
Annarita Sidoti, campionessa mondiale ed europea della marcia negli anni '90, si è spenta all'età di appena 45 anni non ancora compiuti lasciando marito e tre figli in seguito a «una lunga malattia», come hanno pudicamente parafrasato parecchi giornalisti: trattavasi per la precisione di un tumore contro il quale la minuscola marciatrice siciliana ha lottato con tutta sé stessa per diversi anni, ma alla fine purtroppo ha dovuto cedere.
Notizie decisamente più confortanti arrivano sul conto di Emma Bonino, alla cui lotta contro il cancro ho accennato nel post summenzionato: parlando ai microfoni di Radio Radicale, la politica ha reso noto che «Il bollettino medico contiene una buona notizia, perché gli esami clinici e la Tac fatti in questi giorni evidenziano una disapparizione di ogni evidenza di cancro, e quindi è il meglio che mi potevo aspettare». La Bonino ha voluto parlare anche per trasmettere un messaggio di speranza ai tanti malati «che stanno seguendo dei percorsi e delle terapie per questo tipo o altro tipo di sfide che ci troviamo ad affrontare». Non sono molti i pazienti che possono vantarsi come lei di aver ricevuto una telefonata dal Papa: «Mi ha confortato e mi ha detto affettuosamente che l'erba cattiva non muore», spiritosone di un Bergoglio! ;-) La sua battaglia comunque non è ancora conclusa: la coriacea leader radicale dovrà affrontare una radioterapia preventiva al cervello e osservare un lungo periodo di riposo... dopodiché ci si augura che recupererà la forza necessaria per combattere non solo per sé, ma anche per i suoi ideali politici.
Sogno una realtà in cui guarigioni come quella della Bonino siano la norma, e casi come quello della Sidoti diventino eccezioni sempre più rare fino a scomparire del tutto. Prima o poi ci si arriverà, ne sono certa... ma quanto tempo ci vorrà? Essere ben informati al riguardo, non sottovalutare il minimo sintomo sospetto, sottoporsi ai controlli consigliati dal medico e soprattutto sostenere la ricerca: ecco quello che tutti noi possiamo fare affinché quel felice momento si avvicini sempre più.

lunedì 18 maggio 2015

Cerchi l'ispirazione?

Di ritorno da un lungo weekend di ferie durante il quale sono stata felicemente impegnata offline – beh, più o meno ;-) – riprendo timidamente la mia attività bloggatoria condividendo la traduzione di alcune citazioni tratte dal blog Live Life Happy, sottotitolo Inspirational Quotes and Shareable Posters: una scoperta tanto recente quanto fortunata. Limitandomi ai post di più recente pubblicazione – un paio di essi li ho già condivisi anche sul mio tumblr – ché andando a ritroso nel tempo di spunti significativi ce ne sarebbero a bizzeffe...
Ricorda, il dolore cambia sempre le persone. Quindi non far loro del male, se non vuoi che cambino.
Quando sei insieme a qualcuno, impari di più sugli altri. Quando sei da solo, impari di più su te stesso. Hai bisogno di entrambe le cose.
Perdonare qualcuno non vuol dire che il suo comportamento sia ok. Significa che siamo pronti ad andare avanti. A liberarci di un peso oneroso. Per dare forma alla nostra vita, alle nostre condizioni, senza oneri superflui.
Ricorda che le più grandi lezioni di vita di solito si imparano nei momenti peggiori e dagli errori peggiori.
A volte la vita chiude le porte perché è il momento di andare avanti. E questa è una buona cosa, perché spesso non ci muoviamo, a meno che le circostanze non ci costringano a farlo.
Puoi fare quello che vuoi nella vita, ma devi ricordare una cosa: non sprecarla per qualcosa che non ne vale la pena.
Ci vuole la stessa quantità di energia per preoccuparsi e per essere positivi. Usa la tua energia per pensare cose positive, e le cose positive accadranno.
Ciò che il cuore dà via non è mai perduto. Esso viene conservato nel cuore degli altri.
Non importa quanto qualcuno ti tratti male, non scendere mai al suo livello. Mantieni la calma, sii forte, e allontanati.
Una volta ogni tanto incontrerai qualcuno che ti renderà così facile essere te stesso che ti chiederai perché mai hai finto di essere altro.
A volte la cosa peggiore che ti succede, la cosa alla quale pensi di non poter sopravvivere, è la cosa che ti rende migliore di quanto già non fossi.

giovedì 14 maggio 2015

Internet alla velocità della luce

[Beh, non esageriamo... ;-)]
Da poco più di un mese la mia famiglia è entrata nel magico mondo di TuttoFibra: due giorni dopo Pasqua è venuto un tecnico ad installare il nuovo modem...


... che ha mandato in pensione il caro vecchio router della D-Link.


Per noi, che eravamo clienti di Telecom Italia da (ben) più di dieci anni e avevamo già attiva Alice ADSL, l'offerta ha un costo di 44,90 euro al mese, incluso il modem, il traffico internet, telefonate illimitate locali e nazionali verso i fissi e verso i cellulari nazionali... e scusa se è poco! Alcuni servizi, come il 42.400 "ultima chiamata persa", non sono più attivi perché non compatibili con le linee VoIP, e in casa "qualcuno" c'è rimasto male... ma siccome il servizio Chi è risulta anch'esso incluso, non mi sembra 'sto gran problema! :-) Ovviamente, affinché il telefono funzioni, il modem deve rimanere sempre acceso; il vecchio router di notte lo spegnevo, mentre su questo mi limito a disattivare il Wi-Fi.
Un bonus fighissimo, per me che sono smartphone-munita, è l'app TELEFONO che in pratica, quando sono a casa e connessa via Wi-Fi al Modem Fibra, mi permette di usare il telefonino come se fosse un cordless, facendo chiamate tramite la linea fissa di casa senza intaccare i 400 minuti mensili inclusi nel mio piano tariffario mobile (che comunque bastano e avanzano lo stesso...).
La configurazione di cui usufruiamo è del tipo Fiber-to-the-cabinet: per ulteriori informazioni puoi guardare questo video e leggere qui... mentre, per saperne di più sulle formidabili proprietà delle fibre ottiche, prova a dare un'occhiata qui.
Se devo essere sincera, per il tipo di utilizzo che faccio della Rete, non ho tratto grandi benefici dall'aumento di velocità rispetto all'ADSL... ma devo ammettere che le misurazioni di Speedtest.net sono abbastanza impressionanti: guarda un po' qua sotto... :-O


Disclaimer: da Telecom Italia non ricevo un beneamato accidente per la stesura di questo post. Ciò non toglie che il signor Telecom potrebbe in qualche modo "sdebitarsi" evitando per qualche tempo di darci il tormento con le sue mirabolanti offerte... A questo punto direi che siamo a posto per un bel po', davvero! ;-)

mercoledì 13 maggio 2015

Fili d'argento tra i capelli

Ieri sono stata mio malgrado – non ho mai nascosto quanto poco la cosa mi entusiasmi – dalla parrucchiera, come d'abitudine ormai da qualche anno, per coprire la ricrescita di capelli bianchi. Son pochi, i maledetti... ma spiccano sulla mia chioma castana come fossero illuminati al neon, e quindi a intervalli più o meno regolari mi tocca porre rimedio. Ma non mi lamenterò più, dopo aver scoperto che pure un'icona di stile come Kate Middleton ha lo stesso problemino... e dopo aver letto lo status di purtroppo:
Per voi donne quarantenni ricrescita è il male.
Per noi uomini quarantenni ricrescita è un'utopia.
(A dire il vero, a me manca ancora un po' per raggiungere i fatidici -anta... ma ahimè, temo di essere predisposta all'incanutimento precoce)
E purtroppo, mentre all'uomo la "brizzolatura" conferisce un fascino irresisitibile, la donna con i capelli argentati non ha molti modelli di spicco paragonabili a un George Clooney per i maschietti. La sottoscritta vuol puntare in alto: quando non riuscirò più a tenere a bada la proliferazione dei capelli bianchi, sceglierò come modello d'immagine Christine Lagarde, e scusa se è poco! ;-) Invece, sarà che ho sempre diffidato dalle tendenze, ma non mi convince affatto la photogallery proposta da Repubblica.it: «Non importa se siste giovani oppure avete superato la mezza età: la nuova tendenza hairstyle invita a scegliere il grigio, in tutte le sue tonalità». Sì, certo, ce le vedo, tutte quelle modelle ventenni o poco più, che vanno dal coiffeur e reclamano «un bel #grannyhair»! ;-)
Se anche tu come me di capelli bianchi ne hai pochi, potresti trarre beneficio dalla guida Come far durare la tinta e nascondere la ricrescita di Ultime Notizie Flash. Uno dei consigli afferma che «La riga a zig zag ad esempio è strategica per porre rimedio alla prima ricrescita»; se vuoi imparare a fartela, questa famosa riga a zig zag, puoi guardare questo video... mentre questo wikiHow insegna a farsela in svariati modi diversi.
[La foto che apre il post l'ho trovata su Flickr cercando con Google quello che avevo scelto come titolo]

martedì 12 maggio 2015

@AstroSamantha, non ti curar di lor ma guarda e passa...

Tramite lo screenshot che puoi vedere qui accanto e sul quale puoi cliccare per ingrandirlo, pubblicato nella pagina Facebook Raccolta statistica di commenti ridondanti, ho avuto il dispiacere di leggere i commenti inviati sulla pagina de Il Fatto Quotidiano in calce alla notizia che il rientro sulla Terra di Samantha Cristoforetti andrà rimandato di un circa un mese per problemi tecnici. Sono convinta che tutti gli italiani e le donne, e a maggior ragione le donne italiane, dovrebbero provare soddisfazione per il fatto che una nostra connazionale abbia potuto prendere parte a una missione di tale portata... e invece ecco che vedi fioccare commenti acidi, beceri, sessisti, in una parola cretini.
Per quanto mi riguarda faccio un tifo sfegatato per @AstroSamantha, un po' la invidio nel senso buono perché ha potuto andare nello spazio – mentre a me invece ancora fanno storie per rinnovarmi una c***o di patente di guida, mi scuso per lo sfogo – e credo di avvertire una certa empatia per le emozioni che proverà quando dovrà abbandonare quella che è stata la sua casa a dir poco esclusiva per più di sei mesi. Beh, se non altro potrà finalmente farsi una doccia come si deve... ;-)
A proposito, in questo video Samantha ci mostra il suo angolo dell'igiene sulla Stazione Spaziale Internazionale: il posto dove si lava, spazzola i denti, si taglia le unghie e dopo gli allenamenti fa una doccia "in stile ISS". Il cuore dell'angolo dell'igiene è la borsa con gli articoli per l'igiene personale, la quale contiene scorte che devono durare per almeno sei mesi; gli articoli appaiono del tutto simili a quelli analoghi che si trovano nelle stanze da bagno di noi "terrestri": spazzolino, dentifricio, deodorante... Non potendo fare il bucato in orbita, gli astronauti necessitano di un'abbondante scorta di asciugamani da cambiare una volta alla settimana. Quando ci si lava i denti, l'unica differenza rispetto alla Terra è che non c'è un lavandino dove poter sputare; mentre molti colleghi di Samantha si limitano ad inghiottire il dentifricio residuo, lei preferisce sputare nell'asciugamano: «non è molto elegante, ma bisogna farlo». Per lavarsi nello spazio, dove manca l'acqua corrente, si usa un sapone liquido che non fa molta schiuma e non richiede risciacquo; idem per lo shampoo. A un certo punto Samantha mostra come si comporta l'acqua in assenza di peso per effetto della tensione superficiale... wow! Vabbè, ti lascio alla visione del video, che ha dei sottotitoli di buona qualità, anche se in inglese...


... mentre invece i sottotitoli di quest'altro video, nel quale sempre Samantha spiega a parole – ovviamente NON mostra – come si espletano i propri bisogni fisiologici – number one e number two ;-) – sulla ISS, lasciano un tantino a desiderare.


In questo post Paolo Attivissimo riepiloga tutti i record della missione di Samantha, quelli già conquistati e quelli che raggiungerà per via della prolungata permanenza in orbita.

lunedì 11 maggio 2015

Dipendente da smartphone... chi, io?! ;-)

Per il post di oggi prendo spunto dall'articolo 22 Cartoons That Show How Smartphones Are Killing Real Conversations (22 fumetti che mostrano come gli smartphone stanno uccidendo le conversazioni reali), pubblicato su Higher Perspective. Un tema delicato e di grande attualità: se usati come si deve, gli smartphone possono migliorare non poco la qualità della nostra vita, io ne so qualcosa... ma se invece, come spesso accade, si tende a esagerare nel loro utilizzo...?
Avrei voluto operare una selezione più rigorosa, ma la maggior parte dei disegni che ho visto colpiva talmente nel segno che me la sono sentita di scartarne soltanto alcuni.


«Non sono mica tanto dipendente dal mio smartphone: ho un'app che mi avvisa se lo sto diventando, e non si è ancora attivata».


«Stai giocando coi tuoi stupidi giochi? Ancora? Devi essere un po' fissato!».


«Deve essere una specie di ciuccio per adulti: loro vanno fuori di testa quando non riescono a trovarlo».


«La maggior parte dei nuovi arrivati sembrano incapaci di fare conversazione. Non fanno altro che guardarsi le mani in preda alla disperazione».


La Regina Cattiva di Biancaneve è una fanatica dei selfie: «Smartphone, smartphone delle mie brame, chi ha la più bella immagine del profilo del reame?».


E persino nel momento supremo, quando la Signora con la Falce fa visita al social-maniaco... «Prima che tu mi porti via, voglio solo aggiornare la mia immagine del profilo».


«Mi impedisce di guardare il cellulare ogni due secondi»: qualcosa che ricorda molto il Social Media Guard di Coca-Cola...


«Guarda, tesoro. Ho appena preso un nuovo iPhone!». «Che coincidenza. Ho un nuovo fidanzato». [...] «Hai detto qualcosa?».
Non c'è cinguettio virtuale – o tweet, per intenderci – capace di reggere il confronto con il melodioso cinguettio degli uccellini...


Se sei fanatico della tintarella, fa' attenzione alla smartphone-dipendenza, che potrebbe avere effetti un tantino antiestetici! ;-)


La più triste di tutte: il ragazzino non trova nessuno con cui giocare a pallone, perché tutti i suoi coetanei sono impegnati a smanettare sui telefonini...


... ma pure questa non scherza mica.


Infine... chi è il padrone di chi? ;-)

domenica 10 maggio 2015

Buona festa della mamma... e della ricerca!

Beppe Grillo non avrebbe potuto scegliere una tempistica meno opportuna per prodursi nell'esternazione di ieri, quella che «chi fa le mammografie finanzia Veronesi», rischiando di minare seriamente, visto l'ampio seguito di cui (purtroppo) gode ancora, la fiducia nei confronti della mammografia, esame fondamentale per una diagnosi precoce della più comune forma di tumore che colpisce la popolazione femminile, non di rado con esiti più o meno invalidanti o addirittura letali: quello alla mammella, appunto. Grillo ha poi ritrattato in serata arrampicandosi sugli specchi: «Non penso che la mammografia non sia utile o necessaria. Anzi penso che sia utilissima. Ce l'avevo con la cattiva informazione che fa credere che facendo questo esame non venga il tumore. Credo che le donne si debbano informare perchè a volte ci sono dei falsi negativi o dei falsi positivi che possono allarmare inutilmente». Mi ricorda sempre di più un tale figuro che diceva di continuo «Sono stato frainteso»... ;-) Applausi a Galatea – che essendo veneta è sbottata in un sacrosanto «pezo el tacòn del buzo» – e a Luca Bottura, i quali l'hanno ridimensionato come meritava, mentre sulla pagina Siamo la Gente, il Potere ci temono il suo sbaglio è stato ridicolizzato a dovere.
Pessimo tempismo il suo, dicevo. Infatti proprio oggi, in occasione della festa della mamma, come ogni anno in migliaia di piazze italiane l'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro distribuisce le piantine dell'"azalea della ricerca" a fronte di un modesto contributo in denaro per sostenere i suoi progetti di ricerca sui tumori femminili. E se il comico genovese prestato alla politica e purtroppo mai più restituito – perlomeno non del tutto – ha da ridire anche su questo... beh, se ne può tranquillamente andare là dove lui stesso ha mandato tanti politici italiani. Per quanto mi riguarda, stamattina mi sono recata come d'abitudine in piazza Garibaldi e ho preso per mia madre una graziosa pianticella dai fiori rosa. :-)
Nei mesi scorsi ho raccolto alcuni link riguardanti il cancro, argomento che mi coinvolge piuttosto da vicino, e oggi mi sembra l'occasione giusta per condividerli.
  • A gennaio ho letto che ad un cittadino ortonese malato di tumore la risonanza magnetica alla regione facciale di cui necessitava era stata fissata dal CUP a novembre 2015, in quanto quel tipo di accertamento è escluso per disposizione regionale dalle urgenze; perciò l'uomo, non potendo aspettare tanto, si è visto costretto ad emigrare in Lombardia per sottoporsi all'esame. Del fatto che la sanità abruzzese fosse allo sbando me ne ero già resa perfettamente conto da sola, purtroppo... ma questo è davvero inconcepibile!
  • Ogni tanto qualcuno ritira fuori la storia che il famigerato metodo di Bella sia efficace: questa affermazione priva di qualsivoglia fondamento scientifico viene confutata qui sul sito dell'AIRC.
  • Il racconto dell'esperienza di Emma Bonino, la quale sta combattendo da qualche tempo una non facile battaglia contro un tumore al polmone, è tale da infondere coraggio a tante persone nelle sue stesse condizioni, e da scuotere le coscienze di coloro che invece hanno la fortuna di star bene. L'unico punto in cui trovo che il suo esempio non vada seguito? La mancata rinuncia alle sigarette...
  • Selvaggia Lucarelli ha raccontato la storia di Giovanna, una giovane donna abbandonata dal marito poco dopo che le era stato diagnosticato un tumore alle ovaie, e che da allora si arrabatta per tirare avanti e crescere il suo bambino.
  • Saverio Tommasi ha raccontato in un video la storia di Silvia, malata di cancro, la quale, grazie ai fondi raccolti tramite un appello sul web, sta seguendo una cura che integra le terapie tradizionali ed allevia gli effetti negativi della chemioterapia.
  • Clare Atkinson, che a nemmeno trent'anni si è scoperta affetta da un'incurabile forma di tumore, conclude la sua toccante testimonianza con queste parole: «Ho vissuto una vita piena. Avrei potuto fare un paio di cose in modo diverso, ma nel complesso, non ho molti rimpianti. Qualche settimana fa, ero come te. Pensavo di avere tutto il tempo del mondo. Probabilmente tu ancora ce l'hai. Allora, cosa hai intenzione di fare?».
  • Un'altra testimonianza commovente, forse ancora di più perché pubblicata postuma, ce l'ha lasciata la blogger Charlotte Kitley, morta di cancro intestinale il 16 settembre scorso: «C'è ancora tanta vita che vorrei vivere, ma so che non ne avrò più. Vorrei esserci per i miei amici, che andranno avanti nelle loro vite, veder crescere i miei figli e diventare vecchia e scontrosa insieme a Rich. Tutte queste cose mi saranno negate. Ma a voi non verranno negate. Perciò, in mia assenza, vi prego, vi scongiuro, godetevi la vita. Prendetela a due mani, afferratela, scuotetela, e credeteci sempre. Adorate i vostri figli. Non avete letteralmente idea di quanto siate fortunati quando al mattino gli urlate di sbrigarsi e lavarsi i denti».
  • Mesi fa ha fatto discutere una notizia che Repubblica titolava in maniera abbastanza fuorviante così: Tumori, la ricerca shock: ne causa più la sfortuna che lo stile di vita. Ma ciò non significa affatto che ci si possa abbandonare a un'esistenza di stravizi contando sulla propria buona stella. MedBunker spiega bene qui il senso della ricerca citata; in estrema sintesi, non bisogna MAI sottovalutare il rischio.
  • Mi ha lasciata esterrefatta la tesi di un medico inglese di spicco, il quale ha affermato che il cancro è la miglior morte possibile. Se si fosse limitato a sottolineare che questa malattia permette a chi la contrae di dire addio ai propri cari, dando il tempo necessario al malato terminale per prepararsi a morire, difficilmente avrei potuto dargli torto... ma mi sembra a dir poco offensivo, nei confronti di coloro che ne sono affetti e delle persone a loro vicine, sostenere che una morte per cancro, con il suo enorme carico di sofferenze fisiche e spirituali, sia addirittura auspicabile.
Ma oggi è pur sempre la festa della mamma... e mi permetto di centellinare qualche spunto per celebrare la ricorrenza.
  • Una vignetta di Silvia Ziche che, ehm, un suo fondo di verità ce l'ha, diciamo... ;-)
  • Un video che mostra come preparare dei semplici dolcetti alla mela a forma di rosa: invitanti e così belli da vedere che quasi mi dispiacerebbe mangiarli. Ma tanto la mia genitrice preferisce il salato, quindi... ;-)
  • The Mum Song: sulle note dell'ouverture del Guglielmo Tell di Gioacchino Rossini, in poco più di tre minuti vengono riepilogate tutte le principali raccomandazioni che una mamma tende a fare al suo pargolo.
  • È mai possibile che nel 2015 i libri di scuola debbano ancora veicolare un'immagine così limitata del ruolo materno?! (via Facebook)

sabato 9 maggio 2015

Cerco un punto di riferimento permanente

Fra le certezze che mi hanno inculcato da piccola, a scuola ma non solo [Manuale delle Giovani Marmotte ti dice qualcosa? ;-)], una delle più solide era che la Stella Polare – per sapere come individuarla con facilità, leggi qui – indicasse sempre e comunque il nord, perlomeno nell'emisfero boreale. In seguito, quando al quinto anno del liceo scientifico studiai Geografia Astronomica, imparai che il cielo stellato non è mai stato né rimarrà perfettamente immutabile sopra le nostre teste col trascorrere dei millenni... e l'Astronomy Picture of the Day pubblicata ieri con il titolo When Vega is North mi ha confermato che no, quella che oggi chiamiamo Stella Polare non resterà in corrispondenza del nord ancora a lungo, perlomeno ragionando su scale temporali astronomiche, ma in tale ruolo verrà rimpiazzata da un'altra stella "famosa", Vega, la quale oggi costituisce assieme ad Altair e Deneb uno dei vertici dello splendido triangolo estivo. Comunque non mi sembra affatto azzardato affermare che gli attuali abitanti del pianeta Terra potranno fare tranquillamente affidamento sulla Stella Polare finché campano... ;-)


Ecco la traduzione della relativa spiegazione.
Tra "soli" dodicimila anni circa Vega sarà la stella del nord, ovvero la stella luminosa più vicina al polo nord celeste del nostro bel pianeta. Per allora, fissando la fotocamera su un treppiede, lunghe esposizioni del cielo notturno mostreranno gli archi concentrici di star trail centrati su un punto nei pressi di Vega man mano che la Terra ruoterà attorno al suo asse. Com'è ovvio, attualmente la stella luminosa più vicina al polo nord celeste è la Stella Polare, ma questo cambierà con la precessione dell'asse di rotazione terrestre, paragonabile all'oscillazione di una trottola che gira con un periodo di precessione di circa ventiseimila anni. Se la tua fotocamera è pronta adesso e non vuoi aspettare dodicimila anni perché Vega diventi la stella del nord, considera questa ingegnosa dimostrazione di star trail contemporanei (a sinistra) a confronto con star trail che rimandano all'anno domini 14000. Entrambi sono stati acquisiti lo scorso aprile presso l'Alqueva Dark Sky Reserve nell'Alentejo, in Portogallo. Per produrre gli star trail più Vega-centrici del lontano futuro, l'astronomo Miguel Claro ha combinato la rotazione di due supporti di fotocamere con inseguimento per creare l'apparente spostamento del polo nord celeste.
(Aggiunta: Grazie ai lettori di APOD i quali hanno notato che, quando Vega sarà la stella del nord, essa apparirà anche nei pressi della stessa posizione in cui si trova ora la Stella Polare rispetto al paesaggio)

mercoledì 6 maggio 2015

Nutrire il pianeta... sul serio!

A meno che nell'ultima settimana tu non sia stato fuori dall'Italia – ma forse anche se hai trascorso questo lasso di tempo all'estero – saprai senz'altro che il 1° maggio si è aperta l'Esposizione Universale Milano 2015, meglio nota come Expo 2015. Purtroppo il giorno dell'inaugurazione è stato funestato dalle devastazioni messe in atto dalle frange più estremiste del movimento NoExpo nel centro del capoluogo lombardo... ma non è di questo che voglio occuparmi oggi, bensì del tema dell'evento, «Nutrire il pianeta, energia per la vita». Pure i ragazzi di Spinoza ci han fatto dell'ironia...
Lo slogan di Expo è "Nutrire il pianeta". In effetti con i soldi spesi lo si sarebbe potuto fare.
(Comunque, se Expo fallirà, potremo sempre dire che non era specificato quale fosse il pianeta da nutrire)
Ebbene, io Expo 2015 non l'ho ancora visitata, e probabilmente neanche lo farò per diverse ragioni, ma basandomi sui resoconti di chi c'è stato, per entusiastici che fossero, mi è parso di capire che di nutrire il pianeta, o in altre parole di combattere la fame nel mondo, non è che si parli granché. La stessa esposizione non è certo un evento rivolto ai meno abbienti, se è vero che oltre al biglietto d'ingresso bisogna sborsare somme non proprio concorrenziali per mangiare qualcosa nei vari padiglioni. Ha fatto scalpore il costo di una cena servita presso il padiglione giapponese, 115 euro, e anche ammettendo che per quel genere di pasti si tratti di un prezzo adeguato, la stragrande maggioranza dei visitatori dopo essersi frugata nelle tasche dovrà a malincuore rinunciare a concedersi un autentico menu tipico del Paese del Sol Levante... ;-)
Casualmente, proprio l'altro giorno mi sono imbattuta nel video qui sotto, realizzato dalla Caritas per promuovere efficacemente la campagna internazionale sul diritto al cibo One human family, food for all (Una sola famiglia umana, cibo per tutti).


Il video, che mi pare si commenti da solo, è basato sulla nota allegoria dei lunghi cucchiai. Per chi non la conoscesse, traduco alcune frasi dalla Wikipedia inglese.
L'allegoria dei lunghi cucchiai è una parabola che mostra la differenza tra il paradiso e l'inferno mediante persone costrette a mangiare con lunghi cucchiai. All'inferno le persone non riescono a portare il cibo alla bocca usando posate così ingombranti, e muoiono di fame. In paradiso i commensali si nutrono l'un l'altro attraverso il tavolo e si saziano. La storia può incoraggiare le persone ad essere gentili tra di loro.
L'allegoria è divenuta parte del folklore di diverse culture: ebraica, indù, buddista, orientale e cristiana. Nell'Europa medievale il cibo nella storia è un piatto di stufato; in Cina è una ciotola di riso che va mangiato con delle lunghe bacchette.
Leggendo qui ho scoperto che anche la Caritas è presente a Expo 2015, e mi auguro di cuore che la sua partecipazione colpisca il maggior numero possibile di visitatori.

martedì 5 maggio 2015

Fotografi da prendere a modello

Il 30 aprile scorso si è aperta, presso il Museo d'Arte Moderna "Vittoria Colonna" di Pescara, la mostra Franco Fontana – Full Color. Io l'ho visitata domenica pomeriggio... e, sarà che la fotografia è una mia passione, sarà che il genere del maestro modenese mi risulta parecchio congeniale, ho apprezzato un sacco le centotrenta foto esposte, tanto che, oltre ai 9 euro per l'ingresso, alla fine ho voluto sborsarne altri 30 per portarmi a casa anche il catalogo. :-)
Sperando di aver stuzzicato il tuo interesse, ti ricordo che hai tempo fino al 6 settembre prossimo per visitare la mostra.
Il percorso espositivo è articolato in diverse sezioni tematiche. Sono rimasta particolarmente colpita dai paesaggi che, anziché cogliere spazi vasti come permette di fare un grandangolare, si concentrano spesso su dettagli minimalisti ed essenziali, fino quasi all'astrazione. Uffa, mi ci vorrà un teleobiettivo per provare a seguire le sue orme!
Della foto qui sopra, scattata nel 1970 a Baia delle Zagare, lo stesso Franco Fontana afferma: «Questa foto rappresenta il mio modo di intendere la fotografia. Io credo infatti che questa non debba documentare la realtà, ma interpretarla. La realtà ce l'abbiamo tutti intorno, ma è chi fa la foto che decide cosa vuole esprimere. La realtà è un po' come un blocco di marmo. Ci puoi tirar fuori un posacenere o la Pietà di Michelangelo». «Rendere visibile l'invisibile», è questo il suo motto.
Come suggerisce il titolo della mostra, la "specialità" di Franco Fontana è l'uso del colore, «Colori accesi, brillanti, talmente vibranti da apparire irreali» (cit.)... ma anche dal punto di vista compositivo il "nostro" ha un approccio inconfondibile. Pensando al senso di Fontana per la composizione, mi è ritornato in mente l'interessantissimo documentario Alla ricerca di Vivian Maier (qui il trailer), che ho visto qualche settimana fa presso la Libreria Primo Moroni. Una storia, quella della Maier, che sembrerebbe uscita dalla fantasia di un romanziere, e invece è assolutamente reale: la donna, pur avendo un talento innato per la fotografia, di mestiere faceva la bambinaia, e nessuno si sarebbe aspettato che dopo la sua morte nel 2009 venisse alla luce una quantità enorme di negativi e rullini ancora da sviluppare. Se li è aggiudicati un po' per caso a un'asta, senza avere la minima idea di quanto potessero valere, il giornalista John Maloof, che poi ha deciso di saperne di più sull'autrice e di documentare le sue indagini: è stato proprio lui a dirigere il film.
Rimanendo in tema di documentari sui fotografi, non vedo l'ora che arrivi lunedì per potermi godere in streaming gratuito, grazie alla collaborazione tra Repubblica.it e MYMOVIESLIVE, Il sale della terra (qui il trailer, da non confondere con l'omonimo singolo di Luciano Ligabue ;-)), diretto da Wim Wenders e incentrato sull'opera del fotografo brasiliano Sebastião Salgado. Purtroppo per te, temo che l'evento sia già sold out da ieri, sorry... comunque niente paura, dopodomani esce il dvd! ;-)
Tornando alla composizione, a beneficio di chi per fare foto si accontenta del proprio fedele smartphone – nulla di cui vergognarsi, fior di professionisti ci realizzano reportage di tutto rispetto – segnalo quest'articolo di Macitynet e un altro bel video di COOPH, 9 Photo Composition Tips (feat. Steve McCurry) (9 consigli sulla composizione delle foto basati sul lavoro di Steve McCurry).


Riporto qui di seguito la traduzione dei nove consigli.
  1. Regola dei terzi. Metti i punti di interesse sulle intersezioni. Posiziona elementi importanti lungo le linee.
  2. Linee guida. Utilizza le linee naturali per guidare l'occhio nella foto.
  3. Diagonali. Le linee diagonali creano grande movimento.
  4. Inquadrature. Utilizza cornici naturali come finestre e porte.
  5. Figura e sfondo. Trova un contrasto fra il soggetto e lo sfondo.
  6. Riempi l'inquadratura. Avvicinati ai tuoi soggetti.
  7. Centra sull'occhio dominante. Posiziona l'occhio dominante al centro della fotografia. Questo dà l'impressione che gli occhi ti seguano.
  8. Modelli e ripetizioni. Le ripetizioni sono esteticamente gradevoli, ma la cosa migliore è quando la ripetizione viene interrotta.
  9. Simmetria. La simmetria è piacevole per gli occhi.
Ricorda che la composizione è importante, ma anche che le regole sono destinate ad essere infrante: il punto principale è che tu ti diverta a fotografare, e fotografare a modo tuo, secondo il tuo stile.
A proposito di Steve McCurry, infine, mi piacerebbe visitare anche la sua mostra in corso presso il Teatro1 di Cinecittà a Roma dal 18 aprile e fino al 20 settembre, e della quale si fa cenno nel più recente post del celebre fotoreporter statunitense, dedicato a piccoli e grandi lettori di tutto il mondo. Quasi quasi... ;-)

lunedì 4 maggio 2015

Ebano e avorio

Quello proposto oggi da Google per celebrare il trecentosessantesimo anniversario della nascita (a Padova) di Bartolomeo Cristofori è un doodle animato: lo puoi vedere all'inizio e alla fine di questo video pubblicato per l'occasione. La melodia è quella di Jesus bleibet meine Freude (in tedesco, "Gesù rimane la mia gioia"), l'ultimo nonché più famoso movimento di Herz und Mund und Tat und Leben ("cuore e bocca e azione e vita"), una cantata sacra di Johann Sebastian Bach. [Non è stato facile risalire al brano tramite SoundHound... alla fine ho dovuto rassegnarmi a canticchiare per riuscirci :-P]
Ma Bartolomeo Cristofori, chi era costui? Beh, è considerato nientepopodimenoché l'inventore del fortepiano, principale precursore del pianoforte... uno strumento, quest'ultimo, che adooooorooo, tanto che rimpiango un sacco di non aver mai preso lezioni per imparare a suonarlo! :-) Cristofori lo realizzò sostituendo, nel clavicembalo, al meccanismo dei salterelli quello dei martelletti con lo scappamento, in modo da variare l'intensità del suono a seconda della pressione del tasto. Ah, a proposito... nel doodle si può regolare il volume spostando l'apposito comando da p (piano) a f (forte).
[Per la colonna sonora di questo post, la quale rappresenta uno splendido messaggio di integrazione razziale, si ringraziano Paul McCartney e Stevie Wonder, mentre l'immagine che apre il post è tratta da Oilproject, un sito fighissimo che ho appena scoperto per puro caso e che ti consiglio vivamente di visitare! :-)]

domenica 3 maggio 2015

Fraseggio domenicale

[dove con "fraseggio" intendo invece «quell'arte che, diciamo così, fa rima con fraseggio» alla quale alludeva Mauro Evangelisti de Il Messaggero in questo articolo su Dubsmash... un'app che, con mio sommo chissenefrega, non è compatibile con nessuno dei miei dispositivi! ;-)]
In giro è tutta una gara a chi sfoggia il telefonino più performante, sul quale girano le app più spaziali... eppure io sento una gran nostalgia del mio adorato Nokia 3310, rimasto seriamente lesionato in seguito a un temporale estivo, e dei giochi che c'erano installati: in particolare Snake. Ebbene, grazie a questo status di Paolo Ruffini ho scoperto che potevo riaverli in qualche modo tutti e due fra le mani grazie all'app Snake '97: telefoni retrò sviluppata dall'olandese Willem, il quale spiega: «La storia di questo gioco ha inizio quando mi si è rotto lo smartphone. Costretto a ripristinare un vecchio telefono, improvvisamente ho capito che allo smartphone mancava qualcosa e da qui è nata l'idea di realizzare un accurato remake di Snake». L'interfaccia riproduce vari modelli di cellulari Nokia, tra i quali appunto il 3310, e la giocabilità mi sembra abbastanza simile all'originale, a differenza di un altro emulatore che ho testato quanto bastava e immediatamente disinstallato.
Lo screenshot qui accanto è relativo a una partita che ho appena giocato senza concentrarmi granché, a puro scopo dimostrativo: chi ha avuto l'ardire di sfidarmi sa che sono in grado di ottenere punteggi ben più consistenti! ;-)
A proposito di informatica vintage, ecco qua sotto un'altra immagine condivisa anche in questo caso da Paolo Ruffini.


[In effetti io con quei giochi lì ho continuato a dilettarmi anche dopo aver avuto accesso a internet; certo, se all'epoca avessi avuto a disposizione un piano tariffario flat come oggi, le cose sarebbero andate diversamente...]
Il simpatico comico toscano, che in genere è sempre incline allo scherzo, mi è sembrato insolitamente severo nei confronti di un'insolita trovata di cui si è parlato in Rete nei giorni scorsi: il braccio per i selfie. No, non sto parlando di un braccio telescopico tipo questi qua, bensì di un arnese che simula un vero braccio umano – dalla mano in effetti alquanto cadaverica – con il quale ci si può scattare selfie "d'effetto" come quello qui sotto. :-)


Stefano Guerrera, creatore dell'esilarante pagina Facebook Se i quadri potessero parlare, ha scritto al riguardo «Cose da comprare prima possibile»... ma immagino che il suo status fosse in larga misura ironico! ;-)

sabato 2 maggio 2015

Altro che diamanti: un teorema sì che è per sempre! :-)

Quest'oggi mi va di condividere un piacevolissimo TED Talk il cui protagonista è il matematico spagnolo Eduardo Sáenz de Cabezón, dell'Universidad de La Rioja. Che dire, mi sembra proprio il tipo che tutti dovrebbero avere come prof di matematica: uno che sa decisamente come far amare la sua materia, un intrattenitore nato, dall'umorismo irresistibile. Magari non ne avrei tratto tanto giovamento io, che con i numeri ho sempre avuto un rapporto eccellente, quanto altri miei compagni di classe delle superiori che... francamente non si capiva bene cosa lo avessero scelto a fare, il liceo scientifico! ;-)


[Su YouTube il video è sottotitolato in inglese, ma sulla pagina del talk puoi scegliere i sottotitoli anche in italiano]
Eduardo – mi permetto di chiamarlo per nome, com'è usanza fra noialtri di Twitter ;-) – risponde alla domanda che prima o poi, diciamoci la verità, avrà fatto capolino nella testa di tutti: a cosa serve la matematica? E la sua risposta la trovo di un'efficacia travolgente! :-)
Ecco la trascrizione del talk, che la sottoscritta ha corredato di alcuni indispensabili link... [e ho pure ritoccato le percentuali perché non sopportavo che la somma non facesse 100 ;-)]
Immaginate: siete al bar, o in una discoteca, iniziate a parlare con una ragazza, a un certo punto durante la conversazione: «E tu cosa fai di lavoro?». Pensate che il vostro lavoro sia interessante, quindi le dite: «Sono un matematico». Il 33,51% delle ragazze in quel momento simula una telefonata urgente e se ne va. Il 64,69% delle ragazze tenta di cambiare discorso e se ne va. Lo 0,8%, vostra cugina, la vostra ragazza o vostra madre, sanno che fate un lavoro strano, ma non si ricordano cosa. E c'è un un per cento che continua a chiacchierare. Durante la conversazione, invariabilmente, in qualche momento si pronuncia una di queste due frasi:
  1. «Ero tremenda in matematica, ma non era colpa mia, il professore era terribile».
  2. «Ma la matematica a cosa serve veramente?».
Mi occuperò del caso B. Quando qualcuno vi chiede a cosa serve la matematica, non sta chiedendo delle applicazioni della scienza matematica. Sta chiedendo: «Perché ho dovuto studiare questa merda che non ho mai più usato?». Questo è quello che sta chiedendo in realtà. A parte questo, quando a un matematico si chiede a cosa serve la matematica, i matematici si dividono in gruppi. Un 54,43% dei matematici assume una posizione di attacco, e un 44,77% si mette sulla difensiva. C'è poi un raro 0,8% in cui mi includo io.
Chi sono quelli che attaccano? Quelli che attaccano sono matematici che ti dicono che la domanda non ha senso, perché la matematica ha un senso di per sé, è una bellissima struttura che ha una sua logica che si costruisce e che non c'è motivo di continuare a cercare possibili applicazioni. A cosa serve la poesia? A cosa serve l'amore? A cosa serve la vita stessa? Che domande sono? Hardy, per esempio, è un esponente di questo tipo di attacco.
Chi sta sulla difensiva dice: «Anche se non ti rendi conto, tesoro, la matematica è alla base di tutto». Questi ultimi citano sempre i ponti e i computer. Se non sai la matematica, ti cade il ponte. È vero, i computer sono tutta matematica. E ora cominciano anche a dire che dietro alla sicurezza informatica e alle carte di credito ci sono i numeri primi. Sono le risposte che darebbe il professore di matematica se glielo chiedeste. È uno di quelli che sta sulla difensiva.
Ok, ma allora chi ha ragione? Chi dice che alla matematica non serve uno scopo, o chi dice che la matematica è alla base di tutto? Entrambi hanno ragione. Ma ricordate che ho detto che appartengo a quel raro 0,8% che la pensa diversamente? Quindi, forza, chiedetemi a cosa serve la matematica. Ok, il 76,31% di voi, ha fatto la domanda, il 22,89% è stato zitto e lo 0,8%... non sono sicuro di cosa stiano facendo. Caro 76,31%, è vero che alla matematica non serve uno scopo, è vero che è una struttura bella, logica, probabilmente uno dei più grandi sforzi collettivi mai realizzati dall'uomo. Ma è anche vero che lì, dove scienziati e tecnici vanno cercando teorie matematiche che permettano loro di avanzare, lì stanno le strutture matematiche, che permeano tutto. È vero che dobbiamo andare più a fondo, per vedere cosa c'è dietro alla scienza. La scienza funziona sull'intuito, sulla creatività. La matematica controlla l'intuito e la creatività. Quasi tutti coloro che non l'hanno sentito prima si sorprendono quando, prendendo un foglio di carta di 0,1 millimetri di spessore, quello che usiamo di solito, abbastanza grande, piegato 50 volte, il suo spessore sarebbe equivalente alla distanza tra la Terra e il Sole. L'istinto dice che è impossibile. Fate i conti e vedrete che è vero.
Ecco a cosa serve la matematica. È vero che la scienza, tutte le scienze, hanno senso solo perché ci fanno capire meglio il bel mondo in cui viviamo. E perché ci aiutano a evitare le insidie del mondo doloroso in cui viviamo. Ci sono scienze che lo fanno in modo evidente. L'oncologia per esempio. Ce ne sono altre che guardiamo da lontano, talvolta con invidia, ma sapendo che siamo il suo supporto. Tutte le scienze di base ne sono il supporto, matematica compresa. Tutto quello che rende scienza la scienza è il rigore matematico. Questo rigore viene dai risultati, che sono eterni. Sicuramente avete detto o vi è stato detto a un certo punto che i diamanti sono per sempre, giusto? Dipende dalla definizione di "per sempre"! Un teorema... quello è per sempre.
Il teorema di Pitagora è ancora vero anche se Pitagora è morto, ve lo assicuro. Anche se il mondo crollasse, il teorema di Pitagora sarebbe ancora vero. Ogni volta che due cateti e una buona ipotenusa si uniscono, il teorema di Pitagora funziona da Dio.
Noi matematici ci dedichiamo a fare teoremi. Verità eterne. Ma non è sempre facile sapere la differenza tra una verità eterna, o un teorema, e una mera congettura. Mancano le prove. Per esempio, diciamo che ho qui un campo enorme, infinito. Voglio coprirlo con pezzi tutti uguali, senza lasciare spazi. Potrei usare quadrati, giusto? Potrei usare triangoli. Non cerchi, quelli lasciano spaziettini. Qual è la forma migliore da usare? Una che copre la stessa superficie, ma ha un bordo più piccolo. Nell'anno 300, Pappo di Alessandria disse che la forma migliore era l'esagono, come fanno le api. Ma non lo dimostrò. Lui diceva: «Esagoni, fantastico! Andiamo di esagoni!». Non lo dimostrò, rimase una congettura. «Esagoni!». E il mondo, come sapete, si divise in pappisti e anti-pappisti, finché 1700 anni dopo, nel 1999, Thomas Hales dimostrò che Pappo e le api avevano ragione: la forma migliore è l'esagono. E diventò un teorema, il teorema dell'alveare, che sarà vero per sempre, non c'è diamante che tenga.
Ma cosa succede se passiamo alle tre dimensioni? Se voglio riempire lo spazio con pezzi uguali, senza lasciare spazi, posso usare i cubi, giusto? Niente sfere, quelle lasciano qualche spaziettino. Qual è la forma migliore da utilizzare? Lord Kelvin, quello dei gradi Kelvin, disse che la soluzione migliore fosse usare un ottaedro troncato, che come sapete tutti è questa cosa qui! Forza. Chi non ha un ottaedro troncato a casa? Anche di plastica. «Tesoro, prendi l'ottaedro troncato, abbiamo ospiti». Tutti ne hanno uno! Ma Kelvin non lo dimostrò. Rimase una congettura, la congettura di Kelvin.
Il mondo, come sapete, si divise in kelvinisti e anti-kelvinisti, finché un centinaio di anni dopo qualcuno non trovò una struttura migliore. Weaire e Phelan scoprirono questa cosa qui, questa struttura a cui diedero l'originale nome di struttura di Weaire-Phelan. Sembra uno strano oggetto, ma non è così strano, esiste anche in natura. È molto interessante che questa struttura, a causa delle sue proprietà geometriche, sia servita per costruire il Centro Acquatico delle Olimpiadi di Pechino. Lì Michael Phelps ci ha vinto otto medaglie d'oro, ed è diventato il miglior nuotatore di tutti i tempi. Almeno finché non ne arriva uno migliore. Come potrebbe accadere alla struttura di Weaire-Phelan. È la migliore, finché non ne arriva una migliore. Ma state attenti, questa qui ha veramente la possibilità che tra un centinaio di anni, o anche tra 1700 anni, qualcuno dimostri che è la forma più adatta allo scopo. Allora diventerà un teorema, una verità, per sempre. Più di qualunque diamante.
Quindi, se volete dire a qualcuno che lo amerete per sempre, potete regalargli un diamante. Ma se volete dirgli che lo amerete per sempre, sempre regalategli un teorema!
Un attimo! Dovrete dimostrarlo, in modo che il vostro amore non resti una congettura.

venerdì 1 maggio 2015

Il lavoro mobilita

Nel giorno della Festa del lavoro, ti propongo una piccola raccolta di spunti a tema...
Giorni fa sul sito del quotidiano abruzzese il Centro ho letto la vicenda di Massimo, un venditore di automobili di Cesena che a cinquantasette anni è rimasto senza lavoro. Ciononostante non si è perso d'animo e alla fine, rassegnandosi al pendolarismo, è riuscito a trovare un nuovo impiego a Pescara, grazie anche alle carte che aveva da giocare: «Dopo aver lavorato tanti anni in un certo ambito, si conosce tutto di quel mestiere, pregi, difetti, strategie di miglioramento. Diventi un esperto e sai come far valere la tua professionalità, anche in termini economici e contrattuali». La sua è una delle quattro storie di lavoro e riscatto raccontate nel blog La nuvola del lavoro di Corriere.it.
Una vicenda di segno opposto l'ha raccontata Giovanna Cosenza nel suo blog: le confessioni di un trentenne in carriera che ritiene di aver spinto alle dimissioni un collega gerarchicamente inferiore anche se più anziano. «Vivo in un mondo di squali e temo di esserlo diventato anch'io», si sfoga il giovane. Il suo caso è stato commentato in maniera seria da Massimo Gramellini, e meno seria da Luca Bottura.
Passando a toni leggeri... i ragazzi di Casa Surace, a quasi un mese dalla Pasqua, quest'oggi ci mostrano la Rivoluzione ai tempi dei social network; la messa in scena rende palesemente omaggio all'emblematica foto Lunch atop a Skyscraper, che – l'ho appena scoperto con disappunto – a quanto pare era solo una trovata pubblicitaria. In precedenza Tony Cotina e soci avevano immaginato i colloqui di lavoro di dieci personaggi celebri alle prese con un addetto alle risorse umane dall'accento lumbard tanto marcato quanto fasullo. A proposito, come mostra quest'altro video, persino Omero, se fosse vivo ai giorni nostri e proponesse i suoi scritti a un editor televisivo, avrebbe qualche problema... ;-)
Infine, qualcuno su Facebook ha espresso il proprio rammarico per il fatto che nell'odierno Google Doodle «non c'è una tastiera, non un mouse, non un touchscreen». Come se esistessero soltanto i lavori puramente manuali, suvvia... ;-)
[La vignetta che apre il post è di Pietro Vanessi]