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mercoledì 31 dicembre 2014

Tempo di bilanci

Attesissimo come e più del discorso di Napolitano alla nazione [ho un sogno inconfessabile: il Presidente che con tono impassibile proclama «Vi ho fatto credere che mi sarei dimesso... e invece no, pappappero!!!» ;-)]... ladies and gentlemen, ecco a voi il mio irrinunciabile post di fine anno! ;-)
Come di consueto i servizi Web più popolari hanno tirato le somme dell'anno appena trascorso: come non citare Google (qui le classifiche delle ricerche più frequenti), Twitter (hashtag #YearOnTwitter) e Facebook? Oltre a condividere il suo consuntivo, il re dei social network ha offerto pure agli utenti la possibilità di generare un video basato sulle loro foto con più interazioni; in realtà è possibile modificare la selezione di default e pure il messaggio – il famigerato «È stato un anno meraviglioso! Grazie di aver contribuito a renderlo tale», alzi la mano chi non ci si è imbattuto neanche una volta – ma non molti l'hanno fatto. Sul video di Facebook si è ironizzato un bel po': segnalo la vignetta di Io Ti Maledico, a mio parere una delle pagine più divertenti dell'anno...


... quest'altra vignetta in cui Batman sfoga tutta la sua esasperazione...


... e due o tre frasi pescate qua e là.
Non voglio fare come Facebook e il suo filmino di un anno meraviglioso, perché immagino le smoccolate di chi ha passato 365 giorni di vera merda e vorrebbe butta' in un cassonetto chi ha contribuito a renderli tali.
È stato un anno normale. Grazie di aver contribuito a renderlo tale.
È stato un anno. Grazie ai dodici mesi per aver contribuito a renderlo tale.
Segnalo anche due contributi degni di nota: quello di LaFra e quello di Catepol 3.0.
Il mio anno in breve non l'ho condiviso, per un semplice motivo: su Facebook non ho caricato molte foto, e quelle poche non sono affatto rappresentative della parte meravigliosa del mio 2014. Per simpatica che possa essere, quest'anno non mi riconosco mica nella vignetta pubblicata due giorni fa da Silvia Ziche con protagonista la sua eroina Lucrezia.


Sì, perché credo di aver tenuto fede almeno a un proposito espresso nel post che pubblicai esattamente un anno fa e che oggi mi è stato riproposto da Timehop: «d'ora in poi cercherò di dedicare tutto il mio tempo e le mie energie a chi mi vuol bene davvero, ha bisogno di me, mi fa sentire importante e libera di essere me stessa». :-* E potrei andare avanti a parlarne per ore, ma non mi sembra questa la sede più adatta. Perciò concludo con l'aforisma del giorno di Wikiquote, firmato da Thomas Stearns Eliot, che mi sembra un'alternativa assai elegante al fin troppo inflazionato «Buona fine e buon principio». ;-)
Ciò che diciamo principio
spesso è la fine, e finire
è cominciare. La fine
è là onde partiamo.

martedì 30 dicembre 2014

"Boccalona" per un giorno

[Premessa: buona parte dei link che userò li ho raccolti alla vigilia della vigilia di Natale, ma soltanto oggi trovo di nuovo il tempo e la voglia di metter mano alla tastiera, essendo stata nei giorni scorsi relativamente oltreché felicemente offline... ;-) per cui questo post potrebbe non essere dei più aggiornati]
La scorsa settimana ho firmato una petizione che mi era stata proposta via e-mail da Change.org: No alla depenalizzazione dei reati contro gli animali, promossa dall'Associazione Banco Alimentare Zoologico Onlus - BALZOO. Lo ammetto, a naso non mi pareva affatto implausibile che il nostro governo, come dichiarato dai promotori della petizione, potesse aver intenzione di depenalizzare il maltrattamento degli animali, e quindi...
Poco dopo, partendo dal link che accompagna una vignetta di Pietro Vanessi, mi imbatto in quest'altro post, secondo il quale «E' stata approvata la depenalizzazione dei reati minori attraverso il Decreto legislativo di attuazione della Legge delega 67/2014 varato dal Consiglio dei Ministri [...]. Sono in tutto 112 i reati che non faranno più andare in carcere chi li commette»; seguiva il relativo elenco, nel quale comparivano, oltre a varie forme di maltrattamento agli animali, il furto, l'omissione di soccorso e addirittura l'omicidio colposo. A questo punto ho cominciato a sentire puzza di bruciato: l'omicidio colposo depenalizzato... ma dai, com'è possibile?!?!?!? Ebbene, andando in cerca di chiarimenti ho trovato su neXtQuotidiano l'esauriente analisi di Daniele Minotti, avvocato penalista, al riguardo: per farla breve, le cose non stanno affatto così come sembrava leggendo quel post, per fortuna! Per quanto riguarda la depenalizzazione dei reati contro gli animali, dopo aver letto il post di Bufale un tanto al chilo al riguardo – con buona pace dei promotori e dei loro proclami trionfalistici – mi sono abbastanza pentita di aver firmato la suddetta petizione...
Sull'argomento vale la pena di segnalare anche la guida pubblicata dal sito Bufale.net, tramite il quale ho scoperto che perfino il Giornale è incappato nella bufala, perlomeno limitatamente all'omissione di soccorso; la lista – opportunamente riveduta e commentata – dei reati "depenalizzati" è riportata qui.

mercoledì 24 dicembre 2014

Ferma lo spreco, salva il pianeta!

Nel corso di Stop Food Waste, Feed the Planet, iniziativa contro gli sprechi alimentari legata al semestre di presidenza italiana del Consiglio dell'Unione Europea, è stato proiettato il video che puoi vedere qui sotto, realizzato da Factotum Art per conto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.


All'inizio di quelle che saranno per molti di noi due settimane "di fuoco" dal punto di vista mangereccio, durante le quali rischia di andare sprecato ancora più cibo del solito, mi sembra il momento migliore per diffondere questo contenuto... e la trascrizione delle parole che accompagnano le immagini, pronunciate dalla bella voce di Pino Insegno.
Avere il frigo pieno è una questione di abitudine, non certo di necessità: parte di quel cibo non verrà mai consumato. In Europa ogni anno sprechiamo oltre 100 milioni di tonnellate di cibo. Sono piccole cose, all'apparenza: una mela, un pezzo di formaggio, una fetta di carne. Dietro però la meraviglia della natura, che dobbiamo difendere e non gettare via. Insieme a quel frutto sprechiamo anche l'acqua, il bene più prezioso per far crescere la vita. Coltiviamo e trasportiamo inutilmente cibo che non verrà mai mangiato. Spreco e inquinamento: una doppia sofferenza per noi e il nostro pianeta. Siamo abituati a scegliere il cibo per l'aspetto, non solo per il gusto; e così tanti alimenti vengono scartati e lasciati marcire anche se buoni da mangiare. E lo facciamo mentre sempre più persone conoscono la fame e la povertà: una mancanza di rispetto verso chi quel cibo non può permetterselo, e un peso sulla coscienza di tutti noi.
Ferma lo spreco, salva il pianeta.

martedì 23 dicembre 2014

Quando il medico è insostituibile

Fino a non molti anni fa era impensabile poter accedere in maniera così agevole all'enorme mole di informazioni che oggigiorno sono alla portata di tutti (o quasi). Poi è arrivata internet... e attualmente, per trovare una risposta a buona parte dei quesiti che si presentano nella vita quotidiana, è sufficiente immettere le parole giuste in un motore di ricerca. Google e Wikipedia sono senza dubbio strumenti utilissimi a disposizione di chi desidera documentarsi per conto proprio sugli argomenti più disparati, salute compresa... ma possono forse costituire un valido surrogato del parere di un professionista con alle spalle anni di studio, di specializzazione e di esperienza?! Il video qui sotto – in lingua inglese, sottotitolato in olandese – è piuttosto eloquente al riguardo.


Ed ecco la traduzione in italiano di quel che dice la donna... mentre il suo interlocutore rimane in silenzio e si limita a lasciarsi sopraffare dall'ipocondria.
«Fammi vedere la tua mano. Oh... Non preoccuparti, tesoro. Troveremo un rimedio per quel tuo povero dito. Dammi solo un secondo. "Dito"... Ah, caro, guarda qui. Un tizio aveva un dito infetto e gli è diventato verde. Vediamo cosa riesco a trovare... Oh, mio Dio! In Amazzonia, hanno trovato un uomo che aveva un dito infetto... e alla fine gli è caduto! Da questa parte stanno parlando di perdita di capelli. C'era un uomo tedesco al quale è venuto un terribile sanguinamento dal naso... e ulcere. Possono venire anche a te. Pensi che sia contagioso?».
Non googlare, consulta una fonte affidabile.
A tal proposito, vale la pena di ricordarlo, da uno studio USA pubblicato pochi mesi fa è emerso che, sebbene fino al 70% dei medici e aspiranti tali faccia uso di Wikipedia, il 90% delle voci dell'enciclopedia libera riguardanti temi di salute contiene errori.
[L'immagine che apre il post è tratta da Ask the Doc]

lunedì 22 dicembre 2014

Stelle sotto l'albero

Quella di donare una stella è l'idea regalo romantica per eccellenza, ricorrente nei testi delle canzoni d'ammore, da Credimi del cantautore neomelodico Gianni CelesteAndrei a piedi sulla luna / a prendere con le mie mani / 'a stella cchiù lucente e bella / solo per poterla regalare a te») a Forse un angelo della boyband Studio 3Ti regalerei una stella / ma non servirebbe a nulla...»).
[Speravo che Google mi aiutasse a trovare artisti di un certo calibro... ma niente da fare, sorry ;-)]
Per i poveri comuni mortali più propensi ai fatti che alle belle parole, ma ovviamente impossibilitati a mettere le mani su qualsivoglia astro per svariate ragioni pratiche, l'unica via per riuscire in qualche modo nell'impresa è approfittare di offerte come il deal uscito l'altro giorno su Groupon per dare a una stella del firmamento il nome della persona amata con International Star Registry: e siccome di stelle nell'universo ce ne sono milioni di milioni, non c'è alcun rischio che si rimanga a corto di materia prima! ;-) Comunque, secondo guide.supereva.it, «in realtà non viene venduto nient’altro che un mero certificato senza alcun valore nè legale nè scientifico». Ma tanto quello che conta è il pensiero, no? ;-)
Un'ottima alternativa è quella seguita da Paolo Attivissimo, il quale racconta: «Non avendo ancora i soldi per andare fisicamente in orbita come Dennis Tito e i suoi emuli, mi sono accontentato di mandare in giro per il Sistema Solare il mio nome e quelli di mia moglie e dei nostri figli su un microchip sulla sonda NASA di nome Stardust»; l'elenco dei nomi presenti nel microchip spaziale è qui.
Segnalo un'idea che più economica di così non si può – ha costo zero – ma è comunque piuttosto carina: puoi immettere il nome che ti interessa qui per vederlo composto mediante galassie di forma opportuna.
Ti piacciono i regali originali, ma le stelle – e come darti torto – non ti convincono? Allora, se sei ancora alle prese con la scelta e l'acquisto dei regali di Natale, potresti provare a dare un'occhiata qui... e sperare che la spedizione avvenga nel minor tempo possibile!
[Disclaimer: ci tengo a precisare che questo post non è rivolto a nessuno in particolare. Io ce l'ho già, la mia stella... ;-) <3]

domenica 21 dicembre 2014

Four days left to Christmas

A quattro giorni dal fatidico 25 dicembre, ti propin... ehm, propongo una ricca compilation di spunti accomunati dal tema natalizio! :-)
Le Feste ti mettono immancabilmente in crisi? Mitì Vigliero aka Placida Signora ti spiega come sopravvivere alla Sindrome Fobica Natalizia SFN©.
Se il tuo problema è quello di dover impacchettare nel minor tempo possibile un sacco di regali all'incirca a forma di parallelepipedo, questo video ti mostra come puoi riuscirci in quattro e quattr'otto.
A volte la pubblicità è il Male... ma in qualche caso è vero proprio il contrario: lo spot prodotto dalla catena di supermercati britannici Sainsbury's per questo Natale è un autentico gioiello. La storia – realmente accaduta – su cui è basato è illustrata qui.
Silvia Ziche impugna il suo brillante e spesso graffiante pennino per prendere bonariamente in giro, tramite la sua eroina Lucrezia, alcune tipiche situazioni natalizie, come quella degli auguri seriali...


... e quella dei sogni romantici che le donne affidano al buon cuore di Babbo Natale. Soprattutto l'ultimo, sarà mica irrealizzabile?! Sembrerebbe di no... ;-)


Come utente di Facebook Messenger sono ormai "dipendente" dagli adesivi con protagonista Pusheen. Sul tumblr dedicato all'adorabile micione è stata pubblicata questa carinissima GIF animata.


Tra i film ambientati sotto le Feste, uno dei miei preferiti in assoluto è sempre stato Love Actually... ma, da quando ho letto questo articolo, non credo che riuscirò mai più a guardarlo con gli stessi occhi!
Come colonna sonora di questo periodo consiglio la deliziosa versione di Let It Snow cantata da Daniela Andrade... ma, se gradisci un sound più "tosto", apprezzerai le cover reinterpretate in chiave heavy metal da Christopher Lee: sì, proprio il Saruman delle trilogie cinematografiche tolkieniane dirette da Peter Jackson.
Per finire, ti lascio con le simpatiche renne tondeggianti e pasticcione di Rollin' Wild!

giovedì 18 dicembre 2014

Alla ricerca della serenità

Oggi mi sentivo ben poco in vena di pubblicare alcunché, finché non ho letto la newsletter de Il Libraio; essa conteneva tra l'altro il link al PDF con 30 pillole di saggezza sulla vita, sul destino, sull'amore per un 2015 di serenità, ispirate al romanzo Una casa di acqua e cenere (Editrice Nord) di Kalyan Ray, e scorrere quelle frasi mi è servito almeno un pochino da incoraggiamento per affrontare con la necessaria forza d'animo un anno nuovo che si preannuncia non facile. Come ho già fatto qualche mese fa con un'antologia analoga, riporto qui di seguito una selezione delle frasi che ho percepito come più autentiche.
«C'è un destino che ci rende fratelli: nessuno va per la sua strada da solo. Tutto ciò che facciamo nella vita degli altri, ritorna nella nostra» (Edwin Markham)
«Il destino, quando apre una porta, ne chiude un'altra. Dati certi passi avanti, non è possibile tornare indietro» (Victor Hugo)
«Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti» (Eraclito di Efeso)
«Ciascuno di noi nasce con un compito solitario da svolgere e coloro che incontra lo aiutano a compierlo oppure glielo rendono ancora più difficile: sfortunato colui che non sa distinguere gli uni dagli altri» (Christian Bobin)
«Io non voglio cancellare il mio passato, perché nel bene o nel male mi ha reso quello che sono oggi. Anzi ringrazio chi mi ha fatto scoprire l'amore e il dolore, chi mi ha amato e usato, chi mi ha detto ti voglio bene credendoci e chi invece l'ha fatto solo per i suoi sporchi comodi. Io ringrazio me stesso per aver trovato sempre la forza di rialzarmi e andare avanti, sempre» (Oscar Wilde)
«Il destino guida i volenterosi, ma trascina le persone con poca forza di volontà» (Lucio Anneo Seneca)
Infine, ecco una citazione tratta dal summenzionato romanzo Una casa di acqua e cenere... che uscirà solamente il 12 gennaio, quindi come idea regalo per Natale è da escludere! ;-)
«Poi come accadde a ogni bambino, imparò ad accettare la prima grande assenza della sua vita e perse la certezza con cui nascono tutti i bambini: che nessuno andrà mai via, che ogni cosa resterà sempre uguale» (Kalyan Ray)
[La preghiera della serenità che sotto forma di immagine apre il post, spesso attribuita erroneamente a Francesco d'Assisi, Agostino d'Ippona e Aristotele, in realtà è opera del teologo statunitense Reinhold Niebuhr]

mercoledì 17 dicembre 2014

Nella mente di una madre

Un caso che nelle ultime settimane sta tenendo l'Italia con il fiato sospeso è quello dell'omicidio di un bambino di otto anni, Andrea Loris Stival, a Santa Croce Camerina in provincia di Ragusa (vicenda esposta e continuamente aggiornata qui su crimeblog.it). A rendere questo delitto, già spaventoso di per sé, ancora più sconvolgente è il fatto che la principale sospettata sia sua madre, la ventiseienne Veronica Panarello, la quale attualmente è in stato di fermo ma continua a proclamarsi innocente. Anche se gli indizi raccolti contro di lei dagli inquirenti sono piuttosto pesanti, per quanto mi riguarda non me la sento di condannarla prima del tempo, a differenza di ciò che tendono a fare in troppi, commentando il caso come se fosse già chiuso. Anzi, vorrei tanto che alla fine la giovane venisse scagionata... ma se davvero fosse stata lei, e poi magari avesse rimosso ogni cosa...? Cosa mai può scattare nella testa di una madre per indurla a compiere un gesto così assurdamente estremo?! Esiste un'idea più atroce rispetto a quella che una donna possa togliere con le proprie mani la vita alla creatura che lei stessa aveva messo al mondo? Io lo trovo inconcepibile... eppure non sarebbe certo la prima volta: purtroppo, e il delitto di Cogne non è che un esempio, casi del genere sono tristemente ricorrenti nelle cronache.
Davanti a interrogativi di questo tipo la mente vaga smarrita, alla vana ricerca di risposte definitive. Non sentendomi in grado di mettere insieme un discorso di senso compiuto su una questione tanto delicata e complessa, mi limito a segnalare alcune opinioni che ho letto al riguardo nei giorni scorsi e nelle quali, a prescindere da quanto mi sentissi d'accordo, ho trovato interessanti spunti di riflessione: in rigoroso ordine cronologico, un articolo scritto alcuni mesi fa dalla giornalista Concita De Gregorio assieme allo psicoanalista Massimo Recalcati a commento di un caso analogo, e ripescato per l'occasione; Deborah Dirani dell'Huffington Post – con un articolo il cui titolo mi ha fatto sussultare, salvo poi rendermi conto di quanto meritasse di essere letto – e poi Luisa Betti sul suo blog bettirossa * donne x diritti; last but not least Daria Bignardi, che tra l'altro mi ha definitivamente convinta a leggere la Medea (a quanto pare il paragone con il tormentato personaggio messo in scena da Euripide è abbastanza scontato, in casi come questo).
Dopo riflessioni così cupe, mi piace concludere linkando un articolo che in qualche modo si ricollega all'argomento di questo post – poiché parla di quanto possa essere impegnativa la maternità – ma che è decisamente più positivo. Mi auguro che nessuno lo trovi eccessivamente fuori luogo...

martedì 16 dicembre 2014

Lasciali andare per le Tue montagne

Due giorni fa un tragico incidente di montagna è costato la vita a due alpinisti abruzzesi: sotto il Corno Piccolo del Gran Sasso una valanga ha travolto e ucciso il teramano Pino Sabbatini, esperta guida alpina con all'attivo tante scalate in tutto il mondo, e il pescarese David Remigio, forse più avvezzo alle imprese acquatiche, ma perfettamente a suo agio in situazioni estreme anche di altro genere. Purtroppo, quando la montagna dispiega tutta la sua terribile forza, non c'è competenza o forma fisica che tenga... :'-(
Con Pino Sabbatini, il cui nome non mi giungeva nuovo, avevo in comune diversi "facciamici", per cui ho avuto modo di intercettare su Facebook le manifestazioni di cordoglio di chi lo conosceva più o meno bene; in effetti c'è stata una pioggia di messaggi di condoglianze sulle bacheche di entrambi gli alpinisti scomparsi. Non era la prima volta che mi capitava di osservare un fenomeno analogo – era già successo quest'anno in occasione della dipartita oltremodo prematura di due personaggi piuttosto noti in internet – e ogni volta mi assale un sentimento ambivalente: turbamento nel vedere le bacheche piene di messaggi che purtroppo il titolare non leggerà mai, e commozione nel rilevare l'inestimabile eredità umana lasciata dal defunto e testimoniata dai pensieri depositati dai suoi amici. Ha totalizzato un buon numero di condivisioni e una quantità ancor più grande di "mi piace" il selfie che Sabbatini aveva condiviso poco prima dell'incidente, e che apre questo post: impossibile non rimanere colpiti dal radioso sorriso di chi è felice di trovarsi nel proprio ambiente ideale e di essere impegnato in ciò che più ama fare. A lui e al suo compagno nell'ultima fatale avventura dedico con tutto il cuore un canto dalla melodia struggente e dal testo quanto mai adeguato alla circostanza: Signore delle cime. Ci tengo comunque a segnalare che Mauro Trechiodi ha pensato di realizzare un video in memoria di Sabbatini, disponendo in sequenza alcune foto scattate in varie sue imprese, con il brano Guerriero cantato da Marco Mengoni come musica di sottofondo.

lunedì 15 dicembre 2014

Piacevoli scoperte

Magari non ne hai idea oppure non te lo ricordi, ma all'inizio di quest'anno ho trascorso qualche giorno di vacanza a Roma, riportando una cospicua documentazione fotografica: sembra trascorsa una vita dall'epoca in cui caricavo su Flickr foto a centinaia, mentre da quando ho fatto il mio ingresso nel fantastico mondo delle reflex è già tanto se mi decido a sviluppare con Lightroom... e ci sarebbe da discutere se questo sia un male o un bene! ;-)
Ebbene, a poche decine di metri dal bed and breakfast in cui alloggiavo in via degli Scipioni, notai fin da subito un cinema non troppo appariscente, l'Azzurro Scipioni, composto da due piccole sale: la Chaplin da 100 posti, e la Lumière da 50. Nei giorni successivi, stremata dalle lunghe camminate su e giù per il Tevere, a un certo punto decisi di concedermi un paio d'ore di relax davanti al grande schermo: per la cronaca scelsi Viaggio sola, un titolo che in quel momento aveva per me qualcosa di autobiografico, visto che ero in vacanza all by myself (stando comunque alla larga dagli alberghi di lusso, a differenza del personaggio interpretato da Margherita Buy che li ispezionava per lavoro). Oltre al biglietto il gestore del cinema mi rilasciò la tessera associativa annuale – pur sapendo che difficilmente ne avrei potuto usufruire di nuovo – e mi chiese l'indirizzo di posta elettronica per l'iscrizione alla newsletter.
Da allora, con cadenza all'incirca mensile, mi arriva la suddetta newsletter... e, non potendomi recare regolarmente all'Azzurro Scipioni, la uso comunque come fonte di ispirazione per aggiungere pellicole interessanti alla mia ormai chilometrica "to watch list". :-)
L'altro giorno, con un ritardo che conoscendomi risulta abbastanza incomprensibile, ho voluto saperne di più sul gestore dell'Azzurro Scipioni, di nome Silvano Agosti. Avevo già intuito, dai discorsi che intratteneva con altri spettatori prima della proiezione e dalla quantità di cimeli esposti nei locali e tali da mandare in estasi i cinefili più entusiasti, che per lui il cinema doveva essere molto di più di una semplice passione... e su Wikipedia ho trovato le risposte che cercavo: «Silvano Agosti (Brescia, 23 marzo 1938) è un regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, montatore, direttore della fotografia, scrittore e poeta italiano» con una biografia davvero notevole e una filmografia – composta da cortometraggi, lungometraggi e documentari – magari un tantino "low budget" ma di tutto rispetto. Il suo cammino si è incrociato con quello di alcuni grossi nomi della settima arte di casa nostra, da Marco Bellocchio a Liliana Cavani, da Ennio Morricone a Nicola Piovani.
Ma come cominciò l'avventura dell'Azzurro Scipioni? Beh, dopo aver prodotto Il pianeta azzurro, esordio dell'amico cineamatore Franco Piavoli, «Agosti tenta di distribuire il film in alcune sale romane, ma di fronte al disinteresse degli esercenti decide di rilevare un locale dove lo programmerà per anni. Il cinema, nel quartiere Prati, verrà ribattezzato Azzurro Scipioni e diverrà un punto di riferimento per i film d'autore e d'impegno civile, luogo d'incontro di cineasti e appassionati di cinema». Una curiosità: Agosti «ha fatto domanda ufficiale all'Unesco e alle Nazioni Unite chiedendo che l'Essere Umano venga proclamato Patrimonio dell'umanità».
I film di Silvano Agosti sono disponibili qui in dvd e qui in streaming, mentre i suoi libri puoi acquistarli qui in formato cartaceo e qui in ebook. C'è anche un diario (blog?) e un canale YouTube.
L'ultima sua newsletter mi è arrivata ieri, ed eccone il contenuto:
Cari amici
vi ricordiamo la “FESTA DELLA POESIA”
mercoledi 17 dicembre2014 alle ore 21.00
Per la poesia nel cinema sarà presente come ospite d’onore Pierfrancesco Diliberto in arte Pif
autore del film LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE che ieri ha vinto la 27ª edizione
degli European Film Awards
Se dopodomani sera alle 21 hai modo di trovarti a Roma in via degli Scipioni 82... a me pare un evento da non perdere! :-) (Non sono una fan sfegatata di Pif, ma come regista trovo che con quel film abbia fatto un lavoro straordinario)

domenica 14 dicembre 2014

#LiberiFinoAllaFine

Il post di oggi lo dedico alla campagna Eutanasia legale, per vivere liberi, fino alla fine (hashtag #LiberiFinoAllaFine). È stato lanciato un appello al Parlamento con malati, medici, infermieri, cittadini e personalità, perché venga discussa al più presto la proposta di legge di iniziava popolare depositata alla Camera dei deputati il 13 settembre 2013 dall'Associazione Luca Coscioni e dal comitato EutanaSiaLegale. Al video hanno preso parte personalità riconducibili ai contesti sociali, settori professionali e orientamenti politici più diversi, a testimonianza di quanto la questione sia sentita in maniera trasversale nell'intera popolazione italiana.


Essendo particolarmente interessata all'argomento fin dai tempi del caso Englaro, ho voluto trascrivere la maggior parte del testo, indicando i nomi dei personaggi che ho riconosciuto – con gli altri mi scuso, ricordando che l'elenco completo dei partecipanti in ordine di apparizione si può leggere nella descrizione del video su YouTube – e, siccome trovo che non ci sia nulla da aggiungere, mi limito a specificare che sono le parole pronunciate dalla discografica Mara Maionchi e dall'attore Neri Marcorè a riassumere meglio il mio pensiero al riguardo.
Onorevoli Parlamentari, sono arrivata alla fine della mia vita. Vorrei poter decidere di non soffrire più. In Svizzera è possibile.
Io un giorno ci andrei. (Filippo Facci)
Io preferirei morire qui.
Onorevoli Parlamentari,
chi aiuta un malato terminale a morire (Mina Welby)
rischia fino a quindici anni di galera. (Mario Riccio, l'anestesista che ha aiutato Piergiorgio Welby a morire)
In Italia è un atto criminale.
Onorevoli Parlamentari, a chi appartiene la mia vita? (Marco Bellocchio)
La mia, a me. (Emma Bonino)
È la mia vita. (Selvaggia Lucarelli)
È la mia, di vita. (Aldo Nove)
Ritengo un mio diritto inalienabile poter scegliere se, come e quando. (Corrado Augias)
Onorevoli Parlamentari, vorrei essere io a decidere quando morire. (Paolo Mieli)
Io non so se lo farei, ma vorrei che fossimo liberi di decidere. (Mara Maionchi)
Onorevoli Parlamentari,
regolamentare l'eutanasia non significa permettere di morire, (Marco Maccarini)
ma permettere di scegliere di che morte morire. (Corrado Fortuna)
Chi chiede l'eutanasia vuole solo morire con dignità. (Lorenza Foschini)
Ogni paziente dovrebbe essere libero di scegliere come e fino a che punto vivere la propria malattia. Se avesse potuto scegliere, mia madre avrebbe detto «No, grazie». Mia madre è morta tra atroci dolori e io non ho potuto fare nulla.
Ogni anno sono migliaia i casi di eutanasia clandestina. (Giulia Innocenzi)
Ogni giorno quattro persone malate si suicidano anche nei modi più terribili, come Mario Monicelli. (Rocco Papaleo)
Onorevoli Parlamentari,
se perdo definitivamente conoscenza, voglio che siano rispettate le mie volontà. (Platinette)
Per questo serve una legge anche sul testamento biologico, (Luca Barbarossa)
che garantisca la libertà per tutti i cittadini, come prevede la nostra proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia e il pieno riconoscimento del testamento biologico sottoscritta da quasi centomila italiani. L'abbiamo depositata in Parlamento a settembre 2013. Non ne avete parlato nemmeno cinque minuti.
Onorevoli, è passato più di un anno. (Vittorio Feltri)
Eppure il tema riguarderebbe un po' tutti. Abbiamo organizzato dibattiti, sollecitato inchieste, raccolto testimonianze, raccontato storie.
Abbiamo aiutato decine di malati a interrompere le terapie o a ottenere l'eutanasia all'estero. (Marco Cappato)
La Costituzione prevede che il popolo eserciti l'iniziativa delle leggi. (Roberto Saviano)
Anche il Presidente della Repubblica vi ha chiesto di discutere delle scelte di fine vita.
La maggioranza degli italiani è già favorevole a una legge sull'eutanasia.
Io sono a favore da sempre. (Maurizio Costanzo)
Sono a favore pure io che ho paura.
Onorevoli Parlamentari,
se l'eutanasia fosse legale, non aumenterebbero le morti: diminuirebbero le sofferenze. (Neri Marcorè)
Si tratta solo di riconoscere un diritto umano: il diritto di morire. (Umberto Veronesi)
Parrebbe semplice, no? (Marco Pannella)
Ed è semplice: basta cominciare a discuterne.

venerdì 12 dicembre 2014

Il tormentone dell'anno (?)

Ultimamente – ma diciamo pure penultimamente ;-) – la musica la seguo assai meno di un tempo, e giusto di sfuggita: a volte mi capita di ascoltare per caso brani che trovo più orecchiabili e accattivanti del solito, e soltanto in seguito scoprire l'identità dell'interprete. Mi è successo anche per All About That Bass della giovane cantautrice statunitense Meghan Trainor, uscito il 2 giugno di quest'anno: l'avevo già sentito parecchie volte, ma solo di recente, leggendo questo post su Google Italy Blog, ho scoperto il titolo, la cantante e soprattutto il testo di questo brano, il quale lancia un messaggio positivo a favore delle fanciulle che non soddisfano i canoni estetici "modello Barbie" imperanti sui media grazie anche a un impiego massiccio di Photoshop, ma appaiono un pochino più "in carne", come la stessa Meghan.
Perché ogni centimetro di te è perfetto
Dalla testa ai piedi
Sì, mia mamma mi ha detto «Non preoccuparti per la tua taglia»
Dice che ai ragazzi piace un bel didietro da stringere la notte
[Ma dove sono queste mamme così spregiudicate?! ;-)]
Qui ho letto che il ritornello – «I'm all about that bass, no treble» – sarebbe una metafora dove i (toni) bassi alludono alle curve femminili...
All About That Bass ha riscosso un enorme successo mondiale, testimoniato dalla gran quantità di cover (notevole questa in chiave jazz) e parodie (figuriamoci se potevano esimersi i Gem Boy, sempre "sul pezzo" come sono). E proprio oggi Paolo Attivissimo ha segnalato l'ennesima rielaborazione, frutto del volontariato dei giovani che lavorano al Johnson Space Center della NASA. Ladies and gentlemen, ecco a voi All About That Space! :-)

giovedì 11 dicembre 2014

Ma come ha fatto?!?!?


Pochi giorni fa sulla pagina Facebook dell'"esploratore dell'insolito" Massimo Polidoro, di cui sono fan, ho letto un post che mi ha incuriosita parecchio:
Come si indovina un disegno in busta chiusa?
Qualche anno fa, ospite di un programma di Giuliano Ferrara, fui sfidato a indovinare un disegno che lui aveva fatto di nascosto, poi aveva sigillato in una busta e l'aveva tenuta con sé per tutto il tempo.
Io non toccai mai quella busta né vi fui mai vicino se non quando lui stesso la aprì.
E, dunque, come ho fatto?
Se vuoi saperlo, lo spiegherò per filo e per segno in un video esclusivo che realizzerò venerdì 5 dicembre per tutti gli iscritti alla mia newsletter.
Essì, era praticamente impossibile riuscirci in quelle condizioni, elencate da Polidoro nel dettaglio sul suo blog come segue...
  1. Non ho mai toccato la busta.
  2. Dal momento in cui il disegno è stato fatto è sempre stato lontano da me.
  3. Non avevo complici.
  4. Non c'erano specchi da cui avrei potuto vedere il disegno.
  5. Ferrara non ha usato un blocco sul quale avrei potuto intuire la forma del disegno dai segni lasciati sulla carta.
  6. Quando Ferrara se n'è andato con il suo disegno in tasca non sapevo che cosa aveva disegnato.
  7. Soprattutto, non eravamo d'accordo.
... eppure lui ce l'ha fatta!!! Ma come?!?!? Tenendo fede alla mia famigerata nomea – maddeché?! ;-) – di curiosona, mi sono immediatamente iscritta alla newsletter – il che mi ha dato la possibilità di scaricare subito "aggràtisse" tre e-book in diversi formati: Indagare misteri con la lente della scienza, Le 10 regole per scrivere un bestseller secondo Stephen King e Il Photobook di Rivelazioni – e alle 14:05 del 5 dicembre mi è arrivato per posta elettronica il link al video promesso, che ho appena finito di guardare. (Sì, ho avuto un pochino da fare in questi giorni...)
Ebbene... non sei attanagliato dalla curiosità di scoprire come diamine abbia fatto Massimo Polidoro a riprodurre così fedelmente il disegno fatto da Giuliano Ferrara? Se sì, iscriviti pure tu alla sua newsletter – te lo consiglio, anche perché non è di quelle che riempiono la tua casella e-mail di spam, bensì solo di spunti interessanti – e avrai accesso alla spiegazione del "trucco". Dopodiché chissà, magari penserai «Che delusione, io chissà che mi credevo»... mentre invece a me la trovata di Polidoro pare una mirabile manifestazione dell'ingegno umano! :-)

martedì 9 dicembre 2014

Il mondo visto da dietro le sbarre

Mesi fa, quando avevo iniziato da poco a frequentare le lezioni di fotografia, il nostro "piccolo prof" Stefano Lista ci parlò di un corso che stava organizzando, riservato ad alcuni detenuti del carcere di Pescara, e dell'esigenza di reclutare dei volontari come tutor disposti a mettere a disposizione le proprie competenze e la propria attrezzatura agli allievi. Anche se per mia natura, quando mi si propongono iniziative interessanti, tendo a buttarmici "a pesce", in quel caso mi sono ben guardata dal farmi avanti: non soltanto perché, essendo una novellina, mi sentivo assai poco all'altezza di tale compito, ma anche perché, lo ammetto, mi frenava un atavico pregiudizio nei confronti dell'ambiente carcerario e di chi ci vive...
A distanza di qualche mese, quel corso ha dato vita a una mostra fotografica inaugurata domenica sera presso la Sala D'Annunzio dell'Aurum di Pescara, la stessa location dove ho "piantato" il mio primo chiodino; le foto esposte sono state realizzate dai detenuti e dallo stesso Stefano. Il senso del titolo della mostra, Il mondo a quadretti, è stato illustrato da Mario Livrieri, uno degli allievi, come segue.
Quando questo articolo ha iniziato a prendere forma nella mia mente, quando ancora la cascata di lettere che lo compongono doveva iniziare il suo corso, il titolo era già una certezza.
Un mondo a quadretti, sono sicuro che per tutti quelli che, come me, vivono o hanno vissuto questa realtà, il senso sia più che chiaro. L'idea mi è venuta quando l'altra sera guardavo una splendida luna piena e mi sono accorto che in effetti l'immagine che avevo di fronte non era quella di una luna al centro di un cielo meraviglioso ma solo gli avanzi che sbarre, cancelli ed affini lasciavano passare.
È iniziata così una lunga riflessione tra me e Mario che ci ha portato indietro nel tempo, quando tutto è iniziato. All'epoca avevo una visione del mondo completa, oggi invece dopo tanti e lunghi anni di detenzione ho dimenticato e rimosso gran parte delle immagini, sapori, odori e suoni che compongono la vita.
Tutte le immagini presenti nel mio archivio mentale sono sporcate dalla visione continua delle grate che ormai sembrano saldate direttamente sulle mie retine, finestre da cui vedo sempre lo stesso scorcio di Terra e sempre alla stessa distanza... un mondo a quadretti.
Va da sé che questa semplice riflessione non poteva fermarsi qui, avevo solo tolto il coperchio... ora toccava scavare a fondo.
Non sono solo la vista ed i ricordi ad essere compromessi ma tutti i sensi che mi appartengono. I sapori ad esempio sono limitati a quello che il sistema mi concede e, credetemi, mi concede sistematicamente sempre gli stessi; i suoni, che ormai nella mia testa hanno assunto tutti una cadenza metallica, un cane che abbaia, i clacson di un ingorgo, il pianto di un bambino... se solo provo a ricordare... ne viene fuori un "ding-dong" continuo: gli odori, in un mondo fatto di ferro e cemento, sono regolati da quelo che a volte l'amico vento ci concede. E capita di rimanere stupiti nel sentire il profumo degli oleandri in fiore dopo anni di assenza, l'effetto è quello di un bambino che vede una palla per la prima volta. Anche il tatto è notevolmente limitato alle sole cose che il sistema ha deciso.
Non ho perso solo la mia libertà, un uomo privato di tutti i suoi sensi perde ogni possibilità di vivere e se qui io non vivo allora chi sono? Cosa sto facendo? Dove mi trovo?
Sono lo zombie voluto da questo meccanismo infame, un morto vivente che si trascina nell'illusione di essere ancora vivo ma che in effetti di vivo ha solo la speranza di poter tornare al più presto a sentire la risata, il profumo e il dolce suono della vita.
Parole che a me hanno dato parecchio da pensare, e che difficilmente possono lasciare indifferenti, credo. Per quanto mi riguarda, mi sono pentita non poco di non aver colto l'opportunità di collaborare a questo progetto...
Il corso è stato organizzato da Stefano in collaborazione con il Garante per i diritti delle persone private della libertà personale, l'avvocato Fabio Nieddu, il quale ha presentato il progetto con queste parole.
L'idea di organizzare un corso di fotografia all'interno del carcere è nata da due considerazioni.
La perdita della libertà personale non può "congelare" il diritto fondamentale della persona ad esprimere se stessa e a sviluppare pienamente la propria personalità.
La fotografia è una delle forme di espressione creative proprie dell'individuo.
La pena assume significato nella misura in cui il tempo trascorso in carcere consenta al detenuto di comprendere l'errore commesso, scoprendo che vi possono essere alternative di vita che permettono di riappropriarsi di ciò che l'illegalità toglie: la dignità personale.
E per questo, insieme al fotografo Stefano Lista, abbiamo deciso che, non potendo il detenuto uscire per partecipare a corsi di fotografia, sarebbe stata la fotografia stessa ad entrare nel carcere per incontrare il detenuto.
Da questo progetto è nata un'esperienza unica che ha coinvolto emotivamente tutti i protagonisti di questa stupenda avventura.
Abbiamo, dunque, pensato di condividere con la cittadinanza questa positiva esperienza attraverso l'organizzazione di questo evento tale da far comprendere che il detenuto può essere una "risorsa" e non un "peso" per la comunità.
Ecco invece il commento di Stefano.
Un corso di fotografia per dieci detenuti. Amo ripetere che la fotografia apre la mente. Mi sono chiesto all'inizio di questo corso se fosse in grado anche di aprire "le porte". La risposta è SÌ, e non solo quelle in metallo del carcere o quelle metafisiche e sacre dello spirito.
La fotografia ha il potere di metterci di fronte all'osservazione di una realtà che non conosciamo e di plasmare il nostro giudizio o pregiudizio su quella realtà...
Ha il potere di creare legami tra persone le cui strade non si sarebbero mai incontrate.
Ha il potere di smuoverci dallo stato di passiva fruizione di immagini che accompagna le noste giornate e di interrogarci e farci stare ore a pensare...
Ma soprattutto mi hanno colpito le parole scritte da Stefano per introdurre la selezione delle sue foto scattate in carcere, raccolte sotto il titolo Il mostro ha paura che richiama un verso del brano Il Mostro di Samuele Bersani: «L'unica cosa evidente è che il mostro ha paura».
Alle volte sono 30 secondi di follia. Altre volte c'è una premeditazione che nasce dall'odio che a sua volta è figlio della paura.
Altre volte ancora è solo ignoranza.
Fatto sta che loro sono dentro e io no. Hanno fatto qualcosa di "grave" e io no. Loro devono pagare la loro illegalità con la privazione della libertà personale e io, al massimo, posso aver provato una piccola frustrazione per la rimozione dell'auto in divieto di sosta.
Ma non ce la faccio a sentirmi migliore. Più fortunato sì, migliore no.
La vita mi ha regalato due genitori che mi amano, luoghi educativi sani, sicurezza economica, salute e pian piano la capacita di discernere.
Ho avuto tutto, ho conservato tutto.
Ma la vita mi ha insegnato che il confine tra il "bene" e il "male", tra il "giusto" e lo "sbagliato", tra il "dentro" e il "fuori" è molto sottile e si sposta continuamente. È facile perderlo d'occhio e varcarlo.
Con questa consapevolezza sono entrato nella vita di queste persone. E loro sono entrate nella mia.
Sono entrato per "restituire", per portare dentro quelle mura il senso di colpa per la mia fortuna...
Ed è finita che mi sono riportato a casa il bello di loro.
Come i dieci caffè che mi hanno offerto in un pomeriggio (ho ancora la tachicardia :), le caramelle che mi hanno regalato per i miei figli, i racconti, i sorrisi, le battute, le pacche sulle spalle, le lacrime di fronte al mare per averlo rivisto per la prima volta dopo anni.
Sanno di aver sbagliato e scontano senza opporsi la loro condanna.
Chiedono solo una seconda possibilità.
Quella possibilità che viene loro negata quando la detenzione non svolge il ruolo di rieducazione del condannato, quando una famiglia li abbandona, quando il tempo non è più investimento per il meglio ma attesa del peggio.
Quella possibilità che viene loro negata quando il marchio di "detenuto" diventa una cicatrice visibile a tutti che crea diffidenza, quando la società riabilita il furbo benestante e benpensante e punta il dito sul povero Cristo.
Quella possibilità che viene loro negata quando noi, "quelli fuori", ci auguriamo che vengano buttate le chiavi.
Ogni serratura ha due versi. La serratura delle porte blindate così come quela della nostra mente.
Usiamoli entrambi.
Per quanto riguarda le foto realizzate dai detenuti, la disposizione dei pannelli su cui sono fissate ricorda la struttura di un labirinto. E credo proprio che questo non sia casuale, ma che sia stato pensato per richiamare la citazione di Haruki Murakami esposta all'inizio del percorso, e che puoi vedere qua sotto.

Ciò che è fuori di te è una proiezione di ciò che è dentro di te, e ciò che è dentro di te è una proiezione del mondo esterno. Perciò spesso, quando ti addentri nel labirinto che sta fuori di te, finisci col penetrare anche nel tuo labirinto interiore. E in molti casi è un'esperienza pericolosa.
Se vuoi visitare la mostra – cosa che ti consiglio vivamente! – affrettati, perché termina domani. Per l'occasione sono previste tre visite guidate a ingresso libero – una alle 10:00, un'altra alle 16:00 e l'ultima alle 18:15 – alla scoperta di una realtà davanti alla quale in genere per paura o difficenza tendiamo a voltare lo sguardo dall'altra parte, mentre dovremmo renderci conto che si tratta di persone come noi, con la loro umanità e la loro dignità. E che dopo aver terminato di pagare il loro debito hanno diritto a reinserirsi nella società. Del resto è la nostra Costituzione a stabilire che «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato» (articolo 27, comma 3)... una disposizione che troppo spesso rimane sulla carta, dal momento che le condizioni delle carceri italiane non sono certo quelle ottimali per favorire la rieducazione dei detenuti, anzi. È sperabile che agli allievi del corso tenuto da Stefano questa esperienza possa realmente aprire delle porte professionali, quando per loro si riapriranno quelle pesantissime del carcere.

venerdì 5 dicembre 2014

Non cogliere quella Mela!

Stasera mi limito a segnalare in breve un messaggio di phishing confezionato con una certa cura, proveniente in apparenza da Apple, che mi è arrivato ieri per posta elettronica con il seguente oggetto: Recentemente abbiamo rilevato che il tuo account è stato utilizzato per le attività di frode. Eccone lo screenshot...


... e il testo.
Gentile Cliente,
Recentemente abbiamo rilevato che il tuo account è stato utilizzato per le attività di frode.Non possiamo verificare se sei tu o non prima di averne verificato il tuo account.
Il tuo account Apple è bloccato ora,si prega di accedere al proprio account per confermare le informazioni.
Conferma miei dati
Accordo di riservatezza.
Copyright 2014 Apple Inc. 1 Infinite Loop, Cupertino CA 95014 - Tutti i diritti riservati.
A prima vista il messaggio in questione presenta almeno tre elementi a dir poco sospetti: un italiano un tantino approssimativo (anche se nello strabiliante mondo dello spam ho visto ben di peggio), l'indirizzo del mittente, Apple-Sicuro@atlanti-orientarsi.it (comunque ciò è assai poco indicativo, in quanto tale dato è falsificabile con fin troppa facilità) e soprattutto il fatto che il link su cui cliccare "per confermare i propri dati" punti all'URL http://chili59.de/wp-content/themes/400/includes/via.php, che a occhio e croce con la mela morsicata non ha nulla a che vedere. Comunque, pure in assenza di simili indizi, nella tua testa dovrebbe sempre suonare un campanello d'allarme quando ti chiedono di accedere al tuo account o comunque di immettere le tue credenziali. Per non cadere nella trappola del phishing, è sempre bene tenere presenti regole di buon senso come quelle contenute in questa breve guida.

giovedì 4 dicembre 2014

La vita non è facile

L'altroieri sulla bacheca di un mio amico di Facebook ho letto uno status assai simile a questo qui. In estrema sintesi, lo scopo è trasmettere un messaggio positivo, di vicinanza e solidarietà, ai propri amici che stanno attraversando un momento difficile per i motivi più disparati: qualcosa che prima o poi capita a tutti nella vita, purtroppo. Poiché sto vivendo un periodo abbastanza pesante, e apprezzo come non mai l'importanza di non doverlo affrontare da sola, ne sono rimasta piuttosto colpita e avevo pensato di pubblicarlo sulla mia bacheca tradotto in italiano... a beneficio dei miei "facciamici" non anglofoni. ;-) Poi però, cercando una fonte da citare alternativa allo status del mio amico che nel frattempo era misteriosamente sparito, ho letto questo post un tantino critico al riguardo, e ci ho ripensato. Diciamo che in effetti il testo andrebbe riformulato, magari aggiungendo un proprio pensiero personale senza limitarsi a fare copia&incolla, e soprattutto eliminando parti del tutto superflue come «Se non vedo il vostro nome, capirò» oppure la richiesta di mantenere lo status sulla propria bacheca «per un'ora». Comunque di per sé questo meme, a differenza di altri, non è affatto sgradevole né tantomeno dannoso. E mi ha riportato alla mente una bella riflessione del regista e sceneggiatore Carlo Mazzacurati, prematuramente scomparso dopo una grave malattia all'inizio dell'anno e il cui ultimo film, La sedia della felicità, è uscito postumo qualche mese dopo: «Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre» (via Il mestiere di scrivere).

mercoledì 3 dicembre 2014

Pazzesco... ma non troppo!

Qualche giorno fa, tramite la newsletter di The Space Cinema, sono venuta al corrente dell'anteprima gratuita del film argentino Storie pazzesche (qui il trailer), diretto e sceneggiato da Damián Szifron e coprodotto nientepopodimenoché da Pedro Almodóvar, la cui uscita nelle sale è prevista per l'11 dicembre; ho subito richiesto l'invito per assistere alla proiezione in programma ieri sera a Montesilvano. Diciamo che il titolo – traduzione piuttosto fedele dell'originale Relatos salvajes – non mi ispirava più di tanto, pure il fatto che il cast mi risultasse praticamente sconosciuto contribuiva al mio scetticismo, e mi sa che, se non avessi avuto la possibilità di vedere questo film "a scrocco", me lo sarei perso... e non avrei mai saputo cosa mi ero persa! ;-) Insomma, durante la visione mi son dovuta ricredere: pellicola divertentissima, vivace e serrata al punto giusto da tenermi ben sveglia nonostante il cronico debito di sonno che mi assilla negli ultimi giorni. Che sia arrivato il momento di ampliare i miei orizzonti cinematografici? ;-)
Il film è costituito da sei episodi indipendenti, ma legati da un filo conduttore che, secondo le parole del regista, consiste nel «diffuso confine che separa la civiltà dalla barbarie, dalla vertigine di perdere le staffe e dall'innegabile piacere di perdere il controllo»; la serie di racconti «prende delle situazioni conflittuali della vita quotidiana, quelle alle quali io stesso sono stato esposto e che in qualità di comuni cittadini reprimiamo dopo aver valutato il rapporto costi-benefici di un'azione, scegliendo di essere meno impulsivi e di non rispondere alle aggressioni esterne». In effetti il film, per quanto divertente, è abbastanza inquietante e un tantino ansiogeno, in quanto mostra, sia pur in chiave paradossale, i possibili catastrofici sviluppi di situazioni in qualche modo banali nel caso in cui qualcuna delle persone coinvolte reagisca in maniera spropositata.
Ma ecco i sei racconti in estrema sintesi...
  • Alcuni passeggeri di un volo scoprono con sorpresa di essere accomunati dalla circostanza di aver avuto a che fare con un certo Pasternak. Un'innocua coincidenza? Forse no: si dà il caso che costui abbia un conto in sospeso con tutti loro, e soprattutto che sia proprio lui il pilota dell'aereo su cui stanno viaggiando...
  • Una cameriera riconosce nel cliente che è appena entrato nel ristorante dove lavora l'uomo che ha distrutto la sua famiglia. La cuoca le suggerisce di vendicarsi mettendo del veleno per topi nel suo piatto, ma la ragazza non vuol saperne di arrivare a tanto...
  • Su una strada poco trafficata un uomo alla guida di un'auto lussuosa fatica a sorpassare una vecchia macchina che procede lentamente e in maniera imprevedibile, e quando finalmente ci riesce prende il guidatore a parolacce e gestacci prima di passare oltre. Dopo qualche chilometro però è costretto a fermarsi a causa di una foratura... e indovina un po' qual è il primo automezzo che sopraggiunge?
  • Dopo aver preso delle multe per divieto di sosta che ritiene ingiuste, un ingegnere esperto in esplosivi perde clamorosamente le staffe, e di conseguenza la famiglia e il lavoro. Chissà come mai, assistendo all'ennesima rimozione della sua auto, rimane fermo a guardare senza muovere un dito...
  • Una donna incinta viene investita e uccisa da un pirata della strada: il responsabile fa parte di una famiglia facoltosa, e suo padre pensa di tirare il figlio fuori dai guai proponendo al giardiniere di prendersi, ovviamente dietro lauto compenso, la responsabilità dell'accaduto.
  • Durante un banchetto di nozze la sposa scopre che il neo-marito l'ha tradita con una collega di lavoro, per giunta invitata al matrimonio. Definire la sua reazione una sceneggiata non è che un pallido eufemismo...
Storie pazzesche è forse un'opera un tantino acerba, ma decisamente promettente: sono convinta che sentiremo ancora parlare parecchio di Damián Szifron! :-)

martedì 2 dicembre 2014

Un Abruzzo da fiaba

Dopo i video della serie L'Abruzzo e le sue meraviglie, della quale da quando ho pubblicato il mio post al riguardo sono usciti altri due episodi, Icaro Droni ha dato il via ad un'altra serie tutta dedicata ai castelli d'Abruzzo... che in fondo hanno ben poco da invidiare ai più famosi castelli della Loira o della Scozia, oppure a quelli, indimenticabili, delle fiabe che mi hanno fatto sognare durante l'infanzia e oltre! :-)
Con il primo episodio pubblicato proprio oggi sorvoliamo la cinematografica Rocca Calascio, il Castello Ducale di Crecchio, il Castello Aragonese di Ortona, Castel Menardo a Serramonacesca, Castello Cantelmo a Popoli e la Torre di Cerrano tra Silvi Marina e Pineto. E io mi godo la grandiosa visione, in attesa di visitarli tutti quanti – al momento sono a quota tre su sei – di persona! :-)


[La foto di Rocca Calascio al tramonto è tratta dalla pagina Facebook di Paesaggi d'Abruzzo, sulla quale l'antico fortilizio è uno dei soggetti più gettonati]

lunedì 1 dicembre 2014

Like che mettono i brividi

A pochi giorni di distanza dalla giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, ecco ahimè l'ennesima donna vittima del suo (in questo caso ex) uomo: a Postiglione, nel Salernitano, il trentaduenne Cosimo Pagnani ha ucciso a coltellate l'ex moglie, nonché madre di sua figlia, la trentaquattrenne Maria D'Antonio. A rendere questo drammatico fatto di cronaca ancora più sconvolgente rispetto ai tanti, troppi casi analoghi – in effetti anche uno solo sarebbe già troppo... e pensare che il 2013 ha visto una donna uccisa ogni due giorni :-( – è lo status che l'assassino ha pubblicato su Facebook, non è chiaro se prima o subito dopo aver compiuto il folle gesto: «Sei morta troia». Ma ad aggiungere sconcerto allo sconcerto è la constatazione che lo status in questione abbia raccolto like e condivisioni a valanga nelle ore che hanno preceduto la chiusura del profilo (il che ha dato luogo alla pagina Le merde che hanno messo "Mi piace" allo status di Cosimo Pagnani). L'opinione della criminologa Roberta Bruzzone al riguardo puoi leggerla qui.
Lo ammetto: anche a me capita di mettere "Mi piace" a status che magari non mi piacciono affatto, ma per qualche motivo mi interessano, e quindi uso il like a mo' di segnalibro per poter continuare eventualmente a seguire la discussione risalendoci tramite il registro attività (quando in effetti sarebbe preferibile usare la funzione Elementi salvati); allo stesso modo, a volte condivido contenuti nei quali in realtà trovo poco o nulla di condivisibile, soltanto per criticarli o dissociarmene. Ma davanti a qualcosa di così ripugnante mi guarderei bene dal lasciare una traccia che possa essere scambiata per una forma di approvazione da parte mia. Purtroppo temo che la doverosa condanna nei confronti di un gesto tanto atroce sia in realtà tutt'altro che unanime...
A proposito di violenza contro le donne, ci tengo a condividere – e in questo caso trovo del tutto condivisibile – il cortometraggio Un'altra storia, con Claudia Gerini, Adriano Giannini, Alessandra Mastronardi, Giorgio Pasotti, Ksenia Rappoport e Fabio Troiano. Il corto è scritto e diretto da Gabriele Pignotta, regista del non proprio memorabile Ti sposo ma non troppo, che questa volta invece ha fatto davvero un ottimo lavoro.


La violenza contro le donne si scatena quasi sempre all'interno delle mura domestiche.
Il 34% delle donne che ha subito violenza dal proprio compagno non ne parla.
In Italia ogni 2/3 giorni una donna viene uccisa.
[Nella foto che apre il post puoi vedere la scalinata del Duomo di San Gimignano adornata da centinaia di scarpe rosse, simbolo della lotta contro la violenza sulle donne]