Loading

sabato 31 marzo 2012

Il benessere dal sale


Giorni fa mi hanno parlato di un centro, situato dalle parti di Sambuceto, dove vengono praticati particolari trattamenti benefici. No, non si tratta di un centro benessere nel senso in cui lo si intende comunemente: infatti non vi è alcuna sauna, bagno turco o vasca idromassaggio, e per sottoporsi al trattamento non occorre indossare accappatoi o costumi da bagno né indumenti specifici, ma si va vestiti normalmente. Il centro in questione si chiama Kinga, suppongo in onore di Santa Kinga di Polonia, e vi si pratica la cosiddetta haloterapia, o terapia del sale; trattasi di un rimedio naturale olistico (che cioè agisce sia sul corpo sia sulla psiche) che sfrutta i benefici dei cristalli di salgemma naturale, i cui effetti terapeutici sono noti fin dall'antichità.
Dopo aver visitato il sito di Kinga, alquanto essenziale, ho richiesto informazioni via e-mail, e la titolare mi ha prontamente risposto allegando il dépliant qui di seguito riportato...
Kinga - Terapia Del Sale

... ed invitandomi ad usufruire di una seduta di prova omaggio. Opportunità che ho colto giusto l'altro ieri: assieme a mia madre mi sono recata presso la sede del centro in viale Pietro Nenni 41 a San Giovanni Teatino (CH) (chi come me arriva da Pescara percorrendo la Tiburtina se lo troverà sulla sinistra in corrispondenza di una rotatoria) dove ci siamo sottoposte alla prova.
Le sedute hanno una durata di quarantacinque minuti, e si svolgono semplicemente accomodandosi su delle sdraio, dopo aver indossato dei calzari usa e getta sopra le scarpe per motivi di igiene, all'interno della cosiddetta grotta di sale, una stanza dell'ampiezza di 40 metri quadri circa con sale himalayano alle pareti e sale fino purissimo sul pavimento. L'ambiente è un vero piacere per i sensi: arredi curati in ogni dettaglio, luci soffuse, musiche rilassanti, l'aroma quasi impercettibile del sale micronizzato che si spande nell'aria e viene inalato respirando normalmente. Avrei anche potuto addormentarmi, se non fosse stato per la presenza di due vivacissime bimbe, anch'esse alla prima seduta, accompagnate dalla loro mamma. In effetti pare che l'haloterapia faccia miracoli per i disturbi respiratori purtroppo sempre più frequenti in età pediatrica, come l'asma bronchiale e la bronchite cronica. La stessa titolare del centro, una torinese gentilissima trapiantata nel forte e gentile Abruzzo, ci ha raccontato di aver scoperto questo approccio terapeutico – che arriva dritto dritto dalla Polonia (famosa la miniera di sale di Wieliczka, dal 1978 patrimonio tutelato dall'UNESCO, la quale ospita la cappella sotterranea di Santa Kinga) dove il dottor Felix Boczkowski svolse importanti studi al riguardo – cercando qualcosa che potesse alleviare i malanni della sua bambina, la quale a quanto pare ha tratto un notevole giovamento dalla terapia del sale.
L'haloterapia, pur non essendo sostitutiva dei tradizionali trattamenti farmacologici impiegati nelle patologie croniche, può giovare a chi è affetto da:
  • disturbi o patologie delle vie respiratorie (sinusite, tonsillite, faringite);
  • disturbi o patologie dell'orecchio;
  • allergie (rinite allergica, raffreddori allergici, asma);
  • disturbi o malattie dermatologiche (psoriasi, dermatiti, eczemi);
  • indebolimento del sistema immunitario;
  • ansia;
  • disturbi del sonno;
  • stress;
  • affaticamento muscolare.
Il mio personale resoconto dell'esperienza fatta...? Beh, premesso che tendo ad essere abbastanza scettica nei confronti della medicina alternativa, pertanto non mi reputavo facilmente suggestionabile... ho dovuto riconoscere che funziona, eccome! :-) Sono stati sufficienti pochi minuti dentro la grotta di sale per lenire lo stato d'ansia che ultimamente mi fa compagnia (e che, poco dopo la conclusione del trattamento e la consumazione di una tisana depurativa offerta dalla casa, si è inesorabilmente riproposto... ma presumo che una sola seduta non possa essere sufficiente per ristabilire l'equilibrio!). E mia madre? Beh, lei si è detta assolutamente entusiasta – il che non è per nulla frequente, conoscendola ;-) – a tal punto da aver già sottoscritto un abbonamento per dieci sedute, di cui due in omaggio. Guarda caso, erano mesi che cercava un rimedio per la respirazione affannosa che la affligge specialmente quando ha il raffreddore, e ad appena dieci minuti dall'inizio della seduta affermava di sentirsi già meglio.
In conclusione, una seduta di prova da Kinga la consiglierei a chiunque: se deciderai di seguire il mio suggerimento, comunque, sarà bene che tu prenoti chiamando lo 085/4461095 (la grotta di sale è aperta dal lunedì al sabato con orario continuato, e su prenotazione anche la domenica). Dopodiché sarai tu a valutare se valga la pena di iniziare un ciclo di haloterapia, che promette benefici simili a quelli di un prolungato soggiorno marino... :-)

venerdì 23 marzo 2012

Primavera in anticipo

[E se la primavera è arrivata in anticipo – per citare un brano della Pausini, la quale oltretutto non sta passando un buon momento – questo mio post giunge sicuramente in ritardo... ma che sarà mai dal punto di vista dell'armonia cosmica?! ;-)]
Per la serie "fenomeni paranormali": l'altro giorno ho sentito parlare di una bizzarra diceria secondo la quale negli anni bisestili le fave crescono al contrario... e il mio sarcastico scetticismo ha subìto un duro colpo quando, esaminando più di un esemplare del primaverile legume che tradizionalmente si abbina al formaggio pecorino, ho constatato che in effetti dentro il baccello i piccioli delle fave erano situati dalla parte opposta rispetto al gambo che collegava il baccello alla pianta. Qui a casa mi assicurano che in effetti si tratta di qualcosa di insolito, ma finché non salta fuori una spiegazione scientifica razionale mi tengo ben stretta la mia perplessità: perché mai il giorno in più posto alla fine del mese di febbraio dovrebbe influenzare la crescita delle piante? :-O Alla peculiarità di quest'anno bisestile si associa anche un altro fenomeno, questa volta assai meno inusuale: il fatto che la primavera astronomica (da non confondere con quella meteorologica, cominciata il 1° marzo) sia iniziata il 20 marzo, ossia un giorno prima rispetto a quello che ci si aspettava. [Che poi, scorrendo l'elenco delle date, si scopre che non è mica vero che l'equinozio di primavera cade sempre il 21 marzo, anzi... ma vabbe'!]
A proposito di equinozi, cade proprio a fagiuolo una chicca segnalata dal Disinformatico. Si tratta di un breve video formato da immagini scattate dal satellite geostazionario Meteosat-9 di EUMETSAT alla stessa ora tutti i giorni dal 21 dicembre 2010 al 20 settembre 2011.


Nel video si vede bene in che modo l'illuminazione solare vari nel corso dell'anno a causa dell'inclinazione dell'asse terrestre rispetto all'eclittica: è questa la vera ragione dell'avvicendamento delle stagioni, mentre, a differenza di ciò che credono in molti, la variazione della distanza Terra-Sole influisce ben poco. In corrispondenza degli equinozi il Sole si trova sullo stesso piano dell'equatore terrestre, il bordo dell'ombra (cosiddetto terminatore) taglia la Terra da polo a polo (è verticale in questo video) e la durata del dì e della notte è uguale ovunque: per questo si parla di equinozio (dal latino equus, uguale e nox, noctis, notte), contrapposto al solstizio (ancora dal latino solis statio, fermata del sole). Se mastichi almeno un po' d'inglese, maggiori dettagli li potrai trovare qui.
P.S.: Domani e dopodomani ricorre la ventesima Giornata FAI di Primavera. Per l'occasione ben 670 beni culturali saranno aperti e si potranno visitare dando un contributo libero. Per scoprire l'elenco dei luoghi visitabili e le relative informazioni, puoi consultare questa pagina oppure installare la comoda app per Android e iPhone [il blog è mio e lo gestisco io, e se mi gira di mettere il melafonino al secondo posto lo faccio, ecco! ;-)].

giovedì 22 marzo 2012

Quando la fuga dei cervelli si tinge di rosa

[Il titolo del post l'ho spudoratamente scopiazzato da un articolo pubblicato sul Corriere nel 2004, il quale testimonia che in Italia otto anni fa tirava già una brutta aria per le professioniste qualificate che aspiravano a divenire "profetesse in patria"]
Questa sera alle ore 19, presso la Libreria Primo Moroni situata in via Quarto dei Mille 27/29 a Pescara, si terrà la presentazione del libro Goodbye Italia. La Repubblica che ripudia il lavoro delle donne. All'incontro, coordinato da Daniela Santroni dell'associazione Movimentazioni, prenderanno parte le autrici Cinzia Dato e Silvana Prosperi.
Ecco la descrizione dell'opera tratta dal sito della casa editrice Castelvecchi.
Professioniste affermate costrette a emigrare in America per vedere riconosciuto il proprio talento. L’esperienza di imprenditrici, scienziate e docenti universitario e il pericolo per il nostro paese di disperdere risorse vitali per lo sviluppo. Dalla manager televisiva all’architetto designer, fino all’unica docente donna di Matematica Pura al prestigioso Mit di Boston. Sono le italiane costrette a emigrare per trovare quelle opportunità e quei riconoscimenti che il loro Paese nega e che invece hanno trovato negli Stati Uniti, dove l’impegno e il merito vengono premiati e dove il lavoro in rosa non fa paura. Perché l’impiego femminile è il più importante motore di sviluppo mondiale, e investire sulle donne significa investire sul futuro. Cinzia Dato e Silvana Prosperi affrontano la questione attraverso il racconto di ventisette professioniste che hanno scelto di vivere e lavorare in un Paese diverso, pur mantenendo con quello d’origine un forte legame. Il racconto delle loro esperienze negli States offre lo spunto per una riflessione più ampia su discriminazione, fuga delle intelligenze, nepotismo e burocrazia, ed è un atto d’accusa contro la miopia di classi dirigenti ingessate e il disinteresse delle istituzioni. Uno sguardo lucido sulla crisi del Sistema Italia, ma allo stesso tempo uno stimolo per rendere il Bel Paese più moderno e competitivo.
Inoltre la copertina del volume riporta il dato dell'OCSE secondo cui l'Italia è all'ultimo posto (o quasi) in Europa per tasso di occupazione femminile: un "primato" tutt'altro che auspicabile.
Avevo già letto con interesse la recensione pubblicata nella newsletter di Movimentazioni, ripromettendomi di aggiungere il libro alla mia lista dei desideri su aNobii non appena qualche utente avesse predisposto la relativa scheda: avrai dunque già capito che all'evento di stasera non intendo mancare. Sebbene la mia carriera non sia ancora realmente "decollata", in effetti, le questioni trattate nel libro mi toccano abbastanza da vicino. In particolare ho avuto modo di constatare di persona quanto sia arduo per noi donne competere nel mondo del lavoro con i colleghi uomini a parità di requisiti, specialmente (ma non solo) in un settore a netta prevalenza maschile come quello dell'ingegneria. Probabilmente ci penalizza non soltanto il timore (non del tutto infondato, bisogna riconoscerlo) che eventuali maternità possano in qualche modo nuocere al rendimento lavorativo, ma anche la fin troppo radicata benché inconfessabile convinzione che il cosiddetto "sesso debole" non sia all'altezza dei maschi, specialmente (ma non solo) nei ruoli di maggior prestigio e responsabilità. Inoltre una volta, in occasione di un colloquio di lavoro, mi venne prospettata l'eventualità di trasferirmi all'estero; all'epoca io sarei stata anche disposta a piantare le tende oltremanica, ma poi purtroppo fu chi di dovere a non dar seguito alla cosa. Qualche tempo dopo ero in procinto di partire per la Germania, dove avrei dovuto vivere un'esperienza formativa di alcuni mesi, se solo all'ultimo momento il destino non avesse deciso di impedirmelo... ma questa è un'altra storia, e francamente non me la sento di raccontarla qui e ora. :-/ Tanto chi mi conosce sa...

martedì 20 marzo 2012

Bertrand Russell parla alle future generazioni

Quest'oggi mi va di condividere un breve estratto di un'intervista rilasciata nel 1959 alla BBC da Bertrand Russell (1872-1970), filosofo, logico e matematico nonché Premio Nobel per la Letteratura nel 1950 «in riconoscimento ai suoi vari e significativi scritti nei quali egli si erge a campione degli ideali umanitari e della libertà di pensiero».


Questa è la trascrizione del parlato originale (grazie a Lapidarium).
Question: What would you think it's worth telling future generations about the life you've lived and the lessons you've learned from it?
Answer: I should like to say two things, one intellectual and one moral. The intellectual thing I should want to say to them is this: When you are studying any matter, or considering any philosophy, ask yourself only what are the facts and what is the truth that the facts bear out. Never let yourself be diverted either by what you wish to believe, or by what you think would have beneficent social effects if it were believed. But look only, and solely, at what are the facts. That is the intellectual thing that I should wish to say. The moral thing I should wish to say to them is very simple. I should say love is wise, hatred is foolish. In this world which is getting more and more closely interconnected we have to learn to tolerate each other, we have to learn to put up with the fact that some people say things that we don't like. We can only live together in that way and if we are to live together and not die together we must learn a kind of charity and a kind of tolerance which is absolutely vital to the continuation of human life on this planet.
Ed ecco la traduzione...
Domanda: Cosa pensa che valga la pena di dire alle future generazioni sulla vita che ha vissuto e sulle lezioni che ha imparato da essa?
Risposta: Vorrei dire due cose, una intellettuale ed una morale. La cosa intellettuale che vorrei dire loro è questa: quando studiate qualunque materia, oppure considerate qualunque filosofia, chiedetevi solamente quali sono i fatti e qual è la verità che i fatti confermano. Non lasciatevi mai deviare da ciò che desiderate credere o da ciò che ritenete che possa avere effetti sociali benefici se creduto. Ma guardate solo, ed esclusivamente, quali sono i fatti. Questa è la cosa intellettuale che vorrei dire. La cosa morale che vorrei dire loro è molto semplice. Direi che l'amore è intelligente, mentre l'odio è stupido. In questo mondo che sta diventando sempre più strettamente interconnesso dobbiamo imparare a tollerarci a vicenda, dobbiamo imparare a sopportare il fatto che alcune persone dicano cose che non ci piacciono. Possiamo vivere insieme solo in questo modo, e se vogliamo vivere insieme e non morire insieme dobbiamo imparare un tipo di carità ed un tipo di tolleranza che è assolutamente vitale per la continuazione della vita umana su questo pianeta.
Forse qualcuno obietterà che da cotanta personalità sarebbe stato lecito aspettarsi argomenti un pochino più sofisticati ed un eloquio più ricercato, ma personalmente trovo che la sua sia una testimonianza di grande forza. Tanto che mi è venuta voglia di dedicarmi come minimo alla lettura delle citazioni di Russell su Wikiquote...

lunedì 19 marzo 2012

Papà "bestiali"

Di recente la gatta di una mia amica ha partorito... e il papà dei micetti?, ho domandato (ingenuamente) io. Ebbene, pare che il bel tipo si sia dileguato subito dopo il concepimento, senza neanche degnarsi di recapitare alla puerpera un omaggio floreale! ;-)
Per fortuna, nel regno animale non tutti i padri sono "degeneri" come il summenzionato felino, anzi ci sono alcune specie (soprattutto uccelli, ma anche volatili) che in fatto di dedizione alla prole rappresentano un buon esempio da seguire per gli esseri umani e per i mammiferi in generale: lo si scopre sfogliando la fotogallery pubblicata oggi su Focus.it in occasione della festa del papà. Ad esempio il maschio di casuario australiano bada ai piccoli dalla cova delle uova fino al raggiungimento della completa indipendenza, e dopo la fecondazione è il signor cavalluccio marino ad occuparsi delle uova deposte dalla femmina, ospitandole in una borsa incubatrice sull'addome e nutrendole ed ossigenandole fino alla loro schiusa. Altri papà-modello sono il cigno reale, il pinguino imperatore e lo struzzo, talmente adorabili che non ho resistito alla tentazione di riportare le foto qui di seguito! :-)



giovedì 15 marzo 2012

Così lontani, così vicini

Domanda: è possibile raccontare con tono leggero unito ad autentica partecipazione il sorprendente legame di sincera amicizia tra Philippe, un facoltoso parigino paralizzato dal collo in giù, ed il suo improvvisato badante di origine senegalese Driss, senza sconfinare nel patetico e rendendo accettabili battute e gag che in un contesto diverso rischierebbero come minimo di risultare politicamente scorrette? Ebbene, la risposta è affermativa: vedere Quasi amici (qui il trailer), il film che ha caratterizzato la mia oramai consueta serata cinematografica del mercoledì, per credere. Forse starai pensando: vabbe', ma tanto è solo finzione. Sbagliato: la trama è ispirata ad una storia vera, alla quale è dedicato un capitolo del libro Le second souffle scritto dal vero Philippe, nobile della casata Pozzo di Borgo. Quest'ultimo ha approvato il titolo scelto per il film dai registi Olivier Nakache e Éric Toledano, Intouchables, dichiarando «Voi avete due intoccabili, dei paria ciascuno nel suo genere, che, presi separatamente, sono infrequentabili e, una volta insieme, sono indistruttibili». Nel finale si scopre che in effetti i due attori che impersonano Philippe e Driss (al secolo Abdel Yasmin Sellou), rispettivamente l'intenso François Cluzet e il travolgente Omar Sy, nell'aspetto (e non solo in quello) non somigliano affatto ai reali protagonisti della vicenda, ma ciò non ha di certo impedito loro di calarsi nei rispettivi ruoli in maniera eccellente. Ho apprezzato molto anche la colonna sonora, costituita da un'alternanza di brani di musica leggera e partiture classiche composte dal pianista italiano Ludovico Einaudi, che per quanto mi riguarda preferisco senz'altro al più popolare (forse perché più "personaggio") collega Giovanni Allevi. Tirando le somme, quello che ho visto ieri sera è un film avvincente, a tratti spassoso, ma anche toccante e profondo, ricco di spunti di riflessione sui rapporti umani e sullo spirito con cui far fronte alle avversità: in una parola, consigliatissimo. :-) Posti in piedi in paradiso, la nuova commedia di Carlo Verdone che affronta un tema altrettanto delicato come quello dei padri divorziati con problemi economici e quindi costretti a fare i salti mortali per versare gli alimenti alle ex mogli, per quanto piacevole mi è sembrato indubbiamente meno efficace e riuscito rispetto alla pellicola d'oltralpe. E poi dicono che i film francesi sono pallosi... ;-) Dopo aver sbancato il botteghino in patria, Quasi amici merita davvero di riscuotere altrettanto successo anche all'estero. Non posso certo dire che le promettenti recensioni citate sulla locandina («Si ride a crepapelle» di Repubblica, «Un'amicizia che tocca il cuore e conquista» del Corriere) siano state disattese!

mercoledì 14 marzo 2012

Siamo circondati dalla matematica!

[Post di argomento matematico, com'è usanza nel giorno della Festa del Pi Greco...]
Per citare il titolo di un libro scritto da Mario Livio, non mi sembra poi infondato affermare che «Dio è un matematico»... ma pure a chi non avesse il dono della fede dovrebbe essere sufficiente soffermarsi un pochino su certi dettagli presenti in natura per rimanere a bocca aperta di fronte agli schemi matematici che, lungi dall'essere una "semplice" astrazione, ricorrono concretamente nel mondo che ci circonda, talora dove meno ce lo aspetteremmo. Esempi tipici sono quelli della sezione aurea e della successione di Fibonacci, ovvero quella successione di numeri naturali in cui ciascun numero è pari alla somma dei due precedenti (0, 1, 1, 2, 3, 5, 8...).
Un altro caso notevole, che ogni tanto vedo rispolverato nei social network, è quello del broccolo romanesco, una verdura che personalmente trovo assai più interessante da guardare che buona da mangiare (a meno che non sia pastellata e fritta... ma, purtroppo per il mio fegato, ho idea che la cottura in olio bollente mi renda appetibile pressoché qualunque cosa!). Agevoliamo una foto... :-)


Copiando da Wikipedia, «Ogni rosetta è composta da numerose rosette più piccole, rendendo la forma del broccolo romanesco simile ad un frattale». Te lo ricordi, il post che ho scritto sui frattali dopo essere venuta a conoscenza della scomparsa del loro "papà" Benoît Mandelbrot? All'insieme di Mandelbrot sono dedicate un paio di animazioni disponibili sul sito HTwins.net, che ho scoperto serendipitevolmente proprio ieri grazie ad APOD. Stando a quanto ho letto qui, lo stesso Mandelbrot amava presentare il concetto di frattale facendo l'esempio del broccolo. Per di più «Il numero di rosette che compongono il broccolo romanesco è un numero di Fibonacci» (aridaje!).
Infine, in calce all'odierna foto del giorno di Focus.it sono ricordate alcune proprietà poco note ai più delle coloratissime bolle di sapone tanto care ai bambini di tutte le età: «In ambito scientifico sono spesso utilizzate per risolvere complessi problemi matematici riguardanti lo spazio, in quanto rappresentano la più piccola area di superficie tesa tra due punti o due confini, oltre a essere un esempio di “sfera perfetta”». Ah, però! :-)

martedì 13 marzo 2012

A proposito di software libero e open source

Come accennato a suo tempo, per il terzo anno consecutivo sto bazzicando il corso base su Linux (o GNU/Linux...?) organizzato dal PescaraLUG: eh già, c'è sempre qualcosa di nuovo da imparare! :-) Devo ammettere che, per quanto riguarda le lezioni svoltesi fino a questo punto e dedicate a presentare tre differenti distro (Mint, Fedora e openSUSE), la mia presenza non è stata delle più assidue... ma la prossima lezione, dedicata alla filosofia open source e ai brevetti e curata da Loris D'Emilio, non intendo proprio perdermela. Trovo davvero interessanti, per me e per chiunque abbia a cuore le sorti del software libero e della libera condivisione della conoscenza in generale, gli argomenti che verranno trattati:
Le slide sono già online nel blog di Loris... ma sono convinta che sabato prossimo alle 15:30 varrà la pena di trovarsi presso la sede CGIL in via Benedetto Croce 108 a Pescara per assistere alla lezione dal vivo! E se ti va, potrai anche sostenere il PescaraLUG acquistando qualche biglietto della lotteria con in palio un fantastico netbook con Ubuntu preinstallato.

lunedì 12 marzo 2012

Prima e dopo

Ieri ricorreva il primo anniversario del violentissimo terremoto (magnitudo 9,0) con conseguente catastrofico tsunami che ha colpito il Giappone l'11 marzo 2011, causando più di quindicimila morti accertati, oltre a danni incalcolabili, e facendo aleggiare sul nostro pianeta lo spettro di un disastro nucleare che poi fortunatamente non si è verificato. In occasione di tale ricorrenza Boston.com ha pubblicato un'impressionante galleria fotografica. Le immagini dalla 2 alla 27 immortalano alcuni scorci delle zone colpite così come appaiono a dodici mesi dal sisma o anche meno; cliccando su ognuna di esse, se JavaScript è abilitato nel browser, è possibile vedere gli stessi luoghi durante l'evento oppure nelle fasi immediatamente successive.
A titolo di esempio, ecco qui di seguito una foto scattata a Kesennuma, nella prefettura di Miyagi, il 13 marzo 2011...


... a confronto con un'istantanea del medesimo posto risalente al 1° marzo 2012.


Fa (positivamente) impressione constatare in che modo, rimboccandosi le maniche, i giapponesi abbiano davvero fatto miracoli per un rapido ritorno alla normalità.
Riporto qui di seguito la traduzione di buona parte del brano introduttivo che accompagna le foto.
Al di fuori della zona di esclusione nucleare del Giappone, il Paese ha compiuto una pulizia straordinaria delle aree devastate dal terremoto e tsunami dell'11 marzo 2011. Ma regna una quasi-normalità, con alcune zone a suo tempo devastate ora risistemate, sebbene non ancora com'erano prima della tragedia, mentre altre zone recano i segni di ingenti danni. Di recente diversi fotografi hanno accuratamente ricreato le scene immortalate durante gli eventi originari. Toru Yamanaka di Agence France-Presse ha dichiarato che si è trattato di un compito assai difficile, dal momento che molti degli indizi visivi sono stati spazzati via. Yamanaka ha raccontato di aver dovuto chiedere ai residenti locali dove ritenevano che fossero state scattate le foto originali. Nella città di Ishinomaki egli è entrato nel municipio ed ha mostrato alla gente una fotografia di un pezzo di terra con molte pietre sparse su di esso. «Tutti i funzionari cittadini di una sezione sono usciti ed hanno cercato di aiutarmi. Hanno osservato la foto tutti insieme, ma ancora non riuscivano a capire. Una giovane donna, anch'essa dipendente del municipio, ha poi gridato: "Ho capito!". Ha indicato un minuscolo edificio in costruzione che era sullo sfondo, ed ha detto: "So qual è l'edificio"». Le ultime tre immagini, così come la prima [che io riporto qui sotto, NdG], ritraggono Yuko Sugimoto e suo figlio Raito. La foto di lei avvolta in una coperta alla ricerca di suo figlio è diventata un'immagine simbolo del disastro. Fortunatamente la loro storia ha un lieto fine, in quanto i due si sono ritrovati al sicuro.

Pur rendendomi conto di quanto sia facile selezionare a seconda dei casi le immagini più indicate per sostenere le tesi più diverse, non posso fare a meno di paragonare questa galleria con un'altra analoga, pubblicata da Il Centro alcuni mesi fa: quella dedicata alla lentissima ricostruzione della città de L'Aquila, messa in ginocchio da un terremoto relativamente assai meno violento del quale ricorrerà il 6 aprile prossimo il terzo anniversario.

venerdì 9 marzo 2012

La Luna come non l'avevi mai vista

[Beh, dopo il Sole come non l'avevi mai visto... :-)]
Quest'oggi ti presento una straordinaria animazione digitale realizzata dal Goddard Space Flight Center Scientific Visualization Studio della NASA e già segnalata da Paolo Attivissimo, la quale mostra in due minuti o poco più come appare la Luna vista dalla Terra per ogni singola ora dell'anno 2012. Buona visione! :-) (a tutto schermo e in alta definizione, se ti è possibile)


Ed ecco la traduzione italiana, corredata da link e da qualche piccola aggiunta, delle scritte che appaiono in sovraimpressione.
Questa simulazione utilizza dati reali provenienti dal Lunar Reconnaissance Orbiter per mostrare come appare la Luna per l'intero anno 2012.
Il movimento di rotazione e dondolio avanti e indietro si chiama librazione ed è causato dall'orbita ellittica inclinata della Luna. Infatti il nostro satellite, pur ruotando attorno al suo asse a velocità costante, nel suo moto di rivoluzione attorno alla Terra è più veloce quando è più vicino alla Terra e più lento quando ne è più lontano, in virtù della seconda legge di Keplero, e ciò fa sì che periodicamente si possa intravedere un pochino della sua faccia nascosta. Inoltre il fatto che la distanza della Terra dalla Luna vari per via dell'ellitticità dell'orbita di quest'ultima fa sì che le dimensioni apparenti della Luna varino anch'esse.
Le fasi della Luna sono dovute alla sua posizione variabile rispetto al Sole mentre essa orbita intorno alla Terra.
Nel video si possono notare le ombre delle montagne ed i bordi dei crateri che vengono accuratamente riprodotti mediante i dati altimetrici e dell'angolo solare. Le zone più chiare sono regioni montuose fortemente craterizzate, e le zone più scure sono enormi bacini da impatto inondati di lava. Prima dell'avvento dei telescopi si riteneva che fossero corpi idrici, per questo si chiamano maria [con l'accento sulla prima a!, NdG], che in latino significa mari. Mai sentito parlare del Mare della Tranquillità? :-)

mercoledì 7 marzo 2012

Un martedì da Oscar

Negli ultimi mesi ho frequentato le sale cinematografiche più assiduamente del solito, solo che mi è sempre mancata l'ispirazione per scriverne. Oggi però mi è finalmente tornata: contento? ;-)
Ieri sono stata per ben due volte al Multiplex Arca di Spoltore, approfittando del conveniente prezzo unico del martedì (4,50 € escluse le proiezioni in 3-D) e del fatto che l'Arca fosse l'unico multisala della zona ad avere ancora in programma due film che ci tenevo troppo a vedere sul grande schermo, anche perché rappresentano entrambi – per usare un'espressione "un tantino" inflazionata ;-) – un atto d'amore verso il cinema del tempo che fu. E, a differenza di ciò che mi capita di solito quando nutro aspettative elevate, questa volta non sono assolutamente rimasta delusa, anzi... :-)
Nel pomeriggio ho visto Hugo Cabret (trailer) del grande Martin Scorsese, accontentandomi della versione bidimensionale dal momento che quella tridimensionale era ormai stata tolta dalla programmazione: peccato, perché di sequenze palesemente pensate per il 3-D ne ho notate parecchie. Mi ha fatto comunque riflettere la scena in cui il pubblico dell'epoca dei fratelli Lumière si spaventa assistendo all'Arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat: agli albori della settima arte non c'era mica bisogno di costosissimi effetti speciali per stupire gli spettatori! :-)
Come mi è sembrato questo film? Beh, la storia, per piacevole che possa essere, passa abbastanza in secondo piano rispetto alle meraviglie visive che si susseguono sullo schermo. Pur non avendo presenti tutti gli altri contendenti agli Academy Awards, immagino che siano strameritati gli Oscar per i migliori effetti speciali, per la migliore fotografia – il pluripremiato Robert Richardson ha disegnato luci e colori deliziosamente rétro – e per la migliore scenografia: complimenti davvero ai nostri Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo per la loro accuratissima ricostruzione di una Parigi tanto realistica quanto magica.
La trama in sintesi: nella Ville Lumière degli anni Trenta Hugo Cabret, un orfanello che vive di espedienti nella stazione di Montparnasse, stringe amicizia con la coetanea Isabelle, il cui padrino nonché padre adottivo è Georges Méliès, titolare di un chiosco di dolciumi. Grazie ad un automa guasto scovato dal padre di Hugo prima di morire e riparato in seguito dall'ostinato quanto ingegnoso ragazzino, i nostri eroi in erba scopriranno i memorabili trascorsi di Méliès come visionario cineasta.
Qualche parola sul cast. I due giovani protagonisti sono Asa Butterfield, i cui occhioni come due fanali avranno toccato il cuore di chiunque abbia visto lo straziante Il bambino con il pigiama a righe, e la già lanciatissima mini-diva Chloë Moretz. Georges Méliès (in questo caso non vale la regola delle consonanti della parola deposito, e la s finale del cognome si pronuncia) è impersonato dal grande attore britannico Ben Kingsley, mentre Sacha Baron Cohen fa la parte (una volta tanto non volgare né trash) del buffo poliziotto che dà la caccia a Hugo. Non mancano comprimari di lusso, da Christopher Lee a Jude Law, quest'ultimo nel ruolo ahimè fin troppo sacrificato di Cabret senior.
E ieri sera, continuando a seguire le tracce di Fulvia Leopardi, è stata la volta di The Artist (trailer), la prima pellicola francese di sempre a conquistare il premio Oscar come miglior film, e che è valsa l'ambita statuetta – come miglior attore protagonista – pure alla rivelazione d'oltralpe Jean Dujardin, irresistibile con le sue "smorfie" da adorabile mascalzone. Anche se, fosse dipeso da me, il premio avrei preferito darlo a Uggy, il simpaticissimo Jack Russell che "interpretava", con espressività difficilmente valutabile secondo i criteri umani ma attenendosi in maniera scrupolosa alle direttive di regia, il miglior amico del protagonista: una performance, la sua, che ridefinisce il concetto di "attore cane"! ;-) La protagonista femminile è l'incantevole Bérénice Bejo, moglie del regista (anch'egli da Oscar) e sceneggiatore del film Michel Hazanavicius. E il cast è arricchito da star hollywoodiane del calibro di John Goodman, James Cromwell, Malcolm McDowell e Penelope Ann Miller.
Si tratta di un film muto e in bianco e nero, ma a quanto pare tale informazione non era universalmente nota, se è vero che alcuni spettatori delusi hanno chiesto il rimborso del prezzo del biglietto! A dire il vero io stessa ero un tantino scettica sul fatto di poter trovare avvincente o divertente un film così particolare, praticamente privo di dialoghi che in genere aiutano a tener viva l'attenzione, eppure mi sono dovuta ricredere: la mimica, la gestualità... e la danza, con l'ausilio di qualche "cartello" ogni tanto che recava scritte le battute dei personaggi, suppliscono adeguatamente all'assenza del parlato. E in queste condizioni è anche più agevole apprezzare il modo in cui la colonna sonora (altro Oscar) si adatta al ritmo e allo spirito della narrazione. Quando Metilparaben ha definito questo film «l'apoteosi del guscio», mi è quasi venuto il dubbio che non l'avesse affatto visto ma si fosse basato solamente sul sentito dire: a mio avviso The Artist è molto di più di un esercizio di stile, per quanto ben riuscito.
La trama in sintesi: con l'avvento del sonoro George Valentin, divo del cinema muto, entra in crisi. Emblematica la prima delle due scene del film che fanno qualche concessione al sonoro: in essa attorno al protagonista risuonano rumori di ogni tipo, voci, risate... e guaiti, mentre Valentin è il solo a rimanere del tutto afono. Sarà Peppy Miller, star dei primi talking pictures, a dare una svolta alla sua carriera... e alla sua vita.
Infine, ti segnalo una simpatica chicca: The Artistifier, un servizio online in grado di trasformare qualunque video di YouTube secondo lo stile di The Artist, convertendo le immagini in bianco e nero e sostituendo all'audio le musiche del film.

martedì 6 marzo 2012

Tutto da rifare

Toh, perfino Silvio è rimasto vittima della famigerata "maledizione delle sette note"! ;-) Ascoltando Gente della libertà, il nuovo inno del Popolo della Libertà, la gente della mia generazione non può non ripensare alla sigla di Candy Candy (quella originale dei Rocking Horse, mica la ciofeca cantata da Cristina D'Avena... ;-)), con un tocco di Kimba il leone bianco dei Cavalieri del Re. Beh, direi che siamo piuttosto lontani dall'aria solenne e pomposa del vecchio inno di Forza Italia composto da Renato Serio nel 1993... :-) Per quanto riguarda il testo, scritto dallo stesso Silvio Berlusconi a quattro mani con Mariarosaria Rossi, è stato nientepopodimenoché il rapper J-Ax, ex Articolo 31, a gridare al plagio della sua Gente che spera su Twitter... ma personalmente non mi pronuncio: mi sembrano ben altri gli aspetti discutibili!
Ma c'è dell'altro: qualcuno si è accorto, guardando il video ufficiale del nuovo inno caricato nel canale YouTube del Pdl e in seguito rimosso a causa di un reclamo di violazione del copyright da parte di un certo Dj Remix, che dopo circa un minuto, ooops, si intravedono alcune bandiere "nemiche", quelle del Partito Democratico. Ebbene, io posso aggiungere con ragionevole certezza che lo scatto "incriminato" ritrae la pescarese Piazza della Rinascita, comunemente detta Piazza Salotto poiché di fatto costituisce il "salotto buono" della città... :-)


lunedì 5 marzo 2012

In che mani siamo

[Temo che il tono del mio post di oggi possa sconfinare nel qualunquismo... ma quanno ce vo' ce vo', signora mia! ;-)]
Un'inviata della trasmissione di Raidue L'ultima parola ha chiesto ad alcuni politici italiani – tra i quali Scilipoti, che in certi casi non "delude" mai ;-) – cosa fosse la TAV. Le risposte? Sconfortanti, tanto che a tratti mi sono sentita davvero in imbarazzo per conto degli intervistati. Eppure sarebbe bastato che costoro avessero seguito con un minimo di attenzione uno qualsiasi dei mezzi di informazione generalisti, i quali negli ultimi tempi si sono ampiamente occupati delle proteste del movimento No TAV, per avere almeno un'infarinatura sulla questione...


[A chi volesse chiarirsi un pochino le idee sulle ragioni degli opposti schieramenti mi permetto di suggerire l'articolo di Wired.it]
Un altro inviato della medesima trasmissione ha poi interpellato i politici in merito ad un argomento altrettanto "caldo", ovvero la riforma del mercato del lavoro. A sentirsi porre domande sull'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori o sulle dimissioni in bianco, più d'uno è caduto dalle nuvole in maniera sensazionale. E stiamo parlando dei nostri rappresentanti, ovvero di coloro che su tali questioni sono chiamati a legiferare... :-/

giovedì 1 marzo 2012

Caro amico ti scrivo

Mi ha colta parecchio di sorpresa, stamattina, la notizia che Lucio Dalla era stato stroncato da un improvviso attacco cardiaco durante un tour in Svizzera... e non sono stata certo l'unica: ho avuto l'impressione che tra gli stessi giornalisti non fossero in tanti ad avere già pronto il coccodrillo. Nonostante il cantautore bolognese avesse salutato da un pezzo la giovinezza – avrebbe infatti compiuto sessantanove anni fra tre giorni (4 marzo 1943, la sua data di nascita, è anche il titolo di un suo celebre brano autobiografico) – sembrava abbastanza in forma in occasione dell'ultima apparizione televisiva, risalente ad appena due settimane fa, nel corso del Festival di Sanremo: Dalla si è esibito assieme al giovane Pierdavide Carone, uno dei reduci di Amici di maggior talento, facendogli in pratica da semplice corista, oltre che da direttore d'orchestra e coautore del brano Nanì. A tale ruolo defilato in favore delle nuove leve Alessandro Gilioli ha dedicato un post che, a rileggerlo oggi, fa quasi venire gli occhi lucidi. Ed è ancor più triste ripensare ai pettegolezzi maligni dei quali Dalla, a quanto pare omosessuale anche se non dichiarato, è stato vittima per aver scoperto e/o sostenuto alcune giovani promesse della musica italiana, da Luca Carboni a Samuele Bersani, per arrivare al suddetto Carone.
La lunga carriera dell'artista è costellata di successi, da L'anno che verrà a Com'è profondo il mare, da Piazza Grande a Cosa sarà, entrati nella storia della musica leggera italiana: l'Unità ha selezionato dieci canzoni. Personalmente – chiedo venia per la scarsa originalità – mi piace ricordare Dalla con uno struggente brano del 1986 che metteva particolarmente in risalto le sue straordinarie doti vocali e che è divenuto oggetto di innumerevoli cover, dedicato agli ultimi giorni di vita del tenore Enrico Caruso: Caruso, appunto.