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martedì 31 agosto 2010

Il videoclip del futuro

Di solito tendo a diffidare dei siti ottimizzati per uno specifico browser, specialmente se non si tratta di quello che ho scelto come predefinito nel mio sistema... ma per il sito che segnalo oggi direi proprio che vale la pena di chiudere un occhio. Beh, si fa per dire, perché gli occhi è il caso di tenerli tutti e due spalancati, quando lo si visita... :-)
Ma veniamo al dunque. Allora: apri Google Chrome, visita questa pagina, immetti nell'apposito campo l'indirizzo della casa dove sei cresciuto (man mano che digiti ti verranno proposti dei suggerimenti), clicca su Search, mentre aspetti che l'elaborazione venga completata chiudi le applicazioni e le schede del browser non necessarie, accendi le casse del computer, poi clicca su Play film e... goditi uno spettacolo che sicuramente non hai mai visto prima! :-)
Per la cronaca, se Chrome non l'hai installato finora né ti va di farlo adesso, puoi guardare questo sorprendente video interattivo creato da Chris Milk anche usando altri browser (personalmente ho provato con Firefox), però la resa non può dirsi ottimale come con Chrome. Per l'occasione ho appena installato Chromium, il browser open source dal quale deriva quello sviluppato da Google, sul mio netbook dotato di Linux, e... beh, mi sono resa conto che per certe cose ci vuole decisamente uno schermo più grande... ;-)
Per saperne di più sul progetto The Wilderness Downtown, che è stato sviluppato interamente in HTML5 e integra in modo mirabile le funzionalità di Google Earth e Google Street View, puoi leggere l'articolo de Il Post.
Infine... la canzone che fa da colonna sonora è We Used To Wait degli Arcade Fire, una band indie canadese. Qui c'è il video di una loro esecuzione live di questo stesso brano, mentre il bel testo lo riporto qui di seguito.
I used to write
I used to write letters, I used to sign my name
I used to sleep at night
Before the flashing lights settled deep in my brain
But by the time we met
By the time we met the times had already changed
So I never wrote a letter
I never took my true heart, I never wrote it down
So when the lights cut out
I was left standing in the wilderness downtown
Now our lives are changing fast
Now our lives are changing fast
Hope that something pure can last
Hope that something pure can last
It seems strange
How we used to wait for letters to arrive
But what's stranger still
Is how something so small can keep you alive
We used to wait
We used to waste hours just walking around
We used to wait
All those wasted lives in the wilderness downtown
Oooh, we used to wait
Oooh, we used to wait
Oooh, we used to wait
Sometimes it never came
(Oooh, we used to wait)
Sometimes it never came
(Oooh, we used to wait)
Still moving through the pain
(Oooh)
I'm gonna write a letter to my true love
I'm gonna sign my name
Like a patient on a table
I wanna walk again, gonna move through the pain
Now our lives are changing fast
Now our lives are changing fast
Hope that something pure can last
Hope that something pure can last
Oooh, we used to wait
Oooh, we used to wait
Oooh, we used to wait
Sometimes it never came
(Oooh, we used to wait)
Sometimes it never came
(Oooh, we used to wait)
Still moving through the pain
(Oooh)
We used to wait
We used to wait
We used to wait
We used to wait for it
We used to wait for it
Now we're screaming sing the chorus again
We used to wait for it
We used to wait for it
Now we're screaming sing the chorus again
I used to wait for it
I used to wait for it
Hear my voice screaming sing the chorus again
Wait for it
Wait for it
Wait for it
P.S.: La segnalazione di questo gioiellino la devo a Giuseppe Granieri... :-)

sabato 28 agosto 2010

Tutti sindaci, su foursquare!

Negli ultimi tempi mi è capitato più volte di rimpiangere di non aver optato per uno smartphone, quando l'anno scorso dovetti mandare in pensione il Nokia 6103. Sia chiaro, il mio attuale Nokia 3600 Slide funziona alla perfezione, a parte forse la batteria che garantisce un'autonomia sensibilmente più ridotta rispetto a quella del suo predecessore. E allora qual è il problema... anzi, i problemini?
  • Il fatto di non poter ancora, non avendo un cellulare UMTS, passare a 3 e quindi sottoscrivere la tariffa 3Power10 (magari assieme all'opzione Super Internet), con ogni probabilità la più conveniente sul mercato... anche se, esaminando le clausole scritte in piccolo, Cristiano ha fatto notare che 3 si riserva la possibilità di applicare le condizioni economiche non proprio favorevoli previste dall'obsoleto piano tariffario Tua Semplice qualora il traffico effettuato non dovesse soddisfare determinate condizioni; eventualità non del tutto remota, per quanto improbabile.
  • L'impossibilità di usare le applicazioni che sfruttano le dotazioni dei telefonini di ultima generazione, come il GPS e le ormai onnipresenti fotocamere digitali integrate, per realizzare funzioni di grande utilità quando si è in giro. Qualche giorno fa sfogliavo uno degli ultimi numeri di My Planet, il magazine di informazione tecnologica di Saturn (scopro soltanto adesso che è disponibile anche online)... e, leggendo la descrizione delle app che realizzano i principi della realtà aumentata, sono rimasta letteralmente a bocca aperta! :-) (Già, non sono troppo aggiornata sulle ultime conquiste dell'hi-tech...)
Tra le applicazioni di cui parlavo al punto precedente vi è quella dedicata a foursquare (si scrive proprio così, con l'iniziale minuscola), un social network per la geolocalizzazione pensato appunto per essere gestito tramite cellulare. Fino a poco tempo fa era parecchio in voga l'omologo brightkite, al quale mi ero registrata ma senza mai utilizzarlo; la differenza tra i due siti è brevemente spiegata qui. Finora ho ovviato alla mancanza di un telefonino compatibile con l'utilizzo di foursquarefox, una pratica estensione di Mozilla Firefox, o al limite mediante m.foursquare.com, la versione mobile del sito. Ciò significa, ehm, che i miei check-in non risultano particolarmente attendibili, nel senso che li faccio sempre "a priori" o "a posteriori", quando sono a casa o comunque dispongo di un accesso a internet... e ciò può presentare qualche piccolo inconveniente; ad esempio, l'altro giorno con foursquarefox ho fatto due check-in a distanza di tempo troppo ravvicinata in rapporto alla distanza spaziale tra le due posizioni, e il sistema mi ha ammonita così: «Whoa, how'd you get to [indirizzo] so quickly? To keep it fair, there are no points or badges for super-human speed. Sorry!». [Traduzione: «Ehi, come hai fatto ad arrivare a [indirizzo] così velocemente? Per ragioni di giustizia, non ci sono punti né badge per la velocità sovrumana. Spiacente!»] Ma tu guarda un po'... e se avessi inventato il teletrasporto? ;-) (Pare comunque che questo intoppo non si verifichi, se si utilizza m.foursquare.com)
Ma cosa sono questi badge a cui si accennava? Beh, si tratta di una sorta di medagliette assegnate agli utenti per le loro attività su foursquare (4sq per gli "amici" :-)), ovvero a seconda della quantità e tipologia dei loro check-in. Un elenco di badge aggiornato alla data del 19 agosto scorso è disponibile qui.
I patiti del Web 2.0 hanno scelto di collegare il proprio account Facebook o Twitter a quello di foursquare per condividere con gli amici che hanno nell'ambito di tali social network i loro spostamenti; la cosa in sé non mi pare proprio il massimo dal punto di vista della privacy... comunque c'è la possibilità di personalizzare le attività che si desidera rendere note. Insomma, capita spesso di leggere thread che informano che Tizio ha ottenuto il badge Taldeitali oppure è diventato sindaco di Vattelappesca; per la cronaca, un sindaco (mayor) in foursquare è l'utente con il maggior numero di giorni con check-in in un posto specifico negli ultimi 60 giorni. A questo proposito, proprio ieri ho adocchiato questa simpatica vignetta... :-D


[Traduzione: «Per quanto io sia colpito dal fatto che lei attualmente detiene 38 cariche di sindaco su foursquare, questo non conta come qualifica professionale»]
Infine, l'altro giorno ho colto su FriendFeed e riportato sul mio tumblr una divertente perla di saggezza dedicata a certi eccessi nell'utilizzo dei siti "social"! ;-)

giovedì 26 agosto 2010

Orologi biologici

Ecco un estratto dell'intervista alla cantante Giorgia, classe 1971, pubblicata sul settimanale Vanity Fair nell'aprile dello scorso anno...
«Oggi ho ancora più fretta di capire chi sono, che cosa succede intorno a me, quello che devo fare. I quaranta si avvicinano».
Li teme?
«No. Però ho scoperto che la storia dell'orologio biologico è vera. Da femminista pensavo fosse una cazzata, e invece...».
È pronta per un figlio?
«Se ci penso, mi viene l'ansia. Ho paura».
Di che cosa?
«Ho sempre pensato che, come madre, avrei potuto solo fare danni. Adesso sono meno drastica, anche se la verità è che non mi sento intimamente all'altezza. È una questione che devo risolvere».
Non ha tanto tempo.
«Lo so. Se rimugino troppo, i figli non li farò mai».
Già, raggiunta una certa età non è raro che una donna si trovi a fare i conti con il desiderio di maternità... e, se anche l'idea non dovesse nascere da lei, spesso ci pensano i conoscenti ad insinuare nelle coppie non più giovanissime l'assillante tarlo del "tempo che sta per scadere", come raccontava Blimunda in un post che non dovrebbe lasciare indifferenti. Personalmente ritengo che essere genitori sia uno dei compiti più delicati per un essere umano, che per essere all'altezza di tale responsabilità ci vogliano un equilibrio emotivo, una maturità e una consapevolezza non da tutti, per non parlare della necessaria stabilità affettiva e, perché negarlo?, economica... quindi i timori espressi all'epoca da Giorgia li capisco bene. Fatto sta che la brava artista deve essere riuscita in qualche modo a risolvere la questione, dal momento che, a neppure un anno di distanza da quell'intervista, ha dato alla luce il piccolo Samuel... :-)
E proprio in questi giorni è uscita su Chi una notizia che ha fatto scalpore: la cinquantaquattrenne Gianna Nannini, che guarda caso ha duettato con l'ugola d'oro romana in Salvami, sarebbe (il condizionale mi pare d'obbligo finché la voce non troverà conferma) incinta di cinque mesi. Se così fosse, dal momento che iniziare e portare avanti una gravidanza non è sempre una passeggiata neppure per donne ben più giovani (ne parlava poco tempo fa Daria Bignardi) e che la stessa rocker senese ha raccontato di aver vissuto il dolore di due aborti spontanei, è lecito ipotizzare un ricorso all'inseminazione artificiale. Ora, è vero che nell'ultimo secolo la vita umana è migliorata di parecchio per durata e qualità, che poter sfruttare i progressi della scienza medica per superare certi limiti imposti dalla natura è una conquista fondamentale e che, come accennai tempo fa, sostengo il diritto di accedere alle tecniche di fecondazione assistita in condizioni assai meno restrittive rispetto a quelle consentite dalla normativa in vigore... ma ciò premesso, e avendo ben presente l'inopportunità di entrare nel merito di una scelta che riguarda la sfera più intima della vita altrui, non me la sento di condividere la determinazione a mettere al mondo un bambino che comincerebbe le scuole elementari quando sua madre spegnerà sessanta candeline. Tra me e i miei genitori ci sono più di quarant'anni di differenza, quindi credo di avere una vaga idea di cosa questo possa comportare. In ogni caso auguro a "Giannissima", che peraltro mostra una forma fisica invidiabile, di vivere la sua situazione serenamente e al riparo da chiacchiere malevole! :-)

lunedì 23 agosto 2010

Uno sguardo verso il cielo

Una visita all'Osservatorio Astronomico Colle Leone di Mosciano Sant'Angelo, come quella che ho fatto io ieri sera, è una cosa che consiglio a tutti: non capita tanto spesso, direi, di poter osservare la volta celeste con l'ausilio di ottimi telescopi e l'assistenza di esperti che ti spiegano in maniera rigorosa ma chiara quello che stai guardando. L'estate, poi, è considerata la stagione più indicata per questo tipo di attività, perché è più probabile che il cielo risulti limpido come in effetti era stanotte... comunque varrà senz'altro la pena di ritornare all'OACL anche il prossimo inverno, per poter ammirare corpi celesti che in questo periodo non sono visibili, tra i quali le Pleiadi, Marte e soprattutto Saturno coi suoi celebri anelli, che a quanto pare è uno spettacolo da non perdere.
Dopo una puntatina al planetario, sulla cui volta di nove metri di diametro abbiamo visto proiettate alcune affascinanti diapositive del nostro universo, e uno sguardo all'interessantissima collezione di minerali e fossili custodita al pianterreno, siamo saliti nella cupola; là si trova il telescopio, munito di motori che gli permettono di inseguire silenziosamente e quasi impercettibilmente il lentissimo spostamento degli oggetti puntati nel cielo. Ed ecco i corpi celesti che ci ha mostrato maury, ordinati dal più lontano al più vicino al nostro pianeta.
  • La Galassia di Andromeda, nota anche con il vecchio nome di Grande nebulosa di Andromeda o con la sigla M31 dalla sua posizione nel Catalogo di Messier.
  • L'Ammasso globulare di Ercole, conosciuto anche come M13. Nel 1974 venne scelto come "bersaglio" verso cui inviare il famoso messaggio di Arecibo, che arriverà a destinazione tra venticinquemila anni... e almeno altrettanti dovranno trascorrerne perché i nostri discendenti possano captare un'eventuale quanto improbabile risposta: infatti «Oggi sappiamo che l'ammasso M13 ha una densità di stelle (e di conseguenza di radiazioni) molto elevata e difficilmente potrebbe esserci stata l'evoluzione della vita. Ma intanto il segnale sta viaggiando...» (copincollo da qui).
  • La nebulosa planetaria nota come Nebulosa Anello.
  • Albireo, una stella doppia costituita da due stelle di colore contrastante, una gialla e una blu; contrariamente a ciò che si potrebbe pensare avendo presente il concetto di colori caldi e freddi diffuso nel linguaggio comune, delle due stelle quella con la temperatura superficiale più elevata è quella blu (vedi temperatura di colore).
  • Mizar e Alcor, due stelle (o meglio tre, dal momento che Mizar è una stella binaria) molto vicine e pressoché indistinguibili ad occhio nudo appartenenti alla costellazione dell'Orsa Maggiore... che tra l'altro hanno dato il nome a due personaggi di Goldrake, come ricorderanno i fan degli anime in voga qualche annetto fa.
  • Giove, che ad occhio nudo appare come una "semplice" stella particolarmente brillante, attorniato da tre dei suoi quattro satelliti galileiani (Io, Europa, Ganimede e Callisto), mentre il quarto è rimasto nascosto per tutta la durata dell'osservazione dietro il suo pianeta che, ricordarlo non fa mai male, è il più grande del sistema solare. Dai tempi di Galileo, comunque, di satelliti naturali di Giove ne sono stati scoperti ancora a decine: attualmente se ne contano ben sessantatré.
  • La Luna, essendo prossima alla fase di plenilunio, era talmente luminosa da pregiudicare una visione ottimale degli altri corpi celesti (quasi una sorta di "inquinamento luminoso naturale")... però devo ammettere che, dopo aver osservato al telescopio la superficie lunare ingrandita di 250 e 1200 volte, così vicina che pareva di averla a portata di mano, il nostro bel satellite l'ho "perdonato" di buon grado! :-)
Infine, ad occhio nudo era perfettamente visibile il Triangolo Estivo formato dalle stelle Altair (nella costellazione dell'Aquila), Deneb (nella costellazione del Cigno) e Vega (nella costellazione della Lira).
Se, come mi auguro, anche a te è venuta la curiosità di visitare l'osservatorio e desideri informazioni in merito, non devi far altro che contattare i recapiti indicati sul sito! :-)

venerdì 20 agosto 2010

Interrogativi filosofici di mezza estate

«Agosto, blog mio non ti conosco», recita un vecchio adagio. Ah, non era così? ;-) Beh, comunque mi pare che il detto funzioni anche in questa forma: l'attività "blogosferica", in fase di rallentamento già da un po' di tempo (e c'è chi sostiene che neppure il web in generale se la stia passando tanto bene), in questi mesi estivi risulta in molti casi all'insegna del "chiuso per ferie". Per quanto mi riguarda, niente paura (oppure non fatevi illusioni, a seconda dei punti di vista ;-)): non ho ancora la benché minima intenzione di mollare il blog, anche se ultimamente non sono granché in vena di scrivere. In effetti sono impegnata più del solito a fare ordine nel contenuto del mio sovraffollato hard disk, dal quale estraggo oggi un aneddoto pescato in Rete un po' di tempo fa: il protagonista, che si svela sul finale, è un personaggio che non ha certo bisogno di presentazioni. :-) Non so quanto ci sia di vero e quanto di "romanzato" in questa storiella... in ogni caso l'ho trovata interessante ed arguta. Enjoy!
Germania, primi anni del XX secolo.
Durante una conferenza tenuta per gli studenti universitari, un professore ateo dell'Università di Berlino lancia una sfida ai suoi alunni con la seguente domanda: «Dio ha creato tutto quello che esiste?».
Uno studente diligentemente rispose: «Sì, certo!».
«Allora Dio ha creato proprio tutto?», replicò il professore.
«Certo!», affermò lo studente.
Il professore rispose: «Se Dio ha creato tutto, allora Dio ha creato il male, poiché il male esiste e, secondo il principio che afferma che noi siamo ciò che produciamo, allora Dio è il Male».
Gli studenti ammutolirono a questa asserzione. Il professore, piuttosto compiaciuto con sé stesso, si vantò con gli studenti che aveva provato per l'ennesima volta che la fede religiosa era un mito.
Un altro studente alzò la sua mano e disse: «Posso farle una domanda, professore?».
«Naturalmente!», replicò il professore.
Lo studente si alzò e disse: «Professore, il freddo esiste?».
«Che razza di domanda è questa? Naturalmente, esiste! Hai mai avuto freddo?». Gli studenti sghignazzarono alla domanda dello studente.
Il giovane replicò: «Infatti, signore, il freddo non esiste. Secondo le leggi della fisica, ciò che noi consideriamo freddo è in realtà assenza di calore. Ogni corpo od oggetto può essere studiato solo quando possiede o trasmette energia ed il calore è proprio la manifestazione di un corpo quando ha o trasmette energia. Lo zero assoluto (-273°C) è la totale assenza di calore; tutta la materia diventa inerte ed incapace di qualunque reazione a quella temperatura. Il freddo, quindi, non esiste. Noi abbiamo creato questa parola per descrivere come ci sentiamo... se non abbiamo calore».
Lo studente continuò: «Professore, l'oscurità esiste?».
Il professore rispose: «Naturalmente!».
Lo studente replicò: «Ancora una volta signore, è in errore, anche l'oscurità non esiste. L'oscurità è in realtà assenza di luce. Noi possiamo studiare la luce, ma non l'oscurità. Infatti possiamo usare il prisma di Newton per scomporre la luce bianca in tanti colori e studiare le varie lunghezze d'onda di ciascun colore. Ma non possiamo misurare l'oscurità. Un semplice raggio di luce può entrare in una stanza buia ed illuminarla. Ma come possiamo sapere quanto buia è quella stanza? Noi misuriamo la quantità di luce presente. Giusto? L'oscurità è un termine usato dall'uomo per descrivere ciò che accade quando la luce... non è presente».
Finalmente il giovane chiese al professore: «Signore, il male esiste?».
A questo punto, titubante, il professore rispose, «Naturalmente, come ti ho già spiegato. Noi lo vediamo ogni giorno. È nella crudeltà che ogni giorno si manifesta tra gli uomini. Risiede nella moltitudine di crimini e di atti violenti che avvengono ovunque nel mondo. Queste manifestazioni non sono altro che male».
A questo punto lo studente replicò «Il male non esiste, signore, o almeno non esiste in quanto tale. Il male è semplicemente l'assenza di Dio. È proprio come l'oscurità o il freddo, è una parola che l'uomo ha creato per descrivere l'assenza di Dio. Dio non ha creato il male. Il male è il risultato di ciò che succede quando l'uomo non ha l'amore di Dio presente nel proprio cuore. È come il freddo che si manifesta quando non c'è calore o l'oscurità che arriva quando non c'è luce».
Il giovane fu applaudito da tutti in piedi e il professore, scuotendo la testa, rimase in silenzio.
Il rettore dell'Università si diresse verso il giovane studente e gli domandò: «Qual è il tuo nome?».
«Mi chiamo Albert Einstein, signore!», rispose il ragazzo.

martedì 17 agosto 2010

Una moltitudine che m'aggrada oltremodo... :-)

Many in Wonderland, ricopiando nel suo tumblr V'è olezzo di spirto di florida etade, versione molto speciale di Smells Like Teen Spirit dei Nirvana, ha definito Esclamazioni antiquate «il gruppo di FB definitivo»... e pure io, dopo aver visitato la "moltitudine" (gruppo, anche se in effetti è una pagina) su Voltotomo (ché chiamarlo Faccialibro come facciamo per scherzo noi "moderni" è piuttosto banale, in effetti ;-)), non ho potuto far altro che cliccare sul pulsante «Mi piace», del quale ti mostro qui di seguito la rielaborazione in chiave "antidiluviana" tratta dall'album fotografico del gruppo! :-)


È capitato più a meno a chiunque usi un computer di trovarsi nei pasticci (ops, lo stile vintage pare aver contagiato anche me... ;-)) per non aver salvato il proprio lavoro... ma difficilmente ci si esprime come il protagonista di questa vignetta! :-D


Un'ultima chicca? La compagine degl'ingurgitoni, una versione antiquata de La società dei magnaccioni, di cui qualche mese fa avevo segnalato due simpatiche traduzioni, in inglese e in francese.
Che ce ne cale, ciò non ci preme, se 'l locandier diluì lo vino!
...noi proferiamo, noi dichiariamo: lo diluisti e non salderem, bensì benché!

domenica 15 agosto 2010

Problemi con le estensioni di Firefox?

Oggi ho finalmente assimilato un concetto che gli utenti di Mozilla Firefox, come pure di altri software analoghi, dovrebbero sempre tenere a mente: quando il programma fa le bizze (capita di rado, ma capita), prima di passare a soluzioni più drastiche come la creazione di un nuovo profilo o addirittura una reinstallazione ex novo, bisognerebbe provare semplicemente a disattivare le estensioni installate. Non di rado, infatti, le anomalie nel funzionamento del programma sono un effetto collaterale di qualche add-on, magari sorto in seguito ai relativi aggiornamenti.
Ma qual era il problema che ho riscontrato?... e la soluzione? Beh, negli ultimi tempi navigare in internet usando il netbook mi risultava parecchio scomodo, perché molte delle scorciatoie da tastiera che utilizzavo più di frequente avevano smesso di funzionare. Per scorrere le pagine ero obbligata a ricorrere alla scrollbar, perché né i tasti cursore né le combinazioni Fn+PageDown e Fn+PageUp servivano allo scopo; inoltre il tasto Tab non mi consentiva più di spostarmi da un elemento all'altro della pagina (link, caselle di testo, elementi dei form), e a nulla è valso provare a modificare il valore della preferenza accessibility.tabfocus di about:config. Ho intuito comunque che doveva trattarsi di un problema legato al browser, perché in altre applicazioni quei tasti funzionavano normalmente. Si trattava in ogni caso di una limitazione non da poco in un dispositivo (il netbook, appunto) pensato principalmente per la navigazione in internet. Ebbene, andando a disattivare una per una le estensioni, ho scoperto non senza una certa sorpresa che il problema dipendeva da Delicious Bookmarks: infatti tutto è andato a posto dopo averla disattivata (ho potuto farlo tranquillamente perché ormai non la uso più granché, essendomi decisa ad installare Xmarks pure sul netbook per condividere e mantenere sincronizzato l'elenco di segnalibri che già avevo sul notebook).
È bene precisare che, da quanto ho potuto capire, le anomalie suddette non dipendono dal solo add-on, bensì dalle caratteristiche del sistema nella sua globalità: infatti la stessa estensione, aggiornata alla medesima versione (2.1.102), ce l'ho pure qui sul notebook ma non mi ha mai creato problemi di sorta. Suppongo c'entri il fatto che come sistema operativo sul notebook c'è Windows 7, mentre invece sul netbook ho installato Linux Ubuntu 10.04.
[Questo post lo scrivo anche a beneficio di qualcuno che dovesse avere un problema simile e per trovare una soluzione scegliesse di affidarsi a Google, anziché "importunare" i bravi forumisti di Mozilla Italia come ha fatto... coff coff... una certa persona di mia conoscenza... ;-)]

venerdì 13 agosto 2010

Neuronal fitness (no, non è un articolo di medicina...)

Negli ultimi tempi il mio povero neurone ha dato preoccupanti segni di stanchezza... :-S e, per provare a rimetterlo in forma, per prima cosa ho rispolverato Brain Training e More Brain Training per Nintendo DS che avevo praticamente abbandonato (a proposito, non appena l'avrò ultimata, mi riprometto di pubblicarla una buona volta, la mia "recensione" di More Brain Training, e pure quella di Training For Your Eyes... anche se, per quanto ne so, nel frattempo potrebbe perfino esserne uscita una versione più aggiornata!). Inoltre ho preso in edicola una coppia di volumetti "firmata" Focus Brain Trainer: Un cervello sempre giovane? Ecco come e Il pensiero laterale: intuito e creatività. Sono libri un po' sui generis, almeno dal mio punto di vista, perché per me, fatta eccezione per i testi scolastici, universitari e simili, un libro è un oggetto sul quale non andrebbe lasciato alcun segno... e invece sarebbe un po' difficile risolvere gli schemi di sudoku, kakuro, crucipixel, griglie logiche, eccetera (non mancano più tradizionali cruciverba) senza usare la penna o la matita!
Tra i vari giochi ho trovato particolarmente simpatico Mysterious Cities, che propone numerosi cartelli con la traduzione più o meno letterale dei nomi di famose città d'Italia e del mondo: il giocatore deve indovinare quali città indicano i cartelli, a partire da questo inglese maccheronico nello stile che tra l'altro caratterizza English From Fear (a proposito, lo sapevi che da quel divertente blog è nato un libro, intitolato I like you a sack?). Per fare un esempio facile facile, The Eagle sarebbe L'Aquila. Altri, forse un po' meno immediati, ma piuttosto interessanti e stimolanti: Sitting, Twice dumb, Royal automobile club, I am full, Alreadypaper, You-branch, Born there, Big curly, Soaked, Big hip.
Sei riuscito a indovinare le città misteriose? Bravo... ma se riesci a "decodificare" pure They were in force, Don't drink there, Incomplete the yesterday e Little short of one piece, direi proprio che ti meriti un applauso! :-)

lunedì 9 agosto 2010

Politicamente corretto

Tempo fa mi è capitato di leggere una riflessione che ho trovato piuttosto interessante: «Il linguaggio "politicamente corretto", diciamoci la verità, a volte suona poco credibile e forse anche un tantino ridicolo». Questa frase era tratta da una recensione del libro Handicappato e carogna, scritto assieme ad Alessandro Castriota dal giovane comico marchigiano David Anzalone, in arte Zanza, spastico dalla nascita. Uno al quale lo spirito non difetta di certo, dal momento che dichiara: «Addirittura ci chiamano DIVERSAMENTE ABILI! Che tu stai tutta la vita a chiederti: "ma a che cavolo sarò abile io?"», e «No no, io non solo non sono normale, ma proprio non ci tengo a esserlo!». Un'analoga autoironia si ritrova negli scambi di battute fra i ragazzi disabili che hanno girato il cortometraggio Il riscatto con la partecipazione dell'attore Alessio Boni, come riportato in questo articolo (immagino che il Gerry di cui si parla fosse il giovane non vedente che ha partecipato al Grande Fratello 9).
Restando in tema di political correctness... di recente ripassavo su Wikipedia il modello master/slave, espressione che denota un modello di comunicazione in cui un dispositivo o processo assume il controllo unidirezionale su uno o più altri dispositivi... e ho scoperto che i termini master (letteralmente, padrone) e slave (schiavo) sono considerati offensivi e discriminatori da alcuni, a tal punto che a novembre del 2003 la contea di Los Angeles ha inviato un e-mail ai suoi fornitori chiedendo loro di evitarne l'utilizzo. Molti nel campo dell'information technology hanno respinto (giustamente, a mio avviso) tali critiche come ridicole, osservando che la terminologia in questione riflette accuratamente ciò che accade all'interno del dispositivo, e che essa non va assolutamente intesa in riferimento allo schiavismo come purtroppo è esistito negli Stati Uniti e altrove.
Come dire: il rispetto è più una questione di sostanza che di forma!

venerdì 6 agosto 2010

Gli interruttori

Sentivi la mancanza degli enigmi che ti propin... ehm, propongo con cadenza random, vero? ;-) Beh, eccoti accontentato: questa sera è la volta di un quesito che personalmente mi ricorda il caro vecchio modello black box.
Fuori da una stanza chiusa ci sono tre interruttori, uno dei quali comanda una lampadina che si trova all'interno della stanza. I tre interruttori sono tutti in posizione "spento". Rimanendo fuori dalla stanza e senza la possibilità di sapere cosa avviene all'interno, si possono azionare gli interruttori a piacimento; per una volta, e solo una, si può poi entrare nella stanza per fare le verifiche desiderate. Dopodiché bisognerà uscire dalla stanza ed indicare, con sicurezza, quale dei tre interruttori comanda la lampadina. Come è possibile farlo?

giovedì 5 agosto 2010

Ancora sulla sicurezza stradale

Il viaggio in treno che ho fatto due domeniche fa alla volta di Sirmione prevedeva un cambio a Milano Centrale. Avevo una quarantina di minuti di tempo prima che partisse la coincidenza per Desenzano, perciò ho fatto un salto in farmacia (per fortuna malgrado la giornata festiva era aperta quindi, avendo dimenticato a casa lo spazzolino da denti, ho potuto comprarne uno nuovo) e poi ho vagato per un po' trascinando il mio trolley in giro per la stazione. Tra i vari messaggi pubblicitari, mi hanno notevolmente colpita i cartelloni realizzati dalla Fondazione ANIA per la Sicurezza Stradale, la ONLUS delle compagnie di assicurazione, nell'ambito della campagna di comunicazione contro la guida distratta denominata "Pensa a guidare". La distrazione alla guida è considerata il primo fattore di incidentalità stradale, ma al tempo stesso è un problema tra i meno conosciuti e contrastati nel nostro Paese, poiché è difficilmente misurabile.


I tabelloni che ho fotografato con il cellulare riportavano frasi fin troppo eloquenti nel loro essere troncate prima della fine: pressoché impossibile restare indifferenti. «Ma va', un ritocco al rossetto non ha mai ucciso ness», e poi un guanto da motociclista sull'asfalto. «Guarda quella al semaforo, non è uno schian», e lo specchietto retrovisore di una moto. «Pronto? No che non mi disturbi, sto guidan», e l'immagine di un tenero orsacchiotto di peluche. (Ovviamente quest'ultimo manifesto si riferiva alla pessima abitudine, già da me biasimata su questo blog, di telefonare mentre si guida; c'è chi manda addirittura sms, assurdo. :-S A proposito, tempo fa è stato dimostrato che di fatto al volante non c'è auricolare né vivavoce che tenga: che si abbiano o meno le mani libere, parlare al cellulare distrae parecchio, è innegabile) Altri fattori, corrispondenti ad altrettanti soggetti della campagna stampa, che influiscono negativamente sui tempi di reazione e sulla soglia di attenzione: fumarsi una sigaretta, armeggiare coi comandi dell'autoradio, togliersi la giacca, leggere il giornale (questa poi... ma si può?! :-S).
Infine, sempre in tema di sicurezza stradale... un'altra campagna ancora più scioccante, in questo caso mirata a sensibilizzare gli amanti delle due ruote circa l'importanza di indossare e allacciare il casco, l'ha segnalata mesi fa Sara... e quindi colgo l'occasione per riportare questo impressionante manifesto. La scritta dice: «Non mi piace indossare il casco, mi rovina i capelli»... :-S


mercoledì 4 agosto 2010

Belle scoperte

Magari sarebbe ora di cominciare a mettere giù qualche appunto sulle mie vacanze che, ahimè, si sono concluse ormai da qualche giorno... ma anche no, vorrà forse obiettare qualcuno, però io vado avanti lo stesso! ;-)
Il giorno successivo al mio arrivo, mentre perlustravo per la prima volta il centro storico di Sirmione, suggestiva cittadina sulle sponde del lago di Garda, ho notato a breve distanza dall'imbarcadero e dalla Rocca Scaligera un'insegna che invitava a visitare la mostra personale dell'artista Franco Grobberio, ospitata presso la galleria civica "Dante Alighieri". Incuriosita dal dipinto ivi riprodotto, e definitivamente convinta dalla scritta "Entrata libera" ;-), mi sono decisa a varcare la soglia... ed è stato un tipico esempio di serendipità, ossia di quella «sensazione di quando trovi qualcosa di imprevisto cercando altro»: in effetti ho apprezzato davvero tanto le opere esposte. L'artista, un signore valdostano dall'aria pacata e cordiale, al momento di consegnarmi un catalogo prima che uscissi mi ha domandato le mie impressioni sulla mostra. «Oh, accidenti», ho pensato fra me e me, «questa non ci voleva, come se non bastasse la timidezza, esprimermi sull'arte non è assolutamente il mio forte», e oltretutto provavo un senso di inferiorità non indifferente nei confronti di una visitatrice che mi aveva preceduta e che si era dilungata non poco sulle sue sensazioni alquanto favorevoli... poi però sono riuscita a mettere insieme un paio di frasi su quanto mi avesse colpita l'atmosfera fiabesca e sognante dei quadri, in particolare la delicatezza di quelli dipinti ad acquerello. L'artista ha annuito aggiungendo di avere scoperto, grazie ad un impiego più assiduo di tale tecnica pittorica, una leggerezza inaspettata.
A meno che non ti capiti di passare da Sirmione entro domani, quando si concluderà la mostra in questione, puoi sempre sfogliare il portfolio pubblicato sul sito dell'artista, non solo pittore ma anche scultore. Mi sono permessa di scannerizzare il segnalibro che avevo preso all'uscita, e che riproduce una delle opere esposte: Ladro di stelle, mi pare che si intitolasse. Non ricorda gli incantevoli acquerelli che Antoine de Saint-Exupéry dipinse per illustrare il suo Piccolo principe? :-)

lunedì 2 agosto 2010

Era il 2 agosto 1980

Alle ore 10:25 di sabato 2 agosto 1980, l'esplosione di una bomba collocata dai terroristi nella sala d'aspetto di seconda classe della stazione di Bologna causò la morte di ottantacinque persone e il ferimento di oltre duecento. A trent'anni esatti di distanza, la verità su quella dolorosa pagina di storia del nostro Paese non è ancora stata scritta, e chissà quando e se lo sarà mai.
In genere gli anniversari che corrispondono a una cifra tonda sono, a torto o a ragione, considerati più significativi degli altri... ma evidentemente questo non lo è stato abbastanza da convincere anche un solo rappresentante del governo a presenziare alla commemorazione svoltasi oggi con tanto di sconvolgente flash mob. Paolo Bolognesi, presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage, ha commentato amaramente questa inaspettata defezione collettiva parlando di «schiaffo» e di «spregio». Abbiamo preferito evitare di essere fischiati, ha di fatto ammesso il ministro della Difesa Ignazio La Russa, e non solo lui. Personalmente sottoscrivo il pensiero del Paz al riguardo: «un governo che non presenzia ad una celebrazione importante per il paese Tutto come quella del 2 agosto per la strage alla stazione di Bologna per paura dei fischi, è un governo che di fatto perde definitivamente qualsiasi diritto di rappresentanza e autorevolezza, se mai ne ha avuta, nei confronti del paese che è ancora li fermo immobile ad osservare quelle lancette congelate nel tempo». (La simbolica immagine che apre questo post ritrae appunto l'orologio della stazione, fermatosi all'ora dell'esplosione, ed è tratta da qui)
A proposito, la strage di Bologna assume un ruolo di rilievo nella trama del film Da zero a dieci diretto dal poliedrico artista Luciano Ligabue. Il rocker di Correggio si esibirà proprio questa sera allo Stadio Adriatico di Pescara, e sono convinta che nel corso del concerto non rinuncerà a commemorare in qualche modo l'odierna ricorrenza.