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domenica 31 gennaio 2010

Una caduta di stile, come minimo

Mi ricordo che anni fa di sfuggita dentro un bar ho sentito un juke box che suonava... ehm, quando su Raiuno Amadeus lanciò Quiz Show, il suo collega Gerry Scotti non risparmiava frecciate nei confronti del programma rivale, trasmesso per giunta nella stessa fascia oraria (quella preserale) che su Canale 5 era appannaggio del simpatico conduttore di Miradolo Terme, definendolo fin troppo simile al suo Chi vuol essere miliardario? (non milionario, ché non si era ancora passati dalla lira all'euro). Poiché all'epoca seguivo più volentieri il Miliardario, mi è rimasta impressa una domanda relativa al film di Robert Redford Quiz Show, omonimo del gioco targato Raiuno, nel quale si narrava la vicenda di una «colossale truffa televisiva»; queste parole (magari non proprio testuali, ma il senso era quello) Scotti le scandì con un'enfasi tale da non lasciare dubbi sul suo intento. Io francamente una similitudine così sfacciata tra i due quiz, peraltro derivati entrambi da format importati dall'estero, non la riscontravo: in tutti e due era previsto un percorso di domande di difficoltà crescente, associate a premi che aumentavano di pari passo, con il rischio di perdere tutto al primo errore... forse un po' pochino per parlare di vero e proprio plagio. Fatto sta che le rimostranze di Canale 5 sono state ritenute fondate, se è vero (come riporta Wikipedia) che dopo il 2002 Quiz Show non è più andato in onda «a causa di una denuncia di Endemol per le troppe similitudini con il programma concorrente Chi vuol essere miliardario?».
Attualmente Gerry Scotti conduce su Canale 5 lo show del sabato sera Io canto, nel quale ragazzini un po' cresciutelli per poter partecipare allo Zecchino d'Oro ma troppo giovani per andare al Festival di Sanremo danno prova del loro eccezionale talento canoro. Praticamente la stessa identica cosa che avviene a Ti lascio una canzone, lo show di Raiuno presentato da Antonella Clerici e premiato da un clamoroso successo di ascolti; sembra proprio che alla platea televisiva piaccia il genere, visto che ieri sera Io canto ha battuto Ballando con le stelle nella sfida dell'Auditel.
Ovviamente le polemiche non sono mancate... ma Scotti ha liquidato la querelle ammettendo che Io canto non è un clone di Ti lascio una canzone, ma in pratica è proprio Ti lascio una canzone: «Mediaset ha chiuso un contratto di esclusiva con l'autore e il regista di quel programma, Roberto Cenci, che si è portato dietro tutto il suo know how, praticamente sei mesi di audizioni fatte». Se non altro, ha precisato Scotti, alla Rai è stata fatta la "gentilezza" di cambiare il titolo. Inoltre il conduttore ha ridimensionato le critiche paragonando l'idea di far cantare dei ragazzini alla «scoperta dell'acqua calda»... proprio lui che non perde occasione per rimproverare a tutti i programmi in cui si esibiscono dei dilettanti di copiare la "sua" Corrida.
Sarà anche vero che «non è la prima volta né sarà l'ultima che un programma trasmigra da una parte all'altra», e non dubito che dal punto di vista legale sia tutto in regola... però scusami, Gerry, permetti che te lo dica una che ti ha sempre ammirato e stimato: non si fa così! :-S
[Toh... oneTiVu fa notare che Scotti non è nuovo a questo genere di operazioni: i suoi programmi Ore 12 e La grande sfida erano ispirati rispettivamente a I fatti vostri e Scommettiamo che?...]

Così è decisamente più chiaro...

Tempo fa avevo parlato di un'illusione ottica, definita addirittura «inquietante» da Paolo Attivissimo, ma che io non riuscivo assolutamente a "vedere". Però la versione qua sotto, segnalata proprio oggi da Metilparaben, la "vedo" eccome!


[Ecco le semplici "istruzioni per l'uso". Guarda la figura a sinistra, e poi quella in mezzo: in che direzione gira la ballerina? Ora guarda la figura a destra, e poi quella in mezzo: in che direzione gira adesso?]

giovedì 28 gennaio 2010

Per sbloccare la situazione...

Un post veloce veloce per segnalare un comodo programmino per Windows. Ti è mai capitato di provare a cancellare, spostare o rinominare un file o una cartella senza riuscirci, ma vedendo invece comparire l'avviso che il file era già in uso da un altro utente o programma? A me sì, anche senza apparente motivo... come poco fa!


Spesso l'unico modo efficace per portare a termine l'operazione era riavviare il sistema... finché grazie a Generazione Internet non ho scoperto e installato la praticissima utility freeware UnlockMe, compatibile con Windows XP e Windows Vista. Da allora riesco a sbloccare le cartelle e i file recalcitranti direttamente da Esplora risorse: mi basta cliccarci sopra con il pulsante destro del mouse e selezionare Unlock Me dal menu a discesa... e il gioco è fatto! :-)


In conclusione, mi associo al saggio consiglio di Generazione Internet: per evitare di causare problemi al sistema, non fare ricorso a UnlockMe troppo alla leggera, ma soltanto quando sei veramente sicuro che il file o la cartella che intendi sbloccare (e poi rinominare, spostare o cancellare) non sia di vitale importanza per il corretto funzionamento di un programma o di Windows!

mercoledì 27 gennaio 2010

Ricordare la Shoah

Il 14 giugno 1942 la giovanissima ebrea tedesca Annelies Marie Frank, chiamata in famiglia e tra amici col solo nome di Anna, scriveva per la prima volta sul diario ricevuto in regalo due giorni prima in occasione del suo tredicesimo compleanno. Nel corso dei due anni successivi quelle pagine raccolsero non solo i pensieri di un'adolescente come tante, ma soprattutto una delle testimonianze più drammaticamente autentiche che siano giunte fino a noi a proposito delle persecuzioni naziste ai danni degli ebrei (senza dimenticare che dell'ideologia nazional-socialista fecero le spese varie altre categorie di "indesiderabili": disabili, omosessuali, oppositori e dissidenti politici e religiosi, zingari, testimoni di Geova...).
Il 1° agosto 1944 Anna scrisse per l'ultima volta; tre giorni dopo la polizia tedesca fece irruzione nell'alloggio segreto di Amsterdam che accoglieva lei e la sua famiglia insieme ad altri rifugiati clandestini. Tutti furono arrestati e deportati nei lager. Nel marzo 1945 Anna morì di tifo nel campo di concentramento di Bergen-Belsen; non oso immaginare quali atrocità dovette subire in quegli ultimi sette mesi della sua vita.
Il Diario di Anna Frank (del quale puoi trovare qui alcune citazioni particolarmente significative) lo lessi parecchi anni fa e, riprendendolo in mano oggi, mi sono resa conto di non ricordarmelo granché. Mi propongo quindi di rileggerlo al più presto, e intanto questa sera guarderò il film tv Mi ricordo Anna Frank su Raiuno. Contro ogni negazionismo, trovo importantissimo che vicende come quella di Anna non vadano dimenticate: essere consapevoli di fenomeni storici come l'Olocausto è una premessa fondamentale per far sì che i mali del passato non riemergano mai più, e che l'odio e l'intolleranza nei confronti di altri esseri umani non l'abbiano vinta.
N.B.: Il Giorno della Memoria si celebra oggi, 27 gennaio, perché è in questo stesso giorno del 1945 che vennero abbattuti i cancelli di Auschwitz. A proposito, il campo di concentramento polacco ha dato il titolo a una famosa canzone di Francesco Guccini che vale la pena di riascoltare...
[La foto sopra è tratta da TuttoScuola]

sabato 23 gennaio 2010

Di ritorno da Pandora

Indovina quale film sono andata a vedere ieri sera? Dai che è facile: se anche non l'avessi preannunciato e non avessi inserito la locandina qui accanto, indubbiamente è Avatar (qui il trailer) il film del momento... nonché il genere di pellicola che non potevo non godermi sul grande schermo! :-)
Che dire? Mai visto niente di simile, in senso buono: sono stati sette euro (di norma il giovedì all'Arca il biglietto per il 3D costa meno ;-)) più un irrisorio sovrapprezzo per la prenotazione online (caldamente consigliabile, visto che nel primo pomeriggio di ieri la sala era già quasi tutta prenotata per lo spettacolo delle 21:10) decisamente ben spesi.
Poiché l'hanno già fatto svariati blogger, sicuramente meglio di quanto potrei fare io, eviterò di menzionare gli straordinari effetti speciali (era stato stimato che la computer grafica avrebbe rappresentato il 60% del film... ma francamente mi è sembrato di più), in particolare un 3D realistico e coinvolgente come mai prima d'ora che nessuna versione pirata potrà mai eguagliare, tali da far scivolare via come se niente fosse due ore e quaranta minuti di pellicola (mi sa che ho appena fornito un perfetto esempio di preterizione ;-)). Sorvolerò anche sulla morale della storia: il rispetto per le culture e le tradizioni di altri popoli e per la natura e l'ambiente che ci circonda (aridaje! ;-)).
Molto altro ci sarebbe da non dire... ;-) ma per non farla troppo lunga mi limiterò a segnalare la favorevole impressione che mi ha fatto Sam Worthington, il (finora) non proprio famosissimo attore scelto dal regista James Cameron (il quale "rischia" di scavalcare sé stesso in cima alla classifica dei film di maggiore incasso nella storia del cinema) per interpretare il ruolo del protagonista Jake Sully. L'hanno paragonato a Leonardo DiCaprio... ma dal mio punto di vista l'attore australiano è anche più affascinante.
Passiamo infine al titolo del film. Il termine sanscrito avatar, dal significato originario di «assunzione di un corpo fisico» che è più o meno l'accezione utilizzata da Cameron, com'è noto è passato a denotare «un'immagine scelta per rappresentare la propria utenza in comunità virtuali, luoghi di aggregazione, discussione, o di gioco on-line». Il mio, di avatar, l'ho creato tre anni fa quando mi sono registrata su Yahoo! Answers, e tale è rimasto.


All'epoca non mi corrispondeva più di tanto, se non nel modo di vestire, poi però mi sono fatta crescere i capelli... per assomigliargli! ;-) Eccone un'"inquadratura" a figura intera, dalla quale si nota l'ambientazione che ho scelto: un'aula di informatica.


P.S.: Probabilmente ben pochi sanno che la primissima pellicola intitolata Avatar fu prodotta nel nostro Paese, con la regia di Carmine Gallone, nel lontano 1915: Wikipedia non dice nulla sulla trama, ma a quanto pare essa era ispirata all'omonimo romanzo breve dello scrittore francese Théophile Gautier. Ovviamente l'Avatar "vintage de noantri" era muto (il primo film sonoro in assoluto fu Il cantante di jazz del 1927) e in bianco e nero (il primo lungometraggio italiano a colori fu, appunto, Totò a colori del 1952): insomma, un abisso lo separa dal tripudio di effetti visivi e sonori del suo lontano parente più giovane di novantaquattro anni (in effetti l'ultimo Avatar è uscito a fine 2009 in tutto il mondo tranne che da noi... ed ecco perché! :-S).

giovedì 21 gennaio 2010

Il dimezzamento del quadrato

Prima di andare a nanna, sfodero un quesito veloce veloce dal mio archivio di enigmi. Voilà!
Hai un foglio di carta quadrato, di 10 centimetri di lato. La sua area è quindi di 100 cm2. Ti viene chiesto di ottenere da questo un pezzo di carta, sempre quadrato, con un'area di 50 cm2. Non hai righello né forbici e devi fare al più presto. Come fai?

martedì 19 gennaio 2010

Io, loro e Lara

Andando al cinema nelle ultime settimane avevo visto più di una volta, prima della proiezione del film di turno, il trailer di Io, loro e Lara, ma non è che mi avesse colpito più di tanto. Se non fosse stato per mia madre che ha insistito affinché la accompagnassi, probabilmente avrei fatto a meno di andare a vederlo... e adesso posso ammettere che, se avessi dato retta a quella mia impressione sfavorevole, mi sarei persa un film davvero carino. Domenica pomeriggio siamo andate al multisala, trovando una folla senza precedenti: i posti per Avatar in 3D [a proposito, conto di andare a vederlo dopodomani... qualche adesione sarebbe graditissima! :-)] risultavano esauriti con largo anticipo rispetto all'orario di inizio del relativo spettacolo, ma in effetti pure la sala dove veniva proiettato il nuovo film di Carlo Verdone era praticamente piena!
La trama: padre Carlo Mascolo (Verdone, appunto), un missionario in preda a una profonda crisi spirituale, decide di prendersi una pausa di riflessione e torna in Italia dall'Africa, trovandosi ad affrontare una delicata situazione familiare: infatti l'anziano padre vedovo Alberto (un Sergio Fiorentini con tanto di improbabile parrucchino) sta vivendo una seconda giovinezza dopo essersi risposato con la sua badante moldava Olga, ma questo non va giù agli altri due figli, la tormentata psicologa Beatrice (Anna Bonaiuto) e il broker cocainomane Luigi (Marco Giallini), i quali vedono la neo-matrigna come un'usurpatrice e una sanguisuga. A un certo punto entra in scena Lara (Laura Chiatti), figlia dell'ormai ex badante, con alle spalle una difficile vicenda personale...
A mio parere il film rappresenta uno spaccato piuttosto significativo della società di oggi, con un finale aperto alla speranza [altro che nichilismo... checché ne dica – SPOILER ALERT! – Vittorio Messori], come si conviene a una bella commedia all'italiana. In effetti, pur trattandosi di una pellicola abbastanza diversa dal precedente Grande, grosso e Verdone, nel corso di tutta la storia non mancano momenti di autentica ilarità. A proposito del personaggio di padre Carlo, ho pensato che, se in giro ci fossero più sacerdoti come lui anziché come questo qua (tanto per fare un esempio non proprio casuale ;-)), sarebbe più facile per molti (per me senz'altro) sentire vicina la Chiesa cattolica... :-/
Verdone, oltre ad impersonare il protagonista, ha diretto in maniera eccellente un cast di attori tutti molto bravi... con la parziale eccezione di Angela Finocchiaro, che forse ha un pochino esagerato con le "facce" per poter risultare davvero credibile.

Senza parole

Su Facebook è all'ordine del giorno, e a volte attira anche l'attenzione dei media generalisti, la creazione di gruppi dai contenuti discutibili, per usare un pallido eufemismo: è successo pure all'indomani del terremoto di Haiti. Un esempio? «Haiti? Crepate luridi terremotati»: allucinante. :-( Alcuni di questi gruppi contano centinaia di membri, anche se pare che molti si iscrivano al solo scopo di realizzare "azioni di disturbo"; inoltre il celebre social network offre la possibilità di segnalare in maniera strettamente riservata i gruppi che ne violano le condizioni d'uso, con la doverosa precisazione che «NON rimuoveremo dei gruppi solo perché non sei d'accordo con le informazioni in essi contenute» (più che giusto, ci mancherebbe). La procedura di segnalazione richiede di specificare un motivo (Nudo o pornografia, Uso di droga, Pubblicità/Spam, Discorsi a sfondo razzista/di incitamento all'odio, Mirato a me o a un amico/un'amica, Incitamento esplicito alla violenza, Contenuti eccessivamente crudi o violenti), eventualmente l'ubicazione dell'abuso (Title, Basic Info, Recent News, Discussion Topic, Wallposts, Foto, Videos, Note) e qualche ulteriore commento (che sarebbe obbligatorio, ma a volte il turbamento è tale da non riuscire a pensare a niente di meglio che «Si commenta da solo»...).
Ci vuole un po' di tempo, ma spesso le segnalazioni raggiungono il loro scopo: l'altro giorno sono venuta a sapere che erano stati chiusi i gruppi denominati «Terremoto Haiti:100mila morti...FOTTESEGA!!!» e «ADOTTA UN BIMBO HAITIANO MORTO», le cui descrizioni se possibile erano ancora più sconvolgenti rispetto al titolo... ma, per nulla appagati, i creatori di quest'ultimo obbrobrio sono tornati alla carica con il gruppo «ADOTTA UN BIMBO HAITIANO PIÙ MORTO CHE VIVO» (provo un certo ribrezzo a copiare certe frasi sul mio blog, ma lo faccio perché spero che questo possa servire a sensibilizzare chi mi legge).
In una discussione su FriendFeed un utente ha formulato riguardo a questi fenomeni un'ipotesi che mi trova abbastanza d'accordo, e cioè che i fondatori di questi gruppi, capita l'antifona dei media, in caso di avvenimenti importanti come questo si "divertano" a creare gruppi del genere, volutamente contro il senso comune, anche solo per vedere se finiscono, se non al telegiornale, almeno su qualche popolare sito di notizie. Comunque, quali che siano le ragioni che animano questi veri e propri troll, i quali presumibilmente si guarderebbero bene dal ripetere certi exploit se non si sentissero al "riparo" dello schermo del computer, io mi rifiuto di lasciar correre... :-S

sabato 16 gennaio 2010

Il crudele destino di Haiti

Il mese scorso, sfogliando il numero 51 del settimanale Vanity Fair, ero rimasta molto impressionata dalla testimonianza di Martina Colombari come volontaria della Fondazione Francesca Rava, la onlus che rappresenta in Italia l'organizzazione internazionale Nuestros Pequeños Hermanosi nostri piccoli fratelli») dedicata ad aiutare i fanciulli in America Latina. L'attrice ha parlato dell'attività umanitaria da lei svolta in Haiti, definito «l'inferno sulla Terra»: purtroppo le condizioni di vita sull'isola erano terribili già prima che il devastante sisma di tre giorni fa peggiorasse drasticamente le cose. In particolare, la Colombari ha sottolineato quanto fosse critica la situazione dell'infanzia haitiana (un bambino su tre non arriva ai cinque anni di età, anche per malattie quasi banali nei Paesi più progrediti ma rese letali dalla denutrizione e dal degrado), e ha raccontato di aver dovuto svolgere pure il compito più straziante che si possa immaginare, specialmente per una giovane madre come lei: quello di raccogliere bambini morti e di seppellirli.
In che modo è venuta a conoscenza di una realtà così lontana da quella dell'alta società che frequentava abitualmente? Lo spiega lei stessa: due anni fa, in occasione di un concerto alla Scala di Milano, era stata invitata ad una cena di beneficenza in favore della Fondazione Rava, e «prima della cena, filmato su Haiti. Sono rimasta senza parole, lo stomaco si è chiuso. [...] Facevo fatica a star seduta, mi sentivo inutile. "Che cosa ci faccio qui?", mi domandavo, e avevo la sensazione che in quel momento, in quel preciso momento, con il mio abito da sera e il resto, stavo sprecando tempo prezioso». Fu così che decise di contribuire alle attività della Fondazione: non soltanto sfruttando la propria notorietà per sensibilizzare la gente, ma anche (come ho già accennato) recandosi sul posto per aiutare in prima persona la popolazione haitiana, a costo di separarsi per qualche tempo dal figlioletto Achille e dal marito Alessandro Costacurta, «perché è la cosa da fare». Un'esperienza che ha inevitabilmente cambiato in modo netto la sua prospettiva nei confronti della vita.
A chi le chiede «Come fai?», la ex Miss Italia afferma di replicare con altre domande: «Come può succedere tutto questo?»... e poi ancora: «Che cosa posso fare per far tornare la speranza e almeno mezzo sorriso sul viso di quei bambini?».
Quando è stato pubblicato l'articolo, la Colombari era in procinto di partire per la quarta volta per l'isola caraibica, e all'indomani del terremoto ha dichiarato il proprio desiderio di tornare a dare una mano. A chi invece volesse dare un contributo economico dall'Italia segnalo di nuovo il post di Luca, al quale si è aggiunto quello di Http500.
[Foto tratta da NewNotizie]

mercoledì 13 gennaio 2010

Terremoto in Haiti

Oggi non potevo non occuparmi del sisma che ha devastato Haiti, il Paese più povero delle Americhe (fonte Wikipedia), già colpito da un uragano nel 2004, senza contare le rivolte popolari che l'hanno sconvolto negli ultimi anni.
Secondo i sismologi dell'INGV questo terremoto, con epicentro a pochi chilometri dalla capitale Port-au-Prince, è stato 35 volte più forte di quello che il 6 aprile scorso ha messo in ginocchio L'Aquila; anche se a neppure 24 ore dalla scossa di magnitudo superiore a 7 le informazioni disponibili sono ancora incerte, si va già delineando un bilancio catastrofico. Più delle parole, sono drammaticamente eloquenti le immagini raccolte da The Big Picture per raccontare l'accaduto.
[La foto sopra, scelta fra le meno crude contenute nella fotogallery, documenta la devastazione causata dal sisma]
UPDATE (14/1): Haiti 48 ore dopo, ancora su The Big Picture. Nel blog di Luca Rosati potrai trovare un elenco di informazioni per contribuire a raccolte fondi a favore di Haiti.

La sequenza

Mettendo in ordine la mia collezione digitale di enigmi, ne ho individuati svariati altri che mi va di trasformare in post... e allora procediamo, su! (Oltretutto, in questi giorni mi fa comodo avere del materiale pronto da pubblicare per non trascurare troppo il blog)
Ecco il quesito di oggi, che mi pare abbastanza abbordabile. Certo, a posteriori son bravi tutti! :-)
Secondo quale logica sono ordinati i numeri seguenti?
5, 10, 2, 8, 6, 3, 11, 0
P.S.: poveromabello, per favore, non "suggerire"... non subito, almeno! :-)

sabato 9 gennaio 2010

Skip this ad!

Anche tu, come me, eri convinto che per eludere gli spot pubblicitari inseriti nei programmi televisivi fosse sufficiente un registratore abbinato a un utilizzo accorto del tasto avanti veloce (sistema ben più efficace rispetto allo scomodo "zapping compulsivo")? Ebbene, sfogliando quello che se non ricordo male era il periodico del Saturn e-club, ho scoperto che le cose non stanno esattamente così. A quanto pare, alcuni ricercatori statunitensi hanno dimostrato che l'avanti veloce induce i telespettatori a concentrarsi più attentamente sulle immagini che passano sullo schermo, per non lasciarsi sfuggire il momento esatto in cui ricomincia la trasmissione. E così i pubblicitari hanno studiato alcuni accorgimenti per far percepire il messaggio a qualsiasi velocità: il logo sempre al centro dello schermo e ripetuto più volte, ad esempio (sull'argomento ho trovato questo e questo). Insomma, non c'è via di scampo! ;-) Devo comunque ammettere che a volte gli spot sono più gradevoli delle trasmissioni che interrompono... :-)

Quando lo dirò io...

Pochi giorni fa ha avuto luogo il primo esperimento di ipnosi di massa tramite social network... ma pare che le cose non siano andate esattamente come prometteva l'organizzatore, l'ipnoterapeuta inglese Chris Hughes. Approfitto dell'occasione per riportare alcune righe degne di nota, anche se non particolarmente attuali, tratte da una non meno interessante intervista sull'ipnosi rilasciata dallo psichiatra e criminologo Vincenzo Mastronardi e pubblicata su un vecchio numero del mensile Newton (l'avevo già detto, no, che sta per tornare?). Alla domanda dell'intervistatrice, «Cosa c'è di vero negli esperimenti di ipnotismo che si vedono in Tv?», ecco cosa rispose il professor Mastronardi:
L'abilità dell'ipnologo è una capacità che nasce da anni di studio e non ha proprio niente a che fare con i fenomeni da baraccone. Anzi, a volte quelli che sembrano innocenti show possono portare a conseguenze delicate per la psiche degli spettatori più sensibili. Ho dovuto curare una persona che si era scompensata, rendendo manifesta una schizofrenia latente (che magari non sarebbe mai venuta fuori), per il solo fatto di aver seguito in Tv uno spettacolo di «ipnotismo a distanza» condotto da un noto showman italiano. [uhm, chissà a chi si riferiva...?! ;-)] Per non parlare di quelli, e sono in tanti, che come biglietto hanno dovuto pagare il blocco delle dita, durato ore e ore, che l'imbonitore aveva fatto loro intrecciare, garantendo che si sarebbero sciolte «quando lo dico io». Un prezzo pesante per lo zapping del sabato sera.

martedì 5 gennaio 2010

Più vicino, anche se non si direbbe

Un minuto dura sessanta secondi, a mezzogiorno il Sole è a picco su Greenwich, la Terra ci mette un giorno esatto a ruotare di 360 gradi attorno al proprio asse. Ci siamo? Peccato solo che nessuna delle tre diffuse convinzioni sia attendibile... non rigorosamente, almeno! Potrai trovare in questa pagina una spiegazione abbastanza elementare di queste ed altre verità scientifiche. Ad esempio, eri convinto che in questo periodo dell'anno facesse più freddo perché il Sole è troppo lontano dalla Terra per riscaldarla a dovere? Beh, semmai è vero il contrario: è intorno al 3 gennaio (nel 2010, per l'esattezza, proprio l'altroieri) che il nostro pianeta raggiunge il perielio, ossia il punto di minima distanza dal Sole (pari a circa 147 milioni di chilometri, contro i 152 dell'afelio). Semplicemente, nei mesi invernali fa freddo perché l'asse terrestre è più inclinato, così i raggi solari arrivano obliqui e scaldano di meno (alle nostre latitudini, per essere precisi, mentre l'emisfero australe adesso si trova in piena estate). «La distanza dal Sole non c'entra na mazza», come ha "oxfordianamente" osservato l'autore del topic summenzionato. ;-) In compenso, dalle nostre parti l'inverno dura meno dell'estate perché, per la seconda legge di Keplero, la velocità orbitale è massima al perielio e minima all'afelio.
[P.S.: A dire il vero un post abbastanza simile a questo l'avevo già pubblicato sei mesi fa, ma oggi mi è venuta voglia di ritornare sull'argomento... :-)]

lunedì 4 gennaio 2010

I film delle mie Feste

Ieri pomeriggio sono andata al cinema a vedere Hachiko, diretto dal regista svedese Lasse Hallström (qui il trailer). Il film, ispirato a un fatto realmente accaduto in Giappone a cavallo fra gli anni '20 e '30, è ambientato negli Stati Uniti più o meno ai giorni nostri.
La vicenda narrata comincia da quando il professor Parker Wilson (interpretato da Richard Gere – con la g dura, non dolce! Ho risolto il dilemma una volta per tutte grazie a Comesipronuncia.it), sceso dal treno che l'ha riportato a casa dal lavoro, trova uno stupendo cucciolo di razza akita... o meglio, è il cane a trovare lui! :-) La moglie dell'uomo (Joan Allen) inizialmente non vuole saperne di adottare Hachi (in giapponese "otto", il significato dell'ideogramma che la bestiola porta appeso al collo)... ma, non appena si rende conto dello speciale feeling tra il marito e il cane, si lascia convincere. Hachiko (il suffisso -ko denota un vezzeggiativo) entra così a far parte a tutti gli effetti della famiglia Wilson, instaurando con il professore un rapporto di fedeltà esemplare: tutti i giorni lo accompagna alla stazione, torna indietro e poi nel pomeriggio, puntualissimo, si fa trovare lì davanti ad attenderlo. Soltanto a un ordine l'animale si rifiuta di obbedire, e cioè riportare indietro gli oggetti che gli vengono lanciati: non è nella natura degli akita fare qualcosa unicamente per compiacere gli umani. Finché...
Interessanti le inquadrature in soggettiva dal punto di vista di Hachi: avevo dimenticato che i cani vedessero il mondo in bianco e nero (il che non è del tutto vero, peraltro). Se posso fare una battuta, ho trovato quasi più espressivi gli "attori cani" nel vero senso della parola (almeno tre, uno cucciolo, un altro adulto e un altro ancora più anziano) rispetto a quelli umani! ;-) Non a caso, c'è chi ha definito questo film «più per cinofili che per cinefili». Tirando le somme... questa pellicola, anche se a tratti potrebbe risultare un tantino lenta e noiosa, è pressoché infallibile nel toccare le corde della commozione (nella fila dietro di me era un continuo soffiarsi il naso... e dubito che si trattasse di semplice raffreddore! ;-)).
A proposito, Hachi mi ha rammentato il cagnone che tempo fa, quando finanziavo regolarmente le Ferrovie, vedevo spesso dalle parti della stazione di Pescara, e che una volta ho anche immortalato con il telefonino mentre se ne stava spaparanzato nel bel mezzo dell'atrio. Mi è venuto da fantasticare: chissà se pure lui aveva una storia alle spalle...?

Doveroso UPDATE del 5/1: vedendo Hachiko è pressoché inevitabile "innamorarsi" degli akita, e magari accarezzare l'idea di adottarne uno... ma vorrei invitare chi mi legge a non sottovalutare le responsabilità che l'adozione di un cane, specialmente di una razza così particolare, comporta. Oltretutto, come documenta il Corriere, si rischia di alimentare i traffici di gente senza scrupoli pronta a speculare nel modo più squallido sul prevedibile effetto-tenerezza innescato dal film.
Parlando delle altre pellicole che ho visto ultimamente, devo ammettere che buona parte di queste mi ha più o meno delusa: da Tu, io e Dupree (troppo assurdo per divertirmi davvero) a Partnerperfetto.com (per essere una "commedia per single", non mi ha tirato su il morale più di tanto), passando per l'universalmente elogiato Pranzo di Ferragosto (idea di partenza davvero carina, che però a mio avviso non è stata sviluppata nel modo migliore). In compenso mi è piaciuto parecchio L'amore non va in vacanza, che ho visto per caso l'altra sera in televisione: è quel genere di film perfetto per mettermi di buonumore, ecco. :-) Simpatica, in particolare, l'idea dello speaker che commenta la vicenda della protagonista in stile trailer cinematografico. E Jude Law, che come Watson in Sherlock Holmes non rendeva un granché, nei panni del fratello di Kate Winslet/partner di Cameron Diaz era davvero affascinante!

sabato 2 gennaio 2010

Il bivio

Giornata di enigmi, oggi...! :-)
Un viaggiatore si trova davanti a un bivio: da una parte si va alla città della verità, dove tutti gli abitanti dicono sempre il vero, mentre dall'altra alla città della bugia, dove tutti gli abitanti dicono sempre il falso. Il viaggiatore desidera raggiungere la città della verità e, non sapendo che strada prendere, decide di chiedere aiuto a un passante. Il passante vive in una delle due città... ma, non sapendo in quale, e quindi se risponderà la verità o se dirà una bugia, quale domanda può fare il viaggiatore per ottenere dal passante l'informazione che gli permetta di raggiungere con sicurezza la città della verità?

venerdì 1 gennaio 2010

Buon duemiladieci!


Auspicio per un anno nuovo che sia più sereno rispetto a quello appena trascorso: «Non serve abbassare i toni, se prima non si alza il livello» (by Proforma, via Viralmente).