venerdì 20 giugno 2008

Due giovedì al cinema

La settimana scorsa ho deciso di approfittare della tariffa ridotta (4,50 €) che il multisala Arca di Spoltore pratica due giorni alla settimana, il martedì e il giovedì, e sono andata a vedere un film. Vediamo un po' che cosa danno, mi sono detta.
  • Gomorra? No, troppo violento... e poi dicono che il film sia meno riuscito del libro, che peraltro non ho ancora letto.
  • Il divo? No, troppo impegnato.
  • Sex and the City? I fedelissimi della serie televisiva hanno detto che è deludente e soprattutto sa di già visto... ed io, anche se il fatto di non averne mai guardato neppure una puntata mi poneva nelle condizioni migliori per godermi il film, ho preferito lasciar perdere.
  • Un amore di testimone? No, temevo che potesse rivelarsi la brutta copia de Il matrimonio del mio migliore amico, film che ho visto millemila volte.

Insomma, alla fine ho optato per Quando tutto cambia, che pareva avere tutte le premesse per piacermi... e invece non mi è piaciuto, anzi peggio, mi ha lasciato poco o niente, checché ne dica il critico di TV Sorrisi e Canzoni, il quale lo consiglia «al pubblico femminile (dai trent'anni in su), per riflettere sulla fragilità dei sentimenti e sul sogno della famiglia "perfetta"». Stranamente non ho trovato affatto coinvolgente la vicenda narrata (e in particolare il modo dimesso di narrarla): nel giro di poco tempo l'insegnante April, alle prese con il proprio naturale desiderio di maternità, viene lasciata dal marito, intraprende una relazione con il padre di un suo allievo, perde la madre adottiva e conosce la madre naturale che le racconta un po' di frottole. Due scene da ricordare? Quelle in cui la protagonista va dal ginecologo (impersonato dallo scrittore Salman Rushdie) per sottoporsi all'ecografia; la prima è stata abbastanza divertente, la seconda decisamente no...
I critici hanno scritto che uno degli aspetti maggiormente degni di nota del film è la presenza di una protagonista che non nasconde i segni del tempo sul suo viso: l'attrice Helen Hunt, che in questo film fa il suo esordio come regista. Lo stesso aspetto ha colpito anche me, però in negativo: davanti a certi primi piani un po' impietosi, non riuscivo a fare a meno di pensare «Se questa qua non si è rifatta la ammiro, ma secondo me si porta male non soltanto i 39 anni del suo personaggio, ma pure i 45 che ha all'anagrafe!». Quasi quasi la sessantaduenne Bette Midler, l'attrice che interpretava la madre naturale, sembrava più giovane di lei... forse perché, com'è noto, qualche chilo in più distende il viso! Pure il protagonista maschile Colin Firth (il motivo principale per cui ho scelto il film, lo ammetto) appariva meno fascinoso del solito... Avercelo, comunque!


Il fatto che mi sia messa a fare le pulci al look degli attori dà la misura dell'interesse che il film in sé mi ha suscitato. Insomma, mi sono pentita di non aver scelto Un amore di testimone... tanto più che, prima di Quando tutto cambia, ne hanno proiettato il trailer, e Patrick Dempsey, per usare un'espressione cara ad ogni buon critico cinematografico, è davvero... bono come il pane!  (Non parlo solo di bellezza, ma di fascino) E infatti, ieri pomeriggio, sono andata a vedere il film.
Un giudizio in sintesi? Beh, se fossi una cinefila accanita, probabilmente l'avrei etichettato come una boiata pazzesca (tecnicamente parlando, era senz'altro inferiore a Quando tutto cambia)... ma siccome non lo sono, a una romanticona come me una storia d'amore così non poteva non piacere! A mio avviso, in primo luogo, un film dovrebbe far sognare ed emozionare, e questo l'ha fatto... anche se non tanto nel profondo, visto che non ho versato neanche una lacrimuccia. (Gli altri due spettatori presenti in sala erano ragazzi... e qualcosa mi dice che a loro il film non è piaciuto tanto quanto a me!)


Le analogie con Il matrimonio del mio migliore amico (in onda domani sera su Canale 5) sono innegabili, ma c'è almeno un paio di differenze sostanziali: innanzitutto l'assenza di un personaggio di contorno significativo come George-Rupert Everett... e poi, a differenza di Julianne-Julia Roberts, Tom-Patrick Dempsey non si abbassa a combinare le peggio cose nel tentativo di mandare a monte il matrimonio di Hannah-Michelle Monaghan, ma il futuro sposo riesce a mettersi in cattiva luce da solo. Siccome questo blog non è Spoilerin', non vi dico se il finale di questo nuovo film somiglia a quello dell'analoga pellicola del 1997 a parti invertite... ma mi sa che s'è capito, vero?
Infine, due parole sul titolo del film. Tanto per cambiare, noi italiani siamo riusciti a rovinare il titolo originale, che di per sé non era un granché (Made of honor, gioco di parole intraducibile basato sull'espressione "maid of honor", damigella d'onore), ma pur sempre meglio della nostra traduzione!

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