martedì 18 settembre 2007

La nostra lingua italiana

Dopo le gaffe della prof di Lettere del triennio... ecco a voi i lapsus dei miei compagni di classe riguardo alla letteratura italiana!


Durante gli anni del liceo abbiamo conosciuto vari personaggi, come «Filippo Bello il Quarto» (non Filippo Quarto il Bello) e Carlo di Valois, che «era il fratello di Carlo Magno»; c'era inoltre Arrigo VII, che «voleva fare dell'Italia un'isola unita», anche se non si sa come pensasse di riuscire a staccarla dal continente europeo. Ce n'è anche per un Papa:



Prof: Diciamocelo, Bonifacio VIII era proprio un figlio di buona donna!
Alunna: Così, papale papale... (è proprio il caso di dirlo!)



Abbiamo poi studiato il Petrarca e «il fratello di Petrarca, Giovanni» (ma non era il fratello di Ugo Foscolo a chiamarsi così?), il Boccaccio e il suo Decameron, nel quale «alle novelle a tema libero erano dedicati il primo e il nono giorno della settimana», ed è persino spuntato fuori un pettegolezzo su un presunto «amore fra Laura e Beatrice». Quando abbiamo esaminato l'Orlando Furioso e compagnia bella, abbiamo appurato che «il verso delle commedie dell'Ariosto è l'endecasillabo falecio».
Abbiamo dedicato molto tempo a Dante ed in particolare alla famigerata Divina Commedia, anche se purtroppo «fare la parafrasi scritta del Paradiso è un inferno».
Quando abbiamo letto I promessi sposi abbiamo fatto la conoscenza di tanti personaggi, come «il cardinale Ferdinando e l'imperatore Federigo», e «Don Cristoforo». Ma il culmine è stato toccato durante la lettura di uno dei capitoli ambientati a Milano: «"Adelante, presto, con juicio...". Ma perché si ostina a parlare latino?» (faccio notare che si trattava di un liceo scientifico...).
Studiando non so quale autore, ne abbiamo considerato le «opere scritte prima e dopo il suicidio».
E dulcis in fundo... «come diceva un critico... "Non è bello quel che è bello, ma è bello quel che piace"». A cosa serve disquisire tanto di letteratura di fronte ad una verità così profonda?

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